{"id":8849,"date":"2020-10-22T07:36:22","date_gmt":"2020-10-22T06:36:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?page_id=8849"},"modified":"2020-10-22T07:52:13","modified_gmt":"2020-10-22T06:52:13","slug":"recensioni-alla-mia-silloge-la-tempra-dellautunno-bertoni-editore-2020","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?page_id=8849","title":{"rendered":"Recensioni alla mia silloge &#8220;La tempra dell&#8217;autunno&#8221;, Bertoni Editore (2020)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un poeta attraversa il mondo e il tempo, in modo del tutto diverso rispetto agli altri individui, perch\u00e9 segue un tracciato unico che solo la lente straordinaria della sua poesia pu\u00f2 fargli rilevare e come \u00e8 unico il suo cammino, cos\u00ec \u00e8 unico e originale il suo rapporto con le cose e con la natura.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ci convince di questo la nuova silloge di Andrea Mariotti, <em>La<\/em> <em>tempra dell\u2019autunno<\/em>, che subito ci immette in un percorso singolare, fatto di momenti di contemplazione e di riflessione, in una condizione di perenne incanto e di godimento della solitudine, quasi stato di grazia necessario per il canto poetico.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Schivo e riservato nel manifestare i suoi sentimenti, Mariotti trova una misura cantabile, nei versi, adoperando la metrica con una sobriet\u00e0 che perviene al lettore in forma di chiarezza solare e gli comunica sensazioni, suggestioni ed emozioni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Abbiamo di fronte un escursionista appassionato della montagna, sempre alla ricerca di valichi e valli che lo conducano verso le cime amate, anche solo per guardare il panorama e rimanere sospeso tra terra e cielo, rapito dall\u2019immensit\u00e0 e dal silenzio.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ed \u00e8 allora che la parola poetica diviene lo strumento primario per svelare i segreti e il mistero dell\u2019universo, configurandosi come ineguagliabile chiave d\u2019accesso per andare al di l\u00e0 della banale realt\u00e0 quotidiana.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La prima cosa che colpisce in questa raccolta sono gli spazi, dilatati e ampi, mai astratti, ben definiti e legati a precisi territori, di citt\u00e0 o regioni: dinnanzi ai nostri occhi si stendono vallate, si ergono monti, si spalancano orizzonti e si effonde ovunque una luce intensa che non \u00e8 semplicemente luce del giorno e delle sue ore ma luce spirituale, che emana dall\u2019interiorit\u00e0 del poeta.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gi\u00e0 nella poesia che fa da vestibolo alla silloge, <em>Fondovalle,<\/em> si pu\u00f2 cogliere lo stato d\u2019animo dell\u2019uomo che ammira \u201cle cime candide d\u2019Abruzzo\u201d, sentendosi quasi purificato \u201cdai venti tiepidi di cresta\u201d, che scacciano \u201cil tossico dal sangue\u201d e avverte quindi la forte necessit\u00e0 di immergersi nella natura per un lavacro dell\u2019anima intossicata dalla vita e dalla societ\u00e0. Questo muoversi tra la purezza sublime del paesaggio e le tragedie dolorose dell\u2019esistenza sar\u00e0 la costante di tutto il libro, nel tentativo continuo di compiere una ricerca del bene e ridare una definizione del mondo. Assistiamo ad un viaggio lento, segnato da incontri, da ricordi, da memorie ma anche dall\u2019alternarsi delle stagioni, tra le quali Mariotti sembra prediligere l\u2019autunno.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le tappe, o meglio le fasi del viaggio, sono cadenzate dalle quattro sezioni della silloge (<em>Poesie ritrovate<\/em>, <em>Sciolti<\/em>, <em>Apollo e Dioniso<\/em>, <em>Intrecci<\/em>) attraverso le quali si articola un itinerario di rilettura della realt\u00e0 e di analisi su se stesso, che nella poesia di Mariotti, coincidono sempre.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nella prima sezione ci appare il viaggiatore \u201cinsonne\u201d (per dirla con Penna), che si sposta in luoghi non soltanto fisici ma della mente, attento alla stagione, al vento, elemento assai frequente nella poesia di questo libro, alle memorie di un tempo passato (come il ricordo di una visita fatta ad uno caro zio malato). Riconosciamo in lui un pellegrino di stampo quasi proustiano che, comunque proceda, a piedi o in treno, o in taxi, torna indietro per capire meglio i momenti vissuti, forse dimenticati, che invece egli recupera per mezzo di poesie ora ritrovate. In tale recupero, per\u00f2, non scorgiamo mai atteggiamenti malinconici o patetici rimpianti, perch\u00e9 un filo di ironia guida l\u2019esplorazione del passato e conduce il poeta ad una liberazione da ogni senso di colpa, ristabilendo una linea di conciliazione tra ieri e oggi. Si tratta di un\u2019ironia che a volte ci ricorda Caproni, pronto ad esorcizzare i drammi dell\u2019esistenza con qualche battuta, senza nulla togliere alla seriet\u00e0 e gravit\u00e0 di certi istanti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Si consideri per esempio l\u2019incipit di <em>Treno per Cesano<\/em>, cos\u00ec isolato nella sua descrizione di maestosa bellezza (<em>Dell\u2019umana sofferenza fortezza\/ che impettita stai sulla collina<\/em>) e si noti poi il contrasto con il ricordo sorridente di un incontro con lo <em>zio devoto a Bacco e fumatore<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E ancora si osservi nello <em>Scirocco d\u2019Assisi<\/em> lo stacco tra l\u2019inizio ritmico e austero (<em>Forte<\/em> <em>soffia carico di bile\/nel giorno di Natale questo\/ vento bastardo<\/em>\u2026) e la conclusione ironica e sarcastica, allusiva al prezzo del taxi (<em>come punge\/ nel di festivo Pietro di Bernardone). <\/em>Segue la seconda sezione tutta giocata sulla perfezione degli endecasillabi sciolti, che il poeta costruisce con grande abilit\u00e0, essendo un profondo conoscitore della metrica e un infaticabile lettore dei classici della nostra tradizione letteraria. Apre la serie l\u2019imponente <em>Latemar<\/em>, contemplato dal viandante che ne coglie il rossore <em>di suprema bellezza, <\/em>mentre ne percorre<em> l\u2019Alta Via<\/em>, quasi in una metafora della vita e del suo cammino, per raggiungere <em>una conca di mistico e detritico silenzio<\/em>, simile ad una scenografia lunare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tutto in questi sciolti \u00e8 occasionale ed estemporaneo, eppure ogni motivo si dipana secondo un tema unitario e continuo, che ruota intorno all\u2019itinerario del poeta e alla sua formazione umana, perenne <em>work in progress.<\/em> Cos\u00ec \u00e8 nella lirica <em>Futuro<\/em>, cos\u00ec in <em>Gianicolo<\/em>, in cui la luce fulgida e irreale che inonda i versi, \u00e8 la condizione ideale per quello stato d\u2019animo che guida i due visitatori al sepolcro del Tasso, nel ricordo dell\u2019emozione intensa provata anche dal Leopardi, cos\u00ec avviene in tutte le altre poesie.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non manca inoltre qualche elemento simbolico, di cui il poeta si avvale per disegnare il suo percorso e costruirlo passo per passo; uno di questi emblemi \u00e8 lo <em>Zaino<\/em> (titolo anche di una poesia), che ci ricorda molto la bisaccia con cui Rabindranath Tagore attraversava la sua giungla indiana, una bisaccia metaforica, piena di risorse spirituali e mentali per affrontare la vita.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La sorpresa per noi \u00e8 che nel<em> verde zaino d\u2019escursionista, <\/em>insieme al quale l\u2019autore dice di aver palpitato dinnanzi a vette sublimi, \u00e8 nascosta una rosa destinata ad una donna amata, le cui fattezze sono accennate con accenti delicati e teneri, d\u2019un lieve erotismo pudico. Questa figura femminile appare in alcune composizioni, vaga e indeterminata ma fortemente sentita: a volte \u00e8 solo compagna di strada del poeta (come in <em>Gianicolo<\/em>) e se ne avverte la presenza da un improvviso plurale che scivola nei versi (<em>i nostri<\/em> <em>occhi<\/em>), o dalla allusione ad un tu ( <em>poi di nuovo all\u2019aperto tu ed io<\/em>) che si affianca all\u2019io in una condivisione di sentimenti; altre volte \u00e8 la donna dal cuore ardente che gli vuole bene e riesce a fargli compiere persino scelte di luoghi meno cari, il mare invece delle montagna, (in <em>Estate<\/em>), altre volte ancora \u00e8 solo un\u2019amica cara che intravediamo durante una conversazione su Cracovia, Gerusalemme e Montale (nella lirica appunto intitolata <em>Montale<\/em>), in un balenare di pochi tratti essenziali (<em>si levano le fiamme dal tuo volto<\/em>).<\/strong><\/p>\n<p><strong>Certo non \u00e8 la donna di montaliana memoria che ci viene in mente, perch\u00e9 questa non ha la stessa funzione salvifica di quella, ma pur nelle rare occasioni in cui la incontriamo, sentiamo che si \u00e8 aperta una breccia nel cuore del poeta e l\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 un solitario viandante.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019attenzione di Mariotti, per\u00f2, oltre che dalle vette, dai cammini, dai pellegrinaggi, con o senza la fedele compagna, \u00e8 attratta anche dai problemi sociali, dalla cattiveria che ci circonda, dalla stupidit\u00e0 di quella che egli chiama ormai <em>l\u2019umanit\u00e0 perduta<\/em>: l\u2019incendio doloso della pineta di Castelfusano, il crollo del ponte Morandi di Genova, la folla dei giovani dalle teste chine sui tablet e sugli smartphone, come <em>nuovi oranti<\/em>, in una ineludibile dipendenza tossica da questi meccanismi, in una incapacit\u00e0 assoluta di comunicare col prossimo se non attraverso chat, mail e le faccine di emoticon, nella ormai incipiente afasia del linguaggio. Di fronte a questo <em>pasticcio d\u2019uomo privo di<\/em> <em>orizzonti<\/em>, al poeta non resta che ritornare ai suoi temi prediletti: la natura, i monti, i colori delle stagioni. E a proposito di ci\u00f2, ci si offre in tutta la sua armoniosa drammaticit\u00e0, la lirica La <em>tempra dell\u2019autunno<\/em>, da cui il libro prende il titolo:<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tripudio di colori offrite in dono<\/strong><\/p>\n<p><strong>o cittadini alberi, voi funesti<\/strong><\/p>\n<p><strong>l\u2019ottobre scorso agli uomini e alle cose;<\/strong><\/p>\n<p><strong>mentre i vostri fratelli risonanti<\/strong><\/p>\n<p><strong>venivano mozzati dal ciclone<\/strong><\/p>\n<p><strong>nelle foreste delle Dolomiti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ribolle ancora il mar Mediterraneo<\/strong><\/p>\n<p><strong>ignorando la tempra dell\u2019autunno<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sull\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 scatenata la vendetta della natura, nel prevalere della <em>tempra<\/em> <em>dell\u2019autunno<\/em>. Perch\u00e9 il poeta la definisce cos\u00ec? Che cos\u2019\u00e8 questa tempra dell\u2019autunno, che pure \u00e8 una stagione amata, che fa pensare all\u2019et\u00e0 di mezzo dell\u2019uomo, quando le furie si dovrebbero placare e lo spirito dovrebbe prepararsi ad accogliere con serenit\u00e0 l\u2019inverno? \u201cTempra\u201d \u00e8 termine che riferito ad un uomo significa il complesso delle sue qualit\u00e0 fisiche e psichiche, con riferimento in particolare ad una costituzione salda e forte, ma vuol dire anche indole, temperamento. Si pensi ai versi del Petrarca in <em>Solo e<\/em> <em>pensoso<\/em>: <em>s\u00ec ch\u2019io mi credo omai che monti e piagge\/ e fiumi e selve sappian di che tempre\/ sia la mia vita ch\u2019\u00e8 celata altrui<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Riferito ad una stagione che cosa pu\u00f2 voler dire? Allude certamente alle caratteristiche di clima, di aspetti, di caratteri e di forza della natura che l\u2019autunno implica. Trasferito in termine poetici qui il vocabolo assume una valenza metaforica, che diviene uno <em>specimen<\/em> per l\u2019uomo, giunto <em>tranquillo e finalmente intero<\/em>, ad una precisa tappa della sua esistenza, l\u2019et\u00e0 matura dei resoconti, delle decisioni, dell\u2019ordine nelle proprie stanze, per essere finalmente se stessi e capire il proprio ruolo. Questo \u00e8 il messaggio che <em>La tempra dell\u2019autunno<\/em> trasmette, a chi lo vuole e lo sa cogliere.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La penultima sezione del libro, <em>Apollo e Dioniso<\/em>, gi\u00e0 dal titolo annuncia un colpo d\u2019ala, che a suon di rime incrociate, tipiche delle quartine, con non poche sfumature ironiche, oppone l\u2019apollineo al dionisiaco, in una serie di contrastanti battute, che scaturiscono da riflessioni e considerazioni, su vari aspetti e momenti dell\u2019esistenza.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ad un cielo color cobalto pu\u00f2 opporsi un cuore in anemia, le due anime dell\u2019arte si contrappongono e si fondono, la poesia tenta di ricomporre l\u2019unit\u00e0 tra il caos e l\u2019ordine, tra l\u2019irrazionale e il razionale e conduce alla gioia del divenire, all\u2019interno della quale si trova anche il piacere di distruggere. L\u2019efficacia di queste quartine sta soprattutto nella loro brevit\u00e0 e nell\u2019aspirazione costante al raggiungimento di un\u2019armonia, non solo compositiva e metrica, bens\u00ec spirituale e naturale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Chiude la silloge, la sezione <em>Intrecci<\/em> nella quale si intrecciano situazioni e occasioni con luoghi e tempi precisi. Le occasioni (ancora una volta pensiamo a Montale) sono date da visite che il nostro viaggiatore realizza in determinati luoghi, per ammirare delle notissime opere d\u2019arte e che immediatamente creano una situazione emotiva intensa: c\u2019\u00e8 Napoli, c\u2019\u00e8 Firenze, c\u2019\u00e8 Roma e c\u2019\u00e8 l\u2019amata montagna. Il poeta si sofferma reverente dinnanzi alla scultura delle <em>Tre Grazie<\/em> di Canova, estatico e in religioso silenzio davanti al manoscritto autografo dell\u2019<em>Infinito<\/em> di Leopardi, stupefatto e rapito nella chiesa di Sant\u2019Isidoro a Roma contemplando le <em>Virt\u00f9<\/em> del Bernini, perfezione inimitabile in contrasto col grande degrado della citt\u00e0 al di fuori di quel luogo sacrale. Sullo stesso piano di tali capolavori artistici, \u00e8 posto l\u2019abruzzese Monte Amaro e il parco nazionale circostante, la cui <em>sublime quiete<\/em> invade l\u2019animo dell\u2019uomo. Infine a Firenze \u00e8 la sosta conclusiva nel cimitero di San Felice ad Ema presso la tomba di Montale: qui avvertiamo lo stupore e la commozione di Mariotti per la modestia e l\u2019umilt\u00e0 di quella sepoltura, nonch\u00e9 la condivisione con il rifiuto di ogni retorica che l\u2019amato poeta, premio Nobel, ha sempre fatto durante la sua vita.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Due poesie dedicate ai tempi, a due mesi, settembre e ottobre chiudono definitivamente la raccolta: <em>Settembre<\/em> e <em>Sonetto ottobrino<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il poeta \u00e8 ormai pacificato con se stesso, sa godere dei colori settembrini, sbiaditi forse, ma adatti a riabituare l\u2019anima ad una luce pi\u00f9 avara dopo <em>l\u2019iride di<\/em> <em>agosto<\/em>. Il sonetto di ottobre \u00e8 invece una dichiarazione di amore alla compagna, un\u2019ode al suo sorriso e alla pace che ne deriva, una constatazione di come lei finalmente sia riuscita a placare i fantasmi di lui. Il <em>palpito autunnale<\/em> che conclude la lirica ristabilisce il circuito di tutta la silloge, intorno ad un viaggio iniziato come ricerca del bello e della purezza, per giungere ad una meta di serenit\u00e0 e di pace, grazie all\u2019utilizzo di un linguaggio poetico la cui nota distintiva \u00e8 la musicalit\u00e0. Non poteva essere diversamente per un poeta come Mariotti che ha in Mozart il suo nume tutelare.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ANNA MARIA VANALESTI (prefazione alla raccolta)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>LAVORO I VERSI NELLA MIA OFFICINA<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Questo verso di Andrea Mariotti \u00e8 tratto dall\u2019undicesima quartina della sezione intitolata <em>Apollo e Di\u00f2niso.<\/em> Mi piace iniziare il viaggio nella poetica di questo autore con questi termini perch\u00e9 ben esprimono ci\u00f2 che la poesia significa per lui.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Immagino il poeta lontano dal clamore della vita, da quel <em>rumore di sottofondo<\/em> di cui parla Pietro Citati in <em>Elogio del pomodoro<\/em>, chino sulle <em>sudate carte<\/em>, assorto nel suo <em>silenzio fondo<\/em>, <em>estraneo a futile vetrina<\/em>, chiuso in una stanza inondata e animata dalla musica di Mozart (d\u2019altronde citato nella sesta quartina), Beethoven (magari il <em>Chiaro di luna<\/em>?) o Haydn, suoi amatissimi compagni di vita. Gi\u00e0, Vulcano, lontano dall\u2019Olimpo, isolato nel suo buio antro, lancia lapilli, forgia le folgori per Giove (come ce lo raffigura Rubens in un celebre dipinto del XVII secolo), cos\u00ec come Andrea Mariotti intaglia versi, parole, rime, con feroce costanza, con ininterrotta caparbiet\u00e0 finch\u00e9 quel verso, quella parola, quella rima non siano giunti alla perfezione. Lavoro solitario, da cesellatore esperto, da accanito amante del puntiglio e della precisione da compiere in quella officina della parola e della creativit\u00e0, quell\u2019esaltazione della parola poetica e delle sue potenzialit\u00e0 di dannunziana memoria. Vulcano e il poeta, uniti, costruttori, domatori di metalli col fuoco, artefici per eccellenza di doni splendidi per noi lettori.<\/strong><\/p>\n<h1><\/h1>\n<h1><\/h1>\n<p><strong>La poesia di Andrea Mariotti \u00e8 ricca di temi, sfumature e offre a chi legge un corposo insieme di meditazioni e riflessioni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il tema fondamentale della sezione \u00e8 lo stretto rapporto tra forma e contenuto: \u00e8 il motivo uniformante di queste composizioni. Nelle quartine, il poeta sperimenta l\u2019ebbrezza della rima che rende musicali i versi: vengono in mente le parole di Paul Verlaine, <em>Musica e sempre<\/em> <em>musica ancora!<\/em> (Paul Verlaine, <em>Poesie<\/em>, BUR, 1999, p. 229). Ma non solo. La forma si fa sostanza. Anche se c\u2019\u00e8 la metrica della tradizione, si nota anche sempre un profondo lavoro sul lessico, sulle metafore: l\u2019esercizio stilistico \u00e8 la sostanza stessa dello scrivere.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per quartina si intende una strofa di quattro versi, la pi\u00f9 ricorrente nella poesia italiana; \u00e8 formata di quattro endecasillabi (ABAB e ABBA). Concorre, in coppia, a formare lo schema della prima parte del sonetto (due quartine + due terzine). Ma la parola quartina esiste anche in campo musicale (ecco che ritorna la passione di Andrea Mariotti per questa somma arte) ed indica due duine riunite in un unico gruppo. Essa \u00e8 la divisione doppia e binaria di una figura di nota puntata. Si indica ponendo sopra al gruppo ritmico considerato la cifra 4.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per Andrea Mariotti la rima non \u00e8 una prigione, un vincolo avulso dal contenuto, una costrizione, anzi si conforma ad esso e con esso forma un tutt\u2019uno. Musica e poesia, poesia e musica indissolubilmente legate ci riportano alle origini della poesia stessa e alla sua naturale cadenza musicale: <em>Per trobar<\/em> <em>si deve intendere non soltanto \u201ccomporre poesie\u201d, ma anche \u201ccomporre musica<\/em>\u201d: i trovatori, infatti, non creano solo il testo, ma \u201cinventano\u201d anche la melodia (Ulrich Molk, <em>La lirica dei trovatori<\/em>, il Mulino, 1986, p. 51).<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dice Stefano Zecchi nel suo brillante saggio intitolato <em>L\u2019artista armato,<\/em> edito da Mondadori nel 1999, a pagina 30: <em>La forma \u00e8 un\u2019unit\u00e0 conoscibile; dove non c\u2019\u00e8 forma non c\u2019\u00e8 unit\u00e0 conoscibile, ma solo un vuoto movimento di sensazioni e percezioni che non sintetizzano un senso. L\u2019arte senza forma \u00e8 questo nulla di senso.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma, analizzandoli, ci accorgiamo della ricchezza di risorse ritmiche, di abilit\u00e0 sonore e lessicali dei bei versi di Mariotti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nella prima quartina, per esempio, si osservi il ripetersi ravvicinato di due verbi riflessivi: <em>dannarsi<\/em>\u2026<em>affidarsi<\/em>\u2026e l\u2019insistente rincorrersi di consonanti quali la \u201cn\u201d e la \u201cm\u201d (daNNarsi, aNiMa, uN, aMore, seNza, argoMeNti, veNti, coMe, ecc). Proviamo a leggere ad alta voce: ne ricaveremo un senso musicale di profonda risonanza interiore. Il poeta riflette, considera, parla con se stesso accompagnato da un sottofondo che \u00e8 quasi una NeNia soMMessa, una caNtileNa ripetitiva.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Si considerino gli avvii di alcune quartine, <em>d\u2019un tratto<\/em> (II), per esempio, oppure <em>oh<\/em> (III), altrove <em>perch\u00e9<\/em> (I): sembra che il poeta, dopo aver a lungo silenziosamente aderito ad un colloquio con se stesso, termini il suo ragionare ad alta voce come a volerlo condividere con il lettore.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il lessico \u00e8 talvolta fantasioso: per esempio, <em>lupesco fratello <\/em>(IV). Bellissima immagine, vivace accostamento! Il <em>fratello<\/em>, l\u2019essere umano, \u00e8 affiancato ad un animale, il <em>lupo,<\/em> e ne \u00e8 assimilato, assumendone le caratteristiche!<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Apollo e Dioniso <\/em>\u00e8 il titolo della terza sezione dell\u2019intera raccolta e infatti queste due figure mitologiche ne sono protagoniste. Apollo, dio della luce (<em>luce sfolgorante come nimbo<\/em>! \u2013 IX), nel senso pi\u00f9 elevato della parola come immagine di ci\u00f2 che \u00e8 puro, lucente, elevato e sublime: Andrea Mariotti va continuamente a caccia di bellezza. Ma non dimentichiamo che Apollo \u00e8 anche inventore della musica\u2026Dioniso, dio dell\u2019esaltazione dei sensi, del vino e dell\u2019allegria: <em>il rosso, non \u00e8 poco, l\u2019ho trovato: \/ a tavola si spande con gran fiato \/ di marasche dal rovere vaniglia \/ serbando\u2026evviva l\u2019aulica bottiglia! <\/em>(X). Dice Giuseppe Conte nelle sue riflessioni sul mito (<em>Il passaggio di Ermes<\/em>, Ponte delle Grazie, 1999, p. 18) che <em>i miti adombrano tutti una verit\u00e0, la verit\u00e0 della ricerca eterna del senso delle cose, dell\u2019universo, del mistero inesauribile<\/em> <em>della vita. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Anche l\u2019amore \u00e8 oggetto di pensieri profondi: la donna non \u00e8 mai descritta fisicamente. Quando Andrea Mariotti parla d\u2019amore allude sempre ad <em>un dolcissimo sentire, <\/em>un <em>ragionar d\u2019amore<\/em>, anche in questo caso si tratta di una riflessione pacata, sulla durata di questo sentimento, i suoi <em>argomenti<\/em>, la sua bellezza. \u00c8 un rapporto difficile, quello con la donna, fatto di attese, rinunce, incomprensioni. Si legga l\u2019ultima quartina: <em>Quand\u2019\u00e8 che arriver\u00e0<\/em>\u2026(XII). Immaginiamo il momento: il crepuscolo della vita \u2013 maledetta sera \u2013 morire soli \u2013 Le forze cominciano a mancare, le energie anche, si \u00e8 un po\u2019 svogliati, depressi, si \u00e8 <em>deboli di gamba<\/em>, i problemi di salute fanno capolino. Malinconia. Nostalgia. Si pensa agli amori andati, agli amori perduti: come dice Massimo Ranieri nella celebre canzone dal titolo <em>Perdere l\u2019amore<\/em>, (\u2026) <em>Quando si fa sera \/ Quando tra i capelli \/ Un po\u2019 d\u2019argento li colora \/ Rischi d\u2019impazzire \/ Pu\u00f2 scoppiarti il cuore<\/em> (\u2026). Si rischia d\u2019impazzire, s\u00ec, perch\u00e9 un uomo, anche se troppo solo, pu\u00f2 avere il cuore ancora giovane, aspira ad amare e ad essere corrisposto, ma non cerca pi\u00f9 le fiamme della passione, no, niente pi\u00f9 guerre n\u00e9 tempeste n\u00e9 follie. Abbandonato il tempo delle conquiste, forse \u00e8 tempo di una <em>tenera guerra<\/em> (per rimanere in termini canori, dice Jacques Brel in <em>La chanson des vieux amants<\/em>), di un\u2019affinit\u00e0 elettiva, di un <em>calmo amore ambasciatore \/ di una corrispondenza duratura <\/em>in cui ci si conosce intimamente, in cui l\u2019uno prende la mano dell\u2019altro per andare verso l\u2019ultima meta, in cui si affaccia ancora un po\u2019 di mistero e si rispetta il reciproco silenzio. Un\u2019acqua cheta, un\u2019acqua calma. Tutto sommato, domani \u00e8 un altro giorno.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nella terza quartina il poeta afferma con risolutezza: S\u00ec, <em>la vista di un cielo di cobalto \/ d\u00e0 pace<\/em>\u2026ma il cuore \u00e8 comunque e sempre avido di <em>slanciarsi verso l\u2019alto! <\/em>Ma questo <em>alto<\/em> \u00e8\u2026altro! \u00c8 l\u2019<em>altrove <\/em>(V), l\u2019ideale, l\u2019<em>elevazione<\/em> spirituale che ci porta in mondi ricchi di bellezza:<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>(\u2026)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Inv\u00f3lati ben lungi da questi miasmi impuri;<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sali a purificarti nell\u2019aere superiore,<\/strong><\/p>\n<p><strong>E bevi come un puro e divino liquore,<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il fuoco trasparente di quegli spazi limpidi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>(\u2026)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Charles Baudelaire, <em>Les fleurs du mal<\/em>, <em>I fiori del male<\/em>, Mursia, <em>\u00c9l\u00e9vation<\/em>, p. 32.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00c8 l\u2019azzurro:<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Del sempiterno azzurro la serena ironia<\/strong><\/p>\n<p><strong>bella indolentemente al pari dei fiori<\/strong><\/p>\n<p><strong>schiaccia il poeta impotente che impreca al suo genio<\/strong><\/p>\n<p><strong>in mezzo a un deserto sterile di dolori.<\/strong><\/p>\n<p><strong>(\u2026)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>St\u00e9phane Mallarm\u00e9, <em>Poesie- Po\u00e9sies<\/em>, 1991, Feltrinelli, <em>L\u2019azur<\/em>, p 35.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019occhio di Andrea Mariotti \u00e8 attento a ci\u00f2 che lo circonda, alla natura, alle stagioni e gioisce dello spettacolo della natura: la vista di un cielo di cobalto, luminoso, rasserena, d\u00e0 pace, sorprende sempre, il vento pungente accompagna il solitario andare, le stelle splendono, illuminando il cammino. Ma c\u2019\u00e8 una presenza notturna che tanto stimola la fantasia del poeta: la civetta. Quella che <em>Per la discesa cieca \/ leva il suo canto che non<\/em> <em>desta orrore\u2026<\/em>(VII), s\u00ec, proprio quella che era l\u2019uccello di Atena, dea della saggezza. Una delle principali figure mitologiche (la troviamo in Africa, in America, in Asia e in Europa), uccello notturno, in relazione con la luna, non pu\u00f2 sopportare la luce del sole: \u00e8 il simbolo della saggezza, della conoscenza razionale, della riflessione che domina le tenebre (Victor Magnien, <em>Les myst\u00e8res<\/em> <em>d\u2019Eleusis<\/em>, Paris, 1950), che si oppone alla conoscenza intuitiva; ha il ruolo di protettrice. Insomma, per i Celti questo animale doveva avere sicuramente delle facolt\u00e0 particolari: le civette furono anche accompagnate da <em>streghe<\/em>\u2026Dunque, quali sono i protettori di Andrea Mariotti?<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019autunno \u2013 settembre per esempio \u00e8 menzionato in altri componimenti \u2013 \u00e8 una stagione amata da Andrea Mariotti: ma non si creda che si tratti di un periodo triste, monotono che non porta frutti, al contrario. Non \u00e8 l\u2019et\u00e0 o il tempo del tramonto, ma stagione quieta adatta alla scrittura.<\/strong><\/p>\n<p><strong>In questa sezione il poeta riflette sul senso del trascorrere del tempo, il tono \u00e8 lieve, ironico, scherzoso, mai drammatico: pensiamo a termini quali <em>allegria <\/em>(III) oppure <em>lieto<\/em> (VI) o ancora <em>giocondo<\/em> (XI), il Tempo regala sempre a piene mani la sua romantica fretta in giorni che corrono veloci gi\u00f9 per la discesa della vita. La poesia di Andrea Mariotti \u00e8 permeata di moderazione, di assennata <em>via di mezzo<\/em>. Per il nostro poeta, come per Stendhal, la bellezza \u00e8 data da diversi modi di essere felici, dall\u2019espressione della dilatazione metafisica del tempo che ruba la vita e questa sezione ne \u00e8 la testimonianza. <em>Se il mito attraversa il tempo, direi che il Tempo non pu\u00f2 essere a sua volta narrato senza mito<\/em>: sono parole di Giuseppe Conte (op. cit., p. 42) a proposito del rapporto tra mito e tempo che ben si addicono al lavoro poetico di Andrea Mariotti. Continua Conte sempre a pagina 42: <em>Si dice che il mito \u00e8 ciclico, il tempo lineare: il mito \u00e8 il paradigma, il ritorno, l\u2019istantaneo e l\u2019eternamente presente: il tempo \u00e8 lo scorrere. Eppure io non credo che mito e tempo siano in contraddizione, non credo cio\u00e8 alla a-temporalit\u00e0 del mito e alla assenza di mito nel tempo.\u00a0\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong> La solitudine e il silenzio avvolgono l\u2019anima del poeta. \u201cBeata solitudo, sola beatitudo\u201d, cos\u00ec ho trovato scritto sulla facciata di un maso in Trentino: soltanto separandosi dal mondo e dagli altri \u00e8 possibile trovare il piacere della tranquillit\u00e0 dell\u2019animo che la scrittura esige. Torniamo a ci\u00f2 che ho detto all\u2019inizio di questo mio scritto e il cerchio si chiude<em>.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fausta Genziana Le Piane<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Mariotti<em> LA TEMPRA DELL\u2019AUTUNNO Bertoni editore, 2020<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il principio fondante di questo nuovo libro di Andrea Mariotti \u00e8 il rigore metrico, unito alla coerenza linguistico espressiva che dona coerenza ed evidente compattezza.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma tale rigore metrico, assai raro di questi tempi \u2013 e pertanto cifra originale del libro \u2013 non adombra l\u2019ispirazione poetica e il suo esito, bens\u00ec l\u2019accompagna e la sostiene, dandole ulteriormente se vogliamo quella <em>tempra<\/em> cos\u00ec polisemantica del titolo. Il termine credo non si riferisca soltanto alla stagione autunnale, metafora del tempo maturo dell\u2019uomo, o al carattere solido dell\u2019uomo giunto a quella stagione matura, ma credo si possa riferire anche al tempo maturo e saldo della poesia, nel caso specifico frutto di un indubitabile \u201clabor limae\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 poi il linguaggio: qui si potrebbe incorrere in un rischio di cui credo l\u2019Autore sia ben consapevole: linguaggio aulico che potrebbe essere interpretato non come elemento di valore, ma come \u201ceccessivo\u201d tributo alla tradizione, (vedi su tutto l\u2019epigrafe in omaggio a Foscolo <em>Sdegno il verso che suona e che non crea)<\/em> dando una superficiale impressione di linguaggio \u201cvetusto\u201d. L\u2019Autore stesso, lo dichiara ironicamente parlando di <em>aulica bottiglia<\/em>\u2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma l\u2019occhio di lettore attento e serio non potr\u00e0 non cogliere il gioco delle sorprese, degli spiazzamenti, dei guizzi linguistici e perch\u00e9 no anche gli sperimentalismi che si presentano man mano nelle varie poesie, direi in tutte. Insomma, la struttura metrica e tutto l\u2019impianto classico del libro, maneggiati con grande cura e sapienza, vengono poi contaminati, in senso buono s\u2019intende, dall\u2019inserimento di termini, immagini e fraseggio poetico segnati dallo stigma della modernit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>In concreto, si prenda ad esempio <em>Fondovalle<\/em>, la prima poesia: i primi versi descrivono il paesaggio, le ritrovate e amate cime d\u2019Abruzzo, tutto apparentemente molto tradizionale, molto pacato; ma poi quel <em>tossico dal sangue<\/em> scompiglia quella pacatezza, anticipa quel che poi accade nel finale: come se nel giardino (o nella valle montana in tal caso) dell\u2019Eden si fosse abbattuto un ciclone, la bellezza e l\u2019armonia di quelle cime \u00e8 sparita, sparita la tenerezza delle primule, resta il suicidio del collega e il modo orribile di parlarne in ufficio! Resta l\u2019 agghiacciante realt\u00e0 di quotidiana miseria e indifferenza, di assenza di piet\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma ancora un esempio:<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>All\u2019inverno mancato<\/em>: l\u2019invocazione all\u2019inverno con l\u2019interiezione di dolore anche aspra \u201c<em>ohi, verno<\/em>\u2026 al secondo verso (e ce ne sono molte nel libro di invocazioni dolenti e\/o aspre) seguita da \u2026 <em>ma l\u2019onta \/ti si ascrive dei Giorni della Merla\/con primaverile vampa\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00c8 un verso classico, tradizionale, che usa un linguaggio alto<\/strong><\/p>\n<p><strong>poi arriva un bel salto:<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>noi, per le polveri sottili, a salmodiare<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>intanto ad <\/em>petendam pluviam <em>giocando\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>A parte l\u2019assonanza felice di <em>intanto<\/em> e <em>giocando<\/em>, ma soprattutto quelle <em>polveri sottili<\/em> mescolate all\u2019invocazione alla pioggia, nel richiamo latino, liturgia rituale nella migliore tradizione agreste, che rafforza l\u2019immagine dell\u2019antitesi tra la citt\u00e0 e la campagna \u00e8 notevole. E poi il gran finale, inaspettato e provocatorio: \u2026 <em>ch\u00e9 l\u2019emergenza \u00e8 l\u2019anima del rock<\/em>!<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sempre seguendo il corso e il percorso umano e stilistico del libro che si snoda tra endecasillabi, sciolti e in rima, e quartine aspre come si conviene, segnalerei <em>Futuro<\/em> per il verso finale cos\u00ec perfetto <em>Vivere voglio nel silenzio d\u2019oro\/dei libri vuoto il mondo d\u2019ogni senso.<\/em> Anche qui abilmente reso il contrasto tra il <em>Futuro <\/em>del titolo e il passato dei <em>libri belli, ingialliti<\/em>\u2026 a cui tornare e in cui trovare rifugio e calore dal <em>sentore d\u2019autunno<\/em>\u2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>Anche il<em> Treno per Cesano <\/em>\u00e8 un momento alto nel ricordo e nella descrizione dell\u2019amato zio <em>devoto a Bacco e fumatore<\/em>, sembra quasi di vederlo mentre racconta barzellette condite con le <em>omeriche risate che lacrime\/ strappavano al nipote ombroso! \u2026<\/em>e lacrime quasi strappano i tre versi finali: <em>e soprattutto ripenso al tuo grande\/ cuore in quel lontano giorno in cui\/ mor\u00ec mio padre: tutti a pranzo da te. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>De profundis<\/em> in memoria della tragica vicenda del Morandi \u00e8 una poesia molto ben riuscita, considerando l\u2019indubbia difficolt\u00e0 di trattare un tema del genere, con il rischio sempre dietro l\u2019angolo di retorica e banalit\u00e0; la poesia emoziona senza cadere nel patetico e il verso finale <em>precipitati in un baratro tutti<\/em> consente felicemente il passaggio dall\u2019io al noi, all\u2019universalit\u00e0 tanto necessaria, che solo la vera poesia \u00e8 capace di rendere.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Gianicolo <\/em>ed <em>Estate<\/em> sono un bel binomio di poesie d\u2019amore che addolciscono l\u2019animo: in particolare la prima, dove l\u2019amore \u00e8 rappresentato in un contesto pi\u00f9 ampio, di delicata meditazione su quella <em>luce inattesa e irreale di domenica<\/em> e si manifesta nella intensa immagine finale del <em>galleggiare uniti<\/em> all\u2019uscita della chiesa dove riposa il Tasso, <em>l\u2019umile marmo che solo parl\u00f2 \/al cuore di Leopardi raggelato,<\/em> dove l\u2019ombra della morte \u00e8 per un attimo accantonata se non annullata dalla <em>festa<\/em> dell\u2019amore \u2013 scelta felicissima del termine che rende pienamente la gioia del sentimento \u2013 di cui per\u00f2 non si dimentica la caducit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec anche <em>Lo zaino<\/em>, oggetto che nasconde e si fa <em>rosa <\/em>(!) fiore massimo d\u2019amore, ma al tempo stesso diviene alter ego del poeta, compagno fedele di comune cammino, <em>pi\u00f9 lustri lui ed io palpitato abbiamo\/ dinanzi a vette sublimi<\/em> <em>s\u00ec<\/em>, <em>meno\/ belle giura, dei seni tuoi alla porta<\/em>; una poesia breve, tutta in movimento, il cui veicolo \u00e8 proprio quello zaino onnipresente, contenitore e custode d\u2019amore e altro, fino alla chiusa della similitudine tra le vette e i seni che circolarmente ricollega i due temi della poesia, la passione d\u2019amore e quella per la montagna. Ancora dalla sezione <em>Sciolti <\/em>vanno menzionate <em>Latemar <\/em>e <em>Color del grano<\/em> dove protagonista \u00e8 il silenzio: nella prima l\u2019aver percorso <em>l\u2019Alta Via\u2026<\/em>, <em>quella<\/em> <em>conca\/<\/em> <em>di mistico e detritico silenzio <\/em>\u00e8 una sorta di onirica rinascita <em>dove leonina forza mi hai trasfuso\u2026\/io di colpo atterrato sulla luna; <\/em>similmente nella seconda il tono sarcastico, tra <em>le cornacchie malefiche e il piccolo gheppio,<\/em> si inserisce in una atmosfera lieve, come di sogno per evidenziare nei due versi finali l\u2019impossibilit\u00e0 di dire il silenzio, tuttavia liberatorio dal caos del mondo: <em>Come dirti, lettore, dell\u2019astrale\/silenzio che mi regna ancora in cuore?<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Poi arrivano le quartine. E qui si entra in un campo pi\u00f9 complesso, pur nella chiarezza del dettato, perch\u00e9 \u00e8 la parte pi\u00f9 profonda e intima del libro, direi il suo cuore. Tra queste incisive, allusive e profetiche metafore, un po\u2019 aspre e un po\u2019 dolenti, si nasconde forse l\u2019autoritratto, o pi\u00f9 di uno, del Poeta e la sua pi\u00f9 intima verit\u00e0; in particolare l\u2019 XI si rivela una dichiarazione di poetica: <em>ognora avverto nel silenzio fondo\/un colpo d\u2019ala che mi fa giocondo:\/estraneo io a futile vetrina\/lavoro i versi nella mia officina;<\/em> o la XII, ancora pi\u00f9 bella a mio modesto avviso: <em>quand\u2019\u00e8 che arriver\u00e0 quel calmo amore\/non debole di gambe e ambasciatore\/di una corrispondenza duratura?\/ morire soli adesso fa paura<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Anche il Tempo fa la sua parte, molto presente e menzionato tramite quel ricorrente <em>erano decenni<\/em>\u2026 <em>non pi\u00f9 vederti da un decennio\u2026 a lungo ti ho ignorato per decenni,<\/em> <em>non rivederti da un decennio<\/em> \u2026 <em>era pi\u00f9 di un decennio<\/em>\u2026 come a voler evidenziarne la valenza, non soltanto personale, riferita a un decennio ricco di avvenimenti anche tragici. Pi\u00f9 esplicito e specifico il riferimento al Tempo ricorre anche nel rievocare stagioni e mesi, in particolare nella splendida S<em>ETTEMBRE<\/em>, mese di passaggio dall\u2019estate all\u2019autunno, <em>con la sua luce avara a noi fraterno\/ come la morte<\/em>. O nel disincanto lieve e molto poetico della quartina VII: <em>al Tempo piace andare a tavoletta\u2026 per la discesa cieca una civetta\/ leva il suo canto che non desta orrore. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Infine, il sonetto dedicato ad ottobre e non solo, che oltre ad essere preciso e godibilissimo nella scelta dei termini e delle rime, non poteva trovare migliore collocazione se non come esclusivo <em>finale<\/em>, poich\u00e9 chiude il cerchio alla <em>Tempra<\/em> del titolo che volente o no, ha <em>palpito dolce<\/em>, a conferma della compattezza e dell\u2019uniformit\u00e0 di cui accennato in premessa e della Poesia, che \u00e8 anche gioco di incastri e rimandi mai casuali, affinch\u00e9 tutto torni.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Marzia Spinelli<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un poeta attraversa il mondo e il tempo, in modo del tutto diverso rispetto agli altri individui, perch\u00e9 segue un tracciato unico che solo la lente straordinaria della sua poesia &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-8849","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/8849","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8849"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/8849\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8856,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/8849\/revisions\/8856"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8849"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}