{"id":5104,"date":"2016-03-09T22:52:24","date_gmt":"2016-03-09T21:52:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=5104"},"modified":"2016-03-09T22:52:24","modified_gmt":"2016-03-09T21:52:24","slug":"5104","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=5104","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?attachment_id=5102\" rel=\"attachment wp-att-5102\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5102\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Felici.gif\" alt=\"Felici\" width=\"240\" height=\"289\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Con grande piacere\u00a0propongo una esaustiva recensione scritta dal prof. Bruno Nacci\u00a0in merito al recente saggio del prof. Lucio Felici (saggio di cui il presente blog ha dato sinteticamente notizia in data 16\/12\/2015). La recensione in oggetto \u00e8 apparsa sul recente\u00a0numero 20 di<\/em> OBLIO, &#8220;Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca&#8221;, <em>trimestrale elettronico diretto da Nicola Merola per l&#8217;editore Vecchiarelli di Manziana (Roma<\/em>):<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Lucio Felici<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>L<\/em>\u2019<em>italianit<\/em>\u00e0 <em>di Leopardi e altre pagine leopardiane<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Presentazione di Luigi Blasucci<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca,\u00a02015<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ISBN: 978-88-6550-481-9<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Terzo volume di saggi leopardiani, questo di Lucio Felici racchiude, pur nella variegata gamma di interessi dell\u2019autore, una precisa indicazione di metodo, a cui non sar\u00e0 ozioso accennare, e che lo stesso Blasucci, nella rigorosa quanto affettuosa introduzione, adombra riferendosi alla sua posizione di \u00abstudioso non accademico\u00bb (p. 8), rintracciando nella sua carriera intellettuale \u00abda un lato un corredo culturale moderno, di respiro europeo, dall\u2019altro un\u2019eleganza di scrittura senza ostentazioni\u00bb (p. 8). Al contrario, pensando al quadro storico di riferimento a cui una simile definizione potrebbe far pensare (la stagione della cosiddetta prosa d\u2019arte o dei capitoli, per riprendere il titolo di un libro di Enrico Falqui), Blasucci invita ad accostare ognuna delle indagini di Felici superando l\u2019impressione superficiale di una ricerca frammentaria, per coglierne il suo<\/p>\n<p>\u00abmicrocosmo: gli oggetti di volta in volta presi in esame, per quanto minimi, vengono discretamente ma lucidamente inquadrati in un tutto\u00bb (p. 9). E la parola \u2018tutto\u2019 segnala appunto l\u2019esistenza del metodo di cui dicevamo, che si potrebbe anche ricondurre al senso primitivo del termine \u2018dialettica\u2019, perseguito da Felici con coerenza nelle sue decennali ricerche, e che affiora nella lunga intervista a Roberto Lauro riportata alla fine del volume. Rievocando i lunghi anni trascorsi alla Garzanti, nell\u2019intervista Felici sottolinea il clima non proprio favorevole a Leopardi, l\u2019inclinazione tutta gaddiana verso l\u2019altro grande dell\u2019Ottocento, Manzoni, e ricorda come \u00aba Milano e nell\u2019ambiente editoriale in cui lavoravo, Leopardi restava in ombra. A lui non si addicono connotazione di geografia letteraria, perch\u00e9 il suo spazio \u00e8 l\u2019infinito: Recanati c\u2019\u00e8 ma come luogo di una storia solitaria e sofferta dell\u2019anima; e gli va stretto l\u2019illuminismo progressista, fondamentalmente ottimistico, dei riformatori lombardi, al pari del liberalismo moderato dei fiorentini del Vieusseux\u00bb (pp. 149-150). Costante riferimento dunque alla connessione tra il particolare e il quadro generale, il dato storico e il senso complessivo, e il punto \u00e8 ulteriormente chiarito in relazione a una propensione, quella filologica, di una certa filologia di scuola lombarda, a cui non a caso Felici riserva, tra gli altri, questo passo significativo: \u00abLa filologia d\u00e0 buoni frutti quando si brucia nella comprensione totale del mondo dell\u2019autore, nell\u2019immedesimazione simpatetica con esso\u00bb (p. 150).<\/p>\n<p>La prima parte del libro \u00e8 dedicata all\u2019italianit\u00e0 di Leopardi, rivendicandone lo spirito patriottico che, pur teorizzando la vanit\u00e0 delle illusioni a cui l\u2019amor patrio certamente appartiene, al tempo stesso ne coglie quell\u2019intima vitalit\u00e0 che \u00e8 poi una delle radici pi\u00f9 profonde della poetica e del pensiero leopardiano, come rilevava De Sanctis. Felici, analizzando il sentimento patriottico, scandaglia per\u00f2 anche l\u2019eccentrica distanza di Giacomo dalle diverse vulgate politiche del tempo:<\/p>\n<p>\u00abche certo non poteva andare d\u2019accordo con nessuna delle ideologie e correnti risorgimentali: non con il liberalismo toscano gravitante intorno al Vieusseux, perch\u00e9 troppo fiducioso in un progresso scientifico, tecnico, economico [&#8230;] tantomeno con lo spiritualismo cattolico dei liberali napoletani\u00bb (p. 29).<\/p>\n<p>Anche quando l\u2019autore scende sul terreno puramente filologico-documentario, come nella contestazione di un falso leopardiano (<em>L<\/em>\u2019<em>Italia agl\u2019Italiani<\/em>), la verve biografico-narrativa (di cui non molti anni fa dette un mirabile saggio nella lunga introduzione all\u2019opera di Trilussa raccolta in un Meridiano Mondadori) non lo abbandona mai, e da una facile dimostrazione di insipienza da parte di storici improvvisati, riesce a trovare spunto per il fugace ritratto di una cantante<\/p>\n<p>ottocentesca, Maria Malibran, che ai versi impropriamente attribuiti a Leopardi aveva dato occasione, inseguendo la scomparsa del suo busto commemorativo dal Ridotto della Scala\u2026 Il saggio centrale della raccolta \u00e8 quello che Felici dedica alla presenza sotterranea del mito di<\/p>\n<p>Amore e Psiche nell\u2019opera di Leopardi, dai progetti giovanili alla lettura di Madame de Lambert e del Firenzuola, per approdare ai versi di <em>Amore e Morte<\/em>, il cui modello plastico sono le sculture di Pietro Tenerani (<em>Psiche abbandonata <\/em>e <em>Psiche svenuta<\/em>). In particolare l\u2019analisi verte sull\u2019accostamento (o pi\u00f9 che accostamento analogia) tra il mito biblico e quello laico della favola antica, che Leopardi interpreta come conferma dell\u2019inconciliabilit\u00e0 tra ragione e natura, sapere e felicit\u00e0. Anche in questo caso, l\u2019indagine testuale si coniuga con l\u2019acrib\u00eca del ricercatore (quale delle copie della <em>Psiche svenuta <\/em>di Tenerani il poeta conobbe?) ed entrambe convergono nella narrazione che fa luce non solo su un passo o una ricorrenza leopardiana, ma da queste riverbera sull\u2019intera opera del recanatese.<\/p>\n<p>La ricerca su <em>Parole e immagini poetiche nello <\/em>Zibaldone, suggeritagli, come ricorda l\u2019autore, da Mar\u00eda de las Nieves Mu\u00f1iz Mu\u00f1iz, prende spunto dall\u2019<em>Indice del mio Zibaldone<\/em>, in cui si parla di<\/p>\n<p>\u00abVoci e frasi piacevoli e poetiche assolutamente, per l\u2019infinito o indefinito del loro significato\u00bb (p. 69). L\u2019analisi di Felici spazia dall\u2019accertamento delle riflessioni leopardiane in merito contenute nello <em>Zibaldone<\/em>, all\u2019analisi dei testi poetici con puntuali e rivelatrici considerazioni, come nel caso dello sfavore con cui il poeta considera una coppia di aggettivi: \u00abPenso che, se <em>irremeabile <\/em>\u00e8 stato rifiutato per la sua artificiosit\u00e0, <em>irrevocabile <\/em>non abbia avuto seguito per ragioni opposte, perch\u00e9 divenuto troppo usuale e, di conseguenza, prosaico\u00bb (p. 80). Ma anche il breve campionario, frutto di uno spoglio accurato, porta in fine alla considerazione pi\u00f9 generale del romanticismo leopardiano (un \u00abromanticismo personale\u00bb) che anche nelle scelte lessicali mostra ascendenze classiche ed \u00e8<\/p>\n<p>\u00absempre accompagnato dalla conoscenza e dall\u2019ansia della conoscenza\u00bb (p. 84).<\/p>\n<p>Appropriato, e in tema con il titolo dell\u2019opera, il bel saggio <em>Paesaggi visti in carrozza<\/em>, dedicato a Leopardi viaggiatore, ci porta con gustose scorribande letterarie, storiche e documentarie, nel laboratorio di immagini e sentimenti del poeta, per altro parco di annotazioni che riguardano i suoi spostamenti per l\u2019Italia. Dalla descrizione dei diversi tipi di carrozze e di viaggio, alla presenza in carrozza con Leopardi del giovane Gioberti, al vivido ricordo di Spoleto e Trevi che fanno capolino nelle pagine di Giacomo e che suggeriscono a Felici una acuta considerazione: \u00abnel passaggio dalla lirica idillica alla \u201cnuova poetica\u201d energica e vitale, iniziata proprio da <em>Il pensiero dominante<\/em>, le dolci linee della natura marchigiana [\u2026] vengono sostituite, sia pure per un attimo, da quelle di uno \u201cscorcio umbro\u201d che egli ha sperimentato nei suoi contrasti chiaroscurali, tra asprezze di rocce e pianure verdi che \u201clontan\u201d sorridono\u00bb (p. 93). Ma \u00e8 soprattutto la visione di Trevi, presente nei <em>Paralipomeni <\/em>e descritta con lessico dantesco, che Felici sottolinea per la sua singolarit\u00e0: \u00abPer la resa minuziosa dei particolari, quasi una miniatura, \u00e8 questa un\u2019evocazione di citt\u00e0 forse unica nella poesia leopardiana\u00bb (p. 96). Non \u00e8 solo il \u00abfascino del fiabesco\u00bb della cittadina umbra ad attirare lo studioso, che proprio da un\u2019espressione presente nei versi dedicati a Trevi, e ricorrente nella poesia di Leopardi (\u00abintorno intorno\u00bb), prende spunto per una divagazione linguistica che si conclude nella messa a fuoco del lessico indirizzato a quel sentimento dell\u2019infinito che gioca un ruolo cos\u00ec importante nella sua poetica, definendo anche la presenza discreta dell\u2019immaginario fiammingo, D\u00fcrer, ben presente a Leopardi.<\/p>\n<p>Come nel caso dei saggi dedicati all\u2019opera e alla biografia leopardiana, cos\u00ec in quelli che rievocano figure di studiosi di Leopardi, Natalino Sapegno e Sofia Ravasi, che chiudono il volume prima dell\u2019intervista gi\u00e0 citata, Felici non si accontenta di una esposizione \u201cstorica\u201d del loro pensiero o, per quanto riguarda la Ravasi, di un loro libro, ma tende a dialogare con loro, interrogandoli, interrogandosi, interrogando i testi leopardiani. La lunga fedelt\u00e0 di Sapegno a Leopardi, non indenne da scarti e ripensamenti, avviata a partire dai corsi universitari del 1937, fin dall\u2019inizio lo aveva portato a cogliere la sua centralit\u00e0 intesa \u00absia come espressione di assoluta e perfetta liricit\u00e0, dopo Petrarca e il petrarchismo [\u2026] sia come anomalo esponente di una linea romantica italiana cos\u00ec divergente da Manzoni e, quindi, dal realismo che nel corso dell\u2019Ottocento sarebbe sfociato nella grande narrativa di Verga\u00bb (p. 110). Felici rileva in Sapegno, come in buona parte degli<\/p>\n<p>studiosi della sua generazione, una sottovalutazione del pensiero leopardiano, che alla luce della sistematicit\u00e0 idealista (e in Italia soprattutto crociana), ritiene gli interrogativi che attraversano la sua opera dei semplici \u00abmoti passionali\u00bb, non accorgendosi che \u00abdi quelle domande, rimosse dai sistemi idealistici, hegeliani e posthegeliani, in realt\u00e0 si nutre il pensiero contemporaneo, in particolare l\u2019esistenzialismo\u00bb (p. 112).<\/p>\n<p>L\u2019ultimo saggio della raccolta rievoca e discute il libro <em>Leopardi et Mme de Sta<\/em>\u00eb<em>l <\/em>(1910, ristampato in edizione anastatica nel 1999, a cura dello stesso Felici) di Sofia Ravasi (la madre dell\u2019editore Livio Garzanti), opera unica di una studiosa promettente che apr\u00ec la via agli studi dei rapporti tra l\u2019esponente del romanticismo europeo e il giovane studioso recanatese. La riproposta del lavoro della Ravasi, che \u00e8 la rielaborazione della sua tesi di laurea (fu proprio Felici a scoprirlo nell\u2019edizione del 1999), cos\u00ec puntiglioso e di ampio respiro da dimostrare \u00abuna non comune padronanza tanto della letteratura francese quanto di quella italiana, oltre che del pensiero filosofico europeo tra Sette e Ottocento\u00bb (p. 124), in alcuni casi anticipa i tempi della critica: \u00abMa le pagine pi\u00f9 valide, precorritrici di future analisi, sono quelle che la Ravasi dedica all\u2019<em>Ultimo canto di Saffo<\/em>\u00bb. Oltre a ci\u00f2, ci sono le puntuali osservazioni che riguardano Leopardi lettore di <em>Corinne<\/em>, a cui il poeta si accosta riconoscendovi il proprio particolare sentimento: \u00abSecondo la Ravasi, dalla lettura di pagine come questa Leopardi, a partire dal 1819, prese coscienza dell\u2019origine tutta interiore dell\u2019infelicit\u00e0 delle anime grandi\u00bb (p. 130). Ma al di l\u00e0 del tentativo, originale per quegli anni, di trovare una convergenza tra pensiero e poesia, per quanto riguarda la seconda parte dell\u2019opera: \u00abIl meglio sta nella ricchissima messe di riscontri testuali \u201ccerti\u201d, con acquisizioni nuove\u00bb (p. 141).<\/p>\n<p>Per concludere riportiamo il giudizio complessivo sul libro \u00abE non minore merito mi sembra quello di avere impresso al suo saggio \u2013 in tempi di erudizione piuttosto grigia e pedantesca \u2013 un ritmo svelto e stringente, che riassorbe in movenze a tratti narrative, comunque di piacevole lettura, il rigore impeccabile della documentazione, l\u2019analisi puntuale dei testi a confronto, i rimandi criticamente vagliati agli studiosi che allora contavano\u00bb (p. 121). Il giudizio, che riguarda Ravasi, non potrebbe essere riferito, e con maggiore pertinenza, al lavoro di Felici stesso, in cui la seriet\u00e0 degli studi e la profondit\u00e0 di pensiero si armonizzano in una scrittura sobria, precisa e nitida?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bruno Nacci<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con grande piacere\u00a0propongo una esaustiva recensione scritta dal prof. Bruno Nacci\u00a0in merito al recente saggio del prof. 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