{"id":3777,"date":"2014-10-24T22:37:16","date_gmt":"2014-10-24T21:37:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=3777"},"modified":"2025-01-10T13:32:45","modified_gmt":"2025-01-10T12:32:45","slug":"3777","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=3777","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Leopardi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3778\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Leopardi-225x300.jpg\" alt=\"Leopardi\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Leopardi-225x300.jpg 225w, http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Leopardi.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>E\u2019 sicuramente da ringraziare, Mario Martone, per il suo ultimo film \u00a0<em>Il giovane favoloso<\/em>, sugli schermi dal 16 ottobre scorso. I tre \u201ccapitoli\u201d dell\u2019esistenza di Giacomo Leopardi proposti dal regista napoletano (Recanati, Firenze e Napoli), riservano spunti significativi per lo spettatore. Ma non \u00e8 possibile fare a meno di esprimere, innanzitutto, un convinto apprezzamento per la prova dell\u2019attore Elio Germano nei panni del grande Recanatese; giacch\u00e9 Germano, per cos\u00ec dire, \u201cbuca lo schermo\u201d, con il suo portamento ingobbito e tuttavia non melodrammatico; per tacere del suo sguardo sovente attraversato da lampi di sottile ironia chiss\u00e0 quante volte immaginata, da noi lettori di Leopardi al cospetto, poniamo, dei versi iniziali della <em>Palinodia al Marchese Gino Capponi<\/em>: \u201cErrai, candido Gino; assai gran tempo,\/ e di gran lunga errai\u201d. Non poco ha giovato naturalmente a Martone la possibilit\u00e0 di filmare il \u201ccapitolo recanatese\u201d del <em>Giovane favoloso<\/em> all\u2019interno di Palazzo Leopardi; talch\u00e9 gli anni dello \u201cstudio matto e disperatissimo\u201d di Giacomo davvero si materializzano davanti ai nostri occhi: consentendoci quindi la liquidazione d\u2019ogni stereotipo di libresca memoria. Si \u00e8 detto, a proposito del film in oggetto, d\u2019una sua stretta somiglianza con il celebre <em>Amadeus <\/em>di Milos Forman (1984), in merito all\u2019intenso e ambivalente rapporto tra Giacomo e il padre Monaldo (vero e proprio leitmotiv del suddetto \u201ccapitolo recanatese\u201d); ma tale somiglianza, pur innegabile, non limita a mio avviso il valore del <em>Giovane favoloso<\/em>. Tant\u2019\u00e8 che egregiamente il regista napoletano ricostruisce il maldestro tentativo di fuga da Recanati di Giacomo del luglio del 1819; sventato facilmente dal padre nell\u2019anno stesso di una grave oftalmia del poeta (malattia cupamente accompagnata dal desiderio di morte; e vale, al riguardo, la lettera di Giacomo a Leonardo Trissino del 27 settembre 1819). Sappiamo bene, del resto, come Leopardi giunga comunque a realizzarla, la sua evasione dal \u201ccarcere recanatese\u201d in quel fatidico 1819: scrivendo il sublime idillio <em>L\u2019Infinito<\/em>, suggestivamente pensato pi\u00f9 che declamato, da Elio Germano, in una bellissima sequenza del film. Siamo ormai alle porte del \u201csecondo capitolo\u201d dell\u2019esistenza leopardiana, nel <em>Giovane favoloso<\/em>; quello fiorentino, con l\u2019ingresso in scena degli attori Michele Riondino nel ruolo di Antonio Ranieri e di Anna Mouglalis nei panni di Fanny Targioni Tozzetti. Ebbene qui, proprio qui, il film di Mario Martone finisce per rivelare a parer mio un <em>omissis<\/em> non di poco conto. Come non fosse infatti bastato aver discutibilmente taciuto del periodo pisano, volendo riferirsi da parte nostra ai pochi mesi in sintesi sereni (<em>incredibile dictu<\/em>!) vissuti da Leopardi nella citt\u00e0 toscana (dal primo novembre 1827 fino alla tarda primavera del 1828), periodo in cui non a caso rinascer\u00e0 la poesia del grande Recanatese dopo anni di sostanziale silenzio (con i versi soprattutto di <em>A Silvia<\/em>; primo esempio, cronologicamente parlando, di canzone libera o <em>leopardiana<\/em>); come non fosse bastato ci\u00f2, stavamo dicendo, grave \u00e8 risultato ai nostri occhi nel <em>Giovane favoloso<\/em> non aver mostrato allo spettatore la scena del definitivo congedo di Leopardi da Recanati: congedo avvenuto il 30 aprile del 1830 e strettamente connesso alla stesura appena ultimata (a mezzo di uno strenuo<em> labor limae<\/em> durato non pochi mesi) di quel <em>Canto notturno di un pastore errante dell\u2019Asia <\/em>solo fugacemente rammentato, nel film di Martone, in un \u201cnotturno\u201d fiorentino (laddove Giacomo, in compagnia di Pietro Giordani, esprime la sua cocente disperazione amorosa cagionata dalla Targioni Tozzetti). Troppo bene sappiamo come il suddetto <em>Canto notturno<\/em> rappresenti in effetti il vertice altissimo, forse insuperato, di tutta la poesia leopardiana (uno studioso del peso di Pier Vincenzo Mengaldo non fa che ribadirlo con nettezza, nel suo recente e acutissimo saggio <em>Leopardi antiromantico<\/em>; Bologna, Il Mulino, 2012); e anche chi scrive, pur appassionato in sommo grado della poesia leopardiana post-recanatese culminante nella <em>Ginestra<\/em>, non scopre certo l\u2019America riconoscendo l\u2019altezza suprema del <em>Canto notturno<\/em>: poesia di \u201cgreca\u201d levit\u00e0, nel suo scolpire le eterne domande poste dal poeta \u00a0intorno alla condizione umana e dettate da un vigile, implacabile pessimismo che tutto investe( risultando il frutto della poderosa riflessione in prosa dell\u2019autore dello <em>Zibaldone<\/em> e delle <em>Operette morali)<\/em>. Cos\u00ec dicendo, ecco chiarirsi meglio il peso di quell\u2019<em>omissis<\/em> sopra accennato, nel <em>Giovane favoloso<\/em>; film in cui si passa -con salto troppo brusco e lacunoso- dall\u2019idillica e \u201cgiovanile\u201d luna della <em>Sera del d\u00ec di festa<\/em> al Leopardi \u201cfiorentino\u201d polemico e appassionato, prosatore pi\u00f9 che poeta; tagliando fuori, soprattutto, la nascita di quei <em>canti pisano-recanatesi<\/em> del 1828-30 cronologicamente suggellati (e non solo cronologicamente!) dal citato <em>Canto notturno<\/em>. Ch\u00e9, procedendo come avviene nel film di Martone e cio\u00e8 omettendo uno sguardo indispensabile sui suddetti <em>canti<\/em> del 1828-30 -veramente al centro di tutta la grande poesia leopardiana-, ecco che finiamo per ritrovarci fra le mani il filo spezzato di una esperienza poetica in cui la radicale commistione di musica e pensiero (tuttora indigesta per crociano retaggio?) si d\u00e0 per compiuta proprio grazie al \u201cmiracolo\u201d dei suindicati <em>canti <\/em>(prediletti, guarda caso, da uno studioso talvolta discutibile ma non estetizzante come Alberto Asor Rosa); <em>canti<\/em> (i pisano-recanatesi) dunque strategici per intendere\u00a0 in profondit\u00e0 Giacomo Leopardi nella sua integrit\u00e0 poetico-umana ( si pensi come in precedenza Leopardi\u00a0fosse invece tornato da \u201cfilosofo\u201d nello <em>Zibaldone<\/em> del 1820 in merito al tema dell\u2019<em>infinito<\/em>; quindi, un anno dopo la composizione del celebre idiliio). Sguardo d\u2019autore,\u00a0 si dir\u00e0, in favore del regista napoletano (amante soprattutto delle <em>Operette morali)<\/em>; giacch\u00e9 a conti fatti Martone \u00e8 stato capace di donarci un film che francamente mancava, considerando il peso e l\u2019attualit\u00e0 di Leopardi; ma nel momento in cui mi sento di accettare in qualche modo da <em>spettatore<\/em> tale considerazione, non posso rinunciare \u2013 cos\u00ec come ho fatto- a puntualizzare la portata di una omissione che rimane (credo non soltanto per me) tutt\u2019altro che irrilevante. Ci\u00f2 specificato, anche all\u2019interno del \u201ccapitolo fiorentino\u201d, nel <em>Giovane favoloso<\/em>, sono presenti a mio avviso momenti significativi; ripensando per esempio allo sguardo ironico di Elio Germano (lodevolmente immedesimato con il grande Recanatese) nella scena credo ambientata presso il Gabinetto Vieusseux:\u00a0 uno sguardo animato da quel \u201cpericoloso\u201d pessimismo (in chiave politica) percepito con inquietudine dai sostenitori delle \u201cmagnifiche sorti e progressive\u201d. Qui Martone risulta a parer mio felice nel far pronunziare a Germano gli enunciati pi\u00f9 corrosivi del <em>Dialogo di Tristano e di un amico<\/em>; <em>Dialogo<\/em> al cui interno la posizione leopardiana si fa acutissima diagnosi socio-politico-antropologica sul presente e sul futuro, fino ai giorni nostri. Peraltro, sempre in questo \u201ccapitolo fiorentino\u201d, come non apprezzare la puntuale citazione figurativa inerente al raffinato vestito color viola indossato dalla Mouglalis nella parte della Targioni Tozzetti (\u201c\u2026del color vestita\/ della bruna viola, a me si offerse\/ l\u2019angelica tua forma, inchino il fianco\/ sovra nitide pelli, e circonfusa\/ d\u2019arcana volutt\u00e0\u201d; <em>Aspasia<\/em>, versi 16-20)? Confesser\u00f2 inoltre d\u2019essermi non poco commosso nell\u2019assistere, verso la conclusione del \u201ccapitolo fiorentino\u201d, alla scena del povero corpo del poeta rattrappito (a causa della disperazione pi\u00f9 atroce) presso il bordo torbido e limaccioso dell\u2019Arno, dopo un amoroso convegno negatogli dalla Tozzetti (intravista poco prima fra le braccia del prestante Antonio Ranieri)&#8230; corpo squassato dal dolore e veduto dall\u2019alto con innegabile effetto di potenza espressiva, direi.\u00a0 Nel \u201cterzo capitolo\u201d dell\u2019esistenza di Leopardi (l\u2019ultimo) ambientato a Napoli, Mario Martone come si suol dire \u201cgioca in casa\u201d: innegabilmente rimarchevoli -senza manierato folclore- risultano infatti alcune scene di miseria e superstizione, calore popolare e ottusit\u00e0 dei letterati locali; forze eterogenee con doppio effetto d\u2019attrazione e repulsione sul Recanatese sempre pi\u00f9 stanco e malato. <em>Il giovane favoloso<\/em> si chiude sui versi della <em>Ginestra<\/em> suggestivamente sorretti da immagini <em>ad hoc<\/em> (belle soprattutto per quanto mi riguarda quelle d\u2019una funerea Pompei nel momento in cui echeggiano versi di tale supremo <em>canto<\/em> come \u201cE nell\u2019orror della secreta notte\/ per li vacui teatri,\/ per li templi deformi e per le rotte\/case, ove i parti il pipistrello asconde\u2026\u201d280-3). Sicch\u00e9, in conclusione -pur delusi come lettori della grande poesia leopardiana dal film del regista napoletano (giova ricordare una vera e propria presa di posizione nel felliniano <em>Amarcord (1973)<\/em> : \u201dDante \u00e8 cos\u00ec, e Leopardi\u2026\u201d; volendo alludere naturalmente all\u2019altezza poetica del Fiorentino e del Recanatese appena una spanna pi\u00f9 in basso) -credo che <em>Il giovane favoloso<\/em> vada visto da <em>spettatori<\/em> \u00a0critici e attenti evitando eccessi di sulfureo accademismo evidenti nella astiosa recensione di Emanuele Boffi del 7.9.2014 (<a href=\"http:\/\/www.tempi.it\/\"><em>www.tempi.it<\/em><\/a>). In fondo, a pensarci bene, qualcuno prima o poi doveva mettere in bocca in un film su Leopardi ad Adelaide Antici (madre del poeta) la gelida esortazione a lodare Iddio per essersi\u00a0 ripreso anzitempo l\u2019anima di Teresa Fattorini morta di tisi (rammentando al riguardo una pagina terribile dello <em>Zibaldone<\/em> sui fratellini di Giacomo morti in tenerissima et\u00e0; pagina che vale come indimenticabile ritratto materno dell\u2019autore del <em>Dialogo della Natura e di un Islandese<\/em> (giustamente e felicemente ricordato, tale <em>Dialogo<\/em>, nel <em>Giovane favoloso<\/em>; laddove il volto dell\u2019indifferente Natura ha i tratti della madre di Giacomo).<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>P.S. in data\u00a025.10.14 ho ricevuto ad altro indirizzo di posta elettronica l&#8217;apprezzamento per me gratificante dell&#8217;articolo in oggetto da parte\u00a0del prof. Lucio Felici, Presidente del Comitato Scientifico del <em>Centro Nazionale di Studi Leopardiani<\/em> di Recanati.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 sicuramente da ringraziare, Mario Martone, per il suo ultimo film \u00a0Il giovane favoloso, sugli schermi dal 16 ottobre scorso. 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