Archive for agosto, 2017

sabato, agosto 26th, 2017

NELL’ INDACO NOTTURNO, poesie di Terry Olivi con postfazione di Plinio Perilli, La Vita Felice editore, 2017

 

 

La silloge in oggetto a parer mio va letta e soprattutto riletta per apprezzarne a dovere il valore. Dacché, in una poesia iniziale di essa intitolata Il mese dell’addio ecco dinanzi ai miei occhi il fermo e non subitaneo bagliore della terzina conclusiva, in virtù della quale ho visualizzato il dipinto di Paul Cezanne Donna con caffettiera: “La nonna, altera e fissa,/ seduta sulla sedia in paglia/ come sempre ti aspettava”. Ripensando peraltro al titolo di un album (1974) del cantautore Francesco Guccini, va detto che Terry Olivi costruisce in effetti nella raccolta vere e proprie stanze di vita quotidiana condivise con il padre scomparso ma presente e vivo per la forza vincente della memoria. La necessità di una rilettura immediata dell’Indaco dopo una prima assimilazione si rivela davvero un’esperienza godibile di fronte allo stile sobrio della Olivi, ben lontana da qualsivoglia esibizionismo letterario; pensando la poetessa a nominare affetti e cose in maniera plastica e quasi geometrica: qualità, quest’ultima, distributiva dei versi, nell’alveo di una classicità che ovviamente non tramonta mai e in grado di potenziare il senso di mistero aleggiante in una poesia come Sogno laddove l’autrice, “in una cripta oscura”, scopre il padre vivo al culmine dello spavento notturno, per dirla leopardianamente. Ma all’occorrenza Terry Olivi, sempre pacata nel ductus, non disdegna di piegare alle ragioni della poesia eventi che più impoetici non potrebbero essere, e ciò a maggior lode del suo libro rivolto all’insù ma tutt’altro che evasivo: “Ero all’assemblea di condominio/ l’altra sera, sempre in terrazza/…si parlava senza discutere/…le luci e le ombre della città,/ sotto di noi il gracchiare dei gabbiani” (a ribadire, in quest’ultimo verso, la succitata qualità distributiva diffusa nella silloge). Mirabile poi, nelle poesie dell’Indaco notturno prive in gran parte di titoli,  l’elegante sprezzatura dell’eloquio altisonante in favore di felici versi incipitari in medias res (“Mi fermano per strada…”), atti ad abbreviare la distanza fra cielo e terra nel farsi della “meditazione sul tempo e sulla morte” quale ragione del libro, come puntualizzato dalla Olivi nel breve prologo. Infine, fra le tante belle poesie dell’Indaco, indicherei la seguente a coronamento del tempo ritrovato:

 

Sto vedendo il cammino.

Dall’ombra alla luce

dalla morte alla vita.

Dopo la tua fine

un’esigenza di luce

di sole di natura.

La terrazza è il levarsi

al cielo, alla poesia,

conoscere se stessi,

il legame con il sacro.

Dopo il regno di Plutone

la primavera dell’aria.

 

Nella cappellina di famiglia,

bianca di marmo di Carrara,

non ti trovo,

troppo freddo, mancanza di vita.

Ti incontro

tra fiori, limoni, olivi

e i rintocchi gravi della Sperduta.

 

(poesia di Terry Olivi, Roma, 5 ottobre 2014)

 

 

 

Andrea Mariotti

 

 

venerdì, agosto 25th, 2017

 

25 agosto 1957 – 25 agosto 2017  (a sessant’anni dalla morte di Umberto Saba)

 

IL BORGO

 

Fu nelle vie di questo

Borgo che nuova cosa

m’avvenne.

 

Fu come un vano

sospiro

il desiderio improvviso d’uscire

di me stesso, di vivere la vita

di tutti,

d’essere come tutti

gli uomini di tutti

i giorni.

 

Non ebbi io mai sì grande

gioia, né averla dalla vita spero.

Vent’anni avevo quella volta, ed ero

malato. Per le nuove

strade del Borgo il desiderio vano

come un sospiro

mi fece suo.

 

Dove nel dolce tempo

d’infanzia

poche vedevo sparse

arrampicate casette sul nudo

della collina,

sorgeva un Borgo fervente d’umano

lavoro. In lui la prima

volta soffersi il desiderio dolce

e vano

d’immettere la mia dentro la calda

vita di tutti,

d’essere come tutti

gli uomini di tutti

i giorni.

 

La fede avere

di tutti, dire

parole, fare

cose che poi ciascuno intende, e sono,

come il vino e il pane,

come i bimbi e le donne,

valori

di tutti. Ma un cantuccio,

ahimè, lasciavo al desiderio, azzurro

spiraglio,

per contemplarmi da quello, godere

l’alta gioia ottenuta

di non esser più io,

d’essere questo soltanto: fra gli uomini

un uomo.

 

Nato d’oscure

vicende,

poco fu il desiderio, appena un breve

sospiro. Lo ritrovo

-eco perduta

di giovanezza- per le vie del Borgo

mutate

più che mutato non sia io. Sui muri

dell’alte case,

sugli uomini e i lavori, su ogni cosa,

è sceso il velo che avvolge le cose

finite.

 

La chiesa è ancora

gialla, se il prato

che la circonda è meno verde. Il mare,

che scorgo al basso, ha un solo bastimento,

enorme,

che,  fermo, piega da una parte. Forme,

colori,

vita onde nacque il mio sospiro dolce

e vile, un mondo

finito. Forme,

colori

altri ho creati, rimanendo io stesso,

solo con il mio duro

patire. E morte

m’aspetta.

 

Ritorneranno,

o a questo

Borgo, o sia a un altro come questo, i giorni

del fiore. Un  altro

rivivrà la mia vita,

che in un travaglio estremo

di giovanezza, avrà pur egli chiesto,

sperato,

d’immettere la sua dentro la vita

di tutti, d’essere come tutti

gli appariranno gli uomini di un giorno

d’allora.

 

poesia di Umberto Saba tratta da  CUOR MORITURO (1925-30) ora nel CANZONIERE

 

 

giovedì, agosto 24th, 2017

 

24 agosto 2016 – 24 agosto 2017

 

Ed eccoci a ricordare le prime ore del 24 agosto 2016 allorché, per la precisione alle 3,36, si verificò la scossa più potente del sisma che molte vittime fece ad Amatrice, Arquata del Tronto e in tante altre cittadine del centro Italia: scossa seguita da infinite repliche nei giorni e mesi successivi, molte delle quali di notevole magnitudo. Scrivo queste parole ora, allarmato come tutti dalle notizie del terremoto del 21 agosto scorso ad Ischia (quasi a sancire che dalle nostre parti è agosto più di aprile un mese crudele, ripensando a The Waste Land di Thomas Stearns Eliot). Solo una rapida riflessione qui di seguito, avvalorata purtroppo dal sisma ischitano di pochi giorni fa che vittime e ingenti danni ha provocato: nel Belpaese la prevenzione è lenta e l’emergenza è rock, amaramente chiamando in causa un leitmotiv di Adriano Celentano (al cospetto della spada di Damocle che pende sul nostro capo da troppo tempo e cioè la grave insicurezza abitativa rispetto ad altri paesi del mondo ad alto tasso di sismicità). Difficile vedere una luce, attualmente, qui da noi in Italia, in presenza di un territorio devastato da terremoti sempre più frequenti e una società lacerata negli animi e nei costumi; per cui davvero a fronte di tutto ciò dobbiamo impegnarci al massimo nessuno escluso allo scopo di riguadagnare posizioni sia a livello morale sia a livello materiale. Ma è venuto il momento adesso di tornare indietro con il pensiero  ad un anno fa, al 24 agosto del 2016 (mia la foto della croce di vetta del Pizzo di Sevo sopra Amatrice, croce da me raggiunta in escursione il 30 agosto 2015, data dell’ultima spensierata sagra dei celebri spaghetti locali)…

 

Andrea Mariotti

 

 

domenica, agosto 20th, 2017

 

DOPO GLI ATROCI FATTI DI BARCELLONA

 

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

temine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face

di caritate, e giuso, intra’ mortali,

se’ di speranza fontana vivace

 

PARADISO, XXXIII, 1-12

 

 

sabato, agosto 19th, 2017

 

LA SPAGNA, L’ITALIA, IL MONDO LIBERO, PIANGONO PER LE VITTIME DELL’ATTENTATO DI  BARCELLONA.
UOMINI SENZA VOLTO CHE COLPISCONO ALTRA GENTE A LORO SCONOSCIUTA, SENZA VOLTO.
UN CRUDELE FIL ROUGE LEGA CHIARAMENTE TUTTO QUESTO ORRORE NEL MONDO, UN ORRORE CHE HA I SUOI SOLERTI OPERATORI, DEI FIANCHEGGIATORI, DEI FINANZIATORI, DEI COMPLICI.
ED I COMPLICI SONO SPESSO QUEGLI ‘INSOSPETTABILI’ CHE SONO AL NOSTRO FIANCO, PRONTI CON IL CIGLIO UMIDO E CON PAROLE DI FUOCO.
IN REALTA’ COMPLICI DEL TERRORE,
IL TERRORISMO, LE BOMBE, LE RAFFICHE DI MITRA CONTRO GLI INERMI,  NON SONO SOLO QUELLI DI BARCELLONA, DI MADRID, DI PARIGI, DI LONDRA, DI STOCCOLMA O DI QUALCHE ALTRA CITTA’ .
IL TERRORE E’ CONTRO TUTTI E TUTTO, IN TUTTO IL MONDO: NESSUNO PUO’ DICHIARARSENE AFFRANCATO.
ECCO ALLORA CHE IL LUTTO DI BARCELLONA, E’ UN LUTTO DI TUTTI, IN TUTTO IL MONDO: PERCHE’ AD ESSERE COLPITA E’ LA NOSTRA CIVILTA’, IL NOSTRO MODO DI VIVERE, LA NOSTRA STORIA, I NOSTRI COMUNI VALORI.
VIGILIAMO TUTTI CONTRO CHI SEMINA IL TERRORE, MA ANCHE CONTRO CHI LO FIANCHEGGIA IMPONENDO UNA TOLLERANZA A SENSO UNICO.
UNA TOLLERANZA CHE E’ CONTRO LA STORIA, CONTRO L’ANIMA CRISTIANA DEI POPOLI, CONTRO GLI STESSI POPOLI DELLE NAZIONI ED I LORO DIRITTI PIU’ ANTICHI E CONSOLIDATI.
UNA TOLLERANZA VERSO UN’INVASIONE PERSINO SOSTENUTA, AIUTATA, FIANCHEGGIATA, DESTINATA A FAR VACILLARE LA VECCHIA EUROPA PER FORSE SOSTITUIRLA CON UN MODELLO DIVERSO. 
UN ALTER CHE GIA’ VEDE ALACREMENTE AL LAVORO I FAUTORI DEL ‘PENSIERO UNICO’ , COLORO CHE NON TOLLERANO LE CRITICHE NE’ UN PENSIERO DIVERSO DAL LORO.
SOPRAFFATTORI COSI’ COME SONO SOPRAFFATTORI I TERRORISTI E CHI LI ARMA.
SOPRAFFATTORI CHE – ALLA LUCE DELL’ESPERIENZA STORICA – CI STANNO FORSE PORTANDO VERSO UN PORTO SICURO: UNA GUERRA CHE DILANIERA’ L’EUROPA E FORSE IL MONDO, MOSSA DA CHI CREDE ESCLUSIVAMENTE DI POTER IMPORRE LA PROPRIA FORZA.
VIVA LA SPAGNA! VIVA IL MONDO LIBERO!
CORDOGLIO PER LE VITTIME DI BARCELLONA, I FERITI, LE LORO FAMIGLIE!

Roma, 18 Agosto 2017
Giuseppe Bellantonio

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mercoledì, agosto 16th, 2017

 

“KJ2”

 

Invocazione – e Assunzione –

di un‘Ursa Arctos, poi Orsa Minore

 

– parabola d’Inciviltà

(13-15 agosto 2017)

 

 

 

Da sempre l’Orsa vive nel bosco…

Da quando Dio ce l’ha messa. Ma

l’Uomo cambia le regole condominiali:

lui ha più millesimi, e decide. Il bosco

gli serve per svagarsi, avventurarsi placido:

dirà all’Amministratore di sfrattare l’Orsa.

Dal suo regno verdecupo, dalla sua pelle.

 

Bosco ameno del Trentino, laghi di Lamar.

Plotoni ligi di forestali. Carabine ben oliate.

Morte per ordinanza provinciale: “KJ2”

kaputt! Nulla turbi le vacanze intelligenti,

le scampagnate borghesi – gli orsi, oh sì,

ma solo dentro le gabbie, o nei cartoons.

 

Restano gli orsacchiotti: ma quelli veri,

piccoli orfani mammiferi, non giocattoli…

Se l’uomo allo stato di natura è positivo –

lo giurava, filosofava Rousseau – ora però

il buon selvaggio non ammette più la selva

né il selvatico… Solo plastica e metafore.

 

 

Aveva aggredito un uomo, borbottano

le news. Ma forse era lei, impaurita! –

Mamma Orsa, dall’Uomo… I pacifisti

disquisiscono on line… E la giustizia

resta ferma in folle, accelera parole.

Inventa un progetto ipocrita: LifeUrsus!

 

Ma la pietà? La pietà delle stelle, ecco

ha preso i suoi occhi, e il suo bramito

fiero, grido impazzito di paura, per fare

di quella luce atterrita, punita d’esserci,

una nuova entità… E l’ha assunta in cielo.

 

Le costellazioni esistono per questo.

Gli antichi lo sapevano, astronomi

congeniti… Gli emisferi sono tappezzati

di stelle, soprattutto d’Orse… Maggiore

o Minore, Lei invoca il mondo da lassù…

E ha fatto un bosco di tutte le sue nuvole.

 

Ma guarda e protegge meglio, dall’altra

oasi o foresta di celeste, proprio i suoi

orsacchiotti. Li salva… da quei buoni selvaggi

dei turisti, spaventati sempre dalla Natura

che sventrano: e uccidono così, per sano

hobby ecologista, in tuta e scarpe da trekking.

 

 

           Plinio Perilli

 

 

mercoledì, agosto 9th, 2017

 

UN’ ORA PRIMA, UN’ORA PRIMA DI TUTTO

 

Sdraiavo le braccia sul telaio blu della casa,

una notte, un’ora prima, un’ora prima di tutto.

Allontanavo legami di freddo

dalla trama e dall’ordito della mia stoffa

ne ero capace al riparo della casa

uno stringimento acuto

una compiutezza tutta mia sentivo

una soddisfazione azzurra nell’aura incapsulata, chiusa.

Provavo, provavo a partorire

una stella che sopravvivesse all’alba

a un barlume, infine, disciolto nelle cose

nella penombra di chi ho amato e amo

nello spazio dietro alla finestra muta.

Cosa sarà adesso? Chi? E quanto? E come?

Muove un soffio la tenda e disvela

un odore di violette, polveroso

un capello che volteggia lento, ancora.

 

(poesia di Tiziana Marini, tratta dalla raccolta Lo scatto della lucertola, edizioni La Vita Felice, 2016, con prefazione di Sabino Caronia)

 

…ebbene sì, la poesia in oggetto ha parlato subito al mio animo allorché ho avuto modo di ascoltarla letta dall’autrice (domenica scorsa 6 agosto presso il Teatro di Marcello in occasione dell’omaggio alla memoria di Massimo Pacetti). Ritmo e intensità di essa mi sembrano fuori discussione, come pure la qualità delle giunture “legami di freddo” nei versi iniziali ma soprattutto la “soddisfazione azzurra nell’aura incapsulata, chiusa“. Verso di pienezza strutturale quest’ultimo, pronunziato dalla poetessa sotto le fascinose e potenti membrature del Teatro di Marcello e quindi amplificato dalla bellezza del luogo. Un verso, quello di cui sto parlando, che mi ha fatto ripensare a un bellissimo libro della storica Chiara Frugoni di qualche anno addietro dedicato a Chiara d’Assisi e dal titolo suggestivo ed emblematico: Una solitudine abitata. Ecco, la “soddisfazione azzurra nell’aura incapsulata, chiusa” di Tiziana Marini rappresenta in tutta evidenza la pienezza della solitudine raccomandata da Rilke al giovane poeta; solitudine da benedire, ciò di cui un poeta ha bisogno per scrivere e naturale approdo del suo far poesia:  allo scopo di attingere la musica del silenzio, porto sepolto dal clangore dei tempi attuali ma pur sempre a disposizione di coloro che sono autenticamente in viaggio.

 

Andrea Mariotti

 

 

martedì, agosto 8th, 2017

Il Lied di cui sto per dire ha sempre rappresentato per me un puro lago di Bellezza: si tratta di Du bist die Ruh musicato da Franz Schubert (op.59 n.3, 1823), sublime espressione della malinconica anima tedesca (di seguito il testo in italiano di tale Lied cantato in modo celestiale da Gundula Janowitz, con Irwin Gage al pianoforte)…a/m:

 

TU  SEI  LA  PACE

 

Tu sei la pace,

la dolce tranquillità,

sei la nostalgia

e ciò che l’appaga.

 

A te io consacro,

pieno di gioia e di dolore,

quale dimora

gli occhi e il cuore.

 

Entra in me

e richiudi

in silenzio dietro a te

la porta.

 

Allontana il dolore

da questo petto!

Pieno sia questo cuore

della tua letizia.

 

Questo sguardo

dal tuo solo splendore

illuminato,

riempilo tutto!

 

(testo in tedesco di F.Rückert, poeta e studioso )

 

 

lunedì, agosto 7th, 2017

 

Note letterarie

 

CHE COS’E’ LA POESIA

 

Mi sono chiesta e mi chiedo tutt’oggi quale risposta si possa dare a questa domanda. Qualcuno sostiene che la poesia è il modo più consapevole dell’uso del linguaggio, intenzionale procedimento creativo, per conoscersi e realizzarsi. Ma non è semplice dire cos’ è la poesia! Forse, per meglio definire questo concetto dovremmo sapere cosa non è poesia: ma come stabilire il confine tra l’opera letteraria e ciò che non lo è? Veridicità e naturalezza, nella poesia, come in ogni espressione d’arte, non escludono la “pura” invenzione e la menzogna. E allora perché si scrive e per chi? Flaubert diceva che “scrivere è un modo di vivere”. E’ forse davvero un modo per rapportarsi con la realtà e con gli uomini? Lasciando irrisolta la quaestio, vorrei rammentare due felici e acute affermazioni tratte da “Che cos’è’ la Letteratura” di Jean-Paul Sartre:”…Scrivere è svelare il mondo e, in particolare, l’uomo a se stesso e agli altri uomini, perché questi assumano di fronte all’oggetto così messo a nudo, tutta la loro responsabilità” (la prima); ” Si scrive per il lettore universale: infatti (…) l’esigenza dello scrittore si rivolge per principio a tutti gli uomini” (la seconda).

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

 

domenica, agosto 6th, 2017

 

L’UOMO E  IL  MARE

 

Uomo libero, sempre ti sarà

diletto il mare -tua anima, specchio dove guardi

la tua anima scorrere infinita

come le onde. Non meno amaro abisso è il tuo cuore.

 

In questa che è la tua immagine t’immergi

con voluttà, con gli occhi, con le braccia l’afferri e dal rumore

di te stesso ti liberi se ascolti

la sua voce indomabile e selvaggia.

 

Tenebrosi tutt’e due, e discreti: fino in fondo

ai tuoi abissi nessuno è sceso mai,

uomo, né c’è del mare chi conosca

i riposti tesori: così li difendete, gelosi.

 

Eppure, da tempi immemorabili ciascuno

di voi con quell’altro combatte -e non ha pietà, non rimorso,

da tanto che amate la carneficina e la morte

in una lotta eterna, implacabili, avvinti!

 

Charles Baudelaire, da LES FLEURS DU MAL, trad. it.di Giovanni Raboni