Archive for aprile, 2013

sabato, aprile 27th, 2013

villa pamphili

Con piacere do qui notizia di un evento previsto per domani a Roma (mia la foto qua sopra):

Tutti i poeti della Prima Ragunanza a Villa Pamphilj

Domenica 28 aprile 2013 nel più grande parco pubblico della Capitale d’Italia, Villa Doria Pamphilj, a Roma, si ripristinano le “ragunanze”, i raduni degli artisti, così come S.A.R. Christina di Svezia aveva ideato per la sua Arcadia.
Quest’anno 2013 ci sarà, nell’esedra del Teatro all’aperto, nelle vicinanze della cappella Pamphilj, dalle ore 11,00 fino alle ore 16,00 circa, la I ragunanza di POESIA che si inaugura con l’appuntamento di domenica 28 aprile 2013.
Il prestigioso evento ideato da Giuseppe Lorin, ha lo scopo di presentare le originali e fervide creazioni poetiche, di chi si è accinto alla composizione della propria poesia nel ricordo dei dettami dell’Arcadia, consapevole del valore della natura, con l’intenzione di preservarla dagli avvenimenti attuali che coinvolgono, modificano, inquinano, distruggono i quattro elementi della nostra madre Terra.
I poeti del III millennio cantano il loro pensiero introdotti dal suono del corno, accompagnati dalle note del flauto traverso di Giacomo Zara, da performance mimiche del fauno, Francesco Ippolito, con maschera ed antica siringa di Pan, melodie barocche cantate dalla soprano Erika Kamese, danze primordiali a cura di Vanessa Bonafede e Silvia Capponi con le giocolerie del fuoco, dell’aria, dell’acqua, della terra a ritmo del timpano. Ospiti dell’evento Pino Censi, Chiara Pavoni e Giulio Eccher.
Le poesie, scelte dal gruppo Liber@rte, composto da Elisabetta Bagli, Michela Zanarella, Andrea Leonelli, Monica Pasero, Gino Centofante e Oliviero Angelo Fuina, saranno racchiuse nel prestigioso scrigno-antologia edito da ArteMuse Editrice.
Di seguito tutti i poeti selezionati per l’antologia: Alessandro Bellomarini, Alessandro Moschini, Alessio Miglietta, Andrea Lucani, Andrea Mariotti, Anna Cibotti, Annamaria Pecoraro, Annarita Mastrangelo, Barbara Bracci, Bartolo Montanari, Carla De Angelis, Carmine Valendino, Ciro Pinto, Denis Cornacchia, Donatella Giancaspero, Emanuela Arlotta, Emanuele Marcuccio, Emanuele Tanzilli, Francesca Corsanici, Francesca Di Meco, Franco Argenti, Gabriele Fabiani, Gianni Di Giorgio, Giovanna Iorio, Giovanni Monopoli, Giuseppe Vetromile, Irene Sparagna, Loredana Savelli, Lorenzo Spurio, Lucia Picotti, Marco Mazzanti, Maria D’Ippolito, Maria Rotolo, Mario De Rosa, Maurizio Donte, Nadezhda Slavova, Nadia Milone, Nicolò Luccardi, Osvaldo Crotti, Paolo Carlucci, Paolo Lorussi, Patrizia Portoghese, Riccardo Lamperti, Roberta Borgianni, Roberta Marzi, Roberto Travaglini, Rosellina Brun, Sebastiano Impalà, Silvia De Angelis, Silvio Parrello, Stefano Massetani,Tiziana Mignosa, Valerio D’Amato, Veruska Vertuani. Nella raccolta tra i poeti ospiti: Anna Laura Cittadino, Tomaso Binga, Cinzia Marulli, Carmen Tomasi e Maddalena Corigliano.
L’appuntamento sarà presso l’antica vaccheria dei Pamphilj con ingresso in Via Vitellia, 102 – Roma – Domenica 28 aprile 2013 alle ore 11,00 per incamminarci in gruppo verso l’esedra del giardino del Teatro, luogo dell’evento di Poesia.
All’evento hanno dato il loro patrocinio il Comune di Roma Capitale XVI Municipio, l’Ambasciata di Svezia, Coltivo Cultura, Ass. Bel Respiro.
L’evento sarà ripreso dalla troupe del TG3 Regione Lazio

P.S. Il testo in oggetto è stato ripreso, dietro consenso, dal blog della poetessa Michela Zanarella, una delle organizzatrici dell’evento (http://www.michelazanarella.it/).

lunedì, aprile 15th, 2013

Ulivo e asininello

Sì, la mia Musa mi ispira un canto sinistro, di questi tempi. Avendo consapevolezza di essere (come ho detto più volte) innanzitutto e principalmente un poeta civile, eccomi quindi a presentare una seconda poesia inedita, a breve distanza di tempo da FONDOVALLE (vedi, al riguardo, l’articolo del 27 marzo nel blog). Anche in questo caso mi sento di affermare che non “brucio” alcunché. Offro piuttosto all’attenzione di chi mi segue o di chi mi leggerà per la prima volta, dei versi desolati ma sentiti (e risentiti), in relazione al triplice suicidio di Civitanova Marche del 5 aprile scorso: tale da sconvolgere in profondità la coscienza di tutti. A Laura Boldrini, Presidente della Camera, va il mio plauso per averci comunque “messo la faccia”, il giorno del funerale delle tre vittime di questo nostro malconcio paese (prendendosi, la Boldrini, fischi sicuramente “pregressi”, mi sento di dire). Non voglio dilungarmi. Aggiungo solo che il mio ideale fiore per queste tre persone scomparse è la foto qua sopra, da me scattata durante una recente escursione in montagna:

TWITTER

Cinguettano, cinguettano tutti,
ma il Belpaese dirozza i suoi lutti.
Le ciance e una glassa sul fare,
l’anziano che gèttasi in mare
essendosi data sua sorella la morte:
giusto, pertanto, seguirne la sorte.
Davvero a Civitanova Marche
hanno avvistato le Parche;
tre orribili vecchie brave a cucire
un marito, la moglie e cognato a seguire.

Andrea Mariotti, poesia inedita , 12 aprile 2013

mercoledì, aprile 10th, 2013

Croda

Già nel marzo dell’anno precedente ho avuto occasione di presentare una poesia di Simone Consorti, insegnante presso un Istituto Superiore di Roma (vedi articolo del 25.3.2012 nel blog). Simone, oltre che poeta, è romanziere fecondo e animatore fra i più acuti del giovedi dei lettori presso la biblioteca Pier Paolo Pasolini di Roma dove frequentemente ci incontriamo. Oggi, con vivo piacere e con il consenso dell’autore, mi trovo a proporre ai visitatori del blog una sua lirica a parer mio limpida, asciutta e particolarmente toccante: riferendomi a un poeta non di rado ironico, graffiante e dunque a me non poco gradito; poeta che, da parte mia, onorerò con una mia foto della stupenda Croda del Becco, sopra il lago di Braies (in Val Pusteria; perla, non solo a mio avviso, delle vallate dolomitiche). Non mi sono chiesto più di tanto il motivo di questa mia scelta, considerando il fatto che, nei suoi versi, Simone, come si vedrà, fa un accenno al “mare immenso”: so soltanto che non è facile per nessuno avvicinarsi a se stessi, raggiungere il proprio “centro”: ebbene, lo “spigolo” stupendo della suddetta Croda può, forse, suggerirci visivamente qualcosa…ma, tornando alla lirica di Simone Consorti, dovrò pure accennare al moto di stupore da me provato rendendomi conto alla prima lettura di un testo letteralmente e istintivamente egemonizzato dalla vocale palatale e, lungo tutto il suo sviluppo; come se, già a partire dal piano fonematico del discorso poetico, fosse integralmente attivo quel travaglio che porta il poeta alla consapevole fierezza di ciò che afferma:

Sto diventando me stesso
non ho bisogno di uno specchio per vederlo
Sta accadendo proprio adesso
e non c’entra con come mi sento
Tra poco sarò un sasso
immobile e incapace
di fare un solo passo
Non mi aspettare più in là
o domani
Non dirmi di stringere
o aprire le mani
o stropicciare gli occhi
davanti a un mare immenso
perché sto diventando me stesso

poesia di Simone Consorti

lunedì, aprile 8th, 2013

Domenichino1

Con piacere presento oggi la seguente recensione di Maurizio Soldini apparsa sul quotidiano AVVENIRE in data 3 aprile 2013 (mia la foto qua sopra che ci permette di osservare un particolare delle VIRTU’ CARDINALI, affrescate dal Domenichino nei pennacchi della cupola della chiesa romana di SAN CARLO AI CATINARI):

LA NOSTRA POESIA E L’ARCHIVIO PER CHI LA LEGGE E LA SCRIVE

Con questo monumentale archivio della poesia italiana contemporanea arriva un monito forte al risveglio della coscienza poetica nazionale. L’esortazione viene, manco a farlo apposta, da Napoli, la città dove nel secolo scorso Benedetto Croce esercitò il suo magistero filosofico e letterario condizionando con la sua estetica buona parte del canone e della critica del Novecento. L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio è un vero e proprio thesaurus di circa ottocento pagine curato dai critici – nonché poeti in proprio – Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo e raccoglie le biobibliografie di più di 200 poeti che hanno operato dal 1990 al 2012 e ne fornisce un assaggio dei loro stilemi. Ecco perché questa bella opera può essere chiamata a tutti gli effetti, al di là del pudore dei curatori e dell’editore, che non hanno voluto azzardare, per ristare nel politically correct, una vera e propria “Antologia di poesia contemporanea”, dove il lettore può avere la possibilità di fare una bella e ariosa camminata nel vasto parco delle più disparate forme poetiche, onde poter cogliere tratti di colore, sfumature di senso e quant’altro potrà contribuire a formare quel flori-legio canonico di una poesia, che mai come oggi ha la necessità da una parte di rinnovarsi, dall’altra di non tradire un canone, che si è formato nel tempo e che non può non essere rimodulato in un canovaccio, in cui passato presente e futuro si embricano indissolubilmente, dando forma al logos della poesia. Se di logos si tratta, significa che la poesia può e deve essere conosciuta, e per essere conosciuta deve essere letta. Ecco perché questo strumento antologico appena uscito nelle librerie si propone come formidabile attrezzo ermeneutico nel tentativo di dare consapevolezza poetica a tutti gli appassionati lettori (che in verità sono pochi), ma soprattutto a tutti coloro che amano scrivere la poesia. Non da ultimo vanno ricordati i giovani, gli studenti delle nostre scuole medie e delle nostre università, ai quali, con il contributo degli insegnanti e dei docenti, urge necessariamente tornare a parlare di poesia. Questo libro, in fondo, è stato pensato e realizzato dai curatori preminentemente per questo scopo. L’augurio, allora, è che questa antologia possa raggiungere l’intento di vedere nuovamente ridestato in tutti, ma prima di tutto nei giovani l’interesse per la poesia a trecentosessanta gradi e soprattutto per una poesia attuale e viva vissuta nella concretezza della nostra difficile realtà sociale ed esistenziale. Le voci dei poeti qui chiamati a raccolta ci invitano proprio a questa dimensione, attraverso la plurivocità di forma e sostanza, che caratterizza la loro singolarità o appartenenza di scuola, dal minimalismo all’esistenzialismo, alla poesia civile, dal materialismo naturalistico al misticismo spiritualistico, dalla lirica all’antilirica, dal classicismo al modernismo e al post-modernismo, e così via, e comunque in deroga all’idealismo del principio crociano di poesia-non poesia, perché la parola poetica non sia soltanto qualcosa di pneumatico, ma con essa ci si possa sporcare le mani insieme all’anima e al corpo.

Prof. Maurizio Soldini

DIPARTIMENTO ORGANI DI SENSO
“Sapienza” Università di Roma

Dipartimento Assistenziale Integrato
CUORE E GROSSI VASI
“Umberto I” Policlinico di Roma
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L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012), a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo, Kairòs Edizioni, 784 pagine, 2013, € 20,00

P.S. E’ possibile leggere, in merito alla recente pubblicazione della suddetta ANTOLOGIA POETICA, un mio breve articolo in data 28 febbraio nel presente blog. Do qui notizia, inoltre, di un link grazie al quale è leggibile un’intervista a Ninnj Di Stefano Busà:

http://www.vetrinadelleemozioni.com/04/2013/intervista-di-matteo-montieri-a-ninnj-di-stefano-busa/

sabato, aprile 6th, 2013

Fons Bandusiae

Erano anni che non percorrevo -nella giornata odierna, 6 aprile, in cui cade peraltro il quarto anniversario del disastroso terremoto aquilano- il sentiero che da Roccagiovine (Roma) sale al monte Follettoso (catena dei Lucrètili) attraverso la Stretta Vallicina devastata dalle recenti, torrenziali piogge; per raggiungere poi la Fonte Oratina, donde tornare infine a Roccagiovine. Devo dire che è stato bello, a distanza di tempo, godere della frescura della cascata visibile nella mia foto: da molti essa è identificata con la sorgente che ha ispirato ad Orazio un’ode famosa (III, 13). Tale sorgente è stata chiamata dal grande poeta latino Fons Bandusiae, evidente richiamo a una fonte che sgorga nei pressi di Venosa, sua città natale. “O fons Bandusiae, splendidior vitro…”: questo il verso incipitario dell’ode del poeta che ci invita ad afferrare l’oggi (in un’ode più famosa ancora (I, 11; a Leuconoe). Sicché, il “crudele” mese modernamente evocato da Eliot, mi ha donato una giornata luminosa, in accordo schietto con lo spirito oraziano.