{"id":4167,"date":"2015-04-09T21:03:57","date_gmt":"2015-04-09T20:03:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=4167"},"modified":"2015-04-11T23:01:57","modified_gmt":"2015-04-11T22:01:57","slug":"4167","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=4167","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Giorgio-Caproni1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4168\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Giorgio-Caproni1.png\" alt=\"Giorgio Caproni\" width=\"199\" height=\"156\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ecco il mio scritto del maggio 2012 (riveduto e ampliato) su Giorgio Caproni, letto questo pomeriggio presso la Biblioteca <em>Pier Paolo Pasolini<\/em> (come comunicato ieri):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA\u00a0 POETICA DI GIORGIO\u00a0 CAPRONI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una poesia di Giorgio Caproni paradigmatica dalla quale converr\u00e0 prendere le mosse nel presente scritto, intitolata <em>Battendo a macchina<\/em>: \u201cMia mano, fatti piuma:\/ fatti vela; e leggera\/ muovendoti sulla tastiera,\/ sii cauta. E bada, prima\/ di fermare la rima,\/ che stai scrivendo d\u2019una\/ che fu viva e fu vera\u2026\u201d; pi\u00f9 che sufficiente davvero, tale poesia, grazie a questa sua prima strofe (inclusa nei <em>Versi livornesi<\/em>, all\u2019interno dalla raccolta <em>IL SEME DEL PIANGERE<\/em>, 1959) per comprendere il difficile e felice equilibrio tra spirito aristocratico e vena popolare raggiunto in modo esemplare da Caproni con la suddetta raccolta; per diversi studiosi il frutto pi\u00f9 fine della sua storia poetica (e baster\u00e0 citare al riguardo nomi come quelli di Biancamaria Frabotta e Pier Vincenzo Mengaldo; quest\u2019ultimo prefatore del <em>Meridiano<\/em> Mondadori dedicato al poeta).\u00a0 Difficile se non impossibile, naturalmente, negare la grazia affilata della poesia di Giorgio Caproni fino all\u2019acme del <em>SEME DEL PIANGERE<\/em>, dagli esordi genovesi influenzati dalle correnti ermetiche e, in particolare, dalla presenza tutelare e costante di Camillo Sbarbaro. Del resto non andranno dimenticati, del nostro poeta (nato a Livorno nel 1912), i notevoli sonetti \u201cmonoblocco\u201d inclusi nel <em>PASSAGGIO D\u2019ENEA<\/em> (raccolta del 1956) fra i quali spicca per chi scrive <em>Alba<\/em> (1945), con endecasillabi tronchi in uscita non vocalica rafforzati da interiezioni sapienti ( a frantumare la musica consolidata di una forma dorata e \u201cchiusa\u201d della nostra grande tradizione letteraria). In ogni caso anche il peso del <em>PASSAGGIO D\u2019ENEA<\/em> risulta evidente, nello sviluppo del lavoro poetico del grande Livornese, alludendo alle famose e bellissime <em>Stanze della funicolare<\/em> leggibili in tale raccolta. Sar\u00e0 bene a questo punto rammentare &#8211; volendo giungere al cuore di quanto mi preme sottolineare pi\u00f9 avanti su Caproni- la finissima attivit\u00e0 di traduttore del poeta, ripensando soprattutto ai suoi Proust, C\u00e9line, per tacer d\u2019altri; giacch\u00e9 tale attivit\u00e0 ha dischiuso ovviamente al grande \u00a0Livornese, per sua stessa ammissione, lungo il corso degli anni, \u201czone\u201d dell\u2019affettivit\u00e0 e della cognizione altrimenti insondate. Ma eccoci al punto: i lettori che amano il nostro poeta, e sono in molti, sanno di una innegabile, rilevante cesura fra un \u201cprimo\u201d Caproni e un \u201csecondo\u201d Caproni, per cos\u00ec dire; cesura sulla quale sar\u00e0 necessario insistere qui proprio per tentare di comprendere le ragioni di una voce poetica pi\u00f9 che mai viva e incisiva nei tempi attuali. Cos\u00ec dicendo, ecco che non possiamo non individuare nel <em>CONGEDO DEL VIAGGIATORE CERIMONIOSO &amp; ALTRE PROSOPOPEE<\/em> (1965), la suddetta cesura fra quanto precedentemente pubblicato da Caproni e la grande <em>Trilogia<\/em> compresa fra gli anni Settanta e Ottanta (<em>IL MURO DELLA TERRA<\/em>, 1975; <em>IL FRANCO CACCIATORE<\/em>, 1982; e <em>IL CONTE DI KEVENH\u0168LLER<\/em>, 1986). Baster\u00e0, in merito, rileggere la <em>chiusa <\/em>della poesia che d\u00e0 il titolo alla citata raccolta del 1965 (dedicata all\u2019attore Achille Millo): \u201cOra che pi\u00f9 forte sento\/ stridere il freno, vi lascio\/ davvero, amici. Addio.\/ Di questo, sono certo: io\/ son giunto alla disperazione\/ calma, senza sgomento.\/ Scendo. Buon proseguimento\u201d. Non posso negare, per quanto mi riguarda, di nutrire un sentimento quasi di devozione per tali versi: essi, infatti, nella loro disarmante semplicit\u00e0, si fanno profondissima metafora della condizione umana; talch\u00e9, a questo punto, la voce di Caproni conquista maggiore libert\u00e0 tematica e formale rispetto alle precedenti e pur splendide prove (il pensiero torna, soprattutto, ai citati <em>Versi livornesi <\/em>\u00a0del <em>SEME DEL PIANGERE<\/em> e dedicati ad Anna Picchi, ricamatrice e suonatrice di chitarra, madre del poeta; poeta-violinista, questi, peraltro, diplomato in composizione giovanissimo a Genova). Sia come sia, con il <em>CONGEDO <\/em>del\u00a0 1965 (l\u2019anno di un traumatico intervento operatorio per il poeta, che da allora fino alla morte vivr\u00e0 da \u201cresecato gastrico\u201d, per sua stessa definizione); sia come sia, stavamo dicendo, col <em>CONGEDO<\/em>, comincia il \u201cviaggi<em>o<\/em> metafisico\u201d di Giorgio Caproni, in tutta evidenza. Il grandissimo cantore di Genova, sua citt\u00e0 d\u2019adozione, e della madre- fidanzata del poeta (che intuizione, quella di cantare la giovinezza materna!); cantore nel contempo antico e sottilmente sabotatore come gi\u00e0 detto, della nostra grande tradizione metrico-stilistica; questo cantore, insomma, col <em>CONGEDO<\/em>, scopre le sue carte decisive di \u201ccerimonioso dicitore del nulla\u201d, secondo quanto osservato da Italo Calvino (e non a caso il grande Livornese \u00e8 stato accostato a Samuel Beckett). Il nostro poeta, austero e riservato, maestro elementare per tutta la vita, parler\u00e0 in effetti con la sua voce pi\u00f9 alta nel 1975, dando alle stampe <em>IL MURO DELLA TERRA<\/em>, accolto con grande favore di critica e di pubblico. Con il <em>MURO<\/em>, infatti, tutto \u00e8 mirabilmente al suo posto; nel senso che nel libro la densit\u00e0 metafisica di una evidente \u201contologia negativa\u201d (sempre per citare Calvino), \u00e8 una cosa sola con una forma \u201cfrantumata e ellittica\u201d (com\u2019\u00e8 stato osservato da pi\u00f9 parti); la cui qualit\u00e0 pi\u00f9 corrosiva, forse, consiste nella <em>chiusa<\/em> delle poesie: senza punti di domanda che possano favorire un rassicurante dialogo con il lettore. Detta qualit\u00e0 di Caproni, \u00e8 stata individuata felicemente da Carlo Bo; senza stupirsene pi\u00f9 di tanto da parte nostra; ch\u00e9, in tutta evidenza, Carlo Bo ha avvicinato i grandi poeti del Novecento italiano pi\u00f9 intensamente di altri; nel \u00a0senso umano del termine, prima ancora che dal punto di vista strettamente critico. Ma torniamo a Giorgio Caproni. Dopo<em> IL FRANCO CACCIATORE <\/em>del 1982 -laddove si pu\u00f2 percepire un certo \u201cmanierismo\u201d rispetto al libro precedente, come osserva a parer mio giustamente Pier Vincenzo Mengaldo in antitesi, nella fattispecie, agli eccessivi entusiasmi di Pietro Citati- eccoci al cospetto dell\u2019ultimo grande libro di Caproni: <em>IL CONTE DI KEVENH\u0168LLER<\/em>, del 1986. Con tale raccolta la poesia di Caproni raggiunge una stoica, rarefatta scansione; con alte e attualissime punte di <em>agnizione <\/em>nell\u2019indicarci l\u2019inquietante ambivalenza fra l\u2019<em>Essere<\/em> e il <em>Nulla<\/em>: quasi il poeta si fosse dotato di un misterioso periscopio grazie al quale scrutare la scaturigine tutt\u2019altro che rassicurante di tutti gli <em>ossimori<\/em>, di tutte le ambiguit\u00e0 (senza dare cio\u00e8 l\u2019impressione di una pratica letteraria e forzata dei <em>contrari<\/em>, ossia a posteriori). Cos\u00ec, nel <em>CONTE DI KEVENH\u0168LLER<\/em>, il cacciatore <em>\u00e8<\/em> la sua preda; la <em>Bestia<\/em>, per la cui uccisione il Conte ha promesso bei soldoni alla popolazione, \u00e8 sfuggevole e parte di noi; e si potrebbe continuare a lungo. Il poeta mor\u00ec il 22 gennaio 1990; sul comodino (\u00e8 stato riferito) la pagina della <em>COMMEDIA<\/em> laddove spiccano i famosi versi: \u201cL\u2019alba vinceva l\u2019ora mattutina\/ che fuggia innanzi, s\u00ec che di lontano\/ conobbi il tremolar de la marina\u201d; <em>Purg<\/em>. I, 115-7: il giorno successivo, 23 gennaio, il suo funerale, senza la presenza delle autorit\u00e0 (nel quartiere romano di Monteverde, dove abitava); in perfetto stile con la riservatezza e il distacco del grande Livornese, si potrebbe chiosare con amara asciuttezza (non mancarono per\u00f2 Walter Binni, Biancamaria Frabotta e Valerio Magrelli). D\u2019altronde la poesia di Giorgio Caproni costituisce un patrimonio ricchissimo e attuale della mente e del cuore di numerosi lettori; e di chi scrive in modo particolare -mi sia concesso di dire- avendo io abitato dal 1969 al 1980 a trecento metri dal grande Livornese, nella piazza dove sbocca la salita di via Pio Fo\u00e0 (via lungo la quale, dal 2012- in occasione del centenario della nascita di Caproni- \u00e8 visibile al numero 28 una targa che lo ricorda, assieme ai versi di <em>Dopo la notizia<\/em>, dal <em>MURO DELLA TERRA<\/em>). Mi piace concludere questo scritto citando di Caproni i versi in morte di Pasolini, suo grande amico (intitolati <em>Dopo aver rifiutato un pubblico commento sulla morte di Pier Paolo Pasolini<\/em> , ora inclusi nella raccolta postuma <em>RES AMISSA<\/em>, 1991, curata da Giorgio Agamben):\u00a0\u201cCaro Pier Paolo.\/ Il bene che ci volevamo\/ -lo sai- era puro.\/ E puro \u00e8 il mio dolore.\/ Non voglio pubblicizzarlo.\/ Non voglio, per farmi bello,\/ fregiarmi della tua morte\/ come d\u2019un fiore all\u2019occhiello.\u201d Cos\u00ec era Giorgio Caproni, maestro elementare fino al 1973: un uomo riservato e fiero che insegnava ai suoi alunni invogliandoli a scrivere versi; non negandosi neppure a scuola la gioia del trenino elettrico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andrea Mariotti, aprile 2015<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.S.\u00a0lo scritto\u00a0in oggetto apparir\u00e0 sul n.61 del <em>quaderno quadrimestrale di poesia\u00a0cultura letteraria e arte I FIORI DEL MALE<\/em>, di prossima pubblicazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco il mio scritto del maggio 2012 (riveduto e ampliato) su Giorgio Caproni, letto questo pomeriggio presso la Biblioteca Pier Paolo Pasolini (come comunicato ieri): &nbsp; LA\u00a0 POETICA DI GIORGIO\u00a0 &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4167","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4167","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4167"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4167\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4179,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4167\/revisions\/4179"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4167"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4167"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4167"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}