{"id":9720,"date":"2026-05-30T16:55:06","date_gmt":"2026-05-30T15:55:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=9720"},"modified":"2026-05-30T18:13:57","modified_gmt":"2026-05-30T17:13:57","slug":"su-una-poesia-di-marzia-spinelli","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=9720","title":{"rendered":"SU UNA POESIA DI MARZIA SPINELLI"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>S<\/em>U UNA POESIA DI MARZIA SPINELLI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La poesia sulla quale intendo riflettere in questa nota di lettura risulta inclusa nell\u2019ultima silloge della poetessa \u201cLa stagione \u00e8 ancora questa\u201d, Samuele Editore, 2025, con bella ed esaustiva prefazione di Anna Maria Curci; silloge di cui sono stato relatore nella seconda presentazione di essa assieme alla Curci il 22 febbraio scorso a Roma, presso l\u2019Associazione Culturale Pentatonic. Nell\u2019occasione, quasi sul finire del fitto dialogo con Marzia Spinelli a proposito di diverse poesie di questa sua significativa e per certi versi sperimentale raccolta (elegante peraltro nella veste tipografica), ecco che il mio parlare si \u00e8 focalizzato sul testo poetico che pi\u00f9 mi ha colpito del libro, riportato qui di seguito nella sua interezza<em>:<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>DA DOVE VENIAMO<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>I poeti sulla metro<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>nella bolla romana<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>di periferia, stretti<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>in una piccola conca<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>a parlare di cose normali<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>nel vagone che si svuota<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>piano piano<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>fino a restare noi padroni<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>di un tragitto che non ha fine<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>leggiamo a voce alta<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>le fermate<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>per ricordare da dove veniamo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>la stanchezza sui volti<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>della gente<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>muore l\u00e0 dentro<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>un vento ci accoglie<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>sulla scala mobile<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>infinita<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>infinita distanza<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>delle case delle piazze<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>anche il vento \u00e8 sembrato<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>diverso, come dirlo<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>in un verso che avvicini<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>citt\u00e0 e selciato<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>confesser\u00f2 che, nell\u2019immediato, imbattendomi in questi versi, molto sono rimasto suggestionato da quel \u201cvento\u201d che accoglie i poeti \u201csulla scala mobile\/ infinita\u201d; giacch\u00e9, mi sono detto, da sempre lo spostamento d\u2019aria nei sotterranei del metr\u00f2, risalendo con la scale mobili, suscita in me indecifrabili, sottili emozioni. Ebbene, grazie ai succitati versi, ho potuto chiarirle a me stesso; trattandosi di emozioni in me create da un cavernoso averno senza compensazione: ritrovandomi infatti all\u2019uscita, nel migliore dei casi, con il rimpianto del vortice fresco che ci avvolge sottoterra nel periodo estivo a Roma. E qui ripenso, frugando fra i miei ricordi, una definizione di cosa dovrebbe essere la poesia, dovuta allo scomparso critico letterario Filippo Bettini: \u201dintelligenza concreta della realt\u00e0\u201d. Ecco. Lo sguardo di Marzia Spinelli si \u00e8 innalzato, come spesso accade nelle sue raccolte, dalla quotidianit\u00e0 dei nostri atti per proiettare il lettore in una dimensione pi\u00f9 profonda, di qualit\u00e0 metafisica. Ma non ho ancora detto qual \u00e8, a mio avviso, il verso chiave della poesia in oggetto; eccolo: \u201cper ricordare da dove veniamo\u201d, Trattasi di un verso felicissimo nella sua semplicit\u00e0, antico e moderno nello stesso tempo, in quanto riflettente una compiuta e istintiva allegoria.\u00a0 Ossia quella figura retorica a mezzo della quale chi fa poesia esprime un significato astratto, morale o religioso, diverso da quello letterale. Allegoria, e non un simbolo, essendo la poesia della Spinelli di natura essenzialmente razionale e induttiva; ragion per cui, in essa, come gi\u00e0 detto, dalla quotidianit\u00e0 si risale, come nel caso in questione, alla riflessione morale, alle eterne domande dell\u2019uomo: da dove veniamo?\u00a0 c\u2019\u00e8 da aggiungere che la comunit\u00e0 di poeti evocata da Marzia Spinelli nella poesia, probabilmente si trova sulla linea C in uscita da Roma, in un \u201ctragitto che non ha fine\u201d; altro verso a ben guardare della stessa pasta del precedente, qui del resto -mi \u00e8 venuto in mente adesso -, felice rigenerazione del leopardiano \u201ccamminar lungo che avanzar si sente\u201d, dal Tramonto della luna. All\u2019inizio del presente e succinto mio scritto ho parlato di sperimentazione, in merito a questo libro della Spinelli; nel senso che, per esempio, a dare il titolo a esso \u00e8 un sonetto collocato quasi alla fine; sonetto assertivo, tutt\u2019altro che sospiroso, atto a invitare il lettore a resistere al male di vivere. Anche delle quartine di canonici endecasillabi troviamo nella \u201cStagione \u00e8 ancora questa\u201d; ma, in tutta evidenza, per esplicita ammissione della poetessa, \u00e8 il verso libero quello a lei pi\u00f9 congeniale, e ci\u00f2 non da oggi; verso libero pertanto come autentico respiro poetico di Marzia Spinelli, in quest\u2019ultima sua ultima raccolta particolarmente denso e riflessivo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Mariotti<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SU UNA POESIA DI MARZIA SPINELLI &nbsp; La poesia sulla quale intendo riflettere in questa nota di lettura risulta inclusa nell\u2019ultima silloge della poetessa \u201cLa stagione \u00e8 ancora questa\u201d, Samuele &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9725,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-9720","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9720","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9720"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9720\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9726,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9720\/revisions\/9726"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9725"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9720"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9720"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9720"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}