{"id":4219,"date":"2015-04-30T23:40:01","date_gmt":"2015-04-30T22:40:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=4219"},"modified":"2015-04-30T23:54:27","modified_gmt":"2015-04-30T22:54:27","slug":"4219","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=4219","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/20150425_165308.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4214\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/20150425_165308-300x225.jpg\" alt=\"20150425_165308\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/20150425_165308-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/20150425_165308-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/20150425_165308.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Eccomi a presentare quest&#8217;oggi\u00a0con viva gratitudine una testimonianza preziosa,\u00a0sul filo della memoria pi\u00f9 intima. Marta Dal Zuffo aveva allora otto anni<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il volo della stella rossa<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Impossibile cancellare certi eventi della vita. Per nostra inclinazione, amiamo ricordare esperienze, successi che ci hanno resi felici, oppure viaggi emozionanti, date importanti che hanno impresso una certa svolta alla nostra esistenza, come un matrimonio, l\u2019arrivo di un figlio.<\/p>\n<p>Mentre guardo dritto nell\u2019occhio del sole al tramonto sopra la campagna romana, mi accorgo ancora quanto disperato sia il mio tentativo di oscurare un certo periodo della storia scritto sulle pagine della mia vita; magari spero anche di sentire il mio cuore pulsare col ritmo regolare, placato ormai dalla quella ragione che spiega, che fa comprendere, che fa diventare saggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Avevo otto anni compiuti, il privilegio di essere cittadina italiana che consisteva in un cognome strano ed inusuale di due parole, incomprensibile per gli ungheresi, motivo di orgoglio per me, ed un malessere, perch\u00e9 non capivo nulla di ci\u00f2 che diceva mio padre quando mi parlava.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1956, un anno strambo\u2026 in primavera doversi congedare dalla mia amica permanente, dalle compagne di classe, da altri amichetti, figli di amici stretti della mia famiglia. Finalmente avrei fatto un lungo viaggio senza ritorno. Dal treno un ultimo sguardo sul muro, dietro il quale c\u2019erano gli animali in gabbia dello Zoo. A Budapest mia madre trov\u00f2 del tempo per comprarmi un bel vestito rosso. A Vienna, alla stazione dell\u2019Ovest, la Croce Rossa ci fece accomodare nella sua sala tra un treno e l\u2019altro. Quando mia madre si esauriva a causa delle mie preghiere struggenti, mi permetteva di avvicinarmi alla scala mobile e di guardarla. Solo guardarla. A Tarvisio per qualche ragione passammo delle ore in una piccola stanza. A Padova mi innamorai del trenino regionale e del cappello del controllore. La macchina si arrest\u00f2 davanti alla palazzina dei nostri parenti, e da una finestra ci invest\u00ec uno stupefatto \u201cGes\u00f9 Maria!\u201d.<\/p>\n<p>Prima della chiusura estiva della scuola, eravamo gi\u00e0 di ritorno a Budapest. Riecco Maria, le compagne di scuola; la sera potevo ormai rispondere a mia padre nella sua lingua, quando si rivolgeva a me.<\/p>\n<p>L\u2019estate pass\u00f2 veloce. Le visite di amici e vicini si moltiplicavano. Venivano di sera, nel buio, suonavano il campanello dopo cena. Si sedevano intorno alla radio e ascoltavano assorti.<\/p>\n<p>Discorsi che parlavano di libert\u00e0, di occupazione, di democrazia, di benessere garantito all\u2019estero.<\/p>\n<p>Tanto\u00a0 presi erano gli adulti da non accorgersi nemmeno se ero presente nel salone, o se pendevo dal ramo di una delle due acacie davanti alla casa. Quei due tronchi conoscevano i corpi di tutti i bambini, le forze dei muscoli delle loro gambe, le loro mani sporche, e le loro risate felici. Cosa importava a noi dell\u2019Europa Libera? Se fossero venuti salvarci gli americani, o se fossero arrivati a farlo i russi? Mica venivano a impedirci di fare e portare in testa coroncine di margherite, o a fare a gara a chi riusciva a mangiare i fiori d\u2019acacia, o nelle sere d\u2019estate giocare a nascondiglio!<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 poi un altro primo di settembre, il tanto atteso primo giorno della scuola dopo la febbrile compera dei libri e dei quaderni, rivestiti di carta blu per la protezione, etichettati secondo la materia. Ci volevano anche delle matite nuove nere e quelle colorate per affrontare le terza. Magari un\u2019altra cartella, tasche permettendo. Chiss\u00e0 chi sarebbe stato il futuro insegnante?\u00a0 E come sarebbe stato? Severo? Tollerante? Gentile? Punitivo? Anche i bambini di 8 anni hanno i loro problemi, non solo gli adulti. Perch\u00e9 non posso giocare con la mia amichetta?\u00a0 perch\u00e9 devo ascoltare gli adulti che parlano di cose strane, tipo: valutazione di soldi, mancanza di cibo, i paesi intorno che hanno\u00a0 cessato di fornire carbone ed io che non potr\u00f2 pi\u00f9 andare a scuola per mancanza di riscaldamento? Perch\u00e9 mi dovrebbe stupire quella signora che aveva investito tutti i suoi averi comprando tutte le scope dei grandi magazzini in quanto non vi era pi\u00f9 rimasto niente? O l\u2019altra che aveva ritirato tutti i soldi dalla banca per nasconderli nel materasso? O il contadino, che aumentava il prezzo dei suoi prodotti tutti i giorni? O mia madre, che tornava dal negozio sempre pi\u00f9 preoccupata, perch\u00e9 sugli scaffali si contava su una mano la roba rimasta? Io, forse, non avrei potuto andare a scuola per tutte queste preoccupazioni, non avrei visto le mie compagne di scuola per tanto tempo; e, peggio, non avrei pi\u00f9 potuto giocare per una certa rivoluzione che doveva arrivare.<\/p>\n<p>Una sera di un ottobre ormai fresco, finita la nostra cena frugale mio padre prese il suo cappotto e disse che usciva a fare la solita passeggiata. \u201cPosso venire anche io?\u201d, domandai elettrica. Rispose subito mia madre: \u201cCerto, se ti metti anche la sciarpa!\u201d.<\/p>\n<p>Infilare la mia mano nella mano destra di mio padre e camminargli accanto, era parte della mia gioia pi\u00f9 grande. Non abitavamo lontano dal centro. Per arrivarci, si doveva attraversare la piazza, dove di giorno si teneva il mercato, e dove c\u2019era il negozio di alimentari. Poi s\u2019imboccava la strada animata dal negozio del parrucchiere, di quello che aggiustava le biciclette (sul muro era esposto il programma del Teatro Nazionale con tutti i\u00a0 nomi degli attori ed attrici). Da l\u00ec, si aveva la vista della Chiesa Riformata, e dietro, dall\u2019altra parte della strada i bagni pubblici, lasciati in eredit\u00e0 dai turchi, altro luogo di divertimento. Mentre mia madre si rilassava seduta nella piscina rotonda dell\u2019acqua calda, passata una certa porta, si poteva entrare nella piscina di quella fredda. Era troppo grande per me, che non sapevo nuotare. Ma metterci met\u00e0 del piede in quell\u2019acqua fredda, per me era la libert\u00e0, era la certezza che un giorno vi avrei nuotato anch\u2019io\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Avvicinando il crocevia\u00a0 di due vialoni, si percepiva uno strano silenzio, malgrado la presenza di centinaia di persone. Ferme, in silenzio, guardavano in alto senza muovere la testa, senza parlare gli uni con gli altri. L\u2019edificio della Direzione delle Ferrovie Ungheresi era illuminato. In cima c\u2019era una grande stella rossa. Intorno si notavano della piccole teste, delle braccia in movimento.<\/p>\n<p>\u201dLa stanno smontando\u201d ci disse uno accanto a noi. \u201cFra poco finiscono il lavoro\u201d, aggiunse lo sconosciuto.<\/p>\n<p>Mio padre alz\u00f2 la testa e cosi feci anch\u2019io. Contemplavo la grande stella, una delle tante che si vedevano in giro per la citt\u00e0 sugli edifici delle istituzioni statali. Era proprio grande, molto pi\u00f9 alta degli uomini che la stavano circondando.<\/p>\n<p>Improvvisamente, ci fu un fuggi fuggi, e dunque uno spazio largo davanti all\u2019edificio. E la stella apparve in tutta la sua grandezza, poggiata sul vuoto. E volava. Si frantum\u00f2 in migliaia di pezzi, e questo rumore scaten\u00f2 l\u2019applauso di tutti gli presenti, e gridi di singoli e di gruppi: \u201cViva la patria! Viva la patria!\u201d. Si form\u00f2 una fila per venti che si mise in marcia. \u201cRussi a casa!\u201d, \u201cRussi a casa!\u201d; l\u2019urlo all\u2019unisono riemp\u00ec il vialone. Anche noi due ci mettemmo in marcia, ma senza pronunciare una parola. E la mia mente lavorava veloce: \u201cPerch\u00e9 urlano Russi a casa? Siamo parte della Russia? Non li ho sentiti arrivare, e allora perch\u00e9 dicono che i russi devono andare a casa? Forse non sono pi\u00f9 italiana, ma russa\u201d. Camminai con questo dubbio atroce al fianco di mio padre. Quasi quasi, speravo avesse voglia di finire la passeggiata. Volevo tornare da mia madre. Magari stava piangendo, perch\u00e9 diventata russa\u2026 e tutto ci\u00f2 in quanto la stella rossa aveva fatto un volo.<\/p>\n<p><strong>Marta Dal Zuffo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.S.<\/p>\n<p>Nata in Ungheria da genitori italo-ungheresi, Marta Dal Zuffo ha studiato nella Scuola di Musica, poi nel Liceo <em>Endre S\u00e1gv\u00e1ri<\/em> di Szeged. Ha condotto gli studi universitari presso \u00a0<em>La Sapienza<\/em> di Roma, laureandosi in Lingue e Letterature Straniere e Moderne con Angelo Maria Ripellino. E\u2019 diplomata presso la Scuola di Traduttori ed Interpreti di\u00a0 Via Mercadante.<\/p>\n<p>Ha lavorato come interprete e traduttrice all&#8217;Accademia d&#8217;Ungheria, a Roma. E\u2019 stata traduttrice di testi tecnici e di filosofia e da molti anni traduce invece la letteratura ungherese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pubblicazioni:<\/p>\n<p><em>Spiragli<\/em>, poesie, Firenze libri 1984<\/p>\n<p><em>La bottega della notte<\/em>, poesie, Edizioni Tracce, 1994<\/p>\n<p><em>Libert\u00e0 e Amore<\/em>, Antologia di poeti ungheresi, Editore Lithos, 1997<\/p>\n<p><em>I fioretti della prosa ungherese<\/em>, Antologia di scrittori ungheresi, Editore la Sapienza, 2013<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eccomi a presentare quest&#8217;oggi\u00a0con viva gratitudine una testimonianza preziosa,\u00a0sul filo della memoria pi\u00f9 intima. 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