{"id":9171,"date":"2022-05-21T19:17:46","date_gmt":"2022-05-21T18:17:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=9171"},"modified":"2022-05-21T19:31:39","modified_gmt":"2022-05-21T18:31:39","slug":"a-trentanni-dalla-strage-di-capaci","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=9171","title":{"rendered":"A TRENT&#8217;ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI"},"content":{"rendered":"<p><strong>Per cercare di giungere al trentennale della strage di Capaci di luned\u00ec prossimo in modo non meccanico -considerando la sciagurata invasione russa dell\u2019Ucraina che comprensibilmente monopolizza l\u2019attenzione di tutti, a novanta giorni ormai dal suo inizio- ecco che con calma ho finito di leggere ieri il volume di Roberto Saviano \u201cSOLO E\u2019 Il CORAGGIO, Giovanni Falcone, il romanzo\u201d (Bompiani editore), in libreria dalla fine dello scorso aprile. Prendere atto che di fronte a una tematica del genere Saviano gioca in casa, \u00e8 come scoprire l\u2019acqua calda, questo \u00e8 ovvio; tuttavia la narrazione in oggetto sorprende e coinvolge per andatura battente, febbricitante, con non poche pagine in cui il lettore \u201csente\u201d di trovarsi nella testa di Giovanni Falcone, dentro la cascata delle sue emozioni e del crescente suo sconcerto soprattutto all\u2019indomani del primo grado di giudizio del Maxiprocesso (1986); qui alludendo al breve capitolo 39 del libro intitolato \u201cNotturno\u201d, laddove le sconsolate meditazioni del giudice (che si sente gi\u00e0 molto isolato), vengono efficacemente risolte nelle battute finali di detto capitolo :\u201dSar\u00e0 bellissima l\u2019alba, domattina. Verr\u00e0 il sole e scaccer\u00e0 via le ombre con ostinata e feroce strafottenza. Gli uomini, in questo, non hanno parte. Non contano niente\u2026\u201d: impossibile infatti non pensare in questo caso alla parte iniziale dell\u2019ultima strofe del leopardiano \u201cTramonto della luna\u201d del 1836, con tutto il peso ormai mortifero dell\u2019astro, cos\u00ec centrale nella grande poesia del Recanatese, ad ispirare questo canto. Ma, tornando al romanzo di Roberto Saviano, nel suo incalzante tratteggiare il fatalismo crescente di Giovanni Falcone dopo il fallito attentato dell\u2019Addaura del 1989 -rammentiamo al riguardo le \u201cmenti raffinatissime\u201d di cui cominci\u00f2 a parlare il giudice in quella occasione- esso trova a parer mio un\u2019acme di cristallina chiarezza nel dialogo fra il magistrato e l\u2019allora ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli, dopo la notizia dell\u2019uccisione di Salvo Lima (marzo 1992); con Falcone che avverte pi\u00f9 che mai la morte addosso, peccando anche in questo caso di quella sua quasi fanciullesca ingenuit\u00e0, nel prevedere anzitutto la caduta di un \u201cpolitico\u201d, prima che tocchi per l\u2019appunto a lui. Detto tutto il bene del romanzo di Roberto Saviano e non poteva essere altrimenti, devo per\u00f2 riconoscere che, eccezionalmente, \u00e8 stato un programma televisivo nei giorni passati a permettermi di storicizzare ancor meglio quegli anni terribili che vedono nella strage di Capaci un \u201cacuto\u201d di efferata criminalit\u00e0 (da parte di Cosa Nostra e altre menti e mani sulle quali si sta ancora indagando). Mi riferisco alla trasmissione \u201cAtlantide\u201d, andata in onda su LA7 mercoled\u00ec sera per pi\u00f9 di quattro ore e condotta da un giornalista che stimo molto, Andrea Purgatori. In breve, per chi non avesse avuto occasione di seguirla, ecco su cosa si \u00e8 insistito in essa, in modo da farmi toccare con mano -da semplice cittadino italiano che si sforza di riflettere e non dimenticare- il \u201ccorpo\u201d ripugnante della collusione fra lo Stato e Cosa Nostra. Punto primo: perch\u00e9, in concomitanza con l\u2019arresto di Salvatore Riina nel gennaio del 1993, l\u2019abitazione del \u201ccapo dei capi\u201d non \u00e8 stata subito perquisita a dovere dagli investigatori (invocando a scusante un qui pro quo fra Carabinieri e Procura) lasciando che provvedessero all\u2019uopo i mafiosi? Una ventina di giorni dopo, se non ricordo male, la casa di Riina apparve in effetti agli inquirenti perfettamente \u201cripulita\u201d, e fra coloro che se ne erano occupati, questo \u00e8 certo, proprio quel Matteo Messina Denaro tuttora latitante e massimo depositario dei segreti di Cosa Nostra (e non solo di essa, evidentemente). Punto secondo, tornando alla strage di Capaci dell\u2019anno precedente: sembrerebbe che da una posizione opposta a quella della collinetta dalla quale Giovanni Brusca azion\u00f2 il telecomando, altre mani erano pronte, a dire dell\u2019elevato grado di militarizzazione della strage; non ascrivibile tout court ai mafiosi, come del resto le indagini tuttora in corso stanno acclarando con sempre maggiore insistenza ormai da anni. Punto terzo, corollario certamente non secondario del precedente: le sorti delle quirinalizie in quel momento in atto, pendenti dalla parte di Andreotti (nonostante l\u2019omicidio del suo referente siciliano e cio\u00e8 Salvo Lima), virarono a seguito di Capaci imperiosamente in direzione di Oscar Luigi Scalfaro, in un momento di gravissima tensione politico-nazionale, nell\u2019anno peraltro di \u201cMani Pulite\u201d, \u00e8 bene ricordarlo. Punto quarto, relativo a Paolo Borsellino, a quei suoi terribili 56 giorni in cui si sentiva e vedeva gi\u00e0 morto, dopo che il fraterno amico Giovanni Falcone gli era spirato fra le braccia: perch\u00e9 in via D\u2019Amelio potevano parcheggiare cani e porci dopo Capaci, sapendo tutta Palermo che Borsellino proprio l\u00ec si recava di frequente per andare a trovare l\u2019anziana madre? Punto quinto, forse il pi\u00f9 insostenibile di tutti per lo spettatore, nella trasmissione di Purgatori: un filmato in cui si vede un capitano dei carabinieri con la borsa intatta di Paolo Borsellino forse gi\u00e0 priva della fatidica \u201cagenda rossa\u201d del giudice, subito dopo la tremenda esplosione di quel 19 luglio 1992 (con la mano smembrata dell\u2019agente Emanuela Loi che impugna ancora la pistola rinvenuta al quinto piano di uno dei palazzi aggrediti dalle fiamme). Mi si perdoner\u00e0 a questo punto un ricordo personale, di quella domenica 19 luglio 1992: ero appena sceso piuttosto stanco e accaldato dalla montagna, nei pressi di Celano in Abruzzo, e la notizia di via D\u2019Amelio mi provoc\u00f2 un \u201cno!\u201d disperato e le lacrime \u201ccivili\u201d pi\u00f9 cocenti ch\u2019io abbia mai versato in vita mia, nella piazza alberata al centro della cittadina; giacch\u00e9 avevo avuto bene in mente la contrariet\u00e0 di Borsellino fin da subito a quella Superprocura antimafia di cui la politica lo voleva assolutamente a capo dopo la strage di Capaci; per tacere del tritolo apparecchiato per ucciderlo di cui lui, Borsellino, venne a sapere non per primo. Borsellino che, dopo Capaci, dichiar\u00f2 a chiare lettere ai giornalisti di voler essere inteso dai magistrati per gravi notizie di cui era a conoscenza (e che evidentemente non riguardavano soltanto la sua persona ma che, da uomo di legge integerrimo, mai avrebbe offerto in pasto alla pubblica opinione). Questi in conclusione i passaggi che pi\u00f9 mi hanno toccato, della suddetta trasmissione di Purgatori e che pi\u00f9 mi hanno indotto alla riflessione, circa il 23 maggio prossimo venturo. Un giorno in cui, credo, le coscienze dei giusti dovranno contenere al massimo l\u2019enfasi celebrativa: per rispetto a questi servitori dello Stato che attendono tuttora giustizia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; qui facendo torto, naturalmente, a quanti sono morti per amore e per dovere accanto a loro.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Mariotti<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per cercare di giungere al trentennale della strage di Capaci di luned\u00ec prossimo in modo non meccanico -considerando la sciagurata invasione russa dell\u2019Ucraina che comprensibilmente monopolizza l\u2019attenzione di tutti, a &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9173,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-9171","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9171","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9171"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9171\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9174,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9171\/revisions\/9174"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9173"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9171"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9171"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9171"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}