Archive for febbraio, 2010

venerdì, febbraio 26th, 2010

Immagine 001 Tempo sottratto al ritmo lento -meglio sarebbe dire naturale- del pensiero, sabato scorso, col televisore defunto e la necessità di comprarne uno nuovo. E dunque correre, correre per evitare l’ ingorgo del pomeriggio inoltrato alle porte dei paradisi tecnologici sparsi lungo il G.R.A. di Roma. Di conseguenza, non ho avvertito sintomi di beatitudine una volta a tu per tu col mio tesoro, cioè il nero SAMSUNG ad alta definizione e prezzo scontato. Ho pensato, infatti, alle sicure modificazioni bioplastiche del nostro cervello, di questi tempi: come ha ben sottolineato Vittorino Andreoli nel suo saggio del 2007, “La vita digitale”. Il giorno successivo, in montagna, col mio amico più caro, mi è tornata in mente una mia lirica scritta dieci anni fa, dopo aver condiviso con lui una bellissima escursione sul monte Gennaro. Di tale lirica -in cui mi rivolgo a questo mio caro amico- presento qui i versi finali (che, sul momento, mi parvero tetri, disperati; laddove oggi mi sembrano stringenti, nel loro essere “contro” la nostra condizione di consumatori sempre più deliranti) :

Sì, caro amico, del giorno fugace
molto abbiamo goduto, sul Gennaro;
gli occhi posando, in vetta,
sulle nevi severe, i colli e il mare.
Tu li vedi da Roma, gli azzurrini
monti chiamati Lucrètili proprio
da Orazio; e il Gennaro
è il loro faro, per natura e storia.
Pace a chi fugge, della Moda schiavo:
all’oscura bellezza d’uno scoglio,
l’edenico agrifoglio del Gennaro,
noi ci aggrappiamo, amico.

Andrea Mariotti, poesia del 2000, poi inclusa in Spento di sirena l’urlo, 2007, Ibiskos Editrice Risolo.

domenica, febbraio 14th, 2010

luna Oggi sono lieto di presentare una mia lirica di vent’anni addietro che mi è sembrata tuttora efficace nell’esprimere il senso dell’aspettativa amorosa:

ebbene lo confesso, Ophìr:
la sera che ti ho incontrata,
ho quasi subito implorato
con la coda poetica dell’occhio
l’assenso della luna,
la luna che vegliava promettente
quella sera sul Gianicolo…
e qui finisco, Ophìr,
la mia divinazione,
nel senso che alla luna
faccio corna come all’ostia
dell’estrema unzione,
di fronte a questo nostro
amore sentito in mezzo
ai denti, da noi
non più puerili e soli.

Andrea Mariotti, poesia del 1989, poi inclusa in Lungo il crinale, 1998, Bastogi Editrice Italiana.