Archive for giugno, 2010

sabato, giugno 19th, 2010

bruegel La PARABOLA DEI CIECHI di Pieter Bruegel il vecchio (Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte) credo si attagli efficacemente, come dipinto, alla vibrante e visionaria storia raccontata da José Saramago in CECITA’ (1995), uno dei suoi romanzi maggiori. La storia di un’epidemia in una città imprecisata; a causa della quale i cittadini, divenuti per l’appunto ciechi, abbracciano le forme di vita più umilianti e aberranti che si possano immaginare. “Saramago denuncia con intensità di immagini e durezza di accenti la notte dell’etica in cui siamo sprofondati”, viene ricordato nell’ultima di copertina dell’edizione Einaudi del libro. José Saramago, “figlio” di Kafka e Borges, soprattutto, è scomparso ieri, all’età di 87 anni. Ai quotidiani oggi il compito di approfondire il senso dell’opera di un grandissimo della letteratura mondiale (Nobel nel ’98); a me basta, qui, condividere con tutti i suoi lettori quel “felice turbamento” in me suscitato da un RIBELLE nel senso più nobile del termine, fino all’ultimo dei suoi giorni.

Andrea Mariotti

lunedì, giugno 14th, 2010


Sul settimanale OGGI del 9.6.2010, è apparso un importante articolo
di Gino Gullace Raugei riguardo al delitto Pasolini, le cui indagini sono state riaperte quest’anno. Ora, l’articolo di Raugei è seguito da un’intervista di Antonella Amendola a Silvio Parrello, il poeta-pittore chiamato “PECETTO” da Pasolini in RAGAZZI DI VITA, primo romanzo di grande successo dello scrittore-regista (1955). Chi conosce Parrello -vera e propria memoria vivente degli anni vissuti da Pasolini nel quartiere romano di Monteverde- non può non essere toccato dalla sua umanità. Alla giornalista, ER PECETTO ha raccontato cosa accadeva appunto a Monteverde nei primi anni Cinquanta presso “lo slargo in fondo a via di Donna Olimpia”, in caso di pioggia; “un barcarolo” -cito sempre dall’intervista-“smistava il traffico dei pedoni”. Io conoscevo già questo fatto dalla viva voce di Parrello, al punto di scrivere lo scorso dicembre i seguenti versi
:

A SILVIO PARRELLO
O cuore antico, nocchiere
in salopette, dove mi conduci
con la tua barchetta sotto
la pioggia a catinelle?
a quell’incrocio di via
Donna Olimpia in cui l’acqua
si raccogle assai ribelle?
è il dopoguerra: fanciullo
sveglio, ti chiamano Pecetto;
così ti accoglie Pasolini
nei RAGAZZI DI VITA,
dove ride l’umanità ferita.

Andrea Mariotti, poesia inedita del dicembre 2009.

mercoledì, giugno 2nd, 2010

ritratto_di_ungaretti_sqlarge Nella notte tra il primo e il due giugno del 1970, moriva a Milano Giuseppe Ungaretti. E’ dolce per me ricordarlo oggi su questo sito (a quarant’anni esatti dalla scomparsa), dopo aver già parlato di lui in occasione della Giornata Mondiale della Poesia di marzo scorso. Ora, sarebbe quasi scontato riproporre qui i versi de LA MADRE, universalmente conosciuti e struggenti. No, io preferisco presentare, di Ungaretti -sempre estrapolata dal SENTIMENTO DEL TEMPO- una poesia del 1931, dal ritmo eccezionale; e che ben si accorda, a parer mio, col ritratto del poeta di Gino Bonichi sopra riprodotto:

DI LUGLIO

Quando su ci si butta lei,
Si fa d’un triste colore di rosa
Il bel fogliame.

Strugge forre, beve fiumi,
Macina scogli, splende,
E’ furia che s’ostina, è l’implacabile,
Sparge spazio, acceca mete,
E’ l’estate e nei secoli
Con i suoi occhi calcinanti
Va della terra spogliando lo scheletro.

In fondo, non proprio tutti gli anatemi dovremmo scagliare, contro la nostra impoverita epoca della sottocultura televisiva: giovandoci infatti dell’effetto-tempo, ecco che possiamo tornare sui valori assoluti della poesia ungarettiana non più condizionati dal pregiudizio ideologico imperante negli anni Settanta; quando, storicamente, era più difficile fare i conti con la compromissione del poeta col regime fascista (l’edizione spezzina del PORTO SEPOLTO del 1923 conteneva una “Presentazione” di Benito Mussolini).