{"id":7056,"date":"2017-11-21T23:28:07","date_gmt":"2017-11-21T22:28:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=7056"},"modified":"2017-11-21T23:29:03","modified_gmt":"2017-11-21T22:29:03","slug":"7056","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=7056","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?attachment_id=7052\" rel=\"attachment wp-att-7052\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-7052\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/untitled-3.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"176\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: x-large;\">POETICANDO<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>49<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Diario di un laboratorio poetico<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Perch\u00e9 <em>Bobby Fischer <\/em>di Cristina Sparagana \u00e8 un grandissimo libro? (se vogliamo anche un capolavoro \u2013 ma non diciamolo, non amplifichiamolo cos\u00ec, perch\u00e9 suonerebbe retorico: invece qui il risultato \u00e8 davvero magistrale, ispirato e felice)\u2026 Ma perch\u00e9 la nostra amica Cricr\u00ec, trafelata e fedele al nostro laboratorio, finalmente liberatasi di stile e stilemi, archetipi e richiami della foresta (cio\u00e8 della psiche), si \u00e8 totalmente calata in una vita non sua per farla propria, in un inaudito, anche goffo e buffo dramma esistenziale ma per rifulgerne il buio\u2026<\/p>\n<p>Robert James Fischer detto Bobby (Chicago, 1943 \u2013 Reykjav\u00edk, 2008), il celebre scacchista statunitense gi\u00e0 campione del mondo, unico nativo del suo Paese ad aver vinto il titolo, conquist\u00f2 la corona degli scacchi il 1\u00ba settembre 1972, battendo il sovietico Boris Spasskij; e la perse per essersi rifiutato di difenderla il 3 aprile 1975. Mito che sopravvive a se stesso, non c\u2019entra insomma niente con la vita (serena o inquieta che sia) della Sparagana; ma lei ha perfettamente rivissuto, incarnato Fischer (in tare e pregi, genialit\u00e0 e complessi o enigmi): s\u00ec che non meno di Flaubert con la Madame Bovary, pu\u00f2 ora veramente dire, giurare il suo veridico paradosso: \u201cFischer, <em>c&#8217;est moi!<\/em>\u201d&#8230;<\/p>\n<p>\u201c\u2026 Io, \/ R.J. Fischer, dimoravo piano nella \/ casa-su-casa su radici fon- \/ damenta e pilastri su doccioni \/ e piedistalli gi\u00e0 stallati , avevo \/ la mia torre di pietra sulla testa come \/ un berretto bisunto una visiera\u201d&#8230;<\/p>\n<p>Cristina \u00e8 sempre stata capace d\u2019immergersi o anche rinnegare la sua stessa identit\u00e0 \u2013 forse come invitava a fare Eliot col \u201ccorrelativo oggettivo\u201d\u2026 Ma mai come in questo libro ci ha dato il sentore, la concreta sensazione insomma della <em>dislocazione<\/em> storico-emotiva-temporale\u2026 Siamo ancora <em>dentro <\/em>quel mitico 1972 in cui il bizzarro scacchista di Chicago, partita dopo partita, con estro e pazienza, batt\u00e9 il quotatissimo campione russo, Boris Spasskij. Risultato davvero epocale, e che in qualche modo mimava (sovvertiva?) anche certi inopinati (metafisici?!) equilibri planetari&#8230; La supremazia scacchistico-mentale della Russia non era insomma il sempre pericolante equilibrio missilistico (diktat da terrore atomico), ma egualmente funzionava da deterrente, caustico\/simbolico.<\/p>\n<p>L\u2019Occidente filo-americano parteggiava smaccatamente per Fischer (che sembrava uscito da un romanzo del chicaghese Saul Bellow, magari da <em>Le avventure di Augie March<\/em>, suo vero capolavoro), mentre le gesta di Spasskij, diligente, burocratico orsetto russo, non riuscivano ad essere clamorosamente vincenti come quelle dei primi astronauti: Gagarin, per intenderci.<\/p>\n<p>Spasskij tra pareggi, sconfitte molte e (poche) vittorie, sembrava essersi perso per sempre nello spazio, come un film avveniristico, per\u00f2 <em>old style<\/em>, <em>r\u00e9tro<\/em>\u2026 Fischer trionfava diventando filosofo, uomo immagine, trasformando la scacchiera, come Wittgenstein, in un <em>Tractatus logicus-philosophicus<\/em>\u2026 Dopo <em>Il giovane Holden<\/em>, o gli eterni ragazzi kerouacchiani <em>Sulla strada<\/em>, venne insomma lui. Uscito, si direbbe, da un film di Kubrick (ovviamente mai girato, come tanti dei suoi progetti).<\/p>\n<p>Bizzarro, anarchico, eslege, sopra le linee, Fischer era, fu insieme cavallo e alfiere, torre e pedone, pigliava insomma tutte le diagonali dell\u2019Immaginario, le saltava poi a L come a un olimpionico concorso ippico; <em>mangiava<\/em>, rosicchiava pedina su pedina, ma non solo per essere mangiato, pezzo con pezzo, sacrificio su sacrificio, di pedone in pedone, fino ai Re e alle Regine \u2013 cos\u00ec come fa la Storia, con le sue gloriose o perfide rivoluzioni. Quella rivoluzione non fu n\u00e9 francese n\u00e9 americana, ma islandese \u2013 avvenne a Reykjav\u00edk, luogo e paese freddo che invece infiamm\u00f2 gli animi, trasform\u00f2 quell\u2019incontro in un\u2019eterna e inestinguibile aurora boreale\u2026 La Cronaca scatt\u00f2 a poesia, ad arcano inestinguibile, archetipo 8&#215;8: la scacchiera che Borges am\u00f2, come l\u2019am\u00f2 Bontempelli, e tutti gli scrittori del c.d. <em>realismo magico<\/em>, fino al caro, indimenticabile Giuseppe Pontiggia (il suo capolavoro del \u201978, fu <em>Il giocatore invisibile<\/em>).<\/p>\n<p>Cristina Sparagana ha poetato Fischer come un genietto della lampada, bizzarro e sadico: l\u2019inconscio materializzato, infibrato e poi rivelato. Discepolo, o meglio filosofo, d\u2019una nuova <em>religio<\/em>, laica e sacrale assieme. Cricr\u00ec, scrivendo, adempie quel credo e quella funzione, e libera in flusso di coscienza mezzo \u2019900 da cui veniamo, dalla Guerra Fredda, diciamo, alla caduta del Muro, e oltre.<\/p>\n<p>\u201c\u2026 io \/ R.J. Fischer, madre divorziata, originario di Chicago di \/ un ospedale senza scollature \/ d\u2019infermiere educate, come come \/ un cinema sudicio gremito \/ troppo gremito dove il proiettore \/ s\u2019inceppa sempre in pieno atto di sfida e\u00a0 lo schermo \u00e8 un lenzuolo d\u2019obitorio\u201d&#8230;<\/p>\n<p>Dirvi ora che fine ha fatto Fischer \u00e8 insieme struggente e incredibile. Drammatico come il nucleo, il fulcro di questo libro, che \u00e8 tanto pi\u00f9 esplosivo l\u00ec dove sembra rasserenarsi in una siesta da Far West americano, un po\u2019 cinematografico (ma col veleno narrativo del miglior Truman Capote, sempre a met\u00e0, a cavallo tra <em>Colazione da Tiffany<\/em> e <em>A sangue freddo<\/em>).<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Bobby <\/em>trascorse gli ultimi anni di vita naturalizzato come cittadino islandese, dopo numerose controversie con il suo Paese d&#8217;origine e la perdita della cittadinanza statunitense&#8230;<\/p>\n<p>Beh, anche Fischer veniva in fondo da <em>Altre voci, altre stanze<\/em>. E ad esse torn\u00f2 ma per riseppellirvisi&#8230; Il mito \u00e8 una cosa bella, gioiosa per gli altri \u2013 ma dolorosa, e spesso ingestibile per se stessi. Un po\u2019 come la poesia: pensate all\u2019ebbrezza senziente di Dylan Thomas&#8230; Cristina Sparagana incede da visionaria (forse diurna sonnambula) come cleptomane di sogni e versi: \u201cper non farti soffrire al primo tratto \/ do la morte indolore, scacco \/ matto.\u201d<\/p>\n<p>Resta questo libro prezioso, strano, fumigante e petroso, pietra dura che nemmeno gli artigiani di Firenze riuscirebbero bene a lavorare, incastonare nella fantasia scheggiata d\u2019un monile. Ma la buona poesia ci riesce sempre, e noi conserviamo questo gioiello come un arcano dono di famiglia: ereditato e perci\u00f2 incedibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Plinio Perilli <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; POETICANDO &nbsp; 49 &nbsp; Diario di un laboratorio poetico &nbsp; Perch\u00e9 Bobby Fischer di Cristina Sparagana \u00e8 un grandissimo libro? 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