SU UNA POESIA DI MARZIA SPINELLI
La poesia sulla quale intendo riflettere in questa nota di lettura risulta inclusa nell’ultima silloge della poetessa “La stagione è ancora questa”, Samuele Editore, 2025, con bella ed esaustiva prefazione di Anna Maria Curci; silloge di cui sono stato relatore nella seconda presentazione di essa assieme alla Curci il 22 febbraio scorso a Roma, presso l’Associazione Culturale Pentatonic. Nell’occasione, quasi sul finire del fitto dialogo con Marzia Spinelli a proposito di diverse poesie di questa sua significativa e per certi versi sperimentale raccolta (elegante peraltro nella veste tipografica), ecco che il mio parlare si è focalizzato sul testo poetico che più mi ha colpito del libro, riportato qui di seguito nella sua interezza:
DA DOVE VENIAMO
I poeti sulla metro
nella bolla romana
di periferia, stretti
in una piccola conca
a parlare di cose normali
nel vagone che si svuota
piano piano
fino a restare noi padroni
di un tragitto che non ha fine
leggiamo a voce alta
le fermate
per ricordare da dove veniamo
la stanchezza sui volti
della gente
muore là dentro
un vento ci accoglie
sulla scala mobile
infinita
infinita distanza
delle case delle piazze
anche il vento è sembrato
diverso, come dirlo
in un verso che avvicini
città e selciato
confesserò che, nell’immediato, imbattendomi in questi versi, molto sono rimasto suggestionato da quel “vento” che accoglie i poeti “sulla scala mobile/ infinita”; giacché, mi sono detto, da sempre lo spostamento d’aria nei sotterranei del metrò, risalendo con la scale mobili, suscita in me indecifrabili, sottili emozioni. Ebbene, grazie ai succitati versi, ho potuto chiarirle a me stesso; trattandosi di emozioni in me create da un cavernoso averno senza compensazione: ritrovandomi infatti all’uscita, nel migliore dei casi, con il rimpianto del vortice fresco che ci avvolge sottoterra nel periodo estivo a Roma. E qui ripenso, frugando fra i miei ricordi, una definizione di cosa dovrebbe essere la poesia, dovuta allo scomparso critico letterario Filippo Bettini: ”intelligenza concreta della realtà”. Ecco. Lo sguardo di Marzia Spinelli si è innalzato, come spesso accade nelle sue raccolte, dalla quotidianità dei nostri atti per proiettare il lettore in una dimensione più profonda, di qualità metafisica. Ma non ho ancora detto qual è, a mio avviso, il verso chiave della poesia in oggetto; eccolo: “per ricordare da dove veniamo”, Trattasi di un verso felicissimo nella sua semplicità, antico e moderno nello stesso tempo, in quanto riflettente una compiuta e istintiva allegoria. Ossia quella figura retorica a mezzo della quale chi fa poesia esprime un significato astratto, morale o religioso, diverso da quello letterale. Allegoria, e non un simbolo, essendo la poesia della Spinelli di natura essenzialmente razionale e induttiva; ragion per cui, in essa, come già detto, dalla quotidianità si risale, come nel caso in questione, alla riflessione morale, alle eterne domande dell’uomo: da dove veniamo? c’è da aggiungere che la comunità di poeti evocata da Marzia Spinelli nella poesia, probabilmente si trova sulla linea C in uscita da Roma, in un “tragitto che non ha fine”; altro verso a ben guardare della stessa pasta del precedente, qui del resto -mi è venuto in mente adesso -, felice rigenerazione del leopardiano “camminar lungo che avanzar si sente”, dal Tramonto della luna. All’inizio del presente e succinto mio scritto ho parlato di sperimentazione, in merito a questo libro della Spinelli; nel senso che, per esempio, a dare il titolo a esso è un sonetto collocato quasi alla fine; sonetto assertivo, tutt’altro che sospiroso, atto a invitare il lettore a resistere al male di vivere. Anche delle quartine di canonici endecasillabi troviamo nella “Stagione è ancora questa”; ma, in tutta evidenza, per esplicita ammissione della poetessa, è il verso libero quello a lei più congeniale, e ciò non da oggi; verso libero pertanto come autentico respiro poetico di Marzia Spinelli, in quest’ultima sua ultima raccolta particolarmente denso e riflessivo.
Andrea Mariotti
Ringrazio davvero Andrea per questo commento profondo e acuto alla poesia contenuta nel mio ultimo libro, poesia che mi e’particolarmente cara per vari motivi ; un commento ampio, che spazia da attenzione filologica a semantica cogliendo in particolare proprio quell’allegoria molto ben evidenziata, cosi’ come evidenziato il mio intento di elevare la quotidianita’ a una dimensione piu’ampia e metafisica.
Ti ringrazio a mia volta, Marzia, per aver pubblicato questa tua significativa raccolta, così sedimentata e matura, laddove diverse sarebbero state le poesie da commentare. Ma quella da me scelta, da subito ha suscitato in me sorpresa e grande emozione.