{"id":3313,"date":"2014-02-09T13:45:12","date_gmt":"2014-02-09T12:45:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=3313"},"modified":"2014-02-09T16:23:44","modified_gmt":"2014-02-09T15:23:44","slug":"3313","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=3313","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/La-fanciulla.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3314\" alt=\"La fanciulla\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/La-fanciulla-225x300.jpg\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/La-fanciulla-225x300.jpg 225w, http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/La-fanciulla-768x1024.jpg 768w, http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/La-fanciulla.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Molto \u00e8 stato detto dalla critica e dai lettori sul romanzo <em>La sposa vermiglia<\/em> di Tea Ranno (Mondadori, prima ed. febbraio 2012). La scrittrice \u00e8 stato peraltro da me gi\u00e0 recensita nel presente blog in data 1.3.2013 in merito al suo<em> Cenere<\/em> (2006; romanzo vincitore del premio <em>Chianti<\/em>). Ebbene, a lettura ultimata de <em>La sposa vermiglia<\/em>, dico innanzitutto di essermi imbattuto in una narrazione all\u2019interno della quale \u00e8 ben attiva, con esiti felici, una raffinata dialettica tra l\u2019onniscienza di chi racconta e il dipanarsi degli eventi. La storia \u00e8 questa. Nella Sicilia del 1926, Vincenzina Sparviero, di famiglia aristocratica, dopo la morte della sorella Concetta, in seguito a un voto, accetta un matrimonio d\u2019interesse con il ricchissimo Ottavio Licata mafioso e fascista, responsabile di traffici illeciti di cocaina con base oltre Oceano. Ora accade che la \u201cpalombella\u201d Vincenzina si innamori di Filippo Gonzales, uomo di fiducia del Principe proprietario delle terre attorno al paese dove la ragazza vive, e cio\u00e8 Melilli, in provincia di Siracusa. Vincenzina, sofferente per severi disturbi di carattere psicosomatico, si rende conto di essere degna dell\u2019amore di un bel giovane dall\u2019avvenire sicuro quale Filippo. E tuttavia, soltanto il giorno delle sue nozze con Licata, davanti all\u2019altare, dopo aver gi\u00e0 detto il fatale s\u00ec, la nostra eroina avr\u00e0 l\u2019ardire di esprimere apertamente in pubblico l\u2019amore\u00a0 per il giovane, dinanzi agli occhi del vecchio, rozzo e sadico Ottavio Licata. Il quale, inferocito, vorr\u00e0 esercitare subito il suo diritto sulla giovane sposa a possederla ancor prima del pranzo nuziale. Vincenzina, a questo punto, si opporr\u00e0 con tutto il suo coraggio, sfidando sprezzantemente il vecchio, che le sparer\u00e0, ferendola mortalmente. Finir\u00e0 in manicomio Licata, il \u201cPazzo\u201d; laddove Filippo, nelle battute conclusive del romanzo, si avvicina al fuoco che in quello stesso tragico giorno sta divorando i possedimenti del suo Principe: fuoco percepito dal giovane come \u201dporta di paradiso spalancata verso la terra dove c\u2019\u00e8 una magnifica Sparviero che lo sta aspettando\u201d\u2026e qui non bisogna mancare di sottolineare -come del resto ha puntualmente fatto Giuseppe Panella- questo magnifico epilogo, frutto d\u2019una sapiente &#8220;arte di scorcio&#8221; (nel senso limpidamente indicato da Gianni Celati, insigne traduttore de <em>La Chartreuse De Parme<\/em> e proprio a proposito delle battute conclusive del capolavoro stendhaliano; quasi un colpo d\u2019ala del grande scrittore francese che, sollevandosi al di sopra delle vicende narrate fin l\u00ec, trascina con s\u00e9 il lettore, fino a quel punto avviluppato dalla febbrile trama romanzesca). Non a caso mi sono riferito a Stendhal in quanto, nel romanzo\u00a0 della Ranno in oggetto, prima del giorno fatale del matrimonio, il lettore <em>vede<\/em> quell\u2019amore \u201cdi lontano\u201d -per usare uno stilema leopardiano estrapolato dai versi finali di <em>A Silvia<\/em>&#8211; crescere profondamente fra la giovane Sparviero rinchiusa in alto nella sua casa-torre (a cucire e ricamare il suo corredo) e Filippo Gonzales, in febbrile e giornaliera conversazione con il vecchio Don Alfonso, affezionato ai due giovani e la cui farmacia, in basso, \u00e8 in corrispondenza perfetta con la stanza di Vincenzina. Ebbene come non ricordare, al riguardo, il consolidarsi dell\u2019amore tra Fabrizio Del Dongo e Clelia Conti nella citata <em>Chartreuse<\/em> proprio in concomitanza della prigionia di Fabrizio nella <em>Torre Farnese<\/em> dove, dall\u2019alto, il suo sguardo pu\u00f2 posarsi sul volto di Clelia, figlia del governatore della Torre stessa? Fabrizio, insomma, scopre in quel momento d\u2019essere veramente capace d\u2019amare; nella sua fisica immobilit\u00e0 di prigioniero eppure nella sua libert\u00e0 d\u2019amoroso sguardo. Amando da parte mia profondamente il romanzo di Stendhal e in particolar modo tale poeticissima <em>diagonale di sguardi<\/em> appena rievocata (Fabrizio del Dongo in alto, prigioniero, e Clelia Conti in basso), ecco che non posso nascondere di essere rimasto molto colpito da questa stessa<em> spazialit\u00e0 amorosa<\/em> fra Vincenzina e Filippo, per tornare al romanzo della Ranno; ch\u00e9, inevitabilmente, \u201cAmor, ch\u2019a nullo amato amar perdona\u201d (<em>Inferno<\/em>, V, 103) trova qui una sua toccante, delicatissima espressione. Il visitatore del presente blog potr\u00e0 eventualmente farsi un\u2019idea della forza narrativa di una scrittrice di razza come Tea Ranno -ancor prima della lettura de<em> La sposa vermiglia<\/em>&#8211; attraverso una \u201cpanoramica\u201d di recensioni e valutazioni relative al romanzo tutte estremamente positive, a ribadire l\u2019accoglienza lusinghiera della critica e dei lettori del resto gi\u00e0 riservata al citato e splendido romanzo <em>Cenere<\/em>, seguito da <em>In una lingua che non so pi\u00f9 dire<\/em> (2007). Ora, al di qua dei dettagli analitici del <em>r\u00e9cit<\/em> nell\u2019arte romanzesca della Ranno, vorrei dire brevemente di un\u2019emozione da me provata leggendo<em> La sposa vermiglia<\/em>. L\u2019emozione cui sto alludendo \u00e8 quella di essermi trovato in presenza di un romanzo d\u2019altri tempi, nel senso pi\u00f9 nobile del termine; dal respiro potente e accurato nel restituire il passato grazie a una sapienza descrittiva non fine a se stessa, ma sempre funzionale nel far rivivere al lettore <em>quel tempo<\/em>; nei suoi colori, odori e orrori crescenti di un regime in piena ascesa (1926); assieme alle vampe estive di un paesaggio assolato e \u201ccrudele\u201d (rammentando un aggettivo preciso del <em>Principe di Salina<\/em> in merito alla Sicilia, nel capolavoro di Tomasi di Lampedusa). S\u00ec, Tea Ranno sa quello che dice, in senso romanzesco; talch\u00e9 mi piace citare un passo dell\u2019<em>Ars poetica<\/em> di Orazio: \u201c<em>Cui lecta potenter erit res, nec facundia deseret hunc, nec\u00a0 lucidus ordo<\/em>\u201d (40-41;\u2026\u201dma se il soggetto \u00e8 tutto potentemente vostro, non mancheranno la parola felice e la luminosa armonia\u201d). Per dire, insomma, dello spessore di un romanzo, quello della Ranno in questione, in grado di riconciliarci con la Letteratura, oppressi oggigiorno come siamo dagli strozzati capitoletti di troppa narrativa all\u2019<em>indicativo presente<\/em> malinconicamente piatto e maldestro. La foto qua sopra, mia, scattata all\u2019interno del <em>Museo Nazionale Romano<\/em>, ci consente di ammirare la cosiddetta <em>fanciulla di Anzio<\/em>, originale greco-ellenistico proveniente dalle ville neroniane; nel momento in cui la bellezza impareggiabile di tale volto di fanciulla vuole essere un omaggio alla fragile \u201cpalombella\u201d che si fece \u201cSparviera\u201d, ossia Vincenzina, nobile e toccante creatura romanzesca de <em>La sposa vermiglia<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Molto \u00e8 stato detto dalla critica e dai lettori sul romanzo La sposa vermiglia di Tea Ranno (Mondadori, prima ed. febbraio 2012). 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