Archive for luglio, 2015

giovedì, luglio 30th, 2015

La ferocia

In merito al romanzo di Nicola Lagioia La ferocia, Premio Strega di quest’anno, dovrò riconoscere la mia curiosità di leggere subito un libro valutato positivamente -per fare un nome autorevole- da Alberto Asor Rosa. Ebbene, dirò di aver compiuto una lettura parecchio faticosa, stentando a “trovare dimora” all’interno delle quattrocento e più pagine di un autore indubbiamente di notevole talento cui però gioverebbe una ricognizione dell’Ars oraziana. Sto alludendo al fatto che nella Ferocia a parer mio c’è troppo a livello di intenzioni e ambizioni, senza efficace sincronizzazione di istanze narrative eterogenee. Trovo quasi ozioso insistere sul necessario piacere del testo che un romanzo di spessore può e deve assicurare al lettore; a parte, anzi, grazie al sigillo d’una complessità formale atta a rappresentare la profondità della vita. Sicché, il disagio da me provato per giungere alla fine del libro di Lagioia, io me lo spiego, in termini di analisi stilistica, in virtù di una vera e propria ipertrofia del processo di produzione rispetto al prodotto finito. E siccome il romanzo in questione dovrebbe costituire in tutta evidenza una saga dello splendore e della rovina di una potente famiglia imprenditoriale del nostro tempo in terra pugliese, ecco che non posso non parlare di un “cantiere aperto”, a lettura ultimata di esso. Come da più parti è stato rilevato, non mancano nella Ferocia pagine bellissime; non tacendo del fatto saliente dei personaggi della narrazione tutti o quasi tutti debitamente prospettici e dunque emotivamente profondi e complessi (soprattutto Michele, il figlio “bastardo” del “patriarca” Vittorio Salvemini). Tuttavia, netta rimane l’impressione di un autore, Lagioia, con troppe carte in mano senza la capacità di calare il poker, per dirla in breve. Troppi salti cronologici, troppi registri narrativi nel suo narrare; senza quel respiro unitario che stilisticamente vuol dire sintesi. Giallo? romanzo d’ispirazione sociologica? saga alla Thomas Mann, come esageratamente è stato detto? mi perdonerà, Lagioia, scrittore per il momento bravissimo: il suo libro non è indimenticabile, in quanto non aleggia in esso una voce inconfondibile d’autore; ciò nonostante, trattasi di un romanzo da leggere (inevitabilmente sugli schermi, credo, nei prossimi mesi).

 

P.S. 19/11/15: il testo in oggetto è stato pubblicato dai Fiori del Male, quaderno quadrimestrale di Cultura Letteraria e Arte, n.62 (settembre-dicembre 2015).

lunedì, luglio 27th, 2015

Vassalli

Sia lieve con tutto il cuore la terra a Sebastiano Vassalli, scomparso oggi. Credo di poter affermare, senz’ombra di smentite, che abbiamo perduto uno scrittore veramente grande. A parte la qualità elevata della sua prosa, apprezzavo molto l’uomo, appartato, riservato (tale da ricordarmi in qualche modo Giorgio Caproni). Scrivendo queste poche e devo dire commosse righe,  ho fra le mani un suo libro del 2005 da me particolarmente amato: AMORE LONTANO, il romanzo della parola attraverso i secoli. In basso, nel libro, terz’ultima di sopraccoperta leggo (come del resto in altri volumi di Vassalli): Per volontà dell’autore questo romanzo non partecipa a premi letterari. Senza commenti, in un momento come questo in cui abbiamo perduto il narratore della Chimera, La notte della cometa, e qui mi fermo.

domenica, luglio 26th, 2015

2014-04-09 19.53.39

Mi corre l’obbligo di porre la seguente domanda: sarà pronta Roma in questi pochi mesi che restano ad accogliere una fiumana di gente in occasione del Giubileo che durerà quasi un anno? Il vile “sciopero bianco” dei trasporti pubblici romani durato tutto il corrente mese di luglio con temperature arroventate tali da provocare malesseri ai cittadini giustamente inferociti, è solo un esempio fra i tanti che andrebbero citati in merito alla vivibilità attuale di Roma (di venerdì scorso un toccante  articolo di Marco Lodoli su Repubblica.it , a proposito della sporcizia di una strada di Trastevere emblematica per lo scrittore come via del Cipresso). La mia domanda -ripeto- è semplice: risulta opportuno un Giubileo così lungo di questi tempi a Roma, con il drammatico nodo di Mafia Capitale tutt’altro che risolto? e poi, con più vivo senso di allarme aggiungo (non trattandosi di paura, bensì di prudenza, credo): perché andarseli a cercare, i guai, con riferimento all’Isis? si potrebbe logicamente rispondere che uno stato sovrano qual è a tutti gli effetti il Vaticano decide in autonomia (non fosse per il piccolo particolare di una sua lontananza territoriale non abissale rispetto a Roma…). Per farla breve, anche se ingenuamente: perché per una decisione così importante il governo italiano non ha avuto alcunché da eccepire, magari con tutta la diplomazia di questo terreno mondo? nel presente blog più volte ho avuto modo di sottolineare la toccante umanità dell’attuale papa Francesco; ma, nella fattispecie, le mie (e ritengo non soltanto mie) perplessità sono profonde. Diversamente sarebbero dovute andare le cose! Roma davvero non è pronta per il Giubileo del dicembre prossimo, a parte un mirabolante colpo di bacchetta magica: in quanto città sporca, piena di buche, con infrastrutture indegne di una capitale europea e con quei potenziali pericoli relativi al terrorismo cui sopra si è fatto riferimento (da montanaro, per esser chiari, io non mi vado a cercare il temporale in vetta con rocce aguzze e avverse condizioni meteo diffuse dal giorno prima). Un gigantesco punto interrogativo risulta per me pertanto il prossimo Giubileo. No, papa Francesco, qui a Roma non ne avevamo proprio bisogno, adesso. Inutile infine chiedere “lumi” a Renzi, il più serio studioso del nostro tempo in relazione all’ottimismo razionalista di stampo leibniziano (già ho avuto modo di rammentarlo in questo blog); tant’è che Voltaire, se potesse risorgere, si affretterebbe a scrivere CANDIDO PUNTO 2, volendo fare gli spiritosi…anche se qui poco c’è da scherzare.

P.S. non sarà sfuggito che nel mio scritto molto si è parlato della Cattedra di Pietro e non del Convitato di Pietra (al secolo il sindaco di Roma Ignazio Marino, non particolarmente tempestivo nel porre rimedio all’indegna situazione del trasporto pubblico romano, per dire dell’ultima perla, a parte la sua onestà fuori discussione).

sabato, luglio 25th, 2015

Fiorentini

Ho letto, come penso anche voi, la strabiliante notizia che esiste un pianeta simile alla Terra… bellissimo! Inevitabile fantasticare di incontri con alieni e viaggi interstellari… inevitabile anche che si sogni per qualche minuto di avere un mondo di riserva dove andare ad abitare qualora il nostro non ci bastasse più… anch’io non nego di essere felice di sapere che a soli 1440 anni luce da noi c’è un pianeta cugino della Terra, e mi dico: che sarà mai, 1440 anni di viaggio alla velocità della luce… e poi calcolo: si tratta di circa 13.623.552.000.000.000 km… pressappoco 13 milioni di milioni di milioni di milioni… oh, porca miseria… e poi continuo con altri calcoli, lo so, sono dettagli di poco conto, ma parliamone: il telescopio si trova a circa 300.000.000 di km dalla Terra, il che significa che si è avvicinato tantissimo al pianeta Kepler 452b, ma proprio tanto. Tradotto in cifre, con ampie approssimazioni, il telescopio ora dista solo 13.623.551.700.000.000 km da Kepler… rispetto alla terra che invece dista 13.623.552.000.000.000 km, vedrete anche voi che c’è una bella differenza… insomma, 300 milioni di km corrispondono allo 0,0000022% della distanza totale tra i due pianeti. A questa distanza, i parametri usati per determinare la possibilità della vita su Kepler 452b sono la dimensione del suo sole, la dimensione del pianeta e la distanza tra i due… nient’altro… e in questo la Terra e Kepler sono simili… ma non sappiamo se il pianeta è gassoso o roccioso, non sappiamo se ha un’atmosfera… nulla… comunque, dato che la nostra sonda si trova a circa 13.623.551.700.000.000 ed è in avvicinamento, e data questa scoperta è sicuro che la NASA, l’ESA e tutte le agenzie spaziali del mondo investiranno fantastilioni per ridurre quella distanza o per aumentare quella percentuale, e presto un telescopio si troverà a soli 13.623.551.400.000.000, cioè, in termini percentuali, avrà percorso lo 0,0000044% della distanza tra noi e Kepler… sono sicuro: presto ne sapremo di più…

Ma siamo seri! Si spendono fior di miliardi per cercar puntini luminosi in cielo e quando scopriamo una luce riflessa vecchia di 1440 anni (che non sappiamo se c’è ancora) cantiamo vittoria e ci mettiamo a fantasticare, mentre il mondo va a rotoli come prima…

Però mi chiedo, se a tale distanza il telescopio vede tutta ‘sta roba, se lo girassimo verso la terra, da lì su, da 300 milioni di km, vedrebbe anche quanto sono sfilacciati i miei pedalini e mi informerebbe sul deterioramento delle guarnizioni di gomma dei miei infissi. Utile, molto utile…

Claudio Fiorentini

 

P.S. la foto proposta è quella di un dipinto (tecnica mista su tela) dell’autore dello scritto in oggetto, in esposizione  permanente presso la Galleria Latina di Roma. Per un’idea più esaustiva della multiforme esperienza artistica di Fiorentini (più volte qui ospitato in passato), si potrà visitare il suo sito raggiungibile direttamente dall’home page del presente blog nell’elenco dei Link amici.

domenica, luglio 19th, 2015

borsellino

Questa mia foto (senza pretese) di un tramonto può risultare appropriata, credo, nella giornata odierna: a ventitré anni esatti dalla strage di via D’Amelio a Palermo, in cui perirono Paolo Borsellino e i giovani poliziotti della sua scorta. In merito a una riflessione più articolata sulla figura di Paolo Borsellino, mi permetto di rimandare il visitatore del presente blog al mio articolo del 21.7.2012 (per il ventennale della suddetta strage). Non posso, qui, che rivolgere un pensiero affettuoso e rispettoso alla memoria di Paolo Borsellino, come già avvenuto mesi addietro nei riguardi di Giovanni Falcone (23/5/15, anniversario della strage di Capaci). Ribadisco che di un Servizio dobbiamo parlare; reso allo Stato e alla società civile da parte di due valorosi magistrati sempre più incompatibili -per statura morale e professionale- con i nostri disgraziati tempi. Meglio dire così piuttosto che chiamarli enfaticamente eroi, Giovanni e Paolo, a parer mio (sulla penosa vicenda di questi giorni relativa a Crocetta e Tutino, infine, cadono le braccia).

P.S. 20.7.15 ringrazio coloro i quali si sono sentiti di intervenire in merito a una gravissima “ferita” tuttora aperta nel cuore del nostro Paese a seguito della strage di via D’Amelio, preceduta pochi mesi prima da quella di Capaci.

Andrea Mariotti