{"id":3274,"date":"2014-02-02T20:29:43","date_gmt":"2014-02-02T19:29:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?page_id=3274"},"modified":"2015-08-09T23:32:46","modified_gmt":"2015-08-09T22:32:46","slug":"intorno-alla-mia-nuova-silloge","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?page_id=3274","title":{"rendered":"Su &#8220;Scolpire questa pace&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Inauguro questa pagina dedicata alle recensioni relative alla mia nuova silloge intitolata SCOLPIRE \u00a0QUESTA PACE, \u00a0Edizioni Tracce (2013) con il testo del poeta e filosofo Franco Campegiani, che peraltro ha curato la prefazione del libro<\/em>:<\/p>\n<p align=\"center\"><b>&#8220;Scolpire questa pace&#8221;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><i>(Presentazione &#8211; Libreria Odradek &#8211; 31\/1\/2014)<\/i><\/p>\n<p align=\"center\"><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>L&#8217;esperienza poetica di Andrea Mariotti nasce nella cultura postmoderna in modi antagonistici, direi, a quella visione <i>liquida<\/i> della societ\u00e0 (per dirla con Bauman), che \u00e8 tipica del postmodernismo e che fagocita ogni identit\u00e0, ogni colore ed entusiasmo, ogni passione civile, ogni felicit\u00e0 privata o collettiva. La poesia di Mariotti nasce dall&#8217;interno di questa cultura, ma in termini antitetici ad essa, pur condividendone il tema centrale del disincanto, vissuto per\u00f2 non come crollo definitivo di ogni valore ideale.<\/p>\n<p>Il titolo del libro \u00e8 emblematico: <i>scolpire questa pace<\/i>. E&#8217; un invito a lavorare, perch\u00e9 la pace non \u00e8 raggiungibile semplicemente mescolando, omogeneizzando gli individui, le culture e i popoli tra di loro, come sta avvenendo, tra l&#8217;altro senza alcun esito pacificatore. Bisogna <i>scolpire <\/i>nell&#8217;informe masso sociale per tirar fuori l&#8217;essenza, l&#8217;anima, ovvero la sostanza etica del sano vivere civile. C&#8217;\u00e8 un&#8217;impellente ricerca da fare e non possiamo permetterci di vivacchiare, di galleggiare nella melma, come purtroppo oggi accade. Poesia dunque di forte impegno civile, quella di Mariotti, non nel senso retorico ed oratorio del termine (carducciano-dannunziano per intenderci), bens\u00ec in quello sobrio, crepuscolare (leopardiano e pascoliano nello stesso tempo). N\u00e9 ci\u00f2 gli impedisce in rari casi, come nella poesia intitolata <i>Open space<\/i>, i toni dell&#8217;irosa invettiva.<\/p>\n<p>Erede del modernismo pi\u00f9 accreditato, di quella cultura del disincanto, appunto, che rifugge da ogni pregiudizio e da ogni esagitazione, direi che in Mariotti questa visione del mondo \u00e8 divenuta pi\u00f9 matura e guardinga, prudente, dando prova di sapersi guardare anche dagli agguati di quella esasperazione del disincanto che giunge alla disillusione radicale, non meno eccessiva e pericolosa degli ingenui e tronfi incanti, minando e annichilendo ogni sano slancio umano. Ed \u00e8 un ampliamento degli stessi orizzonti problematici, perch\u00e9, se \u00e8 vero che il problematico non pu\u00f2 nutrire certezze assolute, non pu\u00f2 neppure bearsi di un&#8217;incertezza altrettanto assoluta e letale. C&#8217;\u00e8 il rischio che il disincanto diventi esso stesso un incanto, un miraggio ossessivo.<\/p>\n<p>Ripudiando le situazioni di stallo, Mariotti risulta impegnato in una macerazione interiore costante, epicamente sospeso tra luci e tenebre, agli antipodi di qualsiasi univocit\u00e0 di pensiero. L\u2019atteggiamento \u00e8 di chi sembra voler dire: <i>Piantiamola con le astruserie, con le illusioni, con gli inutili orpelli! Stiamo con i piedi per terra, vediamo in faccia la realt\u00e0!<\/i> Ne vien fuori un invito alla misura, al buon senso, a met\u00e0 strada tra pessimismo ed ottimismo. Un realismo problematico, direi, che risulta refrattario verso ogni moto eccessivo dell&#8217;animo e che, se incline, per indole, alla malinconia, sa tuttavia essere vigile e combattivo nei confronti della prostrazione e dello sconforto totale.<\/p>\n<p>E&#8217; sempre vivo, in questa poesia, il sussulto del cuore: un fuoco che cova sotto la cenere e non l\u2019incendio che divampa lasciando il nulla intorno a s\u00e9. Ci sono momenti di desolazione tragica, \u00e8 vero, ma il poeta sa concedersi all&#8217;occorrenza delle pause balsamiche, refrigeranti, delle oasi di pace, degli spiragli di luce. Amante della musica, egli pone queste altalenanti metamorfosi, questa <i>mutatio animi<\/i>, come lui la definisce, sotto i numi tutelari di Beethoven e di Mozart: esuberante il primo, disincantato il secondo. Cos\u00ec, dopo avere esposto le ragioni del suo malumore e della sua dissidenza, mettendo alla berlina atteggiamenti e vizi piccolo borghesi della nostra <i>gallinacea<\/i> societ\u00e0 incollata allo schermo, pu\u00f2 concedersi momenti di autentica e non sdolcinata tenerezza, di sorprendenti moti aurorali.<\/p>\n<p>Come quando due suoi amici si sposano, e suonano a festa le campane del cuore per questo amore semplice, che rammenta al poeta la capacit\u00e0 di incontrarsi degli umani. O come quando il ricordo di Tiziana, la nipotina di tre anni che vive in Ecuador, gli intenerisce il cuore: \u201cil mio piccolo giardino per l\u2019inverno, sei\u201d. O come quando \u00e8 preso da amicizia, da condivisione ideale, per l\u2019amico Silvio Parrello, <i>er Pecetto<\/i> nei <i>Ragazzi di vita <\/i>di Pasolini. O ancora quando, in nome dell&#8217;amore universale, fa aperta autocritica: \u201c\u2026 Chi sono stato io fino \/ a ieri l\u2019altro, diciamo da una vita? \/ un Robespierre, amici, con una \/ lunga lista di teste da tagliare\u201d. Ed ora, invece: \u201cSapete? sorridervi vorrei, scintillar \/ vedere il ghiaccio nei volti \/ che indossiamo; vorrei dare \/ senza sperperare, il cuore \/ aperto come ragion di vita\u201d.<\/p>\n<p>Ma l\u2019apice di questa mutazione \u00e8 raggiunto in <i>Melodia<\/i>, laddove il cuore si scioglie per una dolce figura di donna: \u201cCanto quest\u2019oggi una fanciulla \/ ebbra d\u2019amore per la vita\u201d. Certo, \u00e8 un rapporto anche qui problematico quello che Mariotti instaura con la figura femminile. In altre poesie, come in <i>Madrigale<\/i>, il poeta torna al tema (trobadorico) dell\u2019amore presente ed assente, della donna vicina e lontana, che attrae l\u2019uomo presso di s\u00e9 e lo respinge nello stesso tempo. Fin quando, in <i>Deja vu<\/i>, un sonetto in cui rivisita il mito di Dafne e Apollo, egli torna a tratteggiare una figura femminile inquietante e impenetrabile, di fronte alla quale \u00e8 destinata a chiudersi per sempre la saracinesca del cuore, con un boato terribile, simile a quello del sisma abruzzese.<\/p>\n<p>Tuttavia, come gi\u00e0 detto, in <i>Melodia<\/i>, un arioso e luminoso incontro con l\u2019altra met\u00e0 del cielo, la problematicit\u00e0 del rapporto con la figura femminile raggiunge la sua acme, lasciando affiorare il contrario dell&#8217;inconciliabilit\u00e0 fra i sessi e dell&#8217;impossibilit\u00e0 di amare. Non c&#8217;\u00e8 mai univocit\u00e0 di pensiero in questo canto problematico, ossimorico, profondamente radicato nel reale. Quelli che il poeta ci dona non sono che fotogrammi &#8211; ora dolorosi, ora gioiosi &#8211; di quella straordinaria variet\u00e0 di sentimenti che suggerisce la vita. Ho parlato prima dell&#8217;amore di Mariotti per Beethoven. Eppure sentite quale amara ironia lo afferra, a proposito di quel genio musicale, in <i>Ascoltando la grande fuga<\/i>: \u201cquale arditissima bellezza! \/ ardua, di sublime conforto, \/ sentendomi di nuovo come morto\u2026 \/ fuggir dove, Maestro? \/ \u2026 \/ Oh, Beethoven, insegnami a provarla \/ l\u2019intima Gioia che non \u00e8 una ciarla!\u201d.<\/p>\n<p>Il registro sardonico serpeggia sornione e strisciante, difficilmente riconoscibile, in molte poesie. A volte si maschera, ma non appena individuato diviene irresistibile, contribuendo a rendere assai frizzante questa poesia. Prendiamo <i>Quella notte d\u2019aprile<\/i>, ad esempio: una subdola e sottile ironia finisce per sopraffare le nebbie arcadiche generate da una prima, superficiale lettura: \u201cO fontanile di Campitello, \/ zampilla ancora l\u2019acqua tua? \/ e tu, agrifoglio dei Lucr\u00e8tili \/ monti, sempreverde barbaglio, \/ come parli al mio cuore! \/ ma ecco, all\u2019orizzonte, bianche \/ del\u00a0 Gran Sasso le cime: zanne \/ d\u2019un elefante acceso d\u2019ira \/ per l\u2019umana miopia\u201d. La problematicit\u00e0 sempre e comunque. Basti pensare al rapporto altalenante fra natura e tecnologia, che mi limito ad accennare, visto che in una breve disamina non si possono seguire tutti i tracciati di questa complessa scrittura.<\/p>\n<p>La poesia di Mariotti possiede un timbro fortemente realistico, che rifugge da ogni univocit\u00e0 di pensiero, pur essendo incline, come gi\u00e0 detto alla malinconia. Al di l\u00e0 della visionariet\u00e0 fantastica e del sogno onirico, della <i>r\u00eaverie <\/i>e delle aspirazioni utopiche, \u00e8 tuttavia una poesia piena d&#8217;anima. Capisco che pu\u00f2 sembrare un controsenso, abituati come siamo a considerare i poeti dei sognatori con la testa tra le nuvole, ma non \u00e8 cos\u00ec. La poesia vive di simboli, anche laddove punta i fari sulla vita reale. E i simboli non sono fantasiosi, ma sono profondamente veri, perch\u00e9 illuminano le zone profonde dell&#8217;animo umano. La poesia non guarda l&#8217;uomo con lo sguardo deviato e di comodo dell&#8217;idealista-ideologo. Lo guarda cos\u00ec com&#8217;\u00e8, l&#8217;uomo, e non come dovrebbe essere, o come si vorrebbe che fosse.<\/p>\n<p>Ovviamente nell&#8217;<i>uomo com&#8217;\u00e8<\/i> va inserito anche il suo archetipo, la sua anima, appunto, perch\u00e9 un conto \u00e8 l&#8217;idea astratta, di comodo, che dell&#8217;uomo ci possiamo fare, un altro conto \u00e8 la sua anima reale, impastata con il sangue, con la carne, con la vita materiale. Il mondo delle idee non \u00e8 il mondo dell&#8217;anima. Intendo dire che l&#8217;idealismo dogmatico \u00e8 bandito da questa poesia, ma non certo lo sono le aspirazioni ideali verso un mondo pi\u00f9 giusto, vivibile e umano. Il poeta ci indica un sogno per il quale vale la pena vivere e lottare. Un sogno da coltivare ad occhi aperti, fuori da ogni illusione e da ogni onirico incanto. <i>Scolpire la pace<\/i>, ovvero la convivenza, la fratellanza, l&#8217;amore, l&#8217;armonia.<\/p>\n<p>Asciutta e decisamente contemporanea, questa poesia si presenta con un richiamo costante alle cose, con un desiderio di distanziarsi da tutto ci\u00f2 che \u00e8 aulico, incline alla tronfiezza, alla celebrazione, alla solennit\u00e0. Una poesia corrosiva, pertanto, radicata nelle regioni del malumore e del disincanto, e tuttavia capace di slanci, di slarghi e tenerezze sentimentali. Antilirica nei contenuti, anticlassica ed antiromantica, si presenta in forme metriche spesso allineate con la tradizione melica, ma rovesciandone ogni prospettiva. Un cavallo di Troia. C&#8217;\u00e8 un ritorno al sonetto, addirittura: un vezzo citazionistico, si potrebbe pensare, in linea con le poetiche postmoderne (Tansavanguardia in prima fila).<\/p>\n<p>L&#8217;aria tuttavia \u00e8 nuova: non manieristica, non retorica, a volte rabbiosa e mordace; a volte, si, idilliaca, ma altre volte ironica, con sfott\u00f2 micidiali. Poesia realistica, priva di accensioni metafisiche, con un eloquio attento ai dettagli analitici e con versi nervosi che ne accentuano le valenze oggettuali. Irrequieta e dimessa nello stesso tempo, sempre colloquiale, questa poesia \u00e8 ricca di <i>trouvailles<\/i>, di <i>pastiches<\/i> coltissimi, di satire pungenti, ed \u00e8 sorvegliatissima, priva di banalit\u00e0. Lo stile \u00e8 ricercato e scabro; raffinato, ma non affettato; studiato, ma niente affatto arido o tecnicistico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<strong>Franco Campegiani<\/strong><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Con grande piacere, pubblico qui di seguito il commento che la scrittrice Maria Rizzi, moderatrice della presentazione del 31 gennaio scorso, mi ha inoltrato all&#8217;inizio dell&#8217;anno \u00a0a lettura ultimata della mia silloge<\/em>:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SCOLPIRE QUESTA PACE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La raccolta di poesie di Andrea Mariotti si basa sulla tendenza a ricercare<\/p>\n<p>e sperimentare nuove tecniche espressive, senza mai sacrificare l\u2019ispirazione.<\/p>\n<p>La sua creazione \u00e8 governata, con progressivo incremento, da un senso innato del limite, dell\u2019ordine, dell\u2019organizzazione dell\u2019insieme. E di tale inopinato valore ci si avvede soprattutto dove il disegno \u00e8 pi\u00f9 palese, cio\u00e8 nella strutturazione dei versi strizzata, rigorosa- per quanto lo possa consentire la natura lirica e libera dell&#8217;ispirazione-.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi riferisco a poesie come \u201cStabat Mater\u201d :<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cInutilmente sfreccia un TGV,<\/p>\n<p>le marionette non possono<\/p>\n<p>mirarlo; dormono nel pulman,<\/p>\n<p>avendo frullato senza posa\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il prefatore Franco Campegiani parla di lirica civile e non potrebbe esistere definizione\u00a0pi\u00f9 idonea alla nuova opera di Andrea Mariotti, cos\u00ec aderente alle poche ragioni e ai troppi errori dell\u2019epoca in cui viviamo.<\/p>\n<p>Va detto che, anche nei versi pi\u00f9 legati alle tematiche sociali, si apprezza la piena maturit\u00e0, lo splendore opimo e prezioso del discorso poetico dell\u2019autore, sostenuto da una capacit\u00e0 inesausta di variazione nell\u2019ambito di uno stile inconfondibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La silloge \u00e8 divisa in sette sezioni, che corrispondono ad autentici salti artistici. Si parte dalle \u201cDissidenze\u201d, caratterizzate da titoli provocatori come<\/p>\n<p>\u201cLe palle di Mozart\u201d, \u201cSputnik\u201d, La Gorgone di Foligno\u201d, nelle quali l\u2019apparente materialismo si coniuga con aspetti che oserei definire \u2018mistici\u2019. Il poeta, nell\u2019ottica dello sperimentatore, fa s\u00ec che gli entusiasmi ottimistici lascino il posto a riflessioni sulla vanit\u00e0 della vita, intrise di malinconia, d\u2019ironia, di stanchezza.<\/p>\n<p>Un\u2019altra sezione, che sembra aver carattere di breve album nel quale Andrea Mariotti sfoga con misura il proprio lato irriverente \u00e8 \u201cPoppe e sismi\u201d, nella quale troviamo liriche come \u201cIl preveggente Kubrick\u201d:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cAvvistate le frappe<\/p>\n<p>il cinque gennaio duemilaennove:<\/p>\n<p>befana, ors\u00f9, leva le chiappe!\u201d<\/p>\n<p>Ma dopo le vacanze dai sentimenti, le arguzie, le magnifiche impertinenze, l\u2019autore torna con levit\u00e0 rara sui passi degli affetti familiari, degli amori pi\u00f9 o meno vicini, nella sezione &#8220;Mutatio animi&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sobriet\u00e0 verbale, l\u2019intensificazione delle risonanze profonde della parola, la rinuncia a qualunque ricerca di effetto ne fanno versi rappresentativi dell\u2019ultima, grande incarnazione della sua scrittura.<\/p>\n<p>Cito \u201cTiziana\u201d, dedicata alla nipotina:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMi manchi cuoricino. Qua in Italia<\/p>\n<p>i nostri, di cuori, nel caldo torrido<\/p>\n<p>di agosto sono di non dismesso<\/p>\n<p>amianto. Ripenso al tuo braccino<\/p>\n<p>per coprirti il viso la prima<\/p>\n<p>volta che ci siamo visti, il mese<\/p>\n<p>scorso\u2026\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andrea Mariotti nella sua raccolta non rinnega le forme classiche, tant\u2019\u00e8 che una sezione \u00e8 dedicata al \u201cCaro endecasillabo&#8230;\u201d.<\/p>\n<p>E, incredibilmente, \u00e8 proprio un sonetto, \u201cDeja v\u00f9\u201d, che con il suo respiro potente, la sua sagacia nutrita di tenera ribellione, porta, sulla cresta dei versi, i relitti del nostro esistere verso un lido insperato: la poesia del futuro. La plastica fissit\u00e0 del metro classico \u00e8 estranea alla poetica del nostro autore. Non si pu\u00f2 cogliere nelle sue liriche nulla di quella staticit\u00e0<\/p>\n<p>che in Germania passa per \u2018romantica\u2019. L\u2019evento del loro nascere si configura come un evento lontano da effetti calcolati, da schematismi, anche quelli delle avanguardie.<\/p>\n<p>In una silloge trasgressiva, originale, sanguigna, come \u201cScolpire questa pace\u201d, Andrea Mariotti mantiene integra, purissima la musicalit\u00e0.<\/p>\n<p>E non potrebbe essere diversamente, visto il legame del Nostro con la musica classica e vista la sua formazione leopardiana.<\/p>\n<p><strong>Maria Rizzi<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Riporto adesso la breve ma qualificata recensione sulla mia silloge di Antonio Spagnuolo, \u00a0poeta e critico letterario responsabile di un prestigioso blog, in esso apparsa il 25.1.14, all&#8217;indirizzo<\/em>:<\/p>\n<p>http:\/\/antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.it\/<\/p>\n<p>ANDREA MARIOTTI : \u201cScolpire questa pace\u201d \u2013 ed. Tracce \u2013 2013 \u2013 pagg. 72b &#8211; \u20ac 10,00<br \/>\nNella quotidianit\u00e0 che circonda , rivissuta in prima persona , alcune immagini suggestive rincorrono pennellate dal colore intenso e culturalmente elevato. Poesia che affonda i sentimenti negli smarrimenti che i misteri serbano, nella storia individuale o collettiva, modellando metafore ed incipit nel ritmo equilibrato del verso. Il divenire resta nella pienezza del contemplare , nel tempo che si snocciola per incontrare vibrazioni o tormenti , impressioni o illusioni , preghiere o invettive. Il mondo poroso e ruvido ha quelle dimensioni che agganciano per incastri dello spazio , fuori luogo o fuori abissi. \u201cLo stile \u00e8 ricercato e scabro; raffinato ma non affettato; studiato, ma niente affatto arido o tecnicistico . \u2013 scrive Franco Campegiani nella prefazione \u2013 Vivo \u00e8 il sussulto del cuore : un fuoco che cova sotto la cenere e non l\u2019incendio che divampa lasciando il nulla intorno a se\u201d. Il gesto poetico cerca gli intrecci che lievitano nell\u2019accettazione del destino , nella speranza dell\u2019abbraccio, in quelle pause che rendono luminose la melodia tentata.<br \/>\n<strong>ANTONIO SPAGNUOLO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ed ecco la recensione (26.6.14)\u00a0a <em>Scolpire questa pace<\/em> di Tea Ranno, narratrice da me particolarmente stimata:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La pace che permane<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Scolpire questa pace sofferta e non in vendita. <\/em>Parole severe, amare, che ci portano con semplicit\u00e0 dentro la poetica di Andrea Mariotti e ce ne fanno intendere i moti pi\u00f9 intimi.<\/p>\n<p>Scolpire \u00e8 termine drastico, manifesta l\u2019atto del togliere per definire una forma corrispondente a un pensiero, a un\u2019idea: di bellezza talvolta, o di equilibrio, di armonia; in ogni caso implica il sottrarre, il privare dell\u2019eccesso per rendere alla figura la sua perfezione.<\/p>\n<p>E\u2019 possibile scolpire la pace? Inciderla, specificarla, darle veste di coerenza? Smussarla negli spigoli? Darle liscia pelle, e lucentezza, e splendore?<\/p>\n<p><em>\u201cBeethoven, pu\u00f2 scolpire questa \/ pace\u201d.<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 possibile, dunque.<\/p>\n<p>Ma quale pace?<\/p>\n<p>Non quella di cui si colmano la bocca quanti s\u2019accucciano sotto la pi\u00f9 conveniente bandiera. E neppure lo slogan gridato ad angolo di piazza perch\u00e9 se ne avverta pi\u00f9 forte il clamore. Piuttosto la pace sofferta, silenziosa, conquistata un tanto al giorno a prezzo di rinunce, quella che scarta l\u2019ovvio e si nutre di fame, che non si ossida e non perde la faccia, che non avvampa di vergogna, che si pone come ragione di vita: <em>\u201c(\u2026) e di bellezza \/ nel frattempo vivr\u00f2, di quella \/ pace che avverto dentro di me\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Pace e bellezza. Un vivere degno, quasi privo delle lusinghe dell\u2019amore, orgoglioso, che si compiace del riserbo e cerca interlocutori poco usuali, un castagno, per esempio: <em>\u201cSalute a te, o venerando Castagno \/ (\u2026) \/ volgendoti le spalle nel crepuscolo \/ ho percepito, credo, un moto tuo \/ di affetto per noialtri condannati \/ alla stoltezza\u201d<\/em>, o una quercia: <em>\u201csicch\u00e9 t\u2019abbraccio socchiudendo gli occhi\u2026 \/ o roverella invisa alle bufere, \/ insegnami a resistere alla pena \/ di vivere insabbiato\u201d<\/em>, o un fontanile, a cui il poeta si rivolge con tenerezza: <em>\u201czampilla ancora l\u2019acqua tua?\u201d<\/em>. Un discorrere con la Natura che guarda impotente allo scempio perpetrato dall\u2019uomo: <em>\u201cma ecco, all\u2019orizzonte, bianche \/ del Gran Sasso le cime: zanne \/ d\u2019un elefante acceso d\u2019ira \/ per l\u2019umana miopia\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>La pena del vivere insabbiato\u2026 il moto di pena verso noialtri condannati alla stoltezza\u2026 un elefante acceso d\u2019ira per l\u2019umana miopia\u2026 Ci sembra di sentirla forte la voce del poeta, che denuncia, irride e s\u2019impenna, abrade la superficie del banale e infila aghi sotto le unghie di questa nostra societ\u00e0 cos\u00ec pronta a esaltare il niente. Una voce che non si smezza in vaghezze o evasioni virtuali, che si adegua alla contemporaneit\u00e0 pur assorbendo del passato la polpa, la verit\u00e0 che nessuna \u201ctecnoarpia stridente\u201d pu\u00f2 confutare; che mantiene coerenza d\u2019impianto e non si priva d\u2019ironia nel porgerci le pagliuzze spigolate qua e l\u00e0: <em>\u201cPi\u00f9 che suora \/ una biglia, nel chiostro \/ ridotto in flipper. \/ Me la sono svignata vedendola \/ incollata ad uno schermo: \/ avr\u00e0 cliccato su Perseo punto com?\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Ma non solo di denuncia \u00e8 capace Andrea Mariotti. Dai suoi versi emana anche una profonda malinconia. Che non si annacqua in lirismo d\u2019occasione, piuttosto s\u2019innerva in una specie di rudezza, nel bisogno di non soccombere al dolore ma di trovare comunque uno spiraglio, un rigo da cui prendere aria, luce.<\/p>\n<p>Aria, luce, l\u2019indispensabile presenza di un interlocutore che si fa compagno, anima capace di accogliere sfoghi, dubbi, di parlare a voce bassa cercando la confidenza, un pudico <em>tu per tu<\/em> in cui ci si intende senza bisogno di spiegare.<\/p>\n<p>E\u2019 questo che ci piace nella poesia di Andrea: la variet\u00e0 di temi, di metri, la padronanza del verso che non ingabbia l\u2019estro ma se ne fa ulteriore respiro. E il passo deciso, lo scandaglio della realt\u00e0 nella sua incertezza &#8211; <em>\u201cDimmi, foresta: dove stiamo andando? \/ che rimarr\u00e0, del nostro Belpaese?\u201d<\/em> &#8211; il disincanto amoroso &#8211; <em>\u201ce cos\u2019altro poter dire di noi \/ due, troppo diversi per durare?\u201d<\/em> &#8211; il ragionare intorno a questo presente sempre un poco sbilenco, zoppo di senso talvolta, e per\u00f2 cos\u00ec pieno di bellezza, di una gioia che pure \u00e8 possibile: come si spiegherebbe altrimenti l\u2019invocazione: <em>\u201cOh, Beethoven, insegnami a provarla, \/ l\u2019intima Gioia che non \u00e8 una ciarla!\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una ciarla l\u2019intima gioia: <em>\u201cMi manchi, cuoricino (\u2026) \/ (\u2026) \/ il mio piccolo giardino per l\u2019inverno, sei\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>E cos\u00ec tutto si ricompone: la denuncia e l\u2019invettiva, l\u2019amore col contagocce, una bellezza che palpita nelle minime cose, e uno sguardo che va oltre i sismi e le digressioni per farsi pace, per dare pace.<\/p>\n<p><strong>Tea Ranno<\/strong><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>II Concorso Nazionale di Poesia &#8220;Mario Arpea&#8221;, Rocca di Mezzo 9 agosto 2015<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Sez. C) Poesia Edita, secondo Premio Trofeo<\/strong><\/p>\n<p><strong>ad Andrea Mariotti<\/strong><\/p>\n<p>motivazione:<\/p>\n<p>La silloge &#8220;<em>Scolpire questa pace<\/em>&#8221; di Andrea Mariotti mette in risalto la complessit\u00e0 di un orizzonte sociale nel quale il divenire poetico sa amare, soffrire, indagare le penombre introspettive, abbandonarsi o avvalersi di una esatta ragione. Dalle sette sezioni in cui \u00e8 articolata l&#8217;opera scaturisce un universo autentico capace di indicare una possibile resistenza al male del vivere e alle meschinit\u00e0 del mondo contemporaneo; la variegata capacit\u00e0 lirica \u00e8 un significativo modello di efficacia lessicale e di pregnanza stilistica.<\/p>\n<p><strong>PER LA GIURIA: DANIELA QUIETI<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Scolpire questa pace<\/em>, Andrea Mariotti. Edizioni Tracce, giugno 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inauguro questa pagina dedicata alle recensioni relative alla mia nuova silloge intitolata SCOLPIRE \u00a0QUESTA PACE, \u00a0Edizioni Tracce (2013) con il testo del poeta e filosofo Franco Campegiani, che peraltro ha &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-3274","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3274","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3274"}],"version-history":[{"count":27,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3274\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4464,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3274\/revisions\/4464"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}