{"id":8233,"date":"2019-07-15T18:23:14","date_gmt":"2019-07-15T17:23:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=8233"},"modified":"2019-07-15T18:45:55","modified_gmt":"2019-07-15T17:45:55","slug":"8233","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=8233","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?attachment_id=6369\" rel=\"attachment wp-att-6369\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6369\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/foto_578049_550x340-300x185.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"185\" srcset=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/foto_578049_550x340-300x185.jpg 300w, http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/foto_578049_550x340.jpg 550w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>A Bruno Nacci, valente francesista e scrittore, si deve questo bellissimo ricordo dell&#8217;amico Lucio Felici apparso su<\/em> Paragone&#8230;<em>a\/m:<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>In ricordo di Lucio Felici<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da pochi mesi \u00e8 uscita la monumentale e meritoria edizione critica dei 2.279 sonetti del Belli: <em>I Sonetti <\/em>(Einaudi \/ I Millenni 2018, 4 voll.), a cui, insieme a Pietro Gibellini ed Edoardo Ripari, ha messo mano negli ultimi anni della sua vita Lucio Felici (1935-2017), eccezionale figura di studioso e dirigente editoriale. Allievo di Giuseppe Ungaretti e Giacomo Debenedetti, esord\u00ec svolgendo ricerche sei-settecen- tesche sotto la guida di Walter Binni, diventando membro dell\u2019Arcadia e dell\u2019Istituto Nazionale di Studi Romani, nonch\u00e9 del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli e in seguito del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di cui fu a lungo presidente del Comitato scientifico. All\u2019attivit\u00e0 di studioso, mai dismessa, affianc\u00f2 una intensa carriera editoriale durata quarant\u2019anni e coronata dalla direzione delle Redazioni Garzanti prima, in seguito come direttore editoriale della Giunti e della Newton&amp;Compton. Collabor\u00f2 ad alcune delle maggiori imprese editoriali del dopoguerra, per citarne due tra le molte: l\u2019Enciclopedia Europea Garzanti e la Storia della letteratura italiana di Emilio Cecchi e Natalino Sapegno. Dette inoltre impulso e diresse con fermezza e competenza le <em>Opere <\/em>di Gadda, a cura di Dante Isella e la prima edizione critica dello <em>Zibaldone di pensieri <\/em>di Giacomo Leopardi a cura di Giuseppe Pacella. Sua la fortunata edizione Newton&amp;Compton, in collaborazione con Emanuele Trevi, di <em>Tutte le poesie e tutte le prose <\/em>di Leopardi (1997), mentre nei Meridiani della Mondadori cur\u00f2 con Claudio Costa <em>Tutte le poesie <\/em>di Trilussa (2004). I suoi saggi leopardiani sono raccolti nei volumi <em>L\u2019Olimpo abbandonato. Leopardi tra \u2018favole antiche\u2019 e \u2018disperati affetti\u2019 <\/em>(Marsilio 2005), <em>La luna nel cortile. Capitoli leopardiani <\/em>(Rubbettino 2006) e <em>L\u2019italianit\u00e0 di Leopardi e altre pagine <\/em><em>leopardiane <\/em>(Maria Pacini Fazzi Editore 2015, con una presentazione di Luigi Blasucci), che gli valsero il Premio La Ginestra (2009) e il Premio Giacomo Leopardi (2012).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lucio Felici fu un intellettuale a tutto tondo impegnato nel mondo dell\u2019editoria, anche se, con ironia e vantando con modestia le sue doti organizzative, amava definirsi semplicemente \u2018un uomo d\u2019ufficio\u2019. Di carattere determinato, si batt\u00e9 costantemente all\u2019interno dell\u2019industria editoriale, ora per realizzare un\u2019impresa che riteneva della massima importanza, come l\u2019edizione nella collana I Libri della Spiga dello <em>Zibaldone <\/em>a cura di Pacella o l\u2019avvedutezza con cui mise in salvo autografi gaddiani destinati alla dispersione nei vecchi uffici garzantiani o, pi\u00f9 tardi, imponendo una fortunata collana di classici alla Giunti, in una sorta di ideale prosecuzione dei Grandi Libri Garzanti, ora per assicurarsi collaboratori validi, spesso ai massimi livelli di competenza, garantendo loro autonomia e dignitose condizioni economiche. Non fu mai uno <em>Yes Man<\/em>, prono al volere o ai capricci della propriet\u00e0 e dei suoi pi\u00f9 duttili funzionari. Sostenne scontri durissimi, con ragionevolezza e caparbiet\u00e0, tutte le volte che vedeva o sospettava un intrigo, o anche l\u2019ombra di un interesse personale o di parte al posto dell\u2019idea comune di un progetto da avviare o portare a termine. Pag\u00f2 per questo. Ma ci\u00f2 che faceva di lui un punto di riferimento costante per scrittori e studiosi, non era solo la sua capacit\u00e0 di trattare con loro alla pari, nella sua veste di critico e storico letterario stimato e autorevole, ma anche la fiducia che in lui riponevano di non venire sacrificati a ragioni diverse da quelle in cui li aveva coinvolti. E si tenne sempre in secondo piano, senza rivendicare, anche quando avrebbe potuto, ruoli maggiori o almeno il nome in copertina, come accadde per i Grandi Libri, che non recarono mai la sua firma editoriale pur dipendendo in tutto e per tutto dalla sua cura, sia nella scelta dei collaboratori, sia in quella dei temi, sia nella pi\u00f9 modesta revisione delle bozze, a cui non si sottraeva nelle lunghe e operose giornate. Studioso, s\u00ec, ma anche tecnico competente, e quando compil\u00f2 il famoso <em>Manuale di stile <\/em>(Giunti), vera Bibbia per chi vuole conoscere e rispettare le norme redazionali che presiedono all\u2019uniformazione, lo mise a disposizione di tutti, senza reclamare diritti d\u2019autore. Modesto lo fu sempre, anche nell\u2019accettare sistemazioni che altri avrebbero respinto indignati (la mania di tutti i dirigenti di avere una collocazione logistica adeguata al rango), come l\u2019ufficetto angusto e perennemente odorante di pipa che si affacciava sulla Via della Spiga a Milano, e questo in apparente contrasto con il carattere, a tratti irascibile, che al contrario di tanti piccoli despoti preda dei loro scatti d\u2019umore, non ne diminuiva la stima agli occhi dei suoi collaboratori come dei pi\u00f9 celebrati accademici. Perch\u00e9 le sue sfuriate, per altro di breve durata, avevano sempre come oggetto la sciatteria, l\u2019imprecisione, l\u2019ignoranza di chi non aveva fatto o non sapeva proprio fare il suo lavoro, ma erano al tempo stesso una lezione su come ravvedersi e migliorarsi. Non fu mai ingiusto, n\u00e9 prese di mira i pi\u00f9 deboli, ebbe sempre un rispetto sommo per il lavoro altrui, dal pi\u00f9 umile al pi\u00f9 titolato, e l\u2019interesse con cui si informava presso ciascuno delle vicende famigliari, la partecipazione sincera alle piccole e grandi gioie o dolori lo rendevano un amico sincero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Romano di nascita, anzi \u2018testaccino\u2019, altra definizione che dava volentieri di se stesso, con il vezzo di una nobilt\u00e0 popolare che rivendicava, mentre taceva dell\u2019altra, quella genealogica, ignota ai pi\u00f9, che certo non divulgava e di cui un poco credo si vergognasse, il carattere spontaneo e gioviale ne faceva un commensale alla mano, prodigo di aneddoti, battute pungenti, riflessioni ironiche, ammiratore della bellezza femminile, ammirazione che esprimeva con il garbo e la finezza di chi diceva di s\u00e9 di avere un solo difetto, una fortunata monogamia. E attorno, come baluardo di una vita non solo operosissima, ma anche movimentata, aveva una famiglia a cui era legato in modo sollecito e affettuoso, largamente ricambiato, anche durante le non brevi assenze per motivi di lavoro nella sua vita di pendolare delle lettere. Era dotato di una memoria straordinaria, e poteva citare indifferentemente lunghissime poesie in italiano, in dialetto o in latino, nomi, circostanze, fatti avvenuti nel passato, lemmi dai dizionari, luoghi, date e dettagli. Melomane appassionato e competente, negli ultimi anni gli studi di una nipote violoncellista lo rendevano visibilmente orgoglioso e non si perdeva una prova, una esibizione, un esame.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi non ha avuto occasione di leggere i suoi finissimi commenti alle poesie di Leopardi (quelli ad esempio della sua edizione dei <em>Canti<\/em>, 1974) o la brillante introduzione al Trilussa e l\u2019esemplare saggio biografico, ora riediti in <em>plaquette <\/em>(<em>Vita<\/em><em> breve di Trilussa <\/em>2018), o i saggi leopardiani, pu\u00f2 farsi un\u2019idea del suo stile elegante, nutrito di sagacia interpretativa e di una erudizione che lasciava appena trasparire lontano da ogni birignao pseudo accademico e dalla stucchevole terminologia delle teorie letterarie, leggendo i commenti ai sonetti del Belli nella presente edizione einaudiana magistralmente curata da Pietro Gibellini. Inizialmente avrebbe dovuto occuparsi di met\u00e0 dei sonetti, dividendosi il lavoro con l\u2019amico Gibellini, ma traversie varie e non ultime le condizioni di salute che resero improbo il lavoro, si limit\u00f2 a curarne 416 (1039-1455), profondendo in loro e nella pi\u00f9 complessiva organizzazione del lavoro la sua vasta cultura e la sua esperienza editoriale. Da essi traspaiono i caratteri fondamentali del suo stile: la puntigliosa attenzione filologica e il gusto, non antiquario o pedante, ma narrativo, per la ricostruzione storica di vicende e personaggi, da ultimo l\u2019eleganza di una scrittura tersa ed essenziale, che tutti gli riconoscevano come dono affinato in decenni di studi e attivit\u00e0 saggistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si veda, a mo&#8217; di esempio, proprio il primo dei sonetti commentati da Felici (<em>Er grann\u2019accaduto successo a Pperuggia<\/em>), dove il commentatore risale all\u2019episodio di cronaca nera che sta all\u2019origine del sonetto, per ricostruirlo sulla base delle fonti giudiziarie (qui come altrove, Felici s\u2019imbarcava in ricerche minuziose e di prima mano, sotto l\u2019impulso di una genuina curiosit\u00e0 che si traduceva in sapido racconto) e infine colloca la prospettiva belliana all\u2019interno di un pi\u00f9 vasto orizzonte culturale europeo (i Goncourt e Zola). Poteva capitare che un personaggio citato dal poeta, Maria Malibran (<em>La musica de Libberti<\/em>, <em>La Ronza<\/em>), eccitasse la sua passione musicale ma anche quella del segugio, e lo spingesse a ricerche sulla scomparsa dal ridotto della Scala di Milano del busto della famosa cantante\u2026 ricerche che la disciplina dello studioso \u2013 e dell\u2019uomo d\u2019ufficio \u2013 sconsigliavano poi di riprodurre sulla pagina! In molti casi Felici si avventura in gustosi fuori pista: <em>La morte der Zenatore <\/em>o <em>Li croscifissi der Venard\u00ec-ssanto<\/em>, vero saggio storico di tre fitte pagine, che tra cronache dell\u2019epoca e aneddoti illumina il lettore sul contesto del sonetto; <em>Li fochetti<\/em>, in cui il recupero di un\u2019antica tradizione serve al commentatore per mettere in risalto il particolare modo di procedere del Belli, che scompagina i piani temporali o meglio se ne serve liberamente, con l\u2019aiuto dell\u2019editore principe del poeta romano, Giorgio Vigolo, di cui Felici \u00e8 stato valente studioso. Ma per saggiare la sottigliezza interpretativa e la dottrina che regge questi commenti, basta leggere quello che Felici scrive a proposito di uno dei sonetti pi\u00f9 alti e tragici del Belli, <em>Li du\u2019 ggener\u2019umani<\/em>, in cui l\u2019asse ermeneutico raccorda il pi\u00f9 lontano passato medioevale alle pi\u00f9 recenti disposizioni ecclesiastiche, costruendo un microsaggio di assoluta levatura. L\u2019acribia documentaria si sposa facilmente con la ricerca erudita come nel caso del commento a <em>La Compaggnia de Santi-petti<\/em>, o in quello a <em>Santa Filomena<\/em>, la santa apocrifa, che dal ritratto ilare del Belli rimbalza in quello non meno divertito e divertente di Felici. Miniere di racconti, i suoi commenti spaziano dagli archivi giudiziari, come in <em>La Causa Scesarini<\/em>, alla narrazione di personaggi come il Michele di Braganza di <em>Don Micchele de la Cantera<\/em>, la principessa Zinaida Aleksandrovna Belosel\u2019skaja di <em>3 Gennaio 1835<\/em>, o l\u2019ambigua figura di un arrivista di nome Lorenzo Mencacci dileggiato in <em>L\u2019anima der Curzoretto apostolico<\/em>. Si tratta di autentici cammei biografici che attingono sia alle fonti note al Belli, sia ad altre in grado di dare profondit\u00e0 di prospettiva alle maschere messe in scena dal grande poeta romano.<\/p>\n<p>La strada scelta da Felici permette al lettore di muoversi dal testo poetico al commento e viceversa, non solo per esigenze di stretta comprensione e di puntualizzazione linguistica, ma per assaporare, nel pi\u00f9 puro spirito letterario della contaminazione, pagine godibili per la verve narrativa, che, come in tante di Benedetto Croce, sanno essere fedeli al referto storico conservando al tempo stesso la felice libert\u00e0 del racconto. Non \u00e8 cosa da poco, far rivivere l\u2019oscuro palinsesto a cui attinse il poeta e permetterci di accostarlo con maggiore consapevolezza, senza per questo intimorire con il peso di apparati indigesti. Un\u2019occasione dunque, leggendo Belli in una delle poche grandi imprese editoriali di questi tempi, per leggere le ultime pagine di uno dei <em>petits ma\u00eetres <\/em>che hanno fatto e fanno onore alla cultura italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bruno Nacci<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; A Bruno Nacci, valente francesista e scrittore, si deve questo bellissimo ricordo dell&#8217;amico Lucio Felici apparso su Paragone&#8230;a\/m: &nbsp; In ricordo di Lucio Felici \u00a0 &nbsp; Da pochi mesi &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-8233","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8233","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8233"}],"version-history":[{"count":13,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8233\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8246,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8233\/revisions\/8246"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8233"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8233"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8233"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}