Archive for Novembre, 2018

mercoledì, Novembre 28th, 2018

Comunicato stampa

 

L’ISTITUTO INTERNAZIONALE DI STUDI “GIUSEPPE GARIBALDI”

invita alla Tavola Rotonda

Vittorio Veneto:

dimensioni militari, politiche e sociali di una battaglia

 

Martedì 11 dicembre 2018 ore 16.00

presso il MUSEO STORICO DEI GRANATIERI di Roma

(piazza Santa Croce in Gerusalemme, 7)

PARTECIPANO

Prof. Elio LODOLINI: moderatore

Gen. C. A. Agostino PEDONE: La battaglia di Vittorio Veneto

Prof. Daniele ARRU: Garibaldi, l’irredentismo, il compimento dell’Unità

Dott. Cinzia DAL MASO: La partecipazione femminile sul fronte militare e sul fronte civile nella Grande Guerra

Prof. Franco TAMASSIA: La conclusione della Grande Guerra e la nascita della Nuova Italia

La Battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre – 3 novembre 1918), che costituisce l’ultima battaglia della vittoriosa offensiva finale dell’Italia nella Grande Guerra, segna la fine del secolare dominio tedesco in terre italiane. Questa battaglia, rimasta simbolo dell’eroismo dei combattenti italiani, in questi ultimi anni è stata oggetto di controversie nel contesto di revisioni storiografiche ad opera di chi pretende di svalutare la costruzione dell’Italia come Stato nazionale. La Tavola Rotonda intende recuperare i valori militari, politici e sociali sia della battaglia sia del grandioso conflitto che essa conclude sul fronte italiano.

 

Ufficio stampa

Cinzia Dal Maso

328.9110434

 

 

martedì, Novembre 27th, 2018

COMMENTARE  DANTE

Commentare Dante

Giornata di studi

28 Novembre 2018

Villa Falconieri – Frascati

 

 

Programma

 

Saluti istituzionali dell’Amministrazione comunale

Saluti di Rino Caputo, Università degli studi di Roma − Tor Vergata

Saluti di Paola Cardarelli, Preside del liceo “M. T. Cicerone” di Frascati

Saluti di Aldo Meccariello, Presidente del Centro per la Filosofia Italiana

Saluti di Luigi Miraglia, Direttore dell’Accademia Vivarium Novum

 

Prima sessione 9.30-13.30

Presiede Paola Cardarelli
Giulio Ferroni, Il commento e la geografia

Michele Tortorici, Chi era chi? Un’ossessione dei primi commentatori della Commedia

Pausa caffè

Vittorio Capuzza, Equivalenza e asimmetria nella Commedia: i Canti XI del Purgatorio e del Paradiso; Graziano senza Irnerio.

Aldo Onorati, Dante e gli omosessuali nella Commedia: tra Inferno e Paradiso

Michele Bianco, Dante e i francescani spirituali: la presenza di Ubertino nella Commedia

Discussione

 

Seconda sessione 15.30 – 19.30

Presiede Aldo Meccariello

Florinda Nardi, Commenti contemporanei: gli Attori leggono la “Commedia”

Santino Cavaciuti, Il mio commento alla “Divina Commedia”

Alberto Granese, Corruzione: i tempi di Dante e i nostri. Per la formazione del senso civico nei commenti

Pausa caffé

Virgilio Filippi, Perché leggere Dante. Motivi di riflessione etico-pedagogica

Rino Caputo, Pratiche (ancora?) attuali di commento dantesco

Discussione

Recitazione di versi della Commedia a cura degli studenti del liceo classico “M.T. Cicerone” di Frascati, guidati dalla professoressa Laura Cannella:

Inferno: VI, 48-93; VIII, 31-63; XV, 22-42; 79-87; XVI, 10-12; 19-60

Paradiso: XI, 43-117; XII, 106-145; XXXIII, 1-39.

 

Organizzato da:

Centro per la Filosofia Italiana (http://www.centroperlafilosofiaitaliana.it/)

Accademia Vivarium novum

Università degli studi di Roma − Tor Vergata

 

Col patrocinio di:

Comune di Frascati

Parco dei Castelli Romani

 

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria all’indirizzo convegni@vivariumnovum.net

 

 

lunedì, Novembre 26th, 2018

 

Il viaggio interiore compiuto nel riascoltare gli ultimi Quartetti beethoveniani trova il suo coronamento nel Molto adagio dell’ Op.132 in La minore; per me come per molti, credo, il punto più sublime toccato in musica dal genio di Bonn. Ecco le parole dello stesso Beethoven a proposito di tale movimento: “il canto sacro di un convalescente per ringraziare la divinità”. Esso davvero trasporta l’ascoltatore in un’altra dimensione, dove si smarrisce la nozione del tempo. Due riferimenti in merito. Intanto il bel film di Alessandro Baricco del 2009 Lezione Ventuno, provocatoria sconsacrazione della Nona Sinfonia proprio in favore del Beethoven più intimo e trascendentale del Molto Adagio in questione. Ma, soprattutto, l’amore profondo nutrito dal poeta-violinista Giorgio Caproni per questo “canto sacro”, da lui ascoltato con più partecipazione del solito in morte di Elsa Morante: “La più profonda meditazione che io conosca sull’esistenza, che in sé comprende anche la morte. Pensiero puro, senza la corruzione delle parole (o meglio della parola). Come lo è sempre la grande musica”.

 

Andrea Mariotti

 

 

sabato, Novembre 24th, 2018

 

Degli ultimi grandi quartetti beethoveniani, quello in Do diesis minore (Op.131) in sette movimenti è probabilmente il più significativo ed alto per il suo audace ma perfetto equilibrio. Dal primo movimento fugato, un Adagio, di carattere particolarmente malinconico come notò Wagner, inizia per l’ascoltatore un viaggio difficile e prezioso grazie soprattutto al lungo tema centrale con variazioni in cui l’esplorazione dinamico-ritmica del Maestro si fa somma. Ma è l’Allegro finale a lasciar sgomenti, e la parola passa più che mai a Wagner: “la danza del mondo: selvaggio deliquio, grida di angoscia, estasi amorosa, il più alto rapimento, miseria, rabbia, ora voluttuoso ora sofferente, una faretra di fulmini, rullo di tuono; soprattutto un musicista gigantesco”.

 

Andrea Mariotti

 

mercoledì, Novembre 21st, 2018

 “cliccare” per ingrandire

 

Questa mattina ho senz’altro compiuto un bellissimo viaggio nella storia. Mi sono infatti recato a visitare, seguendo la strada per Palestrina, il sito dell’antica città latina di GABII non distante da Alba Longa (l’odierna Castel Gandolfo) e piuttosto importante nei secoli VII-VI a.C. per la posizione chiave fra l’Etruria e la Campania. Tale città, conquistata e sfruttata commercialmente da Roma per il peperino locale (lapis gabinus) iniziò a perdere d’importanza trasformandosi in un villaggio fino agli inizi del XV secolo sopra i bordi del lago vulcanico di Castiglione, prosciugato verso la fine dell’Ottocento ma la cui passata esistenza ancora s’indovina alla vista. Non sto a dire del fascino esercitato dal basolato di GABII, città posta a metà strada fra Roma e Praeneste (Palestrina). Ma, innegabilmente, l’emozione più forte che si prova visitando questo sito è dovuta alla presenza del santuario, sostanzialmente integro nella sua struttura, di Giunone Gabina visibile nella foto che mi è stata concessa; il tempio, ricostruito intorno alla metà del II sec. a.C. in opus quadratum (di pietra locale), aveva delle colonne sulla fronte e sui lati (come mi è stato mostrato su alcuni grandi fogli relativi al Lazio Antico). Tornando verso casa, ho riflettuto sulle bellezze che non conosciamo a un palmo dal nostro naso…

 

Andrea Mariotti

 

 

martedì, Novembre 20th, 2018

Innegabile l’importanza dei sei quartetti per archi Op. 18 (1798-1800; pubblicati nel 1801) nello sviluppo della musica cameristica di Beethoven. Tali quartetti, dedicati al principe Lobkowitz, nel loro evidente tributo al magistero di Haydn e Mozart, segnano nel contempo il colpo di reni del genio di Bonn verso quelle avventure dello spirito che troveranno in prossimità della morte la loro ineffabile apoteosi nella serie delle ultime partiture per archi (Op.127, 130, 131, 135). Dei suddetti sei quartetti, è precisamente l’ultimo, in si bemolle maggiore, ad imporsi all’ascolto. Esso ci riserva infatti uno Scherzo (penultimo movimento) che da subito colpì per la sua audacia; quasi un vestibolo dell’Adagio-allegretto da Beethoven stesso intitolato “La Malinconia” (ultimo movimento del quartetto). Qui davvero siamo al cospetto della prima meditazione trascendentale del musicista in rotta con il canone dei suoi grandi maestri; volendo alludere alla tensione indefinita, tutt’altro che sentimentale, piuttosto spinta verso l’imponderabile in virtù di un sottofondo sonoro di enigmatica gravità, ferito da vere e proprie stilettate (gli improvvisi “sforzando” e “pianissimo” in partitura). Recentemente ho scritto che Mozart è alato e purissimo; ma Beethoven rimane per eccellenza nostro compagno di viaggio inaudito e di profondità immane e non facile (nel senso che, com’è ben noto, è richiesto un ascolto della sua musica concentrato e solingo, soprattutto riguardo ai quartetti per archi, laddove è possibile cogliere il soliloquio della sua anima).

 

Andrea Mariotti

 

 

lunedì, Novembre 19th, 2018

In questo mese di novembre 2018 in cui di recente è ricorso il centenario della fine del primo conflitto mondiale, non si può non riproporre una famosa, struggente poesia del grande Clemente Rebora, a perenne monito circa gli orrori della guerra…(a/m):

 

VIATICO

 

O ferito laggiù nel valloncello,

tanto invocasti

se tre compagni interi

cadder per te che quasi più non eri.

Tra melma e sangue

tronco senza gambe

e il tuo lamento ancora,

pietà per noi rimasti

a rantolarci e non ha fine l’ora,

affretta l’agonia,

tu puoi finire,

e conforto ti sia

nella demenza che non sa impazzire,

mentre sosta il momento

il sonno sul cervello,

lasciaci in silenzio-

grazie, fratello.

 

CLEMENTE REBORA, 1916

 

 

 

sabato, Novembre 17th, 2018

 

Finalmente il freddo oggi in montagna sui Lucrètili, per camminare meglio senza sudare troppo (evitando naturalmente quote elevate, ché il crollo termico stanotte c’è stato, fuor d’ogni dubbio, e l’organismo deve adattarsi, nei limiti consentiti dalle brusche variazioni climatiche degli ultimi anni e del 2018 in particolare). In foto un faggio quasi zoomorfo e dorato ammirato questa mattina, a ribadire, credo, la dialettica vitale di piacere-dolore riservata agli umani (rammentando l’effetto ghigliottina degli alberi caduti in gran copia e rovinosamente su persone e cose di recente in varie parti d’Italia). Non è difficile accorgersi della fusione con il sempreverde agrifoglio, a proposito del faggio nella foto. Ciò mi ha fatto venire in mente che non più tardi di un mese fa si faceva ancora il bagno al mare fuori stagione…oggi, invece, un freddo più invernale che autunnale! poteva non tornarmi alla memoria l’Ode stupenda di Orazio (Carmina, IV, 7) “Il freddo si mitiga agli Zefiri,/ la primavera/ cede all’estate che morrà appena/ il fruttuoso autunno avrà effuso i frutti/ e presto torna l’inerte inverno” (9-12; trad. di Luca Canali)? tale Ode non ha bisogno di commenti: è quella in cui leggiamo “Immortalia ne speres…pulvis et umbra sumus”.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

venerdì, Novembre 16th, 2018

 

Prosegue attentissimo da parte mia il riascolto delle sonate per pianoforte di W.A. Mozart. Che dire a questo punto della K332 in fa maggiore dell’agosto- settembre 1778? che si fa fatica a dominare lo stupore per la ricchezza di temi in essa ipnoticamente ricamati dal genio di Salisburgo. Quanto ha scritto a suo tempo Fedele D’Amico rispetto al mistero della creatività mozartiana capace di sposare qualsiasi assunto (nell’occasione un omaggio a J.Ch.Bach, appena rivisto a Parigi nell’agosto del 1778) per riviverlo poi da un’altezza angelica, trova nella sonata in questione una conferma evidente. Tale partitura, peraltro famosa, possiede il pregio indiscusso di esprimere l’inquietudine dell’animo che si interroga su quello che sarà o non sarà con superiore brillantezza. E’ Mozart, signori, ossia l’urgenza del dire senza alzare la voce, con purezza di stile senza pari (fino all’acme suprema della sinfonia k550 del 1788). Mi permetto di suggerire una non breve convivenza con questa sonata. Si viaggia, dentro di noi, assaporando un profondo senso di pace.

 

Andrea Mariotti

 

 

lunedì, Novembre 12th, 2018

 

 

 

 

Di seguito, il conciso ed emozionante “diario di bordo” della mia cara amica Paola Mancini indirizzato ai compagni del suo recente viaggio in Etiopia…(a/m):

 

Cari tutti,
vorrei condividere con voi alcune considerazioni sul nostro viaggio speciale e, ora che le emozioni sono ancora così fresche e ispirate, scrivo.
Se, come dice Vinicius de Moraes, la vita è l’arte dell’incontro noi, sia metaforicamente che materialmente ne abbiamo vissute di esperienze in questa spedizione africana! Abbiamo iniziato dall’incontro con la sfida che l’Erta Ale ci ha lanciato! Il vulcano ci ha offerto tutto ciò che aveva a disposizione per scoraggiarci nell’impresa ma nello stesso tempo, da lontano, ci invitava a raggiungerlo. Insomma chi saltellando chi zoppicando, chi lamentandosi, chi imprecando, chi canticchiando, qualcuno a quattro zampe (si, anche quelle di cammello) siamo tutti arrivati!….poi ci ha  beffato! È rimasto ben nascosto sotto il suo denso alito di fumo. Noi con tanta fatica e tanta amarezza, ma fieri e volitivi, abbiamo affrontato la discesa esausti e in rispettoso silenzio.
Abbiamo incontrato l’incandescente tavolozza giallo verde del Monte Dallol, siamo andati a caccia di sfumature, primitive incisioni di delicato calcare sotto un sole che poteva quasi ucciderci!
Subito dopo una vasta pianura di sale di bianco accecante che ancora permette ad alcuni piccoli uomini valorosi di viverci. Abbiamo incontrato luoghi di culto strappati alla roccia quasi a voler proteggere la spiritualità di cui si nutre quel popolo, poi la nostra carovana si è spostata verso sud….
Ecco l’incontro travolgente con quelle genti: terra e uomini, miscela di colori; nero, marrone, ocra e vermiglio.
Sguardi così profondi da scioglierti… l’imbarazzo per l’ irrefrenabile curiosità di scrutarli… saper scorgere la poesia in quegli occhi così profondi di bimbi  immaginando una nuova forma d’arte grazie a  quei corpi utilizzati come sfondo per fantasiose pitture e delicati  bassorilievi. Villaggi creati dalla pura forza fisica, essenziali, scarni ma pieni di grande vitalità.
Infine abbiamo incontrato i figli di nessuno, gli orfani. Nella loro estrema povertà non ci hanno trasmesso disperazione ma tanta serenità e fiducia. I loro occhi erano luminosi, i sorrisi ottimisti, le  voci gioiose. Abbiamo condiviso con essi in un attimo un respiro puro d’amore.
Alla fine di questa avventura ci siamo salutati coi silenzi dei nostri volti stanchi e quindi  poche parole.
Durante il viaggio ognuno ha sentito quello che il suo animo gli gridava: lì, non si poteva scappare! A volte è la sofferenza che partorisce le emozioni più forti e autentiche, lo sappiamo tutti, la vita non regala nulla. Questo è il valore che io ho dato a tale viaggio del corpo e dell’anima. Grazie

 

Paola Mancini