{"id":5027,"date":"2016-02-15T00:02:44","date_gmt":"2016-02-14T23:02:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=5027"},"modified":"2016-02-15T00:26:50","modified_gmt":"2016-02-14T23:26:50","slug":"5027","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=5027","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?attachment_id=5028\" rel=\"attachment wp-att-5028\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-5028\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/montale_ossi-200x300.jpg\" alt=\"montale_ossi\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/montale_ossi-200x300.jpg 200w, http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/montale_ossi.jpg 290w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Esattamente novant\u2019anni fa moriva Piero Gobetti. Sullo spessore politico-intellettuale dell\u2019uomo,\u00a0doveroso riflettere in modo adeguato. Ma Gobetti ci \u00e8 caro anche in qualit\u00e0 di primo Editore di Eugenio Montale, riferendosi\u00a0agli <\/em>Ossi di seppia <em>pubblicati nel 1925. L\u2019occasione \u00e8 dunque propizia per presentare ai visitatori del blog il mio scritto\u00a0in onore del grande Genovese (<\/em><em>che in Gobetti riconobbe un maestro di sofferenza &#8220;affinch\u00e9 il filo della verit\u00e0 non fosse spezzato&#8221;) apparso sul numero 62 (settembre-dicembre 2015) della Rivista <\/em>I fiori del male:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>OMAGGIO A MONTALE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 23 ottobre 1975, \u00e8 il giorno dell\u2019annuncio ufficiale del <em>Premio Nobel<\/em> per la Letteratura a Eugenio Montale; eccoci giunti, quindi, in questo 2015, a ricordare con viva emozione quel 10 dicembre 1975 in cui il grande Genovese ebbe a ricevere a Stoccolma dal re di Svezia l\u2019alto riconoscimento. Sia detto subito: volendo scrivere su Montale (a prescindere da tale ricorrenza imminente) si sentono <em>tremar le vene e i polsi<\/em>, a fronte d\u2019una imponente e prestigiosa letteratura critica cresciuta da quasi un secolo intorno all\u2019opera di quello che rimane, oggettivamente, il massimo poeta del nostro Novecento. Bene. Spesa l\u2019inevitabile\u00a0 <em>excusatio<\/em> d\u2019uopo nella fattispecie, confido in un minuscolo <em>varco<\/em> tra le fitte maglie dei suddetti studi sul nostro grande poeta, aspirando perlomeno alla plausibilit\u00e0 delle mie argomentazioni (volume di riferimento il <em>Meridiano<\/em> Eugenio Montale, <em>TUTTE LE POESIE\u00a0<\/em> a cura di Giorgio Zampa, Arnoldo Mondadori Editore: <em>Meridiano<\/em> basato sul testo critico del 1980 curato da Rosanna Bettarini e Gianfranco Contini dal titolo <em>L\u2019Opera in versi<\/em>, Giulio Einaudi Editore).<\/p>\n<p>Premesso\u00a0 che il Montale \u201csublime\u201d (dagli <em>OSSI<\/em> alla <em>BUFERA<\/em> attraverso <em>LE OCCASIONI<\/em>) risulta per me come per tanti memorabile e caro al massimo grado, \u00e8 anche vero che il poeta storicamente al di l\u00e0 dello <em>sbarco sulla luna<\/em> -ossia quello della \u201csvolta\u201d di <em>SATURA<\/em> (1971) fino al <em>QUADERNO DI QUATTRO ANNI<\/em> (1977)- poeta \u201cbasso\u201d e sorprendentemente facondo, non pu\u00f2 non esser letto, ritengo, con attenzione estrema, considerando la consolidata statura etico-letteraria di Montale (a valere lungo tutto il corso del secolo alle nostre spalle). Puntualizzato ci\u00f2 in odor di banalit\u00e0 (quando poi ti accorgi invece che l\u2019<em>ultimo<\/em> Montale \u00e8 poco conosciuto dai pi\u00f9 &#8211;<em>Xenia<\/em> a parte- rileggendo le numerose \u201cperle\u201d incluse nelle raccolte della vecchiaia); precisato anche questo, stavo dicendo, mi avviciner\u00f2 ora senza indugio al cuore di quanto mi preme osservare in merito al poeta pi\u00f9 rappresentativo del nostro Novecento. Terreno della mia riflessione forzosamente concisa sar\u00e0 il terzo grande libro di Montale, il gi\u00e0 citato <em>LA BUFERA E ALTRO<\/em> (1956); in quanto in esso non \u00e8 esagerato ravvisare una vera e propria <em>polifonia<\/em> poetica. Si pensi, intanto, alla sezione iniziale del libro dall\u2019allusivo titolo <em>Finisterre<\/em>; sezione celebre nata in partenza come \u201cfascicoletto\u201d di poesie pubblicato a Lugano nel 1943 grazie a Gianfranco Contini (impareggiabile esegeta di Montale); volendo peraltro rammentare qui-circa tale sezione- l\u2019acuta e densissima analisi dedicata nel 1965 da D\u2019Arco Silvio Avalle agli <em>Orecchini<\/em>, un\u2019altra delle elegantissime e ardue liriche del suddetto \u201cfascicoletto\u201d (cos\u00ec lo chiam\u00f2 Montale in una lettera a Contini alla vigilia della pubblicazione in terra straniera per storica necessit\u00e0). La suindicata sezione della <em>BUFERA<\/em> racchiude com\u2019\u00e8 noto alcune delle poesie pi\u00f9 alte e \u201cclassiche\u201d di Montale, a partire da quella eponima (laddove rimane indimenticabile lo stupendo ossimoro \u201c<em>eternit\u00e0 d\u2019istante<\/em>\u201d); ma, nella raccolta in questione, ben presto ci si imbatte nella pi\u00f9 rimarchevole poesia di \u201csvolta\u201d all\u2019interno di essa, riferendosi a <em>Ballata scritta in una clinica<\/em> (terza poesia della seconda sezione, <em>Dopo<\/em>; dedicata a Drusilla Tanzi, la non angelica \u201cMosca\u201d, comunque compagna vincolante del poeta fino all\u2019ultimo). Intendiamoci subito: \u00a0neppure in questa poesia \u00e8 carente un <em>ars<\/em> ricercatissima (undici strofe di ottonari e novenari in \u201ccrescendo\u201d fino alla sesta; poi decrescenti); sennonch\u00e9 il proverbiale <em>Tu<\/em> montaliano risulta in essa incarnato da una donna malata \u201c<em>in un manichino di gesso<\/em>\u201d; per tacere degli oggetti \u201cbassi\u201d, quotidiani che irrompono in un <em>ductus\u00a0<\/em> consolidato e come ben sappiamo imperniato sulla<em> elencazione ellittica<\/em> delle cose (stupendamente attiva nelle <em>OCCASIONI<\/em> del 1939, con un vertice a parere di molti costituito in detta raccolta dalla poesia <em>Nuove stanze<\/em>). Ma tornando alla novit\u00e0 tematica della suddetta <em>Ballata<\/em>, diamo ora voce a Giovanni Macchia, che nel 1947 ebbe a scrivere le seguenti parole nella <em>Nota<\/em> acclusa ad un\u2019altra importante lirica pubblicata in Rivista prima di far parte della <em>BUFERA<\/em>, ossia <em>Voce giunta con le folaghe<\/em>: \u00a0\u201d\u2026 (Montale si apre)\u2026a una realt\u00e0 pi\u00f9 esposta alla storia, pi\u00f9 cocente\u2026Chi oser\u00e0 rimproverare ad un poeta di essere meno universale, se si accosti a toccare un uomo ferito, un uomo, cio\u00e8, che soffre per un male reale e visibile? Se egli entri nella corsia di una clinica, invece che declamare alle stelle il dolore cosmico?\u201d. Sar\u00e0 ora opportuno per le esigenze della riflessione in corso riferirsi al Pasolini di <em>PASSIONE E IDEOLOGIA<\/em> (prima ed.1960), acuta raccolta di saggi critici sulla letteratura italiana del Novecento (nonch\u00e9 dialettale e popolare); all\u2019interno della quale \u00e8 possibile leggere una breve e penetrante recensione (1957) proprio della <em>BUFERA<\/em> di Montale. Si avverte certamente nello scritto di Pasolini una lettura troppo pascoliana del gi\u00e0 rammentato procedimento di <em>elencazione ellittica degli oggetti<\/em> tipico della tecnica compositiva di Montale (specialmente dalle<em>\u00a0OCCASIONI<\/em> in poi); fatto sta che giustamente si osserva \u201cuna riduzione del mondo esterno ad alcuni suoi dati\u201d; poi oggetto di \u201cuna dilatazione\u2026a simboleggiare la parte non sensibile del mondo, s\u00ec che (quei dati) da minimi divengano enormi, da quotidiani cosmici ecc\u201d. La suddetta forzatura -giusto precisarlo- \u00e8 stata da me percepita in relazione alla raffinata <em>ars<\/em> di matrice indubbiamente pascoliana (costituita da ottonari e novenari) in atto nella montaliana <em>Ballata<\/em> di cui sopra si \u00e8 detto (e sappiamo, tesi di laurea a parte, quanto Pasolini abbia amato e considerato Pascoli scrivendo pagine memorabili sul poeta romagnolo leggibili anch\u2019esse in <em>PASSIONE E IDEOLOGIA<\/em>). Ma veniamo al dunque: nel testo pasoliniano su Montale in questione, viene individuata una poesia per cos\u00ec dire nevralgica della <em>BUFERA<\/em>, e non soltanto per la sua posizione \u201cforte\u201d a chiusura del libro (alludendo ovviamente al <em>Sogno del prigioniero<\/em>). Ascoltiamo Pasolini: \u201cIn <em>Ballata scritta in una clinica<\/em> e in <em>Voce giunta con le folaghe<\/em>, Montale non \u00e8 pi\u00f9 in rapporto con un frammento del mondo, ma con il mondo visto in sintesi, in una sua interezza che coincide con un intero modo di essere dell\u2019umanit\u00e0\u2026e specialmente nel <em>Sogno del prigioniero<\/em>, Montale si pone in rapporto\u2026con un mondo circostanziatamente storico, con la societ\u00e0\u2026nel <em>Sogno del prigioniero<\/em> la protesta ha una violenza e una universalit\u00e0 mai riscontrate prima in Montale\u201d. Com\u2019\u00e8 stato osservato da pi\u00f9 parti, gli oggetti elencati nel <em>Sogno<\/em> appaiono meno ricercati, umili perfino; e l\u2019attualit\u00e0 della poesia \u00e8, direi -in questo 2015 segnato dal dramma epocale di una migrazione di bibliche proporzioni- stringente se non sconvolgente: \u201d\u2026<em>La purga dura da sempre, senza un perch\u00e9.<\/em>\/ <em>Dicono che chi abiura e sottoscrive<\/em>\/ <em>pu\u00f2 salvarsi da questo sterminio d\u2019oche<\/em>;\/ <em>che chi obiurga se stesso, ma tradisce<\/em>\/<em> e vende carne d\u2019altri<\/em>\u2026\u201d. E poi, in chiusa: \u201c<em>e i colpi si ripetono ed i passi<\/em>, \/ <em>e ancora ignoro se sar\u00f2 al festino<\/em>\/ <em>farcitore o farcito. L\u2019attesa \u00e8 lunga<\/em>,\/ <em>il mio sogno di te non \u00e8 finito<\/em>\u201d. Ai lettori di Montale, naturalmente, non da oggi il compito di decodificare a pi\u00f9 livelli la stupenda polisemia dei versi appena citati: l\u2019ultimo dei quali da riferire evidentemente non solo alla donna <em>salvifica<\/em> ma alla stessa poesia; per tacer d\u2019altro, come mi sento di aggiungere qui immerso nel drammatico contesto storico che ci riguarda. Per tornare un attimo ai rapporti fra Montale e Pasolini -senza mancare di sottolineare l\u2019ovvia funzione di \u201ccerniera\u201d del <em>Sogno<\/em> rispetto a <em>SATURA<\/em>&#8211; sappiamo della negativa recensione pasoliniana del libro di Montale del 1971 (l\u2019anno che vide anche la pubblicazione di <em>TRASUMANAR E ORGANIZZAR<\/em>); il grande Genovese replic\u00f2 con una sdegnata e corrosiva <em>Lettera a Malvolio<\/em> (<em>alias<\/em> Pasolini) inclusa nel <em>DIARIO DEL\u201971 e del \u201972<\/em> (1973), non avendo ovviamente digerito le velenose accuse (di borghese conservatorismo) sub\u00ecte. Tant\u2019\u00e8. Nella notte fra il primo e il due novembre del 1975 Pasolini viene barbaramente ucciso all\u2019Idroscalo di Ostia, mentre Montale di l\u00ec a poco (10 dicembre dello stesso anno, come rammentato all\u2019inizio del presente scritto) ricever\u00e0 un <em>Nobel<\/em> meritatissimo quale interprete ineludibile della poesia del Novecento non soltanto italiano. A distanza di quarant\u2019anni dal Premio assegnato al grande Genovese mi chiedo, infine: quale l\u2019insegnamento pi\u00f9 importante che Egli ci ha lasciato -volendo tacere delle sue \u201cfulgurazioni\u201d (Contini), della sua memorabile densit\u00e0 di pensiero-?\u00a0senz\u2019altro l\u2019indicazione dell\u2019impegno morale del poeta coerentemente praticato, mi sento di dire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andrea Mariotti, settembre 2015<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.S. il testo in oggetto \u00e8 stato da me letto il 23 ottobre 2015 presso la Biblioteca <em>Pasolini<\/em> di Roma (a.m.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esattamente novant\u2019anni fa moriva Piero Gobetti. Sullo spessore politico-intellettuale dell\u2019uomo,\u00a0doveroso riflettere in modo adeguato. 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