Archive for ottobre, 2012

mercoledì, ottobre 24th, 2012

Ieri sera a BALLARO’, la nota trasmissione televisiva condotta da Giovanni Floris, il comico Maurizio Crozza ha detto una battuta a mio avviso efficace, dal punto di vista antropologico: a proposito dei giovani d’oggi che –secondo l’attuale ministro del WELFARE Elsa Fornero- non dovrebbero fare gli schizzinosi in Italia di fronte alle varie possibilità di lavoro, in tempi come gli attuali. In sintesi Crozza ha alluso alla scarsa rabbia sociale dei nostri giovani, non inclini a “fare un…coso così” a chi decide (o meglio non decide) per loro; giacché tenuti a bada in qualche modo dalla famiglia. Quante volte, in effetti, ci è capitato di osservare che non abbiamo nel nostro DNA una RIVOLUZIONE FRANCESE, noi italiani, in relazione all’ingiustizia sociale dilagante e sempre più penalizzante i giovani!…così, mi è venuto in mente di presentare al riguardo questi versi da me scritti all’inizio degli anni Novanta (estrapolati dalla poesia GIOCASTA; inclusa nella mia prima silloge dal titolo LUNGO IL CRINALE):

Vai in Carinzia
con carenza d’affetto
e un duro impasto
ti fodera il cuore,
nel vedere che vetusto
potere è sostrato
del Belpaese:
il matriarcato!
sissignore, il maschio
italiano non è stanco
di fare le spese
d’una madre imperiosa
e suadente,
Giocasta cui deve
nevrosi e necrosi
del suo pensiero.
Al cospetto d’un grande
petto, cocco di mamma
non cade vittima della
dispnea? potente
istinto, senso materno
lo rende gaio e subalterno.

Andrea Mariotti, dalla silloge Lungo il crinale, 1998, Bastogi Editrice Italiana.

P.S. L’immagine qua sopra ci permette di ammirare un bellissimo dipinto di Andrea Mantegna, in mostra a Padova all’inizio del 2007.

giovedì, ottobre 18th, 2012

Sono stati efficaci a febbraio scorso, quelli di Meteo.it, nel prevedere la neve a Roma; non la classica spolverata d’una mezz’ora, come abbiamo ben visto: tant’è che ci è rimasta nella memoria l’immagine indimenticabile dello spalatore-Alemanno. Bene. Il suddetto sito, molto seguito sulla Rete (sono fra i tanti a consultarlo nevroticamente), ha cominciato in tutta evidenza a perdere di credibilità (sarò l’unico a pensarlo?) durante l’estate appena trascorsa; prevedendo frescure inesistenti subito smentite dai vari Minosse, Nerone, Lucifero (anticicloni nord-africani particolarmente arroventati). In molti abbiamo peraltro notato la passione per la storia romana, per i miti e per la Commedia dantesca, in riferimento alla personificazione di tali anticicloni (spia linguistica della nostra comunicazione sempre più americanizzata, pensando ai nomi appioppati agli uragani da decenni, negli Usa). Ma che dire dell’imbarazzante figura fatta dal sito in questione giorni addietro, con il vortice ciclonico dal nome Cleopatra che avrebbe dovuto affogare Roma, nel pomeriggio di lunedì scorso? Mettere le mani avanti per non cadere indietro è comprensibile, ma qui si esagera. Suvvia, confessatelo, Antonio Sanò e Andrea Falcinelli (responsabili del sito di cui stiamo parlando) che siete alle dipendenze del Ministro della Paura, felicemente evocato dal comico Antonio Albanese! Grazie di cuore per avermi fatto sentire più che mai tappato in casa in attesa di una pioggia catastrofica che non c’è stata! un suggerimento: meno suggestioni classiche su Meteo.it e più rigore, se possibile (la foto qua sopra è mia, scattata presso la Caldara di Manziana, in provincia di Roma; a supportare qui la passione per l’Inferno dantesco da parte dei nostri cari media).

venerdì, ottobre 5th, 2012

Ieri sera sul tardi, 4 ottobre, prima di coricarmi, ho fatto in tempo a leggere nella edizione on line della rivista San Francesco Patrono d’Italia un brano a mio avviso stupendo di Erri De Luca sul Poverello di Assisi. Non ho fatto in tempo a chiedere esplicita autorizzazione per presentare il brano in questione (ma il mio copia/incolla verrà tollerato–spero- per la bellezza del testo di De Luca, da far assaporare ai visitatori del blog; quale occasione di riflessione, per credenti e non credenti, sulla figura di Francesco, più che mai viva e attuale (mia la foto qua sopra):

Ho saputo di lui…

Aveva un coraggio infiammabile e all’inizio impugnò armi. La gioventù ha attraversato spesso l’esperienza di battersi per vivere o morire. Le guerre, nemiche delle madri e delle spose, davano al genere maschile un tempo per conoscersi in battaglia, sapere di sé notizie certe di viltà o valore.

Oggi non più, le guerre moderne fanno comode stragi di civili indifesi, più che di combattenti. Chi spara tra le case è più bandito che soldato. Conobbe prigionia ma non bastò a distoglierlo dai campi di battaglia, fu invece una febbre a sbalzarlo di sella dandogli una tutt’altra visione di se stesso. Chi ha imbracciato le armi può arrivare al gesto violento di ripudiarle, alla scelta solitaria del disarmo. Si va in coro alla battaglia alzando armi e bandiere, ma si dà addio alla guerra in uno spogliatoio deserto, in una retrovia di se stessi. Fece la mossa di un azzeramento, premessa di altre riduzioni al minimo. Si ritirò in disparte, si fece muratore a riparare luoghi sacri dismessi. Si riconobbe nel verso di Isaia (58,12): “E si costruiranno da te rovine antiche, fondazioni di generazioni e generazioni solleverai e ti chiameranno riparatore di breccia, colui che restaura sentieri per dimorare”.

Il resto è risaputo, scrisse la formula di una vita rinnovata, una regola da abbracciare più che da seguire, l’entusiasmo di chi lasciava ogni faccenda per seguirlo. Il sentimento dell’ammirazione è più saldo dell’amore e commuove al punto di tentare ogni mezzo per fare come. L’ammirazione costringe a trasformarsi: non per possedere la persona amata, ma per esserne all’altezza. Inaugurò gesti rimasti impressi nelle generazioni, la messainscena della natività, poi ridotta a formato di presepe nello spazio domestico. Si dice che ammansì un lupo , ma con molto più rischio gli riuscì di ammansire gli uomini.

Da cieco dettò “Il cantico di frate sole”, omaggio alla maggiore forza di natura. Dal buio della privazione fece squillare il suo ringraziamento. Considero alla pari il solo Borges che intuì :”La magnifica ironia di Dio/che mi diede tutt’in una volta i libri e la notte”.

Da morto cambiò posto varie volte. Da vivo obbedì all’autorità religiosa ma pure al comandamento personale di convertire a nuova regola i cristiani scoraggiati. Altri suoi contemporanei tentarono riforme forzando i tempi e i modi, inguaiandosi con eresie e scomuniche. Lui riuscì a trasformare gli animi e gli intenti senza spettinare il suo vescovo. Questa virtù politica fu opera di prestigio degna delle altre. L’addio alle armi gli aveva inculcato la più invincibile mansuetudine.

Erri De Luca