Archive for novembre, 2013

domenica, novembre 24th, 2013

Lotta tra rapaci

Da quale mondo sovrasensibile -mi sono sempre chiesto- giunge fino a noi questo Allegretto? alludo al secondo movimento della Settima Sinfonia di Beethoven. Domanda non peregrina, la mia (ne sono del tutto consapevole), considerando la bellezza al calor bianco di esso. Lo ascoltavo ieri pomeriggio per l’ennesima volta, nella superba incisione di Sergiu Celibidache del 1989 (superba, credo, non solo a parer mio; in quanto non teutonica, non militarizzata: finalizzata piuttosto, nella sua voluta lentezza, a comunicare all’ascoltatore la profondità del pensiero musicale del genio di Bonn…e del resto Celibidache non è stato forse il direttore d’orchestra prediletto da parte di Arturo Benedetti Michelangeli, nell’ultima parte della vita di questo nostro insigne pianista?). Ora, tornando al suddetto Allegretto, vale la pena di rammentare che siamo alla vigilia del bicentenario della sua prima esecuzione di fronte al gran pubblico. Accadde esattamente a Vienna con enorme successo il 2 dicembre 1813, incluso com’era, il nostro Allegretto, in un programma musicale comprendente, oltre alla Settima Sinfonia, anche la Vittoria di Wellington. Ebbene, il sublime Allegretto di cui stiamo parlando si dové ripeterlo, in quella esecuzione del 2 dicembre, su pressante richiesta del pubblico (come riferisce il grande musicologo Fedele D’Amico). Dunque è la storia stessa della “fortuna” di Beethoven ad attestare il profumo direi di iperuranio dell’Allegretto della Settima Sinfonia (un movimento sinfonico che non si consuma, all’ascolto, essendo più forte d’ogni moto di normalizzazione culturale). La foto qua sopra, Lotta tra rapaci, è del mio amico Massimo Mancini, sguardo limpido d’artista.

giovedì, novembre 21st, 2013

2013-06-16 13.47.58

A termine di una pesante giornata di lavoro come quella odierna, uno stimolante incontro nella biblioteca romana Pier Paolo Pasolini per commentare un classico dei classici della letteratura del Novecento non soltanto europeo: Voyage au bout de la nuit, di Louis-Ferdinand Céline. Mi permetto qui di riportare un breve, per me indimenticabile passo di tale capolavoro (tratto dalla traduzione italiana di Ernesto Ferrero, Corbaccio Editore):

Quel che è peggio è che uno si chiede come l’indomani troverà quel po’ di forza per continuare a fare quel che ha fatto il giorno prima e poi già da tanto tempo, dove troverà la forza per quelle iniziative sceme, quei mille progetti che non arrivano a niente, quei tentativi per uscire dalla necessità opprimente, tentativi che abortiscono sempre, e tutti per arrivare a convincersi una volta per tutte che il destino è invincibile, che bisogna sempre ricadere ai piedi della muraglia, ogni sera, sotto l’angoscia dell’indomani, sempre più precario, più sordido. Forse è anche l’età che sopraggiunge, traditora, e ci annuncia il peggio. Non si ha più molta musica in sé per far ballare la vita, ecco. Tutta la gioventù è già andata a morire in capo al mondo nel silenzio della verità. E dove andar fuori, ve lo chiedo, quando uno non ha più dentro una quantità sufficiente di delirio? La verità, è un’agonia che non finisce mai. La verità di questo mondo è la morte.”

Essendo io un poeta, al cospetto del suddetto passo, penso innanzitutto al canto leopardiano intitolato Il tramonto della luna, come pure a Meriggiare pallido e assorto di Eugenio Montale, poesia scritta a vent’anni dall’autore degli Ossi di seppia (mia la foto qua sopra della stupenda Porta Aeropago che si ammira ad Alatri, nel frusinate, costeggiando la suggestiva Acropoli della cittadina).

mercoledì, novembre 20th, 2013

Attolico

Con piacere ho incontrato recentemente in una libreria romana il poeta Leopoldo Attolico, che conosco di persona dagli anni Novanta (è proprio il caso di usare questa espressione, considerando l’odierno totalizzante condizionamento del web; in ogni caso innegabilmente funzionale). Tant’è. Ricordo bene la segnalazione, a suo tempo, da parte dell’amico Leopoldo, della mia lirica Lacrimosa, scritta nel 1993 -lirica con la quale ho inaugurato giusto quattro anni addietro il presente blog- a Giovanni Cappuzzo e Lucio Zinna, responsabili della rivista letteraria Arenaria (dove la mia poesia apparve nel numero di maggio-dicembre 1994). Ma torniamo a Leopoldo Attolico poeta, ben conosciuto e apprezzato per il suo spirito mordace e spiazzante. Mi permetto qui di riportare la nota che lo riguarda della sezione Bio-bibliografica inclusa nella antologia letteraria L’EVOLUZIONE DELLE FORME POETICHE (la migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio, 1990-2012; archivio storico, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo; Napoli, 2013, Kairòs Edizioni), antologia presentata a Roma la scorsa primavera (e di cui ho dato più volte notizia):

Leopoldo Attolico ha pubblicato a partire dal 1987 sei titoli di poesia e quattro plaquette in edizioni d’arte prefati da Luigi Fontanella, Vito Riviello, Giorgio Patrizi, Giuliano Manacorda e Gio Ferri. E’ presente nelle principali riviste letterarie con testi creativi ed interventi critico/teorici. Una scelta significativa della sua produzione è apparsa nel 2004 presso Chelsea, New York, per la traduzione di Emanuel di Pasquale. E’ stato tra i redattori di “Poiesis” e lo è attualmente di “Capoverso”.

Bene. Di tale valoroso poeta intendo oggi presentare (dietro suo consenso) una lirica inedita decisamente asciutta; spoglia direi, nel senso più nobile del termine, e quanto mai attuale (mia la foto qua sopra, scattata all’interno del Museo Nazionale Romano e inerente a una testa di filosofo dell’età adrianea, se non ricordo male):

TRA ME E LE PAROLE

In questa epoca di emotività a entropia crescente
il valore che do alle parole
mi ha insegnato
che hanno un profondo senso della vergogna
e soffrono se usate male

Quindi niente strip tease intellettuale
o cuccia calda di sentimentalismo mondadoriano;
solo un silenzioso sfiorarsi di gomiti
nel comune destino di riconoscerci inadeguat
i

Poesia inedita di Leopoldo Attolico, estrapolata dal sito poetarumsilva.com (Il sorriso pungente della poesia, 8/11/13, di Anna Maria Curci). Leopoldo Attolico è raggiungibile sulla Rete all’indirizzo www.attolico.it.

martedì, novembre 19th, 2013

Fun.Pas.

Volentieri suggerisco all’attenzione dei visitatori un video
relativo a un brano famoso di Francesco De Gregori, A Pa’ (eseguito dal cantautore romano assieme al grande Lucio Dalla). Ringrazio caramente Paola Mancini per la segnalazione (mia la foto qua sopra di un dipinto di Silvio Parrello intitolato I funerali di Pasolini). Il suddetto video è naturalmente visualizzabile su you tube(NoteSplendentiDiLuna, 26.1.2011).

domenica, novembre 17th, 2013

Specchio Romano

La foto qua sopra, mia, risalente allo scorso inverno, intende suggerire in qualche modo ai visitatori del blog le sensazioni più che positive registrate ieri sera durante la presentazione della rivista on-line SPECCHIO ROMANO nella libreria ODRADEK, in via dei Banchi Vecchi a Roma. In breve, ho avuto modo di percepire in profondità la passione viva per la cultura vibrante in Cinzia Dal Maso e nel marito Antonio Venditti, e da essi trasmessa ai figli Annalisa e Alessandro. Annalisa Venditti, archeologa e giornalista, collaboratrice in televisione di Michele Mirabella, si è fatta da me apprezzare per tempestività e misura nei suoi interventi; senza dimenticare il fratello Alessandro, la cui ritrosia a parlare in pubblico mi è parsa tutt’altro che affettata: anzi, di contro, un segnale di autenticità. Due parole sul Direttore della suddetta rivista, Cinzia Dal Maso (a suo tempo mia compagna di classe al liceo Luciano Manara di Roma): la giornalista è oggi certamente fra gli studiosi più appassionati e competenti della storia della Repubblica Romana, come del resto ho avuto occasione di rammentare mesi addietro nel presente blog. Nel fare i miei complimenti più schietti a Cinzia Dal Maso per la sua bella famiglia che ieri sera ho avuto modo di conoscere integralmente -il cui entusiasmo di scrivere, ricercare, approfondire è fondamentale oggi- riporto qui la parte iniziale del comunicato di presentazione della rivista:

SPECCHIO ROMANO, pagina di cultura, spettacolo, attualità, dedicata alla storia antica, moderna e contemporanea della Capitale, per oltre dieci anni in edicola all’interno di un quotidiano di Roma, è diventata oggi una rivista on-line. Il settimanale, diretto da Cinzia Dal Maso, è stato ideato da Antonio Venditti. Il webmaster del sito è il giornalista e autore tv Alessandro Venditti (www.specchioromano.it: per scrivere al Direttore: cinziadalmaso@yahoo.it).

mercoledì, novembre 13th, 2013

Autunno

Deplorevolmente Giorgio Vasari non ha incluso, credo, nelle sue Vite un eccellente pittore di nome Autunno. Ecco nella mia foto (scattata tornando dal lavoro), cosa è stato capace di dipingere quest’oggi pomeriggio il suddetto grande artista. Penso che dobbiamo parecchio a tale pittore, che talvolta sfodera il meglio della sua ispirazione proprio nel tetro mese di novembre in cui le giornate non durano molto. Non saprei dire l’epoca a partire dalla quale ha operato Autunno (giurerei trattarsi di un’età parecchio antica). E comunque… oggi, Autunno, mi ha illuminato il cuore d’una gioia pura, rendendomi d’incanto leggero. Infatti appena ho potuto sono sceso dalla macchina facendo del mio meglio per fotografare il dipinto che vediamo, mentre dentro l’animo risuonava l’incipit di una stupenda terzina dantesca: “O somma luce che tanto ti levi…”; Paradiso, XXXIII,70.

domenica, novembre 3rd, 2013

Idroscalo

Mia la foto qua sopra scattata ieri all’Idroscalo di Ostia in occasione del trentottesimo anniversario della tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini. Assenti le autorità locali e nazionali (”verranno per il “quarantesimo”, ha commentato con amaro sarcasmo Silvio Parrello…) sotto un sole ardente, per essere l’inizio di novembre, abbiamo cercato, Parrello in testa (autore soprattutto di una splendida declamazione a memoria del pasoliniano Recit, “difficile” poemetto incluso nelle Ceneri di Gramsci del 1957) di rilanciare ancora una volta la memoria del resto ben viva nel cuore di molti del grande scrittore e regista. Dico abbiamo, in quanto ciascuno di noi, da Grazia Gasparro (che ha letto una toccante poesia di Angela Molteni recentemente scomparsa) a Massimo Mancini (capace di mettere in musica il “grido” poetico più memorabile di Pasolini, e cioè “L’intelligenza non avrà mai peso…”); per non dimenticare Paolo Pilati, noto come “Tarzanetto” (che conobbe undicenne Pasolini nel quartiere romano del Pigneto e venne incoraggiato dal poeta a trovarsi un mestiere); ciascuno di noi, stavo dicendo, ha cercato dentro di sé qualcosa che fosse intimamente connesso a Pasolini. Me ne sono accorto quasi con stupore di ciò, nel momento in cui, dopo aver letto i bellissimi Versi del testamento da Trasumanar e organizzar (ultimo libro di poesia di Pasolini, del 1971), sono stato invitato a intervenire nuovamente. E qui è scattata in me una piccola scintilla; nel senso che ho recitato i seguenti i versi da me scritti nel 1995 e peraltro già presentati nel blog nel dicembre del 2009 ma che qui mi permetto di proporre nuovamente alla lettura:

PIER PAOLO

perìto di vernacolo,
controriforma e scialo,
pietrose orbite di tabernacolo
conservi all’Idroscalo
per arrotare
il vento

la giornata pasoliniana del due novembre si è per me conclusa assieme a Silvio Parrello ieri sera nel teatro Zaccaria Verucci, zona Casal Bertone, con la Serata Romana (omaggio a Pier Paolo Pasolini, presentata dal Collettivo Internoenki): serrato racconto corale sulla morte del poeta attraverso il lavoro d’inchiesta svolto dalle giornaliste Simona Zecchi e Martina Di Matteo e pubblicato nella rivista di politica e cultura “I Quaderni de L’Ora” (Editrice Ila Palma-Micromedia). Ma, prima di concludere il presente articolo, farò con piacere cenno a un breve film con la regia di Claudia Borzi dal titolo Ragazzi di vita che Silvio Parrello mi ha consegnato ieri ( in attesa di ulteriori rifiniture); la cui visione mi è comunque bastata per poter tranquillamente affermare che si tratta di un piccolo, raffinato gioiello di memoria pasoliniana radicata nel quartiere romano di Monteverde: senza sterili passatismi, tanto per intenderci (sul Messaggero on line di oggi video e foto della giornata di ieri all’Idroscalo).

P.S. Fra tutti i video visibili su You Tube (riguardanti la giornata all’Idroscalo del 2.11.2013), segnalo all’attenzione dei visitatori del blog quello relativo alla splendida declamazione del poemetto Recit da parte di Silvio Parrello (poemetto incluso nelle pasoliniane Ceneri di Gramsci del 1957). Il video è stato girato dal mio carissimo amico Massimo Mancini (http://youtu.be/sTeHPj6NByY).

sabato, novembre 2nd, 2013

Ansa

A distanza di trentotto anni esatti dalla tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, vorrei qui riflettere sull’ultimo libro di poesia, Trasumanar e organizzar (1971) del grande scrittore e regista. Nel 1971, per inciso, veniva pubblicata una importante raccolta di Eugenio Montale, Satura; quasi ovvio che l’attenzione della critica fosse catalizzata da quest’ultimo libro, rispetto a quello dell’eretico Pasolini (senza per questo voler disconoscere le novità rimarchevoli presenti in Satura, a fronte delle precedenti “stagioni” dell’impegno poetico del grande Genovese). Ciò, comunque, procurò non poca amarezza a Pasolini, che molto aveva investito non solo emotivamente ma anche sul piano dello stile in Trasumanar e organizzar (si pensi, intanto, al titolo dantesco scelto dal poeta per il suo libro: “Trasumanar significar per verba/ non si poria…”; Paradiso, I, 70-71). Ci si potrebbe in qualche modo stupire, a proposito dell’impegno stilistico trasfuso in Trasumanar e organizzar dal poeta delle Ceneri che, com’è noto, all’inizio degli anni Settanta, per sua stessa ammissione, era ormai un intellettuale piuttosto scettico circa la centralità della poesia. Ma, naturalmente, piaccia o non piaccia ai tanti detrattori che tuttora non mancano della poesia pasoliniana, stiamo qui parlando di una esperienza poetica saliente del nostro Novecento, quella di Pasolini, appunto; sorretta da una finissima educazione letteraria che sarà bene tenere presente anche per comprendere, una volta per tutte, il consapevole, accentuato intento antipoetico dei versi di Trasumanar e organizzar; laddove tale intento viene a conti fatti percepito, dal lettore sensibile e intellettualmente onesto, come un dono di autentica e struggente poesia. Peraltro questo movimento dell’impura, contaminata poesia di Pasolini che finisce per risultare così toccante è stato debitamente valorizzato da Fernando Bandini nella sua corposa introduzione a PASOLINI, Tutte le poesie, i Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore; Tomo primo, Il “sogno di una cosa” chiamata poesia; come del resto da Franco Cordelli, nella prefazione all’edizione garzantiana di Trasumanar e organizzar, Gli Elefanti, prima edizione 2002. Ora tanto Bandini quanto Cordelli (senza escludere Enzo Siciliano), insistono giustamente sull’umiltà dell’ultimo Pasolini, in poesia; nel senso che, abbandonati i fasti della terzina dantesca rivitalizzata a suo tempo dal Pascoli e quasi scagliata dal nostro poeta contro il Novecento “ermetico” in Le ceneri di Gramsci (1957), La religione del mio tempo (1961) e Poesia in forma di rosa (1964); abbandonati tali fasti, stavamo dicendo, ecco quest’ultimo Pasolini realizzare i suoi affondi antilirici senza più enfasi, con spirito disilluso, talvolta ironico e parodistico (seppure all’occorrenza profondamente tragico, vedi fra tutte la poesia Patmos). Il risultato finale di tale atteggiamento verso la poesia, in chiave stilistica? ebbene, la scomparsa degli enjambements non sempre felici delle terzine ora assenti; in favore di un evidente discorrere “in forma di prosa” (e non più di rosa, se ci si passa l’espressione) che, in Trasumanar e organizzar, finisce per dare luogo a un vero e proprio informale poetico, con versi largamente ipermetri destinati alla recitazione. Semanticamente parlando poi, in base a quanto sopra accennato, come tacere di un balenio della poesia non cercata ma trovata in profondità, e da questa stessa profondità pronta a risalire fino al cuore del lettore ostinato (nel leggere e rileggere) e fondamentalmente libero, non condizionato dagli estetici pregiudizi delle “anime belle” della poesia? I citati studiosi di Pasolini hanno anche insistito, a proposito di Trasumanar e organizzar, sulle non poche poesie intrise di “bontà” raccolte nel libro; un libro nel quale, in sintesi, non è più l’interiorità a piegarsi alla forma ma piuttosto il contrario (qui rammentando un fertile enunciato di Alessandro Piperno, Premio Strega nel 2012; enunciato incluso nell’ articolo apparso sul Corriere della Sera del 18.2.2008 in merito alla Certosa di Parma di Stendhal). Essendo ovvio dover sottoporre a strenuo esercizio di pensiero critico proprio ciò che maggiormente si ama, nell’arte, sarà innegabile riconoscere a questo punto che il “grido” più memorabile della poesia civile di Pasolini “L’intelligenza non avrà mai peso, mai,/ nel giudizio di questa pubblica opinione…” risulta frutto costante d’estrapolazione da un poemetto del 1962, La Guinea (incluso nella raccolta Poesia in forma di rosa, del 1964) fatto di terzine sovente estetizzanti, monotone e in stato di materiale poetico per così dire inerte, rispetto all’erompere del suddetto “grido”, stupendo e vero; e che vale l’autobiografia di una nazione, in chiave gobettiana. Da quanto finora osservato si ricava la complessità, come pure la presenza di dislivelli stilistici, all’interno del percorso poetico di Pasolini. Ma, sempre per motivi di costante esercizio critico del pensiero, non si dovrà neppure esaltare a dismisura la “bontà” delle ultime poesie di Pasolini; per non assecondare a conti fatti un revisionismo fin troppo riduttivo e retroattivo, inteso a banalizzare quella “poesia della ideologia” centrale nelle Ceneri e ben memorabile (nonostante i limiti formali accennati): ché, tale revisionismo, va ad integrare, guarda caso, quella vera e propria damnatio memoriae gravante tuttora sull’eretico Pasolini e alla quale, inconsapevolmente o meno, prestano oggi ausilio curatori di tomi e intellettuali più che raffinati, esiziali, al dunque; tesi all’egolatria prendendo a prestito la poesia e più in generale l’eredità culturale di Pasolini. Tutto ciò premesso intendo presentare, oggi 2 novembre, in funzione non riduttiva ma interrogativa, una breve e famosa poesia tratta per l’appunto da Trasumanar e organizzar (mia la foto qua sopra per così dire di “fortuna”, scattata ieri mattina nel parco non distante dalla mia abitazione):

COMUNICATO ALL’ANSA (UN CANE)
Ahi, cane, fermo sul ciglio della via Prenestina
che si guarda di qua e di là prima di attraversare la strada.
Non ha nulla da ridire: accetta tutto.
Non ha dignità da difendere, a causa della sua bontà.
Ecco quindi la mia conclusione:
la rassegnazione non ha niente da invidiare all’eroismo.

poesia di Pier Paolo Pasolini, da Trasumanar e organizzar, 1971

p.s. dedico questo scritto ai pasoliniani miei amici Federica Caggioli, Grazia Gasparro, Massimo Mancini, Silvio Parrello e Simona Zecchi; ma, soprattutto, alla memoria di Angela Molteni recentemente scomparsa (ideatrice e curatrice infaticabile del sito web nato come Pagine Corsare e ora raggiungibile all’indirizzo pasolinipuntonet).

L’articolo in oggetto è stato pubblicato dalla rivista letteraria I Fiori del Male, Quaderno quadrimestrale di Poesia Cultura letteraria e Arte, anno IX, n.58, maggio-agosto 2014.