{"id":6465,"date":"2017-05-01T12:17:42","date_gmt":"2017-05-01T11:17:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=6465"},"modified":"2017-05-01T12:21:47","modified_gmt":"2017-05-01T11:21:47","slug":"6465","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?p=6465","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/?attachment_id=6466\" rel=\"attachment wp-att-6466\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-6466\" src=\"http:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Panagulis.png\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"130\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>VI<\/em> <em>SCRIVO<\/em> <em>DA UN CARCERE IN GRECIA <\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Del tutto assente sugli organi di stampa pi\u00f9 rilevanti in Italia -per quanto mi risulta- il ricordo della morte di Al\u00e9xandros Panagulis (primo maggio del 1976). Politico, rivoluzionario e poeta Panagulis resta storicamente figura di primissimo piano nella lotta contro la dittatura dei colonnelli in Grecia (colpo di Stato del 21 aprile 1967); nonch\u00e9 protagonista del celebre romanzo-verit\u00e0 <em>Un uomo<\/em> di Oriana Fallaci (prima ed.1979), che in tale libro narr\u00f2 la storia di colui che per pochi e intensi anni fu suo compagno nella vita. Non sar\u00e0 inutile qui citare il prologo del libro della scrittrice fiorentina \u201c\u2026La solita tragedia dell\u2019individuo che non si adegua, che non si rassegna, che pensa con la propria testa, e per questo muore ucciso da tutti. Eccola, e tu mio unico interlocutore possibile, laggi\u00f9 sottoterra, mentre l\u2019orologio senza lancette segna il cammino della memoria\u201d. Ma veniamo al titolo del presente scritto, che \u00e8 quello testuale della silloge di Al\u00e9xandros Panagulis uscita in prima edizione italiana nell\u2019aprile del 1974 per la Rizzoli (silloge pressoch\u00e9 introvabile oggi in libreria): un titolo folgorante, che immediatamente qualifica l\u2019autore come <em>scriptor rerum<\/em> (e non potrebbe essere altrimenti!). Ora \u00e8 importante ricordare il nome di chi ebbe a scrivere la prefazione della raccolta in oggetto: Pier Paolo Pasolini, il quale incontr\u00f2 in Italia Panagulis dopo la liberazione dal carcere; avendo del resto gi\u00e0 dedicato ad Al\u00e9xandros una bellissima poesia intitolata <em>Panagulis<\/em>, inclusa in <em>Trasumanar e organizzar<\/em> (1971), ultima silloge del grande scrittore e regista. Occorre sottolineare l\u2019<em>inevitabilit\u00e0<\/em> dell\u2019incontro umano-poetico di Pasolini con Al\u00e9xandros Panagulis: al netto delle raccolte postume di un indimenticabile Pier Paolo in veste di saggista e critico letterario (riferendoci a <em>Passione e ideologia<\/em>, 1994 e <em>Descrizioni di descrizioni<\/em>, 1996 ; non figurando per l\u2019appunto in esse il nome di Panagulis). Tuttavia esiste una poesia di Pasolini del 1966 dal titolo <em>Poeta delle ceneri<\/em> (pubblicata su <em>Nuovi Argomenti<\/em>; Roma, luglio-dicembre 1980); poesia dalla quale conviene estrapolare i seguenti versi: \u201c<em>Perci\u00f2 io vorrei soltanto vivere<\/em>\/ <em>pur essendo poeta<\/em>\/ \u2026<em>Vorrei esprimermi con gli esempi<\/em>.\/ <em>GETTARE IL MIO CORPO NELLA LOTTA<\/em>\u201d. Ecco. L\u2019ultimo verso, appositamente evidenziato, ci spiega bene le ragioni poetico-umane per le quali Pasolini fu profondamente solidale con Panagulis, scrivendo fra l\u2019altro la suindicata prefazione a <em>Vi scrivo da un carcere in Grecia<\/em>, il libro di cui ci occuperemo adesso da vicino; non senza avere rammentato che tale silloge, in Italia, venne pubblicata dopo quella del 1972 dal titolo <em>Altri seguiranno: poesie e documenti dal carcere di Boyati<\/em> (Flaccovio editore in Palermo; con nota introduttiva di Ferruccio Parri e dello stesso Pasolini, <em>Premio Viareggio Internazionale<\/em>). In <em>Vi scrivo da un carcere in Grecia<\/em>, da ricondurre per Pasolini cronologicamente al \u201cSecondo Boiati\u201d (1970-3) -ossia alla seconda fase della prigionia di Panagulis fino alla sua liberazione- siamo al cospetto di chi, gi\u00e0 \u201ctrasformato in poeta attraverso la tortura\u201d, ora ha preso coscienza della funzione autonoma della letteratura in base a un \u201cnuovo discorrere\u2026oltre i confini nominali della giaculatoria\u201d. Ci\u00f2 non significa secondo Pasolini la scomparsa nella <em>nuova<\/em> poesia di Panagulis di due poli stilistici essenziali, ovvero la \u201cfuria anaforica\u201d e la \u201cclausola gnomica\u201d; solo che adesso la prima pu\u00f2 sciogliersi distesamente nella seconda \u201ccome uno stretto e magro fiumicello in un largo lago\u201d: citando il prefatore al riguardo una delle pi\u00f9 belle\u00a0 poesie del volume, <em>A mio fratello, tenente Giorgio Panagulis<\/em>, con riferimento soprattutto ai versi finali di essa. Sia per\u00f2 concesso a chi scrive proporre al lettore, estrapolata da detta poesia, la seguente strofe, laddove lo <em>scriptor rerum<\/em> Al\u00e9xandros raggiunge un vertice di struggente e asciutta tenerezza: \u201c<em>Eravamo fratelli, fratello\/ ma anche amici\/ amici e fratelli\/ e non insultavamo\/ il nostro amore\/ adornandolo di parole\/ Il grigiore di ogni giorno\/ le solite piatte parole\/ le parole quotidiane\/ gli scarni gesti della vita\/ e quelle nostre rabbie\/ e il silenzio\/ parlavano chiaramente d\u2019amore<\/em>\u201d. Naturalmente di fronte ai versi di Panagulis non bisogna perdere il filo: nel senso che, sempre per Pasolini, va rammentata la durevole dicotomia in essi attiva e per la quale Panagulis \u00e8 e rester\u00e0 inconfondibilmente se stesso, come uomo e poeta: \u201cLibert\u00e0 da una parte, tirannia dall\u2019altra: che non possono essere superate da sintesi di alcun genere. O coesistono, oppure una uccide l\u2019altra\u201d. Si legga, in merito, una poesia inclusa nella silloge quale <em>La tinta<\/em>: \u201c<em>Ho dato vita ai muri\/<\/em> <em>gli ho dato voci\/ perch\u00e9 mi facciano un po\u2019 di compagnia\/ I secondini cercano e ricercano\/ dove trovai la tinta\/ I muri della cella\/ tengono il segreto\/ I mercenari frugano e rifrugano\/ e non trovano la tinta\/ Non gli \u00e8 venuto in mente\/ di frugarmi le vene<\/em>\u201d (S.F.M.Isolamento, Giugno 1971). Il nostro grande scrittore e regista riconosce nel rivoluzionario greco l\u2019autore di una parola poetica di natura atroce, dovuta alle \u201csevizie, gli anni di prigionia dentro un cubo di cemento, i polsi stretti giorno e notte dalle manette\u2026e tuttavia, le guasconate, l\u2019irriducibile calcolo dell\u2019estremismo, l\u2019accettazione provocatoria (e sublime) della morte\u201d. Eppure un poeta come Panagulis che davvero <em>ha gettato il suo corpo nella lotta<\/em> considera \u201cbasso\u201d per il nostro prefatore \u201cparlare del corpo\u2026Il suo perpetuo sforzo\u2026\u00e8 di tradurre in termini compiutamente metaforici \u2026 le esperienze vissute col corpo\u2026Di tutto ci\u00f2 si proietta nella sua poesia <em>scritta<\/em>, soltanto un\u2019ombra. Ma, come appunto accade nella poesia, quest\u2019ombra si fa a sua volta corpo\u201d. Valgano a parer mio in tal senso dalla raccolta in oggetto i versi di <em>Devi vivere<\/em>: \u201c<em>Se per<\/em> <em>vivere, Libert\u00e0\/ chiedi di mangiare la nostra carne\/ e per bere\/ vuoi da noi sangue e lacrime,\/ te li daremo\/ Devi vivere<\/em>\u201d. La Grecia nei decenni successivi alla morte pi\u00f9 volte ha reso omaggio a Panagulis: francobollo, scheda telefonica e stazioni del metr\u00f2 nella capitale\u2026 Al\u00e9xandros fu in tutta evidenza ucciso nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio del 1976 dai sicari del nuovo governo pesantemente colluso con la giunta dei colonnelli (\u201ccompromettenti\u201d le indagini da lui condotte in veste di parlamentare ormai isolato). Ebbene Panagulis -ovunque simbolo di lotta per la libert\u00e0 e la democrazia- quasi si \u00e8 materializzato ai miei occhi di recente a Roma, in un vagone della metropolitana, osservando da parte mia il triste rituale di massa dei <em>nuovi oranti<\/em> -i passeggeri- con sguardi inebetiti sugli smartphone (in autistico raccoglimento, insomma): a me declamando, Al\u00e9xandros (a voce bassa per non disturbare i presenti), la seguente sua poesia tratta sempre da <em>Vi scrivo da un carcere in Grecia<\/em> e intitolata <em>Gli ingranaggi<\/em>: \u201c<em>Che tristezza per quelli che accettarono\/ d\u2019essere gli ingranaggi d\u2019una macchina\/ credendo voce loro\/ i monotoni suoni della macchina\/ Che orrore quando vedo\/ mani acefale muovere la macchina\/ con movimenti ritmici, gli stessi\/ cui la voce di altri d\u00e0 comandi\/ Che disgusto inaudito\/ osservare occhi e bocca\/ di chi per conto d\u2019altri parla e guarda\/ Anche loro ingranaggi della macchina\u2026<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Mariotti<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>P.S. il testo in oggetto risulta incluso nel numero 65 (settembre\/dicembre 2016) della rivista letteraria <em>I fiori del male<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; VI SCRIVO DA UN CARCERE IN GRECIA &nbsp; Del tutto assente sugli organi di stampa pi\u00f9 rilevanti in Italia -per quanto mi risulta- il ricordo della morte di Al\u00e9xandros &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-6465","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6465","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6465"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6465\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6469,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6465\/revisions\/6469"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6465"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreamariotti.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}