Archive for giugno, 2011

lunedì, giugno 20th, 2011


Quest’oggi intendo assicurare tutto lo spazio ad uno scritto di Laila Scorcelletti, a mio avviso di profonda e stimolante problematicità. Non voglio guastare la sorpresa a chi leggerà tale scritto (ma il grande dipinto di Munch, PUBERTA’, che possiamo osservare nella foto mi sembra che costituisca una traccia cospicua, al riguardo). Denso e polivalente, il percorso artistico-culturale dell’autrice del suddetto scritto. Insegnante nella Scuola Elementare dal 1983, studiosa di neuropsichiatria infantile (con docenza: ruolo educativo di scuola e famiglia in rapporto agli strumenti di comunicazione di massa livello 2), Laila Scorcelletti ha anche pubblicato, fra gli altri, un libro significativo, ABBASSO LA TV, ed. Anicia, 1998; recensito dal Prof. Giovanni Bollea e dal Prof. Renzo Titone; testo peraltro adottato presso il DAMS (II Università di Roma Tor Vergata) nel corso RADIO, TELEVISIONE E NUOVI MODELLI DI COMUNICAZIONE del Prof. Gamaleri. Ma Laila Scorcelletti è nel contempo artista a titolo pieno, avendo fondato la Compagnia Teatrale IMMAGINAZIONI, con frequenti spettacoli presso la sala teatrale AFFABULAZIONE (Lido di Ostia, Roma); spettacoli di cui è autrice ed interprete. Infine, Laila da tempo si confronta con la poesia, ottenendo non pochi riconoscimenti per questo suo impegno strettamente letterario. E’ giunto davvero il momento di darle la parola:

FACEBOOK: VERO E FALSO SÈ

Accade che un ragazzo di diciassette, bocciato a scuola, si toglie la vita, ma prima del gesto estremo, scrive il suo saluto su facebook e chiede a una sua amica di mantenere aperta la pagina del suo profilo per continuare a vivere virtualmente.
Mi vengono i brividi.
Gli adulti della comunità non possono restare in silenzio di fronte a tanto.
Tragedie di questo tipo ci portano alla necessità di riflettere sui concetti di Vero e Falso Sé e di Sé compiacente.
L’adolescenza vive da sempre il conflitto di questa elaborazione ma, nel nostro tempo storico, la realtà virtuale dei mezzi di comunicazione di massa può facilmente bloccare l’evoluzione di questo nodo che si trasforma in una trappola patologica.
Già lo scrivevo nel 1998 nel mio libro Abbasso la TV edito da Anicia.
E vorrei tornare a riflettere su quei concetti.
Diceva Winnicott “ Il Falso Sé si costituisce su una base di compiacenza. Può avere una funzione difensiva che è la protezione del Vero Sé.”
Possiamo dedurre da queste parole che la nascita del Falso Sé ha come finalità la sanità mentale dell’individuo nella misura in cui egli assolve il suo ruolo di curare la parte convenzionale delle relazioni sociali, ruolo in cui io vorrei denominarlo Sé compiacente. Con questo termine intendo indicare l’azione sana del Falso Sé con la quale viene filtrata la richiesta di modellamento, che proviene dalla società, permettendo così all’individuo di vivere il senso di realtà del suo tempo storico e del suo ambiente geografico e famigliare, proteggendo l’autenticità del Vero Sé.
Ma torno alle parole di Winnicott: “ Un principio che governa la vita umana potrebbe essere formulato nel seguente modo: solo il Vero Sé può sentirsi reale, ma il Vero Sé non deve mai essere influenzato dalla realtà esterna, non deve mai essere compiacente. (…) Dal Vero Sé vengono il gesto spontaneo e l’idea personale. Solo il Vero Sé può essere creativo e sentirsi reale. Quando il Falso Sé viene utilizzato come reale , nell’individuo c’è un senso di futilità e disperazione (…) A livello estremo dell’anormalità il Falso Sé può essere preso per reale, così che sul Vero Sé grava la minaccia di annientamento, il suicidio può essere allora una riaffermazione del Vero Sé.”
Scriveva Masud R. Khan : “ Le principali caratteristiche del Falso Sé sono la sua funzione difensiva per nascondere e proteggere il Vero Sé (…) Il Falso Sé si preoccupa principalmente di cercare le condizioni che daranno al Vero Sé la possibilità di ricevere ciò che gli spetta.
Scrivevo in “Abbasso la tv”:
“ Nella sua profonda crisi, l’adolescente sfida le sintesi artificiose dell’etica famigliare e questo significa mettere a dura prova il Vero Sé; attaccando i genitori e l’ambiente famigliare, infatti, egli cerca di restituire tutta quella parte di Sé compiacente che, (in una fase così caratterizzata dall’individualizzazione, dall’originalità e dalla ricerca di autenticità), potrebbe minacciare l’integrità del Vero Sé. Potrebbe però accadere che, anziché trovarsi di fronte un Sé compiacente, egli debba fare i conti con un Falso Sé, organizzato in una delle fasi evolutive precedenti con la finalità di proteggere quello Vero dalla minaccia di annientamento proveniente dall’ambiente.”
In questo caso l’adolescente ha tre soluzioni possibili:
– decide di vivere come un adolescente “maturo”, vale a dire che rinuncia alla sua adolescenza e zittisce, forse per sempre il Vero Sé ( diceva Winnicott che l’immaturità è ciò che garantisce la sanità dell’adolescente) ricorrendo magari a una durevole forma di sublimazione ( misticismo religioso,ordine sacerdotale o militare…);
-affronta l’angoscia decidendo la strada dell’elaborazione psichica facendosi magari aiutare o da figure del suo ambiente o da persone qualificate (percorso psicodinamico);
-il suo Falso Sé è così profondamente e patologicamente radicato che egli non può permettersi di concedere né a se stesso né a nessun altro, quel minimo di fiducia indispensabile per affrontare i processi elaborativi e, in preda a una angoscia incontenibile, egli può decidere di mettere in atto un suicidio, come ultima, unica affermazione del Vero Sé. In questo caso il Vero Sé torna a essere protagonista: l’artefice dell’omicidio del Falso Sé.
Colleghiamo ora tutto ciò all’episodio di cronaca da cui siamo partiti e chiediamoci come si colloca il profilo personale virtuale su Facebook in questa dialettica adolescenziale tra Vero Sé, Falso Sé e Sé conpiacente.
Certamente che, offrendo l’opportunità di costruire proprio un alter ego, Facebook può favorire (non determinare), come ingrediente di base di una insalata mista, la sovrapposizione netta, simmetrica, del Falso Sé con il proprio profilo virtuale costruito su Facebook, inibendo totalmente quel ruolo di Sé compiacente che il Falso Sé dovrebbe assumere a tutela della sanità mentale dell’individuo.
Ciò deve essere accaduto a quel ragazzo protagonista del fatto di cronaca di cui ci stiamo occupando. E cosa può essere accaduto, con molta probabilità, nella sua psiche?
Come dicevamo, il Vero Sé pretende di esistere e decide il suicidio come unica affermazione della sua esistenza, laddove il suicidio diventa l’omicidio del Falso Sé commesso dal Vero Sé. Ma, nella confusione tra il reale e il virtuale, il ragazzo, razionalmente, usa lo strumento tecnologico per difendere quel Falso Sé che dagli altri, e forse anche da sé stesso, è stato percepito per reale. Una difesa, che fino a qualche anno fa sarebbe risultata senza alcuna possibilità di appello, oggi risulta illusoriamente realizzabile attraverso strumenti come Facebook (questo è l’elemento psichicamente ed eticamente grave). Egli, in questa difesa estrema del Falso Sé,chiede a una sua amica di mantenere l’esistenza della pagina del suo profilo su Facebook, per continuare egli stesso a vivere virtualmente.
Nulla di più semplice e di più logico nella follia collettiva del nostro tempo.
Mi spiego meglio:
il profilo di Facebook e strumenti similari possono essere usati in modo vicino alla sanità quando rappresentano un’appendice del Sé compiacente con la quale una persona può relazionarsi agli altri utilizzando strategie comunicative utili a costruire una rete significativa con persone lontane, che va gestita ad esclusivo vantaggio del Vero Sé. Quando invece un individuo vive una tappa evolutiva problematica (e l’adolescenza lo è proprio nella natura intrinseca della sua peculiarità)e sta sviluppando, per la concomitanza di una serie di fattori, un Falso Sé incapace di agire attraverso il Sé compiacente il profilo di Facebook può (come tutti gli strumenti che annullano il confine tra reale e virtuale) agire in modo decisivo e diretto sul radicamento del Falso Sé. Accade quindi che, gradatamente, nel profilo virtuale, è il Falso Sé che prende vita propria e, appunto per questo, smette di esistere in funzione della difesa del Vero Sé e viene scambiato da tutti per reale.
Nella cronaca di cui ci stiamo occupando, il Vero Sé decide l’omicidio del Falso Sé e organizza il suicidio. Ma il ragazzo si preoccupa di cosa sarà di quel Falso Sé che, con l’ausilio dello strumento tecnologico, aveva potuto costruire con una tale dovizia di particolari, da farlo sembrare Vero. E così si occupa di farlo restare in vita anche dopo il suicidio, attraverso Facebook. È il Falso Sé che, nonostante il tentato omicidio subito, riesce s dare “scacco matto” al Vero Sé.
Nella storia umana ciò non è mai accaduto.
Questo elemento travolge lustri di lavoro sulle teorie delle dinamiche evolutive e relazionali.
Resto in silenzio e rifletto.
Sono profondamente commossa di fronte a questo ragazzo, inghiottito da un sistema sociale che alimenta la vita virtuale a discapito di quella reale, e, vittima di questo tempo storico, si confonde tanto da voler difendere la sua vita fittizia nel nulla telematico anziché sostenere l’autenticità della sua esistenza.

LAILA SCORCELLETTI

martedì, giugno 7th, 2011

Col permesso dell’autore, mi fa piacere presentare oggi una dolce e limpida poesia di un poeta-agricoltore della campagna emiliana: Lenin Montanari, conosciuto di persona giorni addietro. Lenin, del ’46 (davvero questo il suo nome), è cuore autentico di poeta, dolce ma non dolciastro. E’ stato peraltro amico fraterno dello scomparso cantante del gruppo musicale dei NOMADI, Augusto Daolio (di cui mostro qui nella mia foto un particolare di una sua scultura custodita da Montanari). Ecco, pertanto, la voce di un poeta che canta con toccante semplicità :

GIORNO D’INVERNO

è una fredda mattina
bianca di gelo e di brina,
e questo giorno d’inverno
come un vecchio quaderno
risveglia in un solo momento
le antiche fiabe di un tempo,
e la speranza si fa lieve
come nei sogni dei bimbi la neve;
ma domani, senza di te,
il ragazzo che è in me
svanirà come i diamanti
gelidi d’acqua lucenti,
e sui rami di rosa ogni gemma
di brina
ritornerà un’arida spina.

Lenin Montanari, poesia tratta da Terra Scura, APM Edizioni, 2003; con fotografie (belle davvero!) di Annet Ahrends. Montanari, a parte la suddetta pubblicazione, è autore di tre raccolte di poesia; poesia da lui amorosamente coltivata nei decenni e declamata con grande successo alla sua gente, in letture campestri insolite e originali.