Archive for settembre, 2018

lunedì, settembre 10th, 2018

Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”

 

Comunicato stampa

 

 

Il fulmine che all’alba del 7 settembre scorso ha danneggiato il basamento della statua di Giuseppe Garibaldi sul Gianicolo non ha colpito solo un monumento, ma un’immagine simbolica, l’idea stessa della nostra unità nazionale. Per questo l’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi” esprime tutta la sua preoccupazione per l’entità del danno e per i tempi del restauro di un’opera di valore sia storico che artistico, eseguita dallo scultore toscano Emilio Gallori, la cui realizzazione fu deliberata dal Parlamento italiano e dal comune di Roma il 2 giugno del 1882, lo stesso giorno in cui Giuseppe Garibaldi moriva a Caprera. Fu scelto di collocarla all’epicentro del Gianicolo, dove nel giugno del 1849 c’era stata la disperata resistenza del difensori della Repubblica Romana all’assedio delle truppe francesi comandate dal generale Oudinot: uno dei momenti più alti e significativi del nostro Risorgimento.

L’inaugurazione del monu­mento all’Eroe dei due Mondi ebbe luogo il 20 settembre 1895 durante i solenni festeggiamenti del venticinquennale della breccia di Porta Pia. Giuseppe Garibaldi vi è raffigurato a cavallo, assorto e pensoso. Sui lati del basamento sono i gruppi allegorici dell’Europa e dell’America e due realistiche scene di battaglia: Luciano Manara con i suoi bersaglieri in un attacco alla baionetta durante l’assedio di Roma e i garibaldini impegnati a Calatafimi.

“Il Gianicolo – spiega il prof. Franco Tamassia, direttore dell’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi” – dopo il Palatino, costituisce uno dei luoghi della Roma di ogni epoca dove la sacralità è più intensa e le valenze misteriche coinvolgono il visitatore di ieri e di oggi in un dialogo con le grandi anime del passato. Agli esordi del Risorgimento, la Repubblica Romana ha reso più intensa questa sacralità e il successivo pensiero laico risorgimentale ha ispirato la ricostruzione e la costruzione di un tessuto organico di monumenti  dal quale emana, sulla visione di Roma che si stende ai piedi del Colle, una severa ammonizione per la coscienza etica e politica degli italiani”.

“Un bene così prezioso deve essere tutelato con ogni mezzo e immediatamente risanato, anche per evitare danni peggiori”, ribadisce il dott. Giuseppe Garibaldi, presidente dell’Istituto e pronipote dell’Eroe. “La posizione elevata e la presenza di un ingente quantitativo di metallo aumentano per il monumento le probabilità di essere colpito da una folgore. D’altronde non sarebbe la prima volta – spiega Garibaldi – dal momento che abbiamo ritrovato nell’Archivio dell’Istituto un prezioso documento che testimonia come nel novembre del 1944 si fosse verificato un fatto analogo. Era stato proprio il nostro Istituto – che allora prendeva il nome di Società Giuseppe Garibaldi – a promuovere, nell’ottobre dell’anno seguente, una sottoscrizione, viste le precarie condizioni finanziarie del  Paese, appena uscito dal secondo conflitto mondiale”.

Riportiamo alcuni brani  del volantino:

“Il monumento a Giuseppe Garibaldi sul Gianicolo, colpito da fulmine nel novembre scorso, minaccia di crollare nella parte posteriore.

A detta dei tecnici, per le riparazioni, occorrono non meno di 500.000 lire.

Il Municipio, per le sue note condizioni finanziarie, non può imporsi tale spesa; inutile fare appello ai componenti organi statali.

MA LE RIPARAZIONI SONO URGENTI.

Far trascorrere altro tempo senza avervi provveduto, potrebbe segnare la catastrofe della magnifica opera d’arte del GALLORI, che in altri tempi la democrazia italiana volle innalzato su quel SACRO COLLE, quasi a NUME TUTELARE DELLA PATRIA.

Ci rivolgiamo pertanto alla generosa solidarietà degli italiani degni di questo nome.

La generosità del popolo nostro faccia in modo che l’EROE, già SUO RAPPRESENTANTE ALLA COSTITUENTE ROMANA del 1849, domani ben saldo in arcioni, possa spiritualmente presiedere LA COSTITUENTE ITALIANA che darà alla nostra Patria quel regime di democratiche libertà da LUI costantemente auspicato, col pensiero e con l’azione…”

“E questo è solo uno dei documenti presenti nel nostro Archivio”, conclude Giuseppe Garibaldi. “Alcune delle carte, ancora inedite, risalgono all’ultimo quarto dell’Ottocento. Per questo aspettiamo con ansia il momento in cui tutto questo prezioso materiale potrà essere consultato da studiosi e appassionati di storia, nella rinnovata sede dell’Istituto, in piazza della Repubblica 12”.

 

 

Ufficio stampa

Cinzia Dal Maso

328.9110434

 

 

 

domenica, settembre 9th, 2018

 

A VENT’ANNI DALLA SCOMPARSA DI LUCIO BATTISTI (9/9/1998-9/9/2018)

 

Vent’anni fa moriva a Milano Lucio Battisti, colonna sonora della gioventù (e non credo di parlare soltanto per me, naturalmente). Il modo più giusto per ricordarlo consiste per quanto mi riguarda nel rievocare un lontano pomeriggio del 1970, uscito da non molto il singolo “Mi ritorni in mente”. Ebbene mia madre, attenta e appassionata ascoltatrice di Beethoven, Schubert e Verdi, nel sentire la melodia del brano di Battisti esclamò: ” Ma questo sembra un pezzo di musica classica per quanto è bello!”. Che altro aggiungere se non che la canzone in questione rimane tuttora emblematica della doppia anima battistiana fra melodia e ritmo graffiante, un qualcosa di inaudito per quei tempi lì ed oggi costituente la classicità di un autore che non tramonta? Si, davvero, l’innovazione di Battisti nei primi anni Settanta è stata dirompente per quanto concerne la canzone italiana; storicamente la più incisiva in assoluto; tant’ è che ieri sera la trasmissione su Rai Uno “techetechetè”, molto emozionante nel riproporre celebri brani del cantautore, ha anche offerto le testimonianze concordi di Lucio Dalla, Renato Zero, Massimo Ranieri e Gianni Morandi (2008) circa la portata della ” rivoluzione” battistiana nel fin troppo solare solco dell’italico canto (così com’ era ancora agli esordi del grande Lucio). Che dire poi del celeberrimo duetto con Mina a Teatro10 (1972)? Qualcosa di unico, impensabile ai nostri giorni, e non credo trattarsi di sterile passatismo da parte mia. Se non esagero, si potrebbe dire che la cristallina, moderna e inossidabile bellezza delle melodie di Lucio Battisti è “gioventù del cor“, senso di perenne freschezza che ci avvolge allorché leggiamo per esempio Stendhal. Progressista vero in musica Lucio Battisti, e riservatissimo nella vita privata magari oltre il giusto…davvero tanti i motivi per ricordarlo oggi con profondo affetto e riconoscenza.

 

Andrea Mariotti

 

 

 

mercoledì, settembre 5th, 2018

 

Oggi mi sono recato per la prima volta a visitare la Casa d’Arte Duir di Fausta Genziana Le Piane nei pressi di Casperia (Rieti), sotto la dorsale dei monti Sabini da me frequentati in escursione da decenni. Grazie alla squisita ospitalità e al fervore artistico-culturale di Fausta, ho trascorso delle ore liete ed interessanti. Ma fra tutti gli oggetti d’arte di notevole fattura che ho potuto ammirare, una breve riflessione forse di comune interesse la merita a parer mio il dipinto di Vincenzo Lachimia (zio per parte materna di Fausta) “I giocatori di scacchi” qui nella foto. Come negare infatti la dirompente idea figurativa che qualifica il quadro, per tacere della plastica forza che scolpisce i due avversari? sì, perché di avversari in tutto e per tutto si tratta, menti contrapposte a noi visibili per grazia d’intuizione artistica…metafora potente ed efficace dei tempi conflittuali che stiamo vivendo, mi sentirei di dire (tempi peraltro carenti di visione strategica a vantaggio delle tattiche che non premiano un buon giocatore di scacchi…e meno che mai noialtri, in veste forse di pedoni).

 

 

Andrea Mariotti