luna Oggi sono lieto di presentare una mia lirica di vent’anni addietro che mi è sembrata tuttora efficace nell’esprimere il senso dell’aspettativa amorosa:

ebbene lo confesso, Ophìr:
la sera che ti ho incontrata,
ho quasi subito implorato
con la coda poetica dell’occhio
l’assenso della luna,
la luna che vegliava promettente
quella sera sul Gianicolo…
e qui finisco, Ophìr,
la mia divinazione,
nel senso che alla luna
faccio corna come all’ostia
dell’estrema unzione,
di fronte a questo nostro
amore sentito in mezzo
ai denti, da noi
non più puerili e soli.

Andrea Mariotti, poesia del 1989, poi inclusa in Lungo il crinale, 1998, Bastogi Editrice Italiana.

2 commenti su “

  1. Angiolina Bosco

    Caro Andrea, ho l’impressione che sia una lirica piena di romanticismo specialmente nella prima parte, dove trionfa amore in determinati luoghi e realtà. Invece nella seconda parte, l’amore sembra rinchiudersi in se stesso, senza fare partecipe la luna o quanto ci sia intorno e ci faccia ricordare come unico quell’incontro. Forse si passa da una vena di esteriorità ad un vivere l’amore interiormente e profondamente.
    E’ una poesia molto particolare. Grazie per averla scritta . Angiolina

  2. andreamariotti Autore articolo

    Cara Angiolina, devi sapere che, nei primi anni Novanta, la poesia in questione suscitava una convinta adesione da parte del pubblico (alludendo alle rassegne letterarie cui partecipavo, a Roma, dove avevo l’occasione di farmi conoscere quale poeta tutt’altro che melenso). Peraltro detta poesia venne inclusa nella rivista letteraria Trame; un onore per me, figurando accanto a grandi poeti come Parronchi, Merini, Scialoja… oggi tutti scomparsi, purtroppo. In conclusione, la poesia sopra presentata mi è cara in quanto non da oggi scrivo cercando una musica sobria, asciutta; scabra, piuttosto che melodrammatica.
    Andrea

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.