Archive for gennaio, 2017

martedì, gennaio 31st, 2017

 

Con piacere do notizia dell’evento previsto a Roma per (a/m):

 

Venerdì 03 febbraio all’Aleph vicolo del Bologna, 72 – h.17,30

 

Sabino Caronia

 

La ferita del possibile

– poesie –

(Iride edizioni, 2016)

 

ne parleranno: Luca Benassi, Paolo Di Paolo, Elio Pecora

 

Indroduce e modera: Luigi Celi

 

legge: Giulia Perroni

 

La Vostra presenza è particolarmente gradita

 

 

lunedì, gennaio 30th, 2017

 

Ieri sera ho ricevuto e volentieri propongo ora la seguente mail da parte della redazione del Laboratorio Leopardi (Università La Sapienza)…a/m:

 

Cari amici e collaboratori,

 

abbiamo il piacere di segnalarvi un bell’articolo uscito oggi sulla “Domenica” del Sole 24 Ore (“Giacomo merita il meglio”) in cui Armando Massarenti cita i più recenti “studi seri” su Leopardi contrapponendoli a quelli “improvvisati”.

 

Nella lista rientrano molti lavori che conosciamo bene, perché sono nati all’interno del Laboratorio Leopardi:

 

Franco D’Intino e Luca Maccioni, Leopardi: Guida allo Zibaldone (Carocci)

 

Valerio Camarotto, Leopardi traduttore, 1. La poesia (1815-1817) e 2. La prosa (1816-1817)  (Quodlibet)

 

o con il contributo del Laboratorio Leopardi:

 

  1. Leopardi, Inno a Nettuno. Ode adespotae 1816-1817, a cura di Margherita Centenari (Marsilio)

 

o sono stati presentati nei nostri seminari:

 

Christian Genetelli, Storia dell’epistolario leopardiano (Con implicazioni filologiche per i futuri editori) (LED) (presentato il 2

dicembre 2016 da Lucio Felici insieme all’edizione di Margherita Centenari, presentata a sua volta da Christian Genetelli)

 

o infine sono opera di studiosi che collaborano fattivamente con noi:

 

Lucio Felici, L’italianità di Leopardi (Pacini Fazzi)

 

Paola Italia, Il metodo di Leopardi (Carocci)

 

L’orgoglio per il lavoro svolto dal Laboratorio, che mobilita tante energie positive, non deve farci trascurare che l’articolo di Massarenti accompagna la pubblicazione di una bellissima conferenza del filosofo John Gray, premiato alla 42sima edizione del Premio Nonnino, presieduto dallo scrittore (premio Nobel 2001) V.S. Naipaul.

 

John Gray, allievo del filosofo Isaiah Berlin, ha scoperto il pensiero di Leopardi grazie all’edizione inglese dello Zibaldone (2013), che ha subito recensito (26 settembre 2013) sul “New Statesman”.

Potete leggere questo testo di singolare penetrazione a questo link:

http://www.newstatesman.com/books/2013/09/barbarism-reason

 

Per chi non avesse avuto occasione di leggere la “Domenica” riproduciamo qui per intero l’articolo di Massarenti.

 

Un cordiale saluto

 

La Redazione

 

_____________________________ 

Armando Massarenti

 

Giacomo merita il meglio

 

«Singolare destino, quello di Giacomo Leopardi, che in vita ha dovuto difendersi da chi lo attaccava ingiustamente, come lamentava in una lettera all’amico Louis De Sinner, nel 1832: “È stato soltanto a causa della viltà degli uomini, che hanno bisogno di essere persuasi del valore dell’esistenza, che si è voluto considerare le mie opinioni filosofiche come il risultato delle mie personali sofferenze e ci si ostina ad attribure alle circostanze materiali della mia vita ciò che si deve soltanto al mio pensiero. Prima di morire voglio protestare contro questa invenzione della debolezza e della volgarità e pregare i miei lettori di applicarsi a distruggere le mie osservazioni e i miei ragionamenti piuttosto che accusare le mie malattie”.

Erano bei tempi in confronto agli attuali. Ora Leopardi, che di detrattori ne ha ben pochi, essendo anzi al centro dell’universale riconoscimento della propria grandezza dopo la traduzione in inglese dello Zibaldone, deve piuttosto difendersi da certi suoi ammiratori che, ahinoi, diventano bestseller trasformandolo in un autore sdolcinato e superficiale.

Non resta che affidarci ai criteri che avrebbe adottato lo stesso Leopardi, cioè distinguere il grano dal loglio, gli studi seri da quelli improvvisati. Concentriamoci sui primi. Per esempio la Guida allo Zibaldone scritta da Franco D’Intino (uno dei curatori dell’edizione inglese) e Luca Maccioni (Carocci). Oppure la Storia dell’epistolario leopardiano (Con implicazioni filologiche per i futuri editori), di Christian Genetelli (LED), o i due volumi di Valerio Camarotto, Leopardi traduttore, La poesia (1815-1817) e La prosa (1816-1817), (Quodlibet). E poi la recente edizione dell’Inno a Nettuno. Ode adespotae 1816-1817 (a cura di Margherita Centenari, Marsilio) e Il metodo di Leopardi di Paola Italia (Carocci). Per i filosofi del diritto è fortemente consigliabile Ius Leopardi, Legge, natura, civiltà (a cura di Laura Melosi), mentre il libro di Lucio Felici si dedica assai produttivamente a L’italianità di Leopardi (Pacini Fazzi editore, Lucca). Per un confronto delle prospettive di diversi studiosi si veda Io nel pensier mi fingo (Seminario leopardiano a quattro voci) con Pier Vincenzo Mengaldo, Rolando Damiani, Luigi Blasucci e Isabella Adinolfi (Il Melangolo).

I libri – scriveva il nostro Giacomo nel Dialogo di Tristano e di un amico – “che ora per lo più si scrivono in minor tempo che non ne bisogna a leggerli, vedete bene che, siccome costano quel che vagliono, così durano a proporzione di quel che costano. […] Io ho biblioteche intere di libri che sono costati quali venti, quali trenta anni di fatiche, e quali meno, ma tutti grandissimo lavoro. Leggiamo questi prima, perchè la verisimiglianza è che da loro si cavi maggior costrutto; e quando di questa sorta non avrò più che leggere, allora metterò mano ai libri improvvisati”».

 

sabato, gennaio 28th, 2017

Un lampo poco fa e me ne sono ricordato: il 28 gennaio 1972, moriva a Milano Dino Buzzati. Provai come una stilettata al cuore quel giorno lontano, avendo l’autore del Deserto dei Tartari accompagnato la mia prima giovinezza con la dolcezza a dir poco inquieta della sua prosa. Del grande narratore, ecco un “segmento” credo molto toccante del suo ultimo elzeviro, Alberi, pubblicato sul Corriere della Sera dell’8 dicembre 1971:

 

IN  TRENO

Chi siete? Pioppi, salici, aceri, platani, acacie, tigli? Che dannazione vi porta? Chi siete? Betulle, frassini, eucalipti, robinie, querce, ontani? Perché correte tanto? Zam, zam, velocissimi, subito di là del finestrino, non c’è neppure il tempo di guardarvi e riconoscervi. Dove fuggite, dove vi precipitate come pazzi? Laggiù in fondo, all’orizzonte, i vostri fratelli, al contrario di voi, sembra che avanzino nella stessa nostra direzione del treno, quasi restando al limite di una grande piattaforma circolare che ruota lentamente. Ma non è vero. Anch’essi ben presto vengono presi dal risucchio che, con accelerazione rapinosa, li trascina in senso opposto al nostro. Che cosa dunque vi chiama laggiù, alla contrada da cui noi ci stiamo allontanando alla velocità di 130 chilometri all’ora? Deve essere un richiamo importantissimo, altrimenti non correreste tanto. Non volete rallentare un momento? Non volete spiegarmi il mistero? Pioppi, aceri, tigli, betulle, ontani, o quel che siete, vi supplico, fermatevi un istante, ditemi una parola. O che io ancora una volta abbia preso la strada sbagliata? Che per stupidità, viaggiando così, io stia rovinando la vita mia?

 

Dino Buzzati

 

p.s. dedico questo ricordo dello scrittore bellunese a Sabino Caronia, con il quale oggi pomeriggio ho avuto una lunga conversazione telefonica. Caronia ama i libri di Buzzati e il fatto che oggi, proprio oggi, non si sia accennato al grande narratore forse è la prova migliore della…fatalità della Letteratura (a/m)

In data odierna, Sabino Caronia mi ha ringraziato in forma privata (29/1/17…a/m)

 

venerdì, gennaio 27th, 2017

27 gennaio 2017: Giornata della Memoria

(https://www.arteviola.com/it/opere/scultura)

 

P.S. l’opera in oggetto dell’artista Viola Di Massimo, di cui proprio oggi ho avuto notizia, mi è sembrata non poco appropriata alla circostanza (a/m).

 

mercoledì, gennaio 25th, 2017

SINOSSI

Il corpo di una donna giace esanime sulla giostra del Gianicolo, a Roma. È l’alba: nessun testimone, nessun movente, un solo dettaglio: una ballerina tatuata sul polso. Manca una scarpa rossa sul luogo del delitto. Sul caso indaga il capitano dei Carabinieri Giovanni Borgia, uomo affascinante, preciso nel lavoro e puntuale nel farsi intrappolare tra le lenzuola, ma non da una fede al dito. Intanto una serie di omicidi, mascherati da suicidi, stanno invadendo la scrivania dell’investigatore. Nessuna prova certa, ma le storie sembrano avere un comune denominatore: una mano assassina gioca con la corda soffocante dei sensi di colpa delle vittime e agisce manipolando i loro rimorsi fino a condurle a un finale che sorprenderà il lettore. L’autrice, Annalisa Venditti, dà prova di incredibile maestria nel tracciare i profili psicologici dei personaggi e li accompagna fino al giorno dell’Assoluzione.

BIOGRAFIA

Annalisa Venditti vive a Roma dove è nata nel 1977. È giornalista professionista, scrittrice e autore televisivo. Nel 2003 si laurea in Lettere e inizia a lavorare in programmi di intrattenimento e di informazione della RAI, intensificando anche la sua attività di scrittrice pubblicando articoli, ricerche, racconti e libri di narrativa, tra i quali: L’albero di Millì e Andrea Baroni. Il cavaliere delle rose e delle nuvole. Nel 2006 riceve in Campidoglio il “Premio Personalità Europea” nella sezione Stampa  e TV. Per il corto La Voce di San Gerardo, nel 2013, cura la regia e la sceneggiatura, ricevendo il “Premio Speciale Documentario” (Università della Tuscia) e arriva finalista al concorso del comune di Roma “Memoria corta”. Si occupa da anni di cronaca nera, giudiziaria e omicidi irrisolti. Nell’estate del 2016 firma, come coideatore e autore, il programma Vertigo. Gli abissi dell’anima in onda in prima serata su Rai3, dove è attualmente impegnata nel programma cult Chi l’ha visto?. Il suo spettacolo teatrale Donne Perse(phone), contro la violenza sulle donne, dopo il debutto a Roma, è in replica in diversi teatri italiani.

martedì, gennaio 24th, 2017

Ieri sera sul tardi ho detto la mia su Facebook in merito alla tragedia dell’albergo Rigopiano (ancora in atto, purtroppo): riprongo qui, nel presente blog, quanto ho avuto modo di scrivere avendo oggi pensato che in fondo le mie parole suggerivano il seguente titolo (a/m):

 

SACRALITA’  DELLA VITA

 

A costo di risultare scomodo, sgradevole, devo dire la mia circa la tragedia del Rigopiano. Polemiche sui ritardi delle comunicazioni e degli interventi di salvataggio, inevitabile indagine della magistratura, quell’albergo che non doveva esser costruito lì… ma dei suoi ospiti vogliamo parlare un attimo non rinunciando all’esercizio critico del pensiero? ebbene, ferma restando profondissima pietas per le vittime e le persone tuttora “disperse” (a proposito dell’eroismo di chi sta scavando da giorni in quel luogo pericoloso superfluo aggiungere alcunché) io mi chiedo: perché recarsi proprio nella settimana passata a cercare relax in un albergo fin troppo isolato e comunque senza neppure l’alibi di memorabili sciate da fare? perché, insomma, sottovalutare bollettini meteo tassativi e attendibili diffusi sulla Rete che dovrebbe essere usata con intelligenza soprattutto in questi casi? si confidava forse nei pneumaticoni ad altezza d’uomo dei propri suv in stile carro armato a fronte dei metri di neve previsti? ma si dava e si dà purtroppo il caso di una natura incazzata di brutto dal 24 agosto scorso (sisma di Amatrice); peggiore di un serpente a sonagli nell’aver fatto coincidere, la settimana passata, tremende bufere di neve con scosse di terremoto potenti, tali da provocare la slavina pesante come roccia che ha sepolto e sradicato il Rigopiano seminando morte e distruzione. E’ ora, per capirci ancor meglio, che cambi qualcosa nella forma mentis di noi italiani sempre troppo fatui, perennemente in vacanza specialmente con il cervello; accantonando al dunque un fatalismo che sa tanto di superbia stoltissima. Vero: portiamo tutti sulla schiena un cartello con la data della nostra morte; eppure rimane ragionevole il leitmotiv di “non andarseli a cercare”, i guai. Soprattutto in un momento come questo, ripeto: in cui la nostra partecipazione al dolore di chi ha perso tutto a causa delle precedenti scosse di agosto e dell’ottobre scorso dovrebbe di fatto coincidere con un prudente astenersi da situazioni potenziali di pericolo atte a complicare ulteriormente il compito già gravoso della Protezione Civile, di quei Vigili del Fuoco impagabili nel loro eroismo ma che sono uomini come noi…possibile che dobbiamo aver bisogno sine die di angeli oltre che di un uomo solo al comando? cultura della prevenzione è anche questa: non “mettersi di traverso” in un momento delicatissimo per il nostro paese, con faglie sismiche che potrebbero ancora risvegliarsi nel centro Italia martoriato. Singolare il fatto che di quanto ho fin qui precisato, poco o nulla io abbia letto in chiave critica sui giornali, al netto di qualche mia omissione. Perché, in conclusione -torno a chiedermi- non diventiamo maggiormente osservatori (soprattutto di noi stessi) piuttosto che semplici spettatori o vittime (mi si perdoni quello che sto per dire!) superflue di un sisma disastroso che non vuol finire straziando da mesi una parte bellissima del nostro paese? dai video e dai racconti ho saputo di “compleanni” da festeggiare al Rigopiano la settimana scorsa sprezzando il pericolo! no, non ci sto, non è davvero questo il vincolo solidaristico che dovrebbe attualmente unirci. Noi rimaniamo quelli, purtroppo, che non fanno la “differenziata” perché tanto poi… e ancora, coloro i quali deplorano lo sperpero del pubblico denaro non pagando nel contempo il canone in quanto la tivù fa schifo (e mi si perdoni ancora quest’ultima generalizzazione dettata dall’amarezza e in ogni caso dal dolore per quella che rimane una tragedia tuttora in atto, riferendomi al Rigopiano).

 

Andrea Mariotti

 

P.S. E prendo coscienza, in ultimo, della sapienza antropologica della lingua (non mia!): “angeli”, “uomo solo al comando”, ho scritto ieri di getto…come prendere atto una volta di più dello storico fatto che davvero non siamo la patria dell’Illuminismo, per dirla diplomaticamente (a/m)

 

mercoledì, gennaio 18th, 2017

Con piacere do notizia dell’ evento previsto per lunedì 23 gennaio a Roma (“cliccare” per ingrandire…a/m)

 

P.S. Riporto qui il ringraziamento di Stefania Ottaviani (docente presso il Liceo Ettore Majorana e curatrice dell’evento) comparso su Facebook in seguito al mio intervento odierno (23 gennaio…a/m):

Grazie Andrea, vedere quasi 200 ragazzi di quinta liceo seguire in silenzio la tua bellissima conferenza fa capire tante cose a noi insegnanti e in primis che l’attenzione si conquista colpendo al cuore e appassionando con l’esempio di chi ama fortemente ciò che spiega, grazie perché da oggi so che qualcuno di loro riprenderà in mano le prose e le poesie del grande poeta recanatese cercando quella fragile bellezza di cui abbiamo tanto bisogno”

…così rispondendo da parte mia: “Sono io che ringrazio te, cara Stefania, per avermi offerto l’occasione di cercare di comunicare ai giovani l’ amore per il “Poeta della mia vita” (citando indegnamente da parte mia Walter Binni). Ringrazio naturalmente nel contempo il Responsabile dell’ Istituto, gli altri docenti e soprattutto loro, i giovani convenuti: strutture portanti di quell’ UMANA COMPAGNIA in cui si condensa il messaggio estremo del grande Recanatese”.

 

martedì, gennaio 17th, 2017

 

NEVICATA

 

Nevica: l’aria brulica di bianco;

la terra è bianca; neve sopra neve:

gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco:

cade del bianco con un tonfo lieve.

 

E le ventate soffiano di schianto

e per le vie mulina la bufera:

passano bimbi: un balbettio di pianto;

passa una madre: passa una preghiera.

 

GIOVANNI  PASCOLI

 

P.S. la foto che Fiorella D’Ambrosio mi ha spedito dalla sua Chieti mi ha riportato a tale poesia (a/m)

domenica, gennaio 15th, 2017

“Lessico Leopardiano 2016”, a cura di Novella Bellucci, Franco D’Intino, Stefano Gensini, Roma, Sapienza Università Editrice, 2016 Dalla Premessa dei curatori «Dopo due anni di intenso lavoro, pubblichiamo il secondo volume del Lessico Leopardiano, che raccoglie le voci redatte nel 2015 e nel 2016. In questo volume rientrano lemmi appartenenti alle aree trattate nel volume precedente (“conoscenza” e “linguaggio”), cui si aggiungono altri sondaggi nell’ambito dell’etica e dell’estetica, fermo restando che in Leopardi queste categorie sono molto spesso connesse. Per le questioni di metodo si rinvia al saggio di Martina Piperno pubblicato nel Lessico 2014; per i criteri e le sigle, invece, pubblichiamo una versione aggiornata e corretta del testo di Valerio Camarotto presente in quel volume. Quest’anno abbiamo aggiunto due appendici. Nella prima iniziamo ad allargare il campo applicando il metodo del Lessico leopardiano ad altri autori italiani ed europei: per cominciare, abbiamo scelto due voci particolarmente significative in Manzoni, che rientrano nell’area etico/estetica: vero e verosimile. Nella seconda appendice proponiamo invece un saggio su Leopardi lettore di Qohelet, dal quale si ricavano utili indicazioni per la comprensione dei lemmi riconducibili alla sfera dell’havel biblico (vanità, nulla, vuoto ecc.). Il lemma scelto, dunque, non è italiano, ma serve a calamitare una serie di lemmi che in questo nesso nascosto trovano la loro radice. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i redattori delle voci e in particolare i collaboratori del Laboratorio che sono stati il vero motore del Lessico: Valerio Camarotto, Gianluca Cinelli e Martina Piperno». Il volume è disponibile e scaricabile gratuitamente online anche sulla Homepage del Laboratorio Leopardi (a destra, nel box “Lessico Leopardiano”) https://web.uniroma1.it/lableopardi/ Qui le notizie relative alla ricerca sul Lessico e, più in generale, alle attività didattiche e di ricerca del Laboratorio Leopardi, e il link al nuovo blog “L’Amelio” (sulla destra, nel box “Link”), a cura di alcuni membri della redazione.

 

giovedì, gennaio 12th, 2017

 

TESTAMENTO  DI…VINO

 

Mio padre mi guidava tra i filari

di grappoli opulenti, e con amore

ne notava la forma e il colore;

parlava di raccolti spesso avari,

 

di patimenti, di fame, di lune.

Poi brillò l’uva nei ricchi palmenti

-sommesso clamore di perla-. “Senti,”

diceva, “da ogni luce resti immune

 

il mosto e da molesti soffi ghiacci.

E pace abbia per tutto l’inverno.

Ma, divenuto vino, con paterno

governo, quando il tempo non minacci,

 

travasa all’ultimo quarto di luna”.

Mio padre mi guidava tra le botti,

sfiorava cerchi e doghe. “Anche le notti

devi vegliar se vuoi aver fortuna.

 

Del vino, tu vedrai, niente ti rende

più sazio: tanto in sé somma d’odore,

di colore, sapore e di vigore.”

Così diceva a me fanciullo (Accende

 

lumi la sera che rattrista.) E venne

poi il tempo del “Nunc est bibendum”, “vina

liques”, della letteraria cantina.

La vita più mio padre non sostenne.

 

Ora egli parla con bocca di vento:

lievi parole che graffiano il cuore.

Tra filari di stelle, dio minore,

ancora scruta il tempo, ancor l’avvento

 

attende ansioso della pioggia: solo,

spirito dolce e mesto, dopo il volo.

 

 

 

poesia di Pasquale Balestriere, dalla raccolta DEL PADRE, DEL VINO (ed.ETS, Pisa, 2009)