{"id":5981,"date":"2016-11-19T00:22:10","date_gmt":"2016-11-18T23:22:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=5981"},"modified":"2016-11-19T23:52:20","modified_gmt":"2016-11-19T22:52:20","slug":"5981","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=5981","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?attachment_id=5982\" rel=\"attachment wp-att-5982\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-5982\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Caronia-169x300-1-169x300.jpg\" alt=\"caronia-169x300\" width=\"169\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>INTORNO ALLA\u00a0 <em>FERITA DEL POSSIBILE <\/em>\u00a0DI SABINO CARONIA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi sar\u00e0 utile prendere le mosse, nel riflettere sulla silloge di Caronia in oggetto, da un libro famoso che recentemente ho riletto: <em>Frammenti di un discorso amoroso<\/em> di Roland Barthes (1977). Ebbene, fra le tante figure inerenti a <em>colui che ama<\/em> cesellate dal grande semiologo francese, come non riconoscere in quella dello <em>Scorticato<\/em> un fertile punto di partenza per quanto mi preme dire a proposito dei versi del nostro poeta? <em>Lo scorticato<\/em> infatti \u00e8 per Barthes, attraverso Freud, \u201cmassa di sostanza irritabile\u201d; tale da non avere \u201cpelle (tranne che per le carezze)\u201d; e, ancora, \u201ctenero, perforabile, come la fibra di certi legni\u201d. Attenzione per\u00f2 alla conclusione della pagina barthesiana: \u201cIl soggetto che \u00e8 sotto l\u2019influenza dell\u2019Immaginario non propende verso il gioco del significante\u2026Se scrive, la sua scrittura \u00e8 liscia come un immagine, essa vuole sempre restaurare una superficie leggibile delle parole: \u00e8 anacronistica rispetto al testo moderno -il quale, viceversa, potrebbe definirsi mediante l\u2019abolizione dell\u2019Immaginario\u201d. A questo punto ritengo di essermi aperto sufficientemente la strada per qualificare la valenza dei versi in qualche modo senza tempo di Sabino Caronia inclusi nella prima sezione della <em>Ferita del possibile<\/em>, intitolata <em>Io per te sono vivo<\/em>; cos\u00ec, infatti, nei settenari deliziosamente \u201cinfantili\u201d dedicati a un <em>Cuore d\u2019argento<\/em>: \u201c\u2026<em>prometti ogni cosa\/ senza dare mai niente\/\u2026minacci ogni male\/ col tuo sguardo cattivo\u201d<\/em>\u2026per non dire, poi, del fascino avvolgente ricco di vibrazioni stilnoviste della poesia successiva, <em>Un no di lei<\/em>:<em> \u201cUn no di lei lo preferisco ai mille\/ e mille s\u00ec di tutte le altre donne\u2026<\/em>\u201d. Dunque, superficie leggibile di queste poesie di Caronia; ma superficie stratificata va aggiunto, in grado di dischiudere all\u2019occhio attento del lettore i raffinati piani culturali sottesi al <em>ductus <\/em>del poeta. L\u2019urgenza espressiva appare in esso dominata in una parola sola da mirabile purezza stilistica. Da questo punto di vista emerge per me, dalla seconda sezione del libro, <em>Quasi una vita<\/em>, una poesia particolarmente bella dedicata al grande latinista scomparso Luca Canali: \u00a0\u201d\u2026<em>tu, Catullo, dottissimo poeta,\/ d\u2019edera cinto il giovinetto crine,\/ nella valle d\u2019Eliso, sorridente\/ vienigli incontro e tendigli la mano<\/em>\u201d. Inoltre, e non secondariamente, la <em>quartina incipitaria<\/em> della terza sezione della raccolta (<em>Rime incrociate, rime baciate<\/em>) intitolata <em>Questo amore<\/em>, risplende di quella <em>brevitas<\/em> in cui consiste, da sempre, il fascino economico e quasi divino dell\u2019espressione poetica: \u201c<em>Questo mio amore \u00e8 un bambino malato\/ che a letto, tutta notte, sconsolato,\/ vaneggia tra le mani della sorte,\/ e al bordo di quel letto c\u2019\u00e8 la morte<\/em>\u201d. L\u2019<em>ars<\/em> di Caronia si fa poi voce di lancinante mestizia nella terza <em>quartina<\/em> della suddetta sezione, dall\u2019ossimorico titolo <em>Latte nero<\/em>, laddove perfetta \u00e8 la rima <em>derivativa <\/em>del terzo settenario: \u201c<em>Latte nero dell\u2019alba,\/ fredda luce assassina,\/ nella tua veste scialba\/ leggo la mia rovina<\/em>\u201d. Ma perch\u00e9 tacere di una poesia come <em>La porta del cuore<\/em>, medesima sezione, in merito alla quale non si pu\u00f2 non pensare a quel limpido passo del <em>De L\u2019amour<\/em> in cui Stendhal accenna in italiano all\u2019oggetto adorato che \u201c<em>non rimanda la palla<\/em>\u201d? questi, infatti, i versi di Caronia: \u2026\u201d<em>per te ho pianto e gridato di dolore,\/ ma tu purtroppo avevi altro da fare<\/em>\u201d. A chi scrive \u00e8 poi profondamente piaciuto il bellissimo sonetto <em>A distanza<\/em> della sezione successiva intriso -per un appassionato cultore di musica classica &#8211; di quella lacerante tonalit\u00e0 in <em>sol minore<\/em> sublime in Mozart nell\u2019esprimere la pena amorosa (valga soprattutto l\u2019esempio della grande aria di <em>Pamina<\/em> nel <em>Flauto Magico<\/em> riguardo al genio di Salisburgo). In conclusione, senza divagare, <em>La ferita del possibile<\/em> si propone come un libro di raffinati rimandi dal punto di vista strettamente letterario; ripensando qui ai versi in esso inclusi della poesia <em>Orfeo<\/em> nella quale ci imbattiamo prima di quella intitolata <em>La<\/em> <em>passeggiata<\/em>: ad essere chiamato in causa in entrambe \u00e8 Giorgio Caproni; ma in <em>Orfeo<\/em> a parer mio in maniera pi\u00f9 nascosta e profonda; per &#8220;memoria involontaria&#8221;, credo, soprattutto del <em>Franco cacciatore<\/em>. Le vaste letture di Sabino Caronia sono <em>ipso facto<\/em> i battiti del cuore di un poeta che ci parla da lirico puro, con grande intimit\u00e0 espressiva nei versi ad esempio di <em>Come gemma<\/em>: \u201c<em>Non lasciarlo morire\/ questo cuore ostinato,\/ triste come la pioggia\/ lentissima d\u2019autunno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Mariotti<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sabino Caronia, <em>La ferita del possibile<\/em>, Rubbettino editore, 2016<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>p.s. <em>il suddetto scritto \u00e8 stato da me letto al termine della presentazione del libro di Sabino Caronia avvenuta ieri venerd\u00ec 18 novembre a Roma (vedi notizia del 12 novembre nel blog<\/em>; <em>di seguito, l&#8217;ampio e mirabile\u00a0testo di un poeta e\u00a0critico letterario\u00a0di chiara fama quale Plinio Perilli in merito alla silloge di Sabino Caronia&#8230;a\/m<\/em>):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u201cLe rose di dicembre\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>che mai pi\u00f9 sfioriscono<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Come Sabino Caronia cicatrizza<\/em><\/p>\n<p><em>in versi le ferite del possibile\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da quando Gustav R. Hocke ha pubblicato quell\u2019ineffabile, sinestetico capolavoro che \u00e8 <em>Il manierismo nella letteratura<\/em>, non abbiamo pi\u00f9 alibi per affrontare a dovere, con rigore e insieme entusiasmo, \u201calchimia verbale e arte combinatoria esoterica\u201d miscelate e sottese a ogni dono o parto poetico.<\/p>\n<p>La nuova breve, intensa raccolta di Sabino Caronia, \u00e8 in questo senso un protocollo diligente ma a suo modo assai estroso e inopinato di far <em>manierismo<\/em> dentro il <em>moderno<\/em>, salvandone e salvandosi l\u2019anima\u2026 Una suadente selva di citazioni, imprestiti, rimandi ci accoglie in questa cartacea, fascinosa Reggia di Alcina (o egualmente Palazzo di Atlante \u2013 pericolosi entrambi, perch\u00e9 labirinti di magie): e noi mentalmente registriamo, annotiamo a labirinto i nomi, i cari numi tutelari da cui un po\u2019 tutti veniamo (Cardarelli, Penna, Gatto; Saba, Ungaretti, Montale; Quasimodo, Caproni, Pasolini, Luzi, Sereni\u2026), adottati e recitati pressoch\u00e9 a memoria, come la formazione d\u2019una <em>novecentesca<\/em> \u201cnazionale\u201d ideale\u2026 Calcio o letteratura, forse \u00e8 lo stesso\u2026<\/p>\n<p>Come un bambino gioca con la maglietta del suo campione \u2013 incarna il suo numero \u2013 sentendosi Lui medesimo, Sabino evoca e invoca quell\u2019estro mitizzato, inseguito, fino al miracolo d\u2019immaginarlo proprio, di farlo insomma accadere: e lo fa via via con tutti i suoi campioni, cos\u00ec come si faceva, a mo\u2019 di\u00a0 album adolescenziale, con le quotidiane e stranamente auratiche figurine Panini\u2026<\/p>\n<p>Ecco Penna ultra-alessandrino: \u201cPassa distrattamente \/ accanto a me la gente\u201d\u2026<\/p>\n<p>L\u2019amatissimo Caproni livornese, liliale e filiale: \u201cAnima mia leggera, \/ va\u2019 a Parigi, ti prego, \/ e con la tua candela\u201d\u2026<\/p>\n<p>Corazzini fanciullo, martire triste d\u2019inizio \u2019900: \u201cQuesto mio amore \u00e8 un bambino malato \/ che a letto, tutta notte, sconsolato\u201d\u2026<\/p>\n<p>Rebora, <em>incredibile dictu<\/em>, espressionista gi\u00e0 chiamato da Dio, infebbrato di fede: \u201cil buio cresce e l\u2019anima dispera\u201d\u2026<\/p>\n<p>Perfino Palazzeschi giovin \u201ccrepuscolare\u201d, poco prima del futuristico \u201ccontro-dolore\u201d: \u201cEra gi\u00e0 buio, tanto buio prima\u201d\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ventimila leghe sotto i mari inesausti del <em>petrarchismo<\/em>, anche sommossi e rapiti da un fondale <em>moderno<\/em>, chiamano Caronia a questa militanza ardita e maliarda, perigliosa e squisita, della Maniera come <em>forma mentis<\/em>; alta e smagliante, impulso stesso creativo. Inarginabile Canzoniere sentimentale, \u201calla maniera di\u201d:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altera ti rivedo, altera e bella,<\/p>\n<p>passare, cos\u00ec passano le stelle.<\/p>\n<p>S\u00ec, ti rivedo, s\u00ec, rivedo ancora<\/p>\n<p>quel tuo chiaro freddissimo sorriso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sino al vero e nudo pertugio sensibile, direi al cedimento struggente della Grazia: alla smagliatura, cio\u00e8, di un verso <em>proprio<\/em>, ineludibile e quindi inoppugnabile, come cicatrice d\u2019una ferita che non somiglia a nessun\u2019altra, e quindi riazzera il tutto: tradizione e memoria, un\u2019eredit\u00e0 che ci chiama finalmente alla nudit\u00e0, alla cruda impellente identit\u00e0\u2026<\/p>\n<p>\u201c\u2026 Io per te sono vivo e di te sola \/ scapigliata poesia soltanto vivo.\u201d<\/p>\n<p>Curiosissima clausola, che la sua dichiarazione d\u2019amore la rivolge, pi\u00f9 che a una Dama, alla poesia fattasi Donna, Dea, Diva, Musa radiosa per versi irradianti. E nel mentre egli si sente, s\u2019impenna \u201cscapigliato\u201d (come Praga, Dossi, Imbriani, Boito, Tarchetti\u2026 tutti i bastian contrari fine \u2019800), adempie inappuntabile il suo bel ruolo e status di <em>parnassiano <\/em>ideale, come i poeti eleganti da cui part\u00ec Baudelaire \u2013 ma per sprezzarli, per strappare il verso pi\u00f9 in l\u00e0, dentro il bosco o la Selva, non meno oscura che redimibile, di cento, mille <em>Correspondances<\/em>\u2026.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma a che serve un ricordo, a cosa giova<\/p>\n<p>la lontana memoria di un sorriso?<\/p>\n<p>Anche i ricordi non sono che mani<\/p>\n<p>che non si toccano e ogni cosa muore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono i momenti pi\u00f9 belli di questa raccolta, dove Sabino, abilmente, si nasconde, tituba, si protegge dietro piccole o grandi melodie d\u2019esperienza, ma insieme risemina le sue, prende queste gemme roride ancora di pioggia e sbaciucchiate dal sole, o questi bulbi scuri e fervidi d\u2019<em>humus<\/em>, questi rizomi umidi di buio \u2013 a crescerli, miracolarli d\u2019ombra fedele, per primavere tutte sue e pudiche, o fioriture strepitose, rapinose in candore\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altra cosa non chiedo dalla vita<\/p>\n<p>che una stanza per me dentro al tuo cuore,<\/p>\n<p>piccola, niente lusso, ma pulita,<\/p>\n<p>poco spazio mi basta e poco amore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*********<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poeta d\u2019amore vuol dire anzitutto \u201cfedele d\u2019amore\u201d \u2013 e Caronia lo \u00e8, direi da sempre e per sempre, forte solo di quest\u2019istinto cocciuto verso una melodia che suona o dirompe soffice, echeggia ed \u201c\u00e8 in noi, oppure non esiste\u201d, <em>scripsit<\/em> Mario Luzi (\u201cLa mia pena \u00e8 durare oltre quest\u2019attimo\u201d). Dopo tanti anni d\u2019amicizia e di consuetudine, posso addirittura collegare certe scenette visive, o i suoi timidi, cari riti d\u2019intensit\u00e0, diciamo pure adorabili gag caratteriali\u2026 ai componimenti pi\u00f9 teneri e necessari del nostro Sabino:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando nessuna parola pi\u00f9 giova,<\/p>\n<p>in nessun luogo, da nessuna parte,<\/p>\n<p>e pi\u00f9 non c\u2019\u00e8 speranza, e non c\u2019\u00e8 amore,<\/p>\n<p>sfondiamo il grigio muro che separa<\/p>\n<p>il nostro breve sogno dalla vita<\/p>\n<p>e andiamo avanti verso l\u2019assoluto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2026 Quella volta, ormai vent\u2019anni fa, che per un numero de \u201cLa Scrittura\u201d su Caproni, verg\u00f2 (e mi lesse) versi per <em>sua <\/em>madre, e \u201crime chiare, in \u2013are\u201d, beh, non livornesi, echeggiando il grande autore de <em>Il seme del piangere<\/em>\u2026 O quando soffriva, consacrava il lutto per la perdita del comune amico Elio Fiore, quasi cadenzando un mottetto o solfeggiando la sacra antifona di un\u2019<em>occasione<\/em> montaliana\u2026 Montale e i girasoli impazziti di luce, dolcemente non nominati (o deificati) invano, dentro e oltre l\u2019orrore della Storia\u2026 e d\u2019ogni irripetibile \u2013 ma il Male \u00e8 sempre ripetuto \u2013 16 ottobre 1943:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCoi fucili battevano alle porte\u201d<\/p>\n<p>ripeteva il poeta, e cos\u00ec sia,<\/p>\n<p>ma dopo tanto male e tanta morte<\/p>\n<p>forse \u00e8 barbarie pure la poesia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora oggi, in queste ultime stagioni, o metaforico <em>inverno<\/em> <em>del <\/em>suo, spesso anche <em>nostro scontento<\/em>, Sabino Caronia si presenta al laboratorio del mercoled\u00ec con l\u2019improntitudine del vecchio ragazzo che conforta (sfotte) gli amici, e fa la corte (o comunque intona sim-patia) alle allieve pi\u00f9 belle e fragili, alle anime pi\u00f9 romantiche: e recita dolci piccole <em>nugae<\/em> o sonetti di un eterno, trasparente Anniversario, scritti in foglietti sempre pi\u00f9 piccoli e spiegazzati, con grafia sempre pi\u00f9 minuta, a tratti davvero indecifrabile \u2013 ma per vertigine cara, nascondimento e <em>battesimo<\/em> (officia Luzi imperituro) <em>dei nostri frammenti<\/em>\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho promesso alla rosa che tenevi<\/p>\n<p>come un piccolo cuore tra le dita<\/p>\n<p>quella sera che andando sorridevi<\/p>\n<p>da un altro tempo a me, da un\u2019altra vita<\/p>\n<p>\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi \u201cSabi\u201d scappa via, dietro appuntamenti improbabili o forse inesistenti, alibi sublimanti, come avesse appena dichiarato eterno amore all\u2019Attimo Fuggente (\u201cLa storia umana \u00e8 l\u2019attimo che fugge\u201d), amicizia eroica a tutti i Poeti Estinti inestinguibili, arroccati in confraternita: proponendosi come hidalgo ideale d\u2019ogni <em>Poema Senza Eroe<\/em>\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Deserta Andalusia che il cuore pungi<\/p>\n<p>come pensiero di donna lontana,<\/p>\n<p>io lo so che non pi\u00f9 di cavalieri<\/p>\n<p>erranti \u00e8 tempo e di perduti amori,<\/p>\n<p>perci\u00f2 fuggo le lunghe strade rosse<\/p>\n<p>che vanno dritte verso nessun dove<\/p>\n<p>\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 un poemetto apocrifo: n\u00e9 dell\u2019Achmatova, n\u00e9 di Pasternak\u2026 \u00c8 semplicemente l\u2019ultima raccolta del Nostro, che suona, vale insieme come referto e vaccino, antidoto avverso <em>La ferita del possibile<\/em> \u2013 titolo che pulsa gi\u00e0 una poetica, forse una gi\u00e0 risolta, antica e infantile malattia esantematica\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sabino gioca \u201crime chiare in \u2013are\u201d (ma <em>caproniane<\/em>, urticanti \u2013 tutt\u2019altro che consolatorie, per sua e nostra fortuna!): e presto trova il buio che ci protegge, ci salva come si salva il seme sotto la neve (voil\u00e0 Silone! \u2013 un\u2019altra consacrata <em>Uscita di sicurezza<\/em>: e quando non basta, per lui e per noi tutti, <em>L\u2019avventura di un povero cristiano<\/em>, ecco la mitteleuropa di Chiusano, il suo Goethe olimpico; ma anche <em>Orfeo in Paradiso<\/em> di Santucci, il <em>Paese d\u2019ombre<\/em> cio\u00e8 la Sardegna di Dess\u00ec, e soprattutto l\u2019apocrifo <em>Quinto Evangelio<\/em> di Mario Pomilio \u2013 tutti i grandi, obliati libri del \u2019900 da cui veniamo)\u2026 Cos\u00ec Sabi si nasconde elegante fra citazioni, calchi, eserghi, epigrafi, echeggiamenti <em>\u00e0 la mani\u00e8re de<\/em>\u2026 E lascia nel buio i bianchi sassi di Pollicino, parole cio\u00e8 che nessun animaletto amico della notte potr\u00e0 beccare, rubare via come semplici, casuali mollichine di pane\u2026<\/p>\n<p>L\u2019alba lo trova ancora dentro il bosco \u2013 gi\u00e0 quasi uscito: e laggi\u00f9 c\u2019\u00e8 la sua casa\u2026 Il \u2019900 forse dov\u2019\u00e8 nato e cresciuto, tutti<\/p>\n<p>quegli scuri e cari scaffali dove i poeti si danno appunto convegno, certo nella notte quando tutto \u00e8 spento: computer, emittenti, siti, social network, forum e community\u2026 E sono svegli e fertilissimi solo i sogni, i versi trasognati o le alchimie verbali, salmodiate d\u2019anima, abbacinanti come elfi, gnomi o spiritelli stessi del desiderio. Lari e Penati, dicevano i latini, che divinizzavano tutto: familiari e filosofi, <em>doctae puellae<\/em> e accese virago d\u2019Eros, aedi ciechi e guerrieri dello scibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto mi manca quando tu mi manchi,<\/p>\n<p>ogni umana, celeste compagnia,<\/p>\n<p>io non voglio guarire, io solo cerco<\/p>\n<p>per me le rose di maggio in dicembre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*********<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vorrei dire a Sabino \u2013 lui forse ne sar\u00e0 lieto \u2013 che a un certo punto mi \u00e8 giunta schietta, naturale, la voglia matta di riaprire vecchi libri di scuola ancora annebbiati, addormentati d\u2019oro, e tornare a certi passi preziosi, mai leziosi dello <em>Stilnovo<\/em>: quando Dante e Cino e Guido e altri sodali (\u201cGuido, i\u2019 vorrei che tu e Lapo ed io \/ fossimo presi per incantamento\u201d), inseguivano amori e grandi afflati nei pochi versi d\u2019un sonetto, due quartine due terzine, quattordici scalini, forse, per salire al cielo, un piano dopo l\u2019altro, dal rosa all\u2019azzurro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec chiedi e una voce in te sussurra:<\/p>\n<p>\u201cNon l\u2019orizzonte \u00e8 azzurro ed i profili<\/p>\n<p>familiari dei monti e non \u00e8 azzurra<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>la giovent\u00f9, l\u2019amore o la speranza<\/p>\n<p>la pargoletta gioia o i puerili<\/p>\n<p>sogni del cuore: azzurra \u00e8 la distanza\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Forse per questo ho riaperto, direi ho sfasciato, medicato e rifasciato, questa volta \u2013 amico mai spazientito \u2013 <em>la ferita<\/em> di Sabi, in cicatrice di tutto il suo <em>possibile<\/em>; fasciato a garza di languori, divinando i colori, riannotandoli, riannodandoli&#8230; Sono le gemme, le sue <em>gioie<\/em> pi\u00f9 vere, dimentiche e perdute \u2013 sassi d\u2019onice, lapislazzuli, schegge di perle e frammenti di porpora per farne tavolozza d\u2019anima, dizionario dei sensi: quando sognano, pregano, e poi svolano.<\/p>\n<p>Svolano eterni e fugaci, buffi e arditi, dall\u2019innamoramento all\u2019autoironia (\u201cper te ho pianto e gridato di dolore, \/ ma tu purtroppo avevi altro da fare.\u201d). Spine banali, a ferirlo, desublimarlo di bellezza\u2026 Ma anche eleggerlo, al contempo, giardiniere e giardino\u2026<\/p>\n<p>Nessuno si senta escluso: potatore incantato, innesto metafisico: \u201cLe rose di dicembre\u201d che mai pi\u00f9 sfioriscono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Plinio Perilli <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; INTORNO ALLA\u00a0 FERITA DEL POSSIBILE \u00a0DI SABINO CARONIA &nbsp; &nbsp; Mi sar\u00e0 utile prendere le mosse, nel riflettere sulla silloge di Caronia in oggetto, da un libro famoso che &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-5981","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5981","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5981"}],"version-history":[{"count":11,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5981\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5994,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5981\/revisions\/5994"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5981"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5981"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5981"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}