A VENT’ANNI DALLA SCOMPARSA DI LUCIO BATTISTI (9/9/1998-9/9/2018)

 

Vent’anni fa moriva a Milano Lucio Battisti, colonna sonora della gioventù (e non credo di parlare soltanto per me, naturalmente). Il modo più giusto per ricordarlo consiste per quanto mi riguarda nel rievocare un lontano pomeriggio del 1970, uscito da non molto il singolo “Mi ritorni in mente”. Ebbene mia madre, attenta e appassionata ascoltatrice di Beethoven, Schubert e Verdi, nel sentire la melodia del brano di Battisti esclamò: ” Ma questo sembra un pezzo di musica classica per quanto è bello!”. Che altro aggiungere se non che la canzone in questione rimane tuttora emblematica della doppia anima battistiana fra melodia e ritmo graffiante, un qualcosa di inaudito per quei tempi lì ed oggi costituente la classicità di un autore che non tramonta? Si, davvero, l’innovazione di Battisti nei primi anni Settanta è stata dirompente per quanto concerne la canzone italiana; storicamente la più incisiva in assoluto; tant’ è che ieri sera la trasmissione su Rai Uno “techetechetè”, molto emozionante nel riproporre celebri brani del cantautore, ha anche offerto le testimonianze concordi di Lucio Dalla, Renato Zero, Massimo Ranieri e Gianni Morandi (2008) circa la portata della ” rivoluzione” battistiana nel fin troppo solare solco dell’italico canto (così com’ era ancora agli esordi del grande Lucio). Che dire poi del celeberrimo duetto con Mina a Teatro10 (1972)? Qualcosa di unico, impensabile ai nostri giorni, e non credo trattarsi di sterile passatismo da parte mia. Se non esagero, si potrebbe dire che la cristallina, moderna e inossidabile bellezza delle melodie di Lucio Battisti è “gioventù del cor“, senso di perenne freschezza che ci avvolge allorché leggiamo per esempio Stendhal. Progressista vero in musica Lucio Battisti, e riservatissimo nella vita privata magari oltre il giusto…davvero tanti i motivi per ricordarlo oggi con profondo affetto e riconoscenza.

 

Andrea Mariotti

 

 

 

2 Responses to “”

  1. monica martinelli ha detto:

    Condivido le tue osservazioni, caro Andrea, su un riferimento imperituro della musica e della canzone italiana quale è stato – e continua ad essere – Lucio Battisti. Chi non sa a memoria almeno tre o quattro delle mitiche canzoni di Battisti? Avendole canticchiate chissà quante volte… Ha fatto parte della colonna sonora di almeno due generazioni, ma anche i ventenni di oggi lo conoscono bene. A prescindere dall’apprezzamento personale per una o l’altra delle sue canzoni più famose, ciò che mi colpiva di Battisti era anche la sua voglia di cambiare e di sperimentare..mi riferisco in particolare al suo ultimo periodo con il sodalizio artistico con Panella.. E la sua voce unica e particolare gli consentiva davvero tante acrobazie sonore!

  2. andreamariotti ha detto:

    Ed io a mia volta condivido la tua insistenza sul “secondo” Battisti, cara Monica, ossia quello che si è avvalso della collaborazione di Pasquale Panella per i testi delle canzoni. Ne emerge a parer mio, soprattutto per quanto riguarda i due album “Don Giovanni” e “L’apparenza”, un cantautore fiero e “difficile”; più che mai disposto a sperimentare e sempre capace di melodie uniche. Trovo insomma sacrosanta questa tua insistenza sull’ultima fase della creatività battistiana, meno orecchiabile ma di spessore e sicuramente da rivalutare, integrandola a pieno titolo nell’opera tutta del grandissimo Lucio.

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