{"id":9651,"date":"2025-12-02T16:35:45","date_gmt":"2025-12-02T15:35:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=9651"},"modified":"2025-12-02T16:46:06","modified_gmt":"2025-12-02T15:46:06","slug":"trasumanar-e-organizzar-di-p-p-pasolini","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=9651","title":{"rendered":"&#8220;TRASUMANAR E ORGANIZZAR&#8221; DI P.P. PASOLINI"},"content":{"rendered":"<p><strong>A distanza di trentotto anni esatti dalla tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, vorrei qui riflettere sull\u2019ultimo libro di poesia, <em>Trasumanar e organizzar<\/em> (1971) del grande scrittore e regista. Nel 1971, per inciso,\u00a0 veniva pubblicata una importante raccolta di Eugenio Montale, <em>Satura<\/em>; quasi ovvio che l\u2019attenzione della critica fosse catalizzata da quest\u2019ultimo libro, rispetto a quello dell\u2019<em>eretico<\/em> Pasolini (senza per questo voler\u00a0 disconoscere le novit\u00e0 rimarchevoli presenti in <em>Satura<\/em>, a fronte delle precedenti \u201cstagioni\u201d dell\u2019impegno poetico del grande Genovese). Ci\u00f2, comunque, procur\u00f2 non poca amarezza a Pasolini, che molto aveva investito non solo emotivamente ma anche sul piano dello stile in <em>Trasumanar e organizzar<\/em> (si pensi, intanto, al titolo dantesco scelto dal poeta per il suo libro: \u201cTrasumanar significar <em>per verba<\/em>\/ non si poria\u2026\u201d; <em>Paradiso<\/em>, I, 70-71). Ci si potrebbe in qualche modo stupire, a proposito dell\u2019impegno stilistico trasfuso in <em>Trasumanar e organizzar<\/em> dal poeta delle <em>Ceneri<\/em> che, com\u2019\u00e8 noto, all\u2019inizio degli anni Settanta, per sua stessa ammissione, era ormai un intellettuale piuttosto scettico circa la centralit\u00e0 della poesia. Ma, naturalmente, piaccia o non piaccia ai tanti detrattori che tuttora non mancano della poesia pasoliniana, stiamo qui parlando di una esperienza poetica saliente del nostro Novecento, quella di Pasolini, appunto; sorretta da una finissima educazione letteraria che sar\u00e0 bene tenere presente anche per comprendere, una volta per tutte, il consapevole, accentuato intento antipoetico dei versi di <em>Trasumanar e organizzar; <\/em>laddove tale intento viene a conti fatti percepito, dal lettore sensibile e intellettualmente onesto, come un dono di autentica e struggente poesia. Peraltro questo <em>movimento<\/em> dell\u2019impura, contaminata poesia di Pasolini che finisce per risultare cos\u00ec toccante \u00e8 stato debitamente valorizzato da Fernando Bandini nella sua corposa introduzione a PASOLINI, <em>Tutte le poesie<\/em>, i Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore; <em>Tomo primo<\/em>, <em>Il \u201csogno di una cosa\u201d chiamata poesia<\/em>; come del resto da Franco Cordelli, nella prefazione all\u2019edizione garzantiana di <em>Trasumanar e organizzar<\/em>, Gli Elefanti, prima edizione 2002. Ora tanto Bandini quanto Cordelli (senza escludere Enzo Siciliano), insistono giustamente sull\u2019<em>umilt\u00e0<\/em> dell\u2019ultimo Pasolini, in poesia; nel senso che, abbandonati i fasti della terzina dantesca rivitalizzata a suo tempo dal Pascoli e quasi scagliata dal nostro poeta contro il Novecento \u201cermetico\u201d in <em>Le ceneri di Gramsci<\/em> (1957),<em> La religione del mio tempo<\/em> (1961) e <em>Poesia in forma di rosa<\/em> (1964); abbandonati tali fasti, stavamo dicendo, ecco quest\u2019ultimo Pasolini realizzare i suoi affondi antilirici senza pi\u00f9 enfasi, con spirito disilluso, talvolta ironico e parodistico (seppure all\u2019occorrenza profondamente tragico, vedi fra tutte\u00a0 la poesia <em>Patmos<\/em>). Il risultato finale di tale atteggiamento verso la poesia, in chiave stilistica? ebbene, la scomparsa degli <em>enjambements<\/em> non sempre felici delle terzine ora assenti; in favore di un evidente <em>discorrere<\/em> \u201cin forma di prosa\u201d (e non pi\u00f9 di <em>rosa<\/em>, se ci si passa l\u2019espressione) che, in <em>Trasumanar e organizzar, <\/em>finisce per dare luogo a un vero e proprio<em> informale poetico<\/em>, con versi largamente <em>ipermetri<\/em> destinati alla recitazione. Semanticamente parlando poi, in base a quanto sopra accennato, come tacere di un balenio della poesia non cercata ma <em>trovata<\/em> in profondit\u00e0, e da questa stessa profondit\u00e0 pronta a risalire fino al cuore del lettore ostinato (nel leggere e rileggere) e fondamentalmente libero, non condizionato dagli estetici pregiudizi delle \u201canime belle\u201d della poesia? I citati studiosi di Pasolini hanno anche insistito, a proposito di <em>Trasumanar e organizzar<\/em>, sulle non poche poesie intrise di \u201cbont\u00e0\u201d raccolte nel libro; un libro nel quale, in sintesi, <em>non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019interiorit\u00e0 a piegarsi alla forma ma piuttosto il contrario<\/em> (qui rammentando un fertile enunciato di Alessandro Piperno, <em>Premio Strega<\/em> nel 2012; enunciato incluso nell\u2019 articolo apparso sul <em>Corriere della Sera<\/em> del 18.2.2008 in merito alla <em>Certosa di Parma<\/em> di Stendhal). Essendo ovvio dover sottoporre a strenuo esercizio di pensiero critico proprio ci\u00f2 che maggiormente si ama, nell\u2019arte, sar\u00e0 innegabile riconoscere a questo punto che il \u201cgrido\u201d pi\u00f9 memorabile della <em>poesia civile<\/em> di Pasolini \u201cL\u2019intelligenza non avr\u00e0 mai peso, mai,\/ nel giudizio di questa pubblica opinione\u2026\u201d risulta frutto costante d\u2019estrapolazione da un poemetto del 1962, <em>La Guinea<\/em> (incluso nella raccolta <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, del 1964) fatto di terzine sovente estetizzanti, monotone e in stato di materiale poetico per cos\u00ec dire inerte, rispetto all\u2019erompere del suddetto \u201cgrido\u201d, stupendo e vero; e che vale <em>l\u2019autobiografia di una nazione<\/em>, in chiave gobettiana. Da quanto finora osservato si ricava la complessit\u00e0, come pure la presenza di dislivelli stilistici, all\u2019interno del percorso poetico di Pasolini. Ma, sempre per motivi di costante esercizio critico del pensiero, non si dovr\u00e0 neppure esaltare a dismisura la \u201cbont\u00e0\u201d delle ultime poesie di Pasolini; per non assecondare a conti fatti un revisionismo fin troppo riduttivo e retroattivo, inteso a banalizzare quella \u201cpoesia della ideologia\u201d centrale nelle <em>Ceneri <\/em>\u00a0e ben memorabile (nonostante i limiti formali accennati): ch\u00e9, tale revisionismo, va ad integrare, guarda caso, quella vera e propria <em>damnatio memoriae <\/em>\u00a0gravante tuttora sull\u2019<em>eretico<\/em> Pasolini e alla quale, inconsapevolmente o meno, prestano oggi ausilio curatori di tomi e intellettuali pi\u00f9 che raffinati, esiziali, al dunque; tesi all\u2019egolatria prendendo a prestito la poesia e pi\u00f9 in generale l\u2019eredit\u00e0 culturale di Pasolini. Tutto ci\u00f2 premesso intendo presentare, oggi 2 novembre, in funzione non riduttiva ma interrogativa, una breve e famosa poesia tratta per l\u2019appunto da <em>Trasumanar e organizzar<\/em>):<\/strong><\/p>\n<p><strong>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>COMUNICATO ALL\u2019ANSA (UN CANE)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ahi, cane, fermo sul ciglio della via Prenestina<\/strong><\/p>\n<p><strong>che si guarda di qua e di l\u00e0 prima di attraversare la strada.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non ha nulla da ridire: accetta tutto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non ha dignit\u00e0 da difendere, a causa della sua bont\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ecco quindi la mia conclusione:<\/strong><\/p>\n<p><strong>la rassegnazione non ha niente da invidiare all\u2019eroismo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>poesia di Pier Paolo Pasolini, da <em>Trasumanar e organizzar<\/em>, 1971<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Mariotti, 2 novembre 2013<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di trentotto anni esatti dalla tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, vorrei qui riflettere sull\u2019ultimo libro di poesia, Trasumanar e organizzar (1971) del grande scrittore e regista. 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