Poche righe le mie, per osservare che Pinella Gambino, ad un anno di distanza ormai dalla presentazione della sua Rotolina presso le “Giubbe Rosse” di Firenze, ha tuttora a che fare nel senso più positivo con questa sua fantastica ma nel contempo realistica narrazione del fenomeno del bullismo nel nostre scuole (basterà al riguardo visualizzare l’home page di diversi quotidiani in data odierna). Sì, la storia della minuscola pietra ricca di pietas non lascia indifferenti, ma questo occorrerà adesso sottolineare a proposito della scrittrice siciliana: la sua natura seria e tutt’altro che seriale; nel senso che Pinella Gambino da circa un anno sta lavorando (come ha avuto modo di raccontarmi) al suo primo romanzo inteso alla maniera antica, libero cioè dalla tirannia delle scadenze editoriali e soprattutto -in base a quanto ho potuto intuire- dai deprecabili singulti della paratassi (non poco in auge in tante narrazioni attuali affrancate alla grande, ahimè, dall’impegno della vecchia, classica e più impegnativa ipotassi che vale quale profondità prospettica del flusso narrativo). Non sarebbe stato difficile per la Gambino, lo capiamo bene, sfruttare la ricetta di Rotolina e del precedente Martino sfornando a ripetizione varianti e sviluppi di tali storie (mietendo magari un successo sempre più tangibile in termini di “letteratura per ragazzi”). Appunto, non sarebbe stato difficile. Forse troppo facile, perfino ovvio. No, la scrittrice di Agrigento continua a presentare degnamente i suoi racconti nelle scuole, ma l’elemento realistico frammisto  in Rotolina a quello fantastico ha voluto altrimenti. “In interiore homine habitat veritas”, per chi nutra un sentimento autentico verso la Letteratura: attendiamo pertanto senza impazienza la pubblicazione del romanzo di Pinella Gambino in un futuro non troppo lontano ma neppure dietro l’angolo (secondo quanto lei stessa riconosce con accresciuta e sobria consapevolezza).

 

Andrea Mariotti

 

 

One Response to “”

  1. pinella gambino ha detto:

    Onorata e riconoscente per questo tuo elogio, Andrea carissimo, che mi rassicura non poco, avendo scelto come tu sottolinei, la strada più ardua ma proprio per questo più stimolante.
    Concordo pienamente sulla povertà della paratassi nella narrazione e non ti nascondo che amo e ricerco, quando scrivo, il respiro “lungo” della frase.
    La tua indubbia e potente capacità critica, unita all’onestà intellettuale (ormai davvero rara), sono per me motivo di grande fiducia e ogni consiglio diventa prezioso.
    Grazie di cuore!

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