Archive for agosto, 2015

venerdì, agosto 28th, 2015

2014-09-04 13.26.19

 

LA  POESIA               (In Italia)

 

Dagli albori del secolo si discute

se la poesia sia dentro o fuori.

Dapprima vinse il dentro, poi contrattaccò duramente

il fuori e dopo anni si addivenne a un forfait

che non potrà durare perché il fuori

è armato fino ai denti.

 

Eugenio Montale, dal QUADERNO DI QUATTRO ANNI

 

giovedì, agosto 27th, 2015

Luna

Stasera, camminando, ho fotografato la luna. Quella luna che dà il titolo al romanzo più significativo (valutazione ampiamente condivisa dai più) di Cesare Pavese, ossia La luna e i falò, di plastica forza; giottesco direi, nella ferma e sintetica pittura del paesaggio naturale e interiore. Un libro che non si dimentica, a maggior ragione oggi che ricorre il sessantacinquesimo anniversario della tragica scomparsa dello scrittore.

 

 

giovedì, agosto 20th, 2015

Quasimodo

Il 20 agosto 1901 nasceva Salvatore Quasimodo (Premio Nobel per la Letteratura nel 1959):

Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.

martedì, agosto 18th, 2015

Claudio

Nelle ultime settimane c’è stato un gran parlare della situazione della poesia in Italia, partito dalla notizia che la collana di poesia “Lo Specchio” della Mondadori chiude. Certo, per noi che di poesia (e di letteratura in generale) ci occupiamo da molti anni forse il tema non è nuovo, ma vorrei citare alcuni passaggi chiave di alcuni interventi. Davide Brullo, il 14 luglio, rispondendo a un articolo di Alessandro Zaccuri che ha lanciato il sasso nello stagno scrivendo “alle grandi case editrici la poesia sembra non interessare più”, scrive un interessante articolo di cui ricopio il passaggio per me più significativo: “il mercato difficilmente va a braccetto con la cultura…. per vendere devi pubblicare roba che piace a tutti”. Nel suo articolo attacca molto apertamente le politiche dell’editore citato (pubblicare nomi noti, amici di Segrate, se “Lo Specchio” chiude ne avremo tutti da guadagnare). La catena di Sant’Antonio si è ormai innescata, e il 15 luglio, appare su Il Foglio un articolo di Alfonso Berardinelli, che attacca la stessa collana, dicendo che Lo Specchio aveva ormai rinunciato alla poesia da anni, e se chiude una ragione ci sarà. Interessante la sua posizione su quanti poeti pubblicabili in Italia ci sono, per lui una dozzina, concede di arrivare a venti, a trenta… insomma, per Belardinelli non c’è materia. Tralascio i suoi commenti conclusivi che lanciano strali su antologie, recensori, editori e poeti d’ogni sorta, solo in parte condivisibili. Il 16 luglio è apparso su vari blog un articolo di Alessandro Canzian, che si meraviglia non per la notizia della chiusura della collana, quanto per tutto il rumore che si fa intorno a questa vicenda. Dice Canzian: non solo Carmina non dant panem” ma nemmeno le briciole, per poi aggiungere “di poeti bravi ce ne sono, nascono, crescono, maturano e vengono pubblicati” ma vendono poco. Canzian, che tra l’altro fa l’editore, parla anche dell’editoria su contributo dell’autore, senza demonizzarla, perché effettivamente le spese ci sono tutte, e non è pensabile che in un mercato povero di acquirenti e ricco di scrittori l’editore possa farcela da solo. Conclude con un passaggio molto interessante che riporto qui: “è la cultura italiana che non considera più la poesia come una testimonianza del tempo” aggiungendo poi “chi propone titoli scarsi non è responsabile della mancanza di buoni titoli, e chi non chiede la pubblicazione dei buoni titoli non è responsabile dei titoli di non qualità. Il paradosso vuole che non esista una causa/effetto diretta, ma che ci sia una comune responsabilità. È la cultura/raffreddore generale che crea i vari nasi che colano e ai quali ci fa comodo dare la colpa del tutto, per evitare l’autocritica”. Gerardo Mastrullo, editore anche lui, risponde a tutta questa serie di articoli offrendo uno sconto del 25% per l’acquisto di almeno due libri fino a fine mese.

Non citerò altri articoli, ce ne sono veramente tanti, mi soffermerò però su alcuni passaggi chiave che colgo in questo dibattito:

Il mercato non va a braccetto con la cultura

Non sono d’accordo. Il nostro Paese potrebbe vivere solo di cultura, e dovremmo andarne fieri. Il problema, però, se ci concentriamo sull’editoria, è diverso. Sappiamo benissimo che la poesia si vende poco, ma perché prima di tutto si pubblicano troppi titoli. Non ritornerò su temi già trattati in questo blog, del resto abbiamo pubblicato e sottoscritto anche un Manifesto culturale per fissare alcune idee e per evidenziare quelli che dovrebbero essere i nostri valori. Però, se gli editori sono circa 2700, non mi si può dire che il mercato non c’è, se i titoli pubblicati ogni anno sono quasi 70000 non si può piangere sulla mancanza di lettori. Queste sono scuse! L’editoria è arrivata ad invadere i cataloghi con migliaia di titoli affossando il mercato non perché non sia reattivo, ma semplicemente perché cercare un titolo di valore da mettere nello scaffale, per un libraio, vista la quantità agghiacciante di opere proposte (molte, moltissime di dubbio valore), è diventato quasi impossibile. Per proporre valore ai lettori, il libraio deve cercare l’ago nel pagliaio. E chi glielo fa fare? La catena è questa: autore – editore – distributore – libraio – lettore, e negli ultimi anni a questa catena si è aggiunta la libreria on-line e l’e-book, che però rendono ancora più difficile l’opera di selezione. Il libraio è il penultimo anello della catena e dovrebbe avere il supporto degli altri anelli, ma quello che riceve sono solo schede in un catalogo. Insomma, con tutto il bendiddio che si pubblica non si può dire che il mercato non vada a braccetto con la cultura, semmai si deve identificare una patologia del mercato che andrebbe curata, perché la cultura non deve essere vittima di un mercato, ma deve guidarlo, altrimenti è merce! In questo l’editore e il libraio devono fare da filtro, ma se il filtro dell’editoria è vanificato dalla quantità abnorme di titoli a catalogo, il libraio non farà da filtro, ma da tappo. Gli editori e i librai devono tornare ad avere il loro ruolo: devono scegliere le opere da proporre e promuoverle, senza ripiegare su scelte di comodo (nomi noti, volti visti in TV, roba che non ha bisogno di promozione perché già c’è), anche rischiando. Allo stesso tempo, però, l’autore deve riconoscere le proprie responsabilità e, per non alimentare questa malattia, deve accettare le critiche e fare autocritica. Insomma, occorre pubblicare meno e pubblicare meglio, perché il mercato lo facciamo noi tutti, in questa catena.

Non c’è materia

Dissento anche su questo punto. Di poeti ce ne sono molti, e molto validi, semmai è difficile trovarli. Di nuovo, il problema è la dispersione delle opere di qualità in un mare di non-opere, di libri immaturi che vengono pubblicati, quasi sempre per scelta dell’autore. E se “Carmina non dant panem” ma nemmeno le briciole, è anche perché le opere sono del tutto invisibili in questo marasma di titoli. Hanno fatto bene Antonio Spagnuolo e Ninnj Di Stefano Busà, due voci tra le più autorevoli della poesia contemporanea, a curare un’antologia (edita da Kairòs) di autori attivi negli ultimi vent’anni. Come hanno fatto a scovarli e sceglierli? Un lavoro immenso di lettura, di ricerca, di valutazione, utilizzando moltissimo il WEB, uno strumento che, se usato bene, diventa fonte di informazioni preziose. Questa fatica immane è per i sognatori che hanno un progetto editoriale che merita di passare alla storia, e dimostra che non è impossibile ridare alla poesia il ruolo di testimonianza del tempo.

Ora, di operazioni coraggiose come quella citata qui sopra, sicuramente ce ne sono altre, e occorre analizzare le dinamiche che muovono la cultura per trovare la quadra. Ad esempio, il ruolo delle associazioni culturali, il ruolo dei concorsi letterari (escludendo i più grandi), in questo contesto, qual è? Senza dubbio il contributo delle associazioni è prezioso, ma non hanno nessun impatto sul mercato perché non fanno parte del sistema. Per la maggior parte, queste associazioni, sono costituite da operatori volontari che non hanno nessuna etichetta, persone libere che decidono di fare qualcosa per la Cultura, e organizzano concorsi, rassegne, presentazioni… solo perché hanno percepito questo vuoto e tentano di colmarlo. Però non basta. Ricordo che, il giorno della premiazione del Pegasus Cattolica, feci un giro in città e visitai le librerie del posto: non una locandina, non un annuncio, nulla. Eppure il concorso è prestigiosissimo e i librai di Cattolica per primi dovrebbero parlarne, dovrebbero mettere i libri premiati in bacheca, promuovere gli autori. Insomma, da fare ce n’è, però bisogna smetterla di dire che non c’è mercato e che non c’è qualità.

Claudio Fiorentini

 

P.S. la foto è quella di un dipinto dell’autore (tecnica mista su tela) in esposizione permanente presso la Galleria Latina di Roma.

giovedì, agosto 13th, 2015

tromaba d'aria 2

ACHERONTE

 

o dell’afrodeserto calor

fottuto, io pipistrello laico

a un climatizzatore appeso

eterne fiamme ho immaginato!

ma sursum corda, nel Belpaese

squillante ora per trombe aeree!

questo comanda il tosco condottiero;

e d’uopo è Candido due punto zero…

 

Andrea Mariotti, poesia inedita, agosto 2015

 

 

 

 

venerdì, agosto 7th, 2015

apollo e giacinto

PREMIO NAZIONALE DI POESIA “MARIO ARPEA” 2015, II EDIZIONE

Con piacere do notizia della Cerimonia di premiazione prevista per domenica prossima 9 agosto a Rocca di Mezzo, Provincia di L’Aquila.

I vincitori delle varie sezioni sono i seguenti:

Sez. A Poesia inedita 

ex aequo Granco Fiorini e Giuseppe Vetromile;

Sez. B Poesia inedita a tema

Monica Martinelli;

Sez. C Poesia edita (libro)

Paolo Carlucci;

Sez. D Romanzo-Saggio

Marilena Menicucci

 

P.S. lo scrivente si è classificato secondo nella sez.C con il suo Scolpire questa pace (nella pagina dedicata a tale raccolta e visibile nell’home page del presente blog è possibile leggere la motivazione della Giuria in merito al riconoscimento ottenuto)

9 agosto 2015

 

 

domenica, agosto 2nd, 2015

Bologna

Bologna, 2 agosto 1980 ore 10,25: a trentacinque anni esatti dal più grave atto terroristico della nostra storia repubblicana costato la vita a 85 persone (ad esse aggiungendo più di 200 feriti), dobbiamo veramente focalizzare la nostra capacità di riflessione su quel giorno solo cronologicamente lontano. Si tratta infatti di una ferita terribile e aperta del nostro sempre più fragile tessuto democratico. Ma non osserviamola in astratto tale ferita: essa ci appartiene sul serio, avendoci storicamente condizionati per quanto concerne la nostra statura di cittadini consapevoli. A tutt’oggi sono ignoti i mandanti della strage, e chi non sa, chi è condannato al buio, non cresce in civiltà. Il reato di depistaggio è in discussione al Senato, attualmente, dopo l’approvazione della Camera. Ma la montagna ha partorito un topolino, considerando l’atrocità di quel sabato 2 agosto 1980 in cui l’arte del depistaggio -come dire altrimenti?- fece un salto di qualità incredibile (subito entrando in azione alla grande con la notizia dello scoppio d’una caldaia a motivare la strage, con il momentaneo quanto deprecabile avallo governativo). Struggente ricordare Sandro Pertini in lacrime il pomeriggio di quel sabato nella città emiliana …oggi sono moralmente anch’io a Bologna, in rispettoso e dolente silenzio.