{"id":4365,"date":"2015-06-21T10:28:13","date_gmt":"2015-06-21T09:28:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=4365"},"modified":"2015-11-19T20:06:42","modified_gmt":"2015-11-19T19:06:42","slug":"4365","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=4365","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ettore-ed-andromaca.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4366\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ettore-ed-andromaca-242x300.jpg\" alt=\"ettore ed andromaca\" width=\"242\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ettore-ed-andromaca-242x300.jpg 242w, http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/ettore-ed-andromaca.jpg 403w\" sizes=\"auto, (max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Su <em>L\u2019ABITUDINE DEGLI OCCHI <\/em>di Monica Martinelli<\/p>\n<p><em>Guardo le mie unghie e non le riconosco,<br \/>\ndistante ornamento di mano pi\u00f9 gentile<br \/>\nstentano a crescere loro<br \/>\nmentre io mi sento gi\u00e0 troppo grande<br \/>\ne ho nostalgia dell\u2019et\u00e0 trascorsa<br \/>\nquando il tempo non mi stava addosso<br \/>\nmentre ora viaggia senza tregua<\/em>.<\/p>\n<p>\u2026questa prima strofe di una poesia di Monica Martinelli inclusa nella sezione <em>Atteggiamento del corpo<\/em>, all\u2019interno della sua recente silloge <em>L\u2019ABITUDINE DEGLI OCCHI <\/em>(Passigli Editori, 2015; con prefazione di Davide Rondoni), mi ha vivamente colp\u00ecto per la sua asciutta e dolente cadenza; laddove lo straniarsi dell\u2019io poetante dal \u201cdistante ornamento di mano pi\u00f9 gentile\u201d <em>prepara<\/em> per cos\u00ec dire alla memoria del lettore una valenza d\u2019ipertesto di cui non sar\u00e0 inutile rammentare l\u2019acme: \u201c<em>Sed fugit interea, fugit inreparabile tempus<\/em>\u201d( Virgilio, <em>Georgiche<\/em>, III; 284). In effetti la suddetta strofe palesa a parer mio una sua notevole bellezza, considerando in essa quel \u201cmentre\u201d tutt\u2019altro che ripetitivo bens\u00ec efficacemente <em>anaforato<\/em> e atto ad esprimere -con la conquista di un moto accelerato- il doloroso stupore che ci assale al cospetto del tempo fuggitivo. Ma la Martinelli possiede in tutta evidenza una fucina di versi duri (e aggiungerei implacati), osserva Davide Rondoni nella gi\u00e0 citata prefazione; come risulta dallo sviluppo della seconda strofe della poesia in oggetto: \u201cLe mie nuove unghie, \/ \u2026Vorrei infilarle nella tua carne di pensieri\/ farti gridare una maledizione\/ in questo ridotto angolo di tempo,\/ una galassia in movimento\/ dove i nostri corpi ruotano\/ in senso inverso\/ e neanche questo ha un senso\u201d. Chiaramente la pur fulgida classicit\u00e0 sottesa alla precedente strofe qui non <em>disacerba<\/em> petrarchescamente <em>il duol<\/em>, non scongiura la cognizione di rotazioni \u201cin senso inverso\u201d: peraltro <em>assonanzato<\/em>, detto <em>quinario<\/em>, con il verso successivo in chiusa come scolpito dalla parola finale \u201csenso\u201d felicemente iterata. A mezzo di tale poetico <em>ductus<\/em> Monica Martinelli pu\u00f2 dunque permettersi gli ultimi tre versi della poesia sulla quale stiamo riflettendo; versi intrisi di un umanissimo pronunciamento soggettivo ( volendosi riferire a quell\u2019<em>io<\/em> \u201cdi donna apertissimo e affranto che diviene teatro del mondo\u201d, secondo le parole di Rondoni): \u201cE mi dispero per ci\u00f2 che non avremo\/ per ci\u00f2 che abbiamo perduto\/ e relegato altrove\u201d. Un\u2019ultima considerazione si impone a proposito di questa bella poesia e a valere per la maggior parte delle liriche del libro: essa si presenta agli occhi del lettore priva di un titolo, a rafforzare quell\u2019impressione di un <em>io<\/em> \u201capertissimo\u201d (per ribadire la felice osservazione del prefatore citata poco fa). La silloge di Monica Martinelli in oggetto (pubblicata dopo <em>POESIE ED OMBRE<\/em>, 2009, con prefazione di Walter Mauro e <em>ALTERNI PRESAGI<\/em>, 2011, con prefazione di Plinio Perilli) propone -e questo \u00e8 rimarchevole- in sette sezioni riconducibili ad alcuni rami della scienze un paesaggio umano rappresentato <em>in toto<\/em>; ossia non circoscritto agli stati d\u2019animo ma rivolto anche al corpo, giacch\u00e9, dando autorevolissima voce al Leopardi delle <em>OPERETTE MORALI<\/em> (<em>Dialogo di Tristano e di un amico<\/em>): \u201c\u2026Il corpo \u00e8 l\u2019uomo\u2026Ma tra noi gi\u00e0 da lunghissimo tempo l\u2019educazione non si degna di pensare al corpo, cosa troppo bassa e abbietta: pensa allo spirito: e appunto volendo coltivare lo spirito, rovina il corpo: senza avvedersi che rovinando questo, rovina a vicenda anche lo spirito\u201d. E valga pure, dallo <em>ZIBALDONE<\/em> del grande Recanatese, il seguente passo: \u201cTutto \u00e8 materiale nella nostra mente e facolt\u00e0. L\u2019intelletto non potrebbe niente senza la favella, perch\u00e9 la parola \u00e8 quasi il <em>corpo dell\u2019idea <\/em>la pi\u00f9 astratta. Ella \u00e8 infatti cosa materiale, e l\u2019idea legata e immedesimata nella parola, \u00e8 quasi materializzata\u2026\u201d (pagina autografa 1657; settembre 1821, corsivo nostro). Ecco. Proprio quest\u2019ultima riflessione leopardiana mi spinge, sfogliando e rileggendo le poesie de <em>L\u2019ABITUDINE DEGLI OCCHI<\/em>, a pensare a Monica Martinelli quale <em>scriptor rerum <\/em>per antonomasia (le \u201cdurezze\u201d -plastiche, direi- puntualmente registrate da Davide Rondoni in prefazione del libro); talch\u00e9 mi sento di poter tranquillamente affermare di non essermi imbattuto in una sola poesia della raccolta arrendevole al canto estetizzante, fine a se stesso. Un buon esempio al riguardo pu\u00f2 essere la seguente lirica, al principio del libro, dalla sezione <em>Fisiologia del dolore<\/em>:<\/p>\n<p><em>Mi smarrisco nel rumore del vento<br \/>\ne nel continuo accadere<br \/>\ndi onde pazienti<br \/>\nche nel fragore si danno voce.<\/em><\/p>\n<p>Il pensiero si stordisce nel ricordo<br \/>\ne si ferma a cercare ristoro<br \/>\nda un dolore ininterrotto<br \/>\nche si spezza su scogli rassegnati.<\/p>\n<p>Ma quando il sole spegne la sua luce<br \/>\ne le onde si muovono nel modo giusto<br \/>\nl\u00ec si accende la grande malinconia<br \/>\nche solo il mare pu\u00f2 vedere.<\/p>\n<p><em>Sperlonga, al tramonto<\/em><\/p>\n<p>\u2026.piena di trappole, lo sappiamo bene, tale poetica \u201coccasione\u201d, e cio\u00e8 una <em>marina<\/em> al tramonto. Ma gli <em>occhi<\/em> della Martinelli, ben vigili, non hanno concesso alcunch\u00e9 al <em>lirismo<\/em>; avvalendosi di contro con ispirata perizia di <em>correlativi oggettivi <\/em> fra i quali spicca, per me, quello degli \u201cscogli rassegnati\u201d. Manca qui lo spazio per riflettere su diverse poesie della raccolta meritevoli d\u2019attenzione. Mi preme soltanto sottolineare, in conclusione, che i debiti presenti in qualche modo nella poesia della Martinelli (valorosa redattrice della rivista letteraria <em>I FIORI DEL MALE<\/em>) nei riguardi di \u201cuna stagione molto fertile ma anche molto intellettualizzata e linguaggista\u201d, in base a quanto osserva il prefatore della raccolta in oggetto, verranno a parer mio liquidati in brevissimo tempo dallo slancio di una voce poetica singolare e potente, e quindi capace di scuotere il lettore come si conviene alla buona poesia del nostro tempo.<\/p>\n<p>Andrea Mariotti, giugno 2015<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.S. 19\/11\/15: lo scritto in oggetto \u00e8 stato pubblicato dai <em>Fiori del Male<\/em>, quaderno quadrimestrale di Cultura Letteraria e Arte, n.62 (settembre-dicembre 2015).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su L\u2019ABITUDINE DEGLI OCCHI di Monica Martinelli Guardo le mie unghie e non le riconosco, distante ornamento di mano pi\u00f9 gentile stentano a crescere loro mentre io mi sento gi\u00e0 &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4365","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4365","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4365"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4365\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4710,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4365\/revisions\/4710"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4365"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4365"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4365"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}