Archive for marzo, 2012

martedì, marzo 27th, 2012

Presso la Locanda Martorelli in Ariccia (Roma) dal grande prestigio storico, avendo a suo tempo ospitato scrittori della statura di Goethe, Stendhal, Gogol e Keats (per tacere degli altri), ho potuto apprezzare, sabato scorso, una mostra d’arte contemporanea (visitabile fino al primo aprile) presentata nel vicino Palazzo Chigi dal poeta, filosofo e critico d’arte Franco Campegiani; cui si deve peraltro lo scritto introduttivo al suddetto evento. Ora, riconosciuto il vivo interesse in me suscitato da non poche delle opere esposte (in particolare quelle di Doriana Onorati, Beatrice Palazzetti e Stefano Piali), vorrei parlare, qui, della scultura di Giuseppe Valentini, Autoritratto interiore; scultura da me fotografata per gentile concessione dell’artista. Giuseppe Valentini, nato a Roma nel 1944, cresciuto artisticamente grazie anche all’incontro con lo scultore Gino Guerra, ha negli anni più recenti partecipato ad alcune mostre nel territorio romano. Come si può osservare dalla mia fotografia, l’opera di Valentini risulta particolarmente suggestiva, nella sua nobile severità. Ma non basta: al primo sguardo, essa mi ha procurato un vero e proprio moto di ritrazione, quasi Valentini fosse riuscito a fisicizzare -se così possiamo dire- la volontà introspettiva dell’uomo; che richiede all’osservatore distanza, rispetto per il raccoglimento interiore di cui questa scultura si fa artistico emblema. Ringrazio pertanto Giuseppe Valentini per avermi permesso un momento di intenso isolamento, nel tacito colloquio da me avuto con la sua opera.

domenica, marzo 25th, 2012

La foto di questo stupendo dipinto di Pieter Bruegel è stata in effetti da me già proposta sul presente blog (19.6.2010); tuttavia mi è parso giusto mostrarla nuovamente oggi per introdurre una poesia di Simone Consorti. Simone, nato nel 1973 a Roma, dove insegna in un Istituto Superiore, ha esordito con il romanzo “L’uomo che scrive sull’acqua (Baldini e Castoldi Dalai, 1999, Premio Linus). Successivamente ha pubblicato i romanzi “Sterile come il tuo amore” (Besa, 2008) e “In fuga dalla scuola e verso il mondo” (Hacca, 2009). Le sue poesie sono raccolte nella silloge “Perché ho smesso di scriverti versi” (Aletti, 2010). Ma veniamo alla poesia inedita:

SE STESSI ALLO SPECCHIO
I ciechi conoscono i cieli
e spesso hanno un loro concetto
degli arcobaleni
Più di tutto sono esperti di spazi immensi
e di giorno vanno di notte nei deserti

Ci vuole immaginazione
per credere nelle rose
Ci vuole un bel po’ di esperienza
per setacciare la realtà dall’ apparenza

A volte un cieco giovane
ritorna un cieco vecchio
Ma ho visto ciechi che hanno visto ciechi
che hanno visto ciechi
che hanno visto se stessi allo specchio

(poesia inedita di Simone Consorti)

Senza mezzi termini il mio apprezzamento per tale lirica, di grande asciuttezza. Bàttono, i versi di essa, con ammirevole fermezza denotativa sul piano dell’emissione di senso, senza proccupazione di piacere ad ogni costo. Dunque belli e moderni per questo. E versi estroflessi, li definerei, soprattutto; ossia oggettivati, distanti dalle scorie autobiografiche dell’autore. Ma questi positivi rilievi non debbono peraltro far pensare ad una lirica troppo disadorna: la “chiusa” assonanzata della prima strofe “Più di tutto sono esperti di spazi immensi/ e di giorno vanno di notte nei deserti”, crea agli occhi del lettore infatti una raffinatissima “quasi-rima”; rima che invece si materializza con moderna sprezzatura alla fine della seconda strofe…anche del tessuto fonematico di questa poesia di Simone occorrerebbe parlare, ma non voglio togliere a chi la leggerà il piacere di scoprire un coerente contesto di suoni con il quale Simone Consorti ha orchestrato il suo discorso poetico. E dunque grazie, Simone, per questa bella e intelligente metafora che ci invita a guardare dentro di noi (“andando di giorno nella notte dei deserti…”)!

mercoledì, marzo 21st, 2012

Questo dipinto di Auguste Renoir (da me fotografato presso il Musée d’Orsay a Parigi), nella sua eleganza e delicatezza, intende essere un rispettoso e riconoscente omaggio al grande Tonino Guerra, scomparso quest’oggi all’età di novantadue anni… ti sia lieve la terra, dunque, maestro che poeticamente hai chiuso gli occhi proprio oggi, in cui si celebra la Giornata Mondiale della Poesia! Scrivendo di te recentemente su questo blog (15 febbraio scorso), non sapevo delle tue difficili condizioni di salute…ma la tristezza per la tua scomparsa cede il passo alla presenza viva di tutte le cose belle che ci hai donato durante la tua lunga, sofferta e ricchissima vita.

lunedì, marzo 19th, 2012

 

 

Da tempo avevo in programma di visitare il MONUMENTO NATURALE nel cuore della VALLE DELLE CANNUCCETE, nei pressi di Palestrina (Roma): alludo alla quercia plurisecolare che, secondo la storia locale, sarebbe stata cara al grande Giovanni Pierluigi da Palestrina, “Principe della Musica” e di diritto fra i sommi artisti del nostro Cinquecento. Ed eccomi finalmente al cospetto, in questo inizio di primavera, della grandiosa roverella (cui un recente censimento attribuisce all’incirca cinquecento anni di vita). Ebbene, osservando quasi con devozione tale meraviglia della natura, ho avvertito la profondità di un silenzio a dir poco vibrante; poi, un misterioso stato di leggerezza da parte mia che mi ha indotto ad abbracciare il tronco dell’albero sentito come il più caro degli amici. La mia fotografia, con la potente ramificazione della quercia a nascondere il sole, pare suggerire un “notturno” che forse può servire da introduzione al sonetto scritto in onore della sublime roverella (QUERCUS PUBESCENS, il suo scientifico nome):

ALLA QUERCIA DI P. DA PALESTRINA

Al mio amoroso sguardo ti palesi
infine, augusta roverella ritta
da cinquecento anni, dicono: scritta
dai rami tuoi, la trama degli illesi

ritmi del tempo appare. Ed è un’ascesi
che mi carezza l’anima sconfitta
guarendola all’istante d’ogni fitta,
per poi lasciarmi con i sensi accesi;

sicché t’abbraccio socchiudendo gli occhi…
o roverella invisa alle bufere,
insegnami a resistere alla pena

di vivere insabbiato! miserere
di me. Che la scintilla presto scòcchi.
Perché tenersi in piedi a malapena?

 

Andrea Mariotti, poesia inedita di marzo 2012

sabato, marzo 10th, 2012

Non occorre attendere necessariamente domani per ricordare la catastrofe dell’11 marzo dello scorso anno avvenuta in Giappone, dove un sisma di magnitudo nove seminò morte e distruzione. Abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini del disastro prodotto dallo tsunami susseguente al terremoto; per non dire di quelle, raccapriccianti, dei reattori esplosi all’interno della centrale nucleare di Fukushima (a rinfrescarci a dovere la memoria di Chernobyl). Mi permetterò, qui di seguito, non per vacuo e ossessivo esercizio letterario, di citare nuovamente alcuni versi della GINESTRA di Giacomo Leopardi, di sconcertante attualità:

Magnanimo animale
non credo io già, ma stolto,
quel che nato a perir, nutrito in pene,
dice, a goder son fatto,
e di fetido orgoglio
empie le carte, eccelsi fati e nove
felicità, quali il ciel tutto ignora,
non pur quest’orbe, promettendo in terra
a popoli che un’onda
di mar commosso, un fiato
d’aura maligna, un sotterraneo crollo
distrugge sì, che avanza
a gran pena di lor la rimembranza
… (versi 98-110 del canto leopardiano)

La rosa della mia fotografia, infine, la offro al valoroso popolo giapponese in una pausa di profondo silenzio condiviso con tutti i visitatori del presente blog.