Archive for febbraio, 2011

sabato, febbraio 26th, 2011


Nella foto, Los fusilamientos di Francisco Goja. Un dipinto che raffigura la repressione feroce dei moti antifrancesi del maggio 1808. Un quadro che la mia memoria visiva ha sentito più che mai vivo e attuale in questi giorni, considerando quanto sta accadendo in Libia (coi cadaveri degli oppositori del regime ammassati sulla spiaggia di Tripoli; per dire di uno dei troppi orrori documentati dalle immagini televisive). Una tragedia, ricordiamolo, preceduta non molto tempo fa da un inverecondo baciamano da parte del nostro Presidente del Consiglio nei riguardi di un tiranno sanguinario e spietato, colpevole di crimini contro l’umanità. Roba da vergognarsi di essere italiani (nonostante i ricchi commerci non datati oggi con la Libia).

venerdì, febbraio 11th, 2011

Ricordo di averlo veduto per l’ultima volta nel dicembre del 1990, in un caffè letterario nei pressi di piazza Trilussa, a Roma. C’era confusione nel locale, risibile spazio vitale a disposizione; eppure lui, di spalle, mi appariva aspramente isolato, come roccia inviolabile (all’anno precedente risaliva la morte del figlio in un incidente aereo). Sto parlando di uno dei nostri più grandi scrittori del Novecento, Paolo Volponi (6.2.1924-23.8.1994); l’unico autore premiato due volte allo STREGA: nel 1965 con LA MACCHINA MONDIALE; nel 1991 con LA STRADA PER ROMA. Nel segnalare ai visitatori del blog il bellissimo video (su You Tube) di RAITV.CULTURA circa l’impegno morale dell’autore Volponi, il mio pensiero va all’ultimo grande romanzo dello scrittore di Urbino: LE MOSCHE DEL CAPITALE (1989); laddove la sua creatività raggiunge un’ acme di desolata, profetica riflessione sulla fatuità del Potere. Amico di Franco Fortini e di Pier Paolo Pasolini, Volponi lavorò a stretto contatto con Adriano Olivetti. Con certezza, possiamo quindi parlare di un arricchimento della personalità dello scrittore, a contatto con un “capitalista illuminato” quale indubbiamente è stato Adriano Olivetti; in tempi che paiono sideralmente distanti dall’epoca attuale (segnata invece dal turbo-capitalismo e dalla pirateria finanziaria). Nel precisare di trovarci al cospetto, nel caso di Volponi, di un narratore “difficile”, non conciliante col lettore, in quanto sperimentatore inesausto di temi e linguaggi (i primi intrisi al contempo di sentimento profondo della natura e di cultura industriale con nettezza declinata); nel precisare ciò, stavo dicendo, ecco che vorrei ricordare anche il poeta Volponi, meno noto del romanziere, forse, ma altrettanto grande. E così, possiamo leggere qui di seguito un suo asciutto, altissimo “notturno” da me profondamente amato, e tratto da una silloge peraltro ricca di poemetti impetuosi nella loro natura volutamente “contaminata” e contraria all’idillio:

La notte è parallela al giorno;
ne sostiene l’anelante
andatura
istante per istante.
La notte è più grande e sottile
e cede senza paura
a ogni sporgenza vile
del giorno.
La notte non è sicura,
proprio come un soggetto
che cerca sempre misura
fra origine e ritorno.
Il giorno invece è un oggetto
che pesa e si oppone intorno
alla sua stessa parvenza.
Il giorno finisce
senza…
La notte è immortale,
e non concepisce,
quale vestale
della propria assenza
continua che compatisce.

Paolo Volponi, poesia scelta dalla raccolta Con testo a fronte, Einaudi, 1986.

P.S. La foto sopra inserita non è mia (ringrazio sentitamente la persona che a suo tempo l’ha scattata per poi inoltrarmela).

giovedì, febbraio 3rd, 2011


In questa foto è possibile osservare la macchina da scrivere “portatile” degli ultimi anni di Luigi Pirandello. Tale “strumento del mestiere”, è conservato nella casa romana dove il grande drammaturgo morì (10/12/1936), in via Antonio Bosio 13b, non distante da Villa Torlonia. Non posso che raccomandare, a chi mi segue sul blog, una visita a questa casa-museo, dove molte cose sono rimaste al proprio posto. La “portatile” cui ho accennato, per esempio, è quella sulla quale si posa un dito della mano di Pirandello in una foto famosa di qualche anno prima della morte, con lo scrittore seduto vicino alla scrivania (anch’essa conservata intatta fino ai giorni nostri). Occorre rammentare che, all’indomani della morte, per precisa volontà testamentaria, il corpo di Pirandello venne adagiato sul carro dei poveri; deludendo non poco il regime mussoliniano che avrebbe desiderato esequie in pompa magna per un premio Nobel: sempre più scomodo, peraltro, col proprio “pessimismo”, per la propaganda fascista. A questo punto, non posso che ripetermi. Provate questo autentico “tuffo” nel passato! ammirando, ad esempio, nello studio di via Bosìo, i dipinti di Fausto Pirandello, pittore famoso e figlio di Luigi; a voler tacere del resto…per quanto mi riguarda, dopo aver visitato un simile luogo, rileggerò con vivo interesse il Mattia Pascal, uno dei romanzi chiave del Novecento europeo (1904). Non a caso, nell’inserto libri del quotidiano La Stampa di sabato scorso 29 gennaio, Guido Davico Bonino ha sostenuto che, in tempi convulsi come i nostri (avversi alla lettura), meglio faremmo a leggere il suddetto libro e La coscienza di Zeno di Italo Svevo, rispetto ai quasi illeggibili capolavori di James Joyce, o dei romanzi-fiume di Proust e Musil. Invito discutibile? e sia, ma col pregio di ricordarci che, un tempo, siamo stati come minimo “europei”; in virtù di scrittori della statura di Pirandello e Svevo, per l’appunto (ogni riferimento allo stato attuale del Belpaese dal punto di vista socio-politico-culturale è puramente voluto).