Archive for marzo, 2018

giovedì, marzo 29th, 2018

 

PASQUA AD ISCHIA

 

Dopo la Tua resurrezione, il mondo

è una storia d’inizi, di rinascite.

Il Tuo passaggio

apre alla notte i suoi semi d’aurora.

Così nelle nere

acque del porto l’aliscafo in fuga

verso l’isole scava la sua striscia

di biancore. E vi scendono gabbiani

angelici con lunghe ali di gioia.

 

 

poesia di Renato Filippelli, dalla silloge Plenilunio nella palude (1997) ora in TUTTE LE POESIE, Gangemi Editore (2015)

 

 

P.s. auguri di Buona Pasqua a tutti i visitatori del blog (A/M)

 

 

lunedì, marzo 26th, 2018

 

Sabato scorso 24 marzo presso la Libreria Nuova Europa I Granai di Roma, si è svolta la mia conversazione su Giacomo Leopardi “Poeta della Luna” alla presenza di un pubblico numeroso e attento (non sono mancati diversi giovani). Nell’occasione, mia lettura interiore (ossia a memoria) dell’Infinito, A Silvia, A se stesso e Il tramonto della luna. Davvero significativo è stato tornare nella suddetta Libreria (a ventisei anni precisi dalla sua apertura)) che il 2 febbraio 2012 mi ospitò per dire la prima volta a memoria la leopardiana Ginestra introdotto da Novella Bellucci. La conversazione in oggetto è stata da me dedicata alla memoria del mio Maestro ed amico Lucio Felici (scomparso il 18/3/2017)…a/m

 

 

mercoledì, marzo 21st, 2018

 

21 marzo 2018: Giornata Mondiale della Poesia

 

APOLLO  (1925)

 

Inquieto Apollo, siamo desti!

La fronte intrepida ergi, déstati!

Spira il sanguigno balzo…

L’azzurro inospite è alto!

Spaziosa calma

 

GIUSEPPE  UNGARETTI,  dal  SENTIMENTO DEL TEMPO

 

 

 

lunedì, marzo 19th, 2018

IL TRITTICO KYLIAN/INGER/FORSYTHE

RITORNA AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA LA GRANDE DANZA CONTEMPORANEA

In scena da domani a mercoledì 21 marzo.

di Manuela Minelli

 

 

Il trittico Kylián/Inger/Forsythe, quarto appuntamento della Stagione di Balletto 2017-18, in scena al Teatro Costanzi da giovedì 15 a mercoledì 21 marzo (con un’anteprima giovani “vietata ai maggiori di 26 anni” oggi, mercoledì 14) è un’occasione straordinaria per apprezzare la Grande Danza contemporanea con tre dei massimi autori del ‘900 coreografico.

Il programma è dedicato alla memoria dell’étoile e Direttrice Onoraria della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma Elisabetta Terabust, recentemente scomparsa.

Jiri Kylian, William Forsythe, Johan Inger danno vita a un trittico composto da balletti cult: in programma ‘Petite mort’ su musiche di Mozart, ‘Walking Mad’ su brani di Ravel e Arbo Part, ‘Artifact suite’ su pagine scelte di Bach e Eva Crossman-Hecht.

 

Uno spettacolo emozionante, pensato per le mie étoile e per i primi ballerini che è un omaggio alla grande Elisabetta Terabust, alla quale molto devo e che tanto amava la trasformazione del balletto classico – ha dichiarato in conferenza stampa Eleonora Abbagnato, Direttrice del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma – L’evoluzione della Compagnia e del linguaggio sono questioni molto importanti per me: dalla poesia di Jiří Kylián, all’estremismo della danza classica di William Forsythe con le sue difficoltà tecniche e sintassi coreografiche ricercate, passando attraverso la carica di Johan Inger, Grandi interpreti e ripetitori – Cora Bos-Kroese, Yvan Dubreuil, Karl Inger, Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown – sono qui con la nostra Compagnia per fare un ulteriore passo in avanti. I protagonisti sono i nostri giovani talenti, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza e soprattutto l’étoile Alessandra Amato che appena rientrata dalla maternità si confronta con grande maturità con quello che tutti noi consideriamo un mostro sacro, Jiří Kylián. Mi auguro che il pubblico, romano e non solo, apprezzerà”.

 

Il sovrintendente Carlo Fuortes, presente alla conferenza stampa di presentazione del trittico ha elogiato il lavoro svolto da Eleonora Abbagnato, la crescita e la valorizzazione del corpo di ballo, e in particolare l’ampliamento del repertorio contemporaneo. “Eccoci al quarto appuntamento della Stagione di Balletto 2017-18 con la grande danza d’autore. Due Maestri internazionali, Jiří Kylián e William Forsythe, e un allievo d’eccezione Johan Inger, con tre titoli per la prima volta qui al Teatro dell’Opera di Roma. Occuparci del classico come del contemporaneo è per noi valorizzare il Corpo di Ballo, che molta strada sta facendo in questa direzione. Abbiamo puntato sui nostri primi ballerini e sull’étoile Alessandra Amato per interpretare il vigore di questo Trittico”.

 

Petit Mort (1991), Walking Mad (2001) e Artifact Suite (2004): questi i titoli scelti rispettivamente per ciascun coreografo in una serata legata da molteplici denominatori comuni. Prima di tutto il Netherlands Dance Theatre, ambiente in cui hanno agito e si sono distinti i tre danzatori, ognuno con cariche e influenze diverse, ma con le carriere indissolubilmente legate. Quindi il tema del pas de deux, che nella danza classica è emblema dell’amore, del dialogo di coppia e che ha una forma ben strutturata e consolidata nel tempo. Tutti e tre i balletti scelti ci parlano delle emozioni e delle sensazioni umane, stravolgendo la concezione canonica di pas de deux per rappresentare un rapporto dualistico e a volte conflittuale tra uomo e donna che ora si traduce nell’istinto sessuale di Petit Mort, espressione francese che in italiano si traduce con orgasmo, ora nella triplice, e in alcuni momenti dannosa, relazione di Walking Mad, ora nella freddezza anaffettiva delle forme spigolose di Artifact Suite. E ancora, la possibile narratività di una danza contemporanea, in cui le coppie si prendono e si lasciano in un astrattismo che forse non è poi così autentico.

 

Jiří Kylián, Johan Inger e William Forsythe sono tre eccellenti coreografi della scena mondiale, riuniti qui in un programma che esplora gli orizzonti del balletto neoclassico con tre titoli mai presentati prima al Teatro Costanzi.

La coreografia di Kyliàn comprende sei uomini e sei donne per celebrare la coppia e il suo ideale di bellezza che vuole i primi atletici e attraenti, le seconde delicate e forti. Le coppie maneggiano sei fioretti che sembrano essere dei veri e propri partner, ribelli e ostinati. I fioretti traducono il simbolismo insito nell’opera, più incisivo di una vera e propria trama. Aggressività, sensualità, energia, silenzio, voluta insensatezza e fragilità sono tutti elementi che giocano in questa coreografia un ruolo rilevante. Nelle parole stesse di Jiří Kylián: “Petite Mort è un’espressione poetica e significativa per descrivere l’orgasmo di un rapporto sessuale. In francese, e in altre lingue, questa percezione è descritta come ‘piccola morte’. E così può essere. Nel momento di massimo piacere, o nel momento in cui si sta potenzialmente generando una nuova vita, siamo portati a ricordare che le nostre esistenze sono relativamente brevi e che la morte non è mai troppo lontana. Nel mio lavoro, ho creato la coreografia su due movimenti tra i più famosi concerti per pianoforte realizzati da Mozart. Ho tagliato via i movimenti più rapidi, lasciandoli come torsi mutilati. Non c’è dubbio che è perverso fare una cosa del genere. Ma lo si fa. Noi viviamo in un mondo nel quale nulla è sacro. Dal tempo in cui fu creata la musica di Mozart a oggi, molte guerre sono state combattute e molto sangue è stato versato nel corso degli anni”. L’ambientazione, spoglia ed essenziale, si anima di contrasti, in un’atmosfera in bianco e nero caratterizzata da un’estetica ricercata e sofisticata. Le luci sono firmate dallo stesso Kylián e realizzate da Joop Caboort, mentre i costumi sono di Joke Visser. A riprendere Petite Mort è Cora Bos-Kroese, con la supervisione tecnica alle luci e alle scene di Hans Boven.

Walking Mad di Johan Inger è un viaggio in cui ci si ritrova ad affrontare le proprie paure, i propri desideri più profondi, così come la leggerezza dell’essere. La coreografia, che ha fatto il giro del mondo, approda al Teatro dell’Opera di Roma, con i Maestri Yvan Dubreuil, già danzatore del Nederlands Dans Theater attualmente membro del collettivo OFFprojects, e Karl Inger, che dopo aver danzato con il Göteborg Ballet, il Balletto Reale Svedese e il Cullberg Ballet, oggi collabora con il coreografo Johan Inger in qualità di suo Assistente.

Artifact Suite di William Forsythe è la versione ridotta di Artifact, primo balletto a serata intera che Forsythe creò nel 1984 per il Ballett Frankfurt. Il coreografo americano, tedesco d’adozione, espone qui le sue teorie sull’illusione della percezione, la decostruzione, la rottura degli equilibri e la proiezione dei corpi. Artifact è un balletto emblematico in cui già nel titolo, “artefatto”, il coreografo annuncia l’intenzione di lavorare sui materiali dello spettacolo deviando costantemente dai risultati che ci si aspetta.. Artifact Suite si articola in due parti, nella prima, su musiche di Bach, due coppie principali si alternano in una serie di stupefacenti concatenazioni. Nella seconda parte, su musica di Eva Crossmann-Hecht, protagonista è invece l’intero Corpo di Ballo, che danza intrecciando complicate relazioni con i movimenti accademici. A mettere in scena Artifact Suite sono i Maestri Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown, già tutti danzatori del Ballett Frankfurt che oggi collaborano con William Forsythe riprendendo le sue creazioni per le principali compagnie di balletto.

 

Una prova davvero impegnativa quindi per i protagonisti di questa serata neoclassica: l’étoile Alessandra Amato, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza e i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

 

 

 

 

Kylián/Inger/Forsythe

 

Petite Mort

Musica (su base registrata) Wolfgang Amadeus Mozart

Coreografia e Scene Jiří Kylián

Assistente coreografo Cora Bos-Kroese    

Costumi Joke Visser

Luci Jiří Kylián

Realizzate da Joop Caboort

Supervisione alle luci e alle scene Hans Boven

 

 

Walking Mad

Musiche (su base registrata) Maurice Ravel e Arvo Pärt

Coreografia, Scene e Costumi Johan Inger

Ripetitori Yvan Dubreuil e Karl Inger

Luci Erik Berglund

 

 

Artifact Suite

Musica (su base registrata) di Johann Sebastian Bach e di Eva Crossman-Hecht

Coreografia, Scene, Costumi e Luci William Forsythe

Ripetitori Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown

 

Interpreti principali Alessandra Amato, Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza

 

Prima rappresentazione giovedì 15 marzo ore 20.00. Repliche venerdì 16 marzo ore 20.00; sabato 17 marzo ore 15.00 e ore 20.00; domenica 18 marzo ore 16.30; martedì 20 marzo ore 20.00; mercoledì 21 marzo ore 20.00

 

Anteprima giovani mercoledì 14 marzo ore 19.00

 

N.B. LE FOTO SONO DI: Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera Roma

 

 

 

 

 

 

domenica, marzo 18th, 2018

 

Il mondo ha bisogno dei poeti Conversazioni di Andrea Mariotti su Giacomo Leopardi e Giorgio Caproni

 

Poesia in Libreria, perché Il mondo ha (ancora) bisogno dei poeti

Sabato 24 marzo ore 11.30 e venerdì 18 maggio ore 18.30 alla Libreria Nuova Europa I Granai di Roma

 

 

 

Per festeggiare l’anniversario dell’apertura, la Libreria Nuova Europa di Barbara e Francesca Pieralice nel Centro Commerciale I Granai di Roma, propone ai lettori un evento dedicato alla Poesia, genere letterario dimenticato e quasi scomparso dagli scaffali. Un dono di pura bellezza. Perché, per usare le parole di Giorgio Caproni, Il mondo ha bisogno dei poeti. Sabato 24 marzo alle

11.30 il protagonista è Giacomo Leopardi, grazie alla passione e alla competenza del poeta Andrea Mariotti in conversazione con il pubblico.

L’evento prevede anche un’affascinante e ipnotica “lettura interiore”, a memoria, di alcuni canti del Poeta recanatese. A maggio, venerdì 18 nel pomeriggio, il secondo appuntamento è con la poesia di Giorgio Caproni.


Sabato 24 marzo ore 11.30 Conversazione di Andrea Mariotti su

GIACOMO LEOPARDI “Poeta della Luna”

La conversazione intende focalizzarsi sullo sguardo leopardiano verso l’astro così profondamente presente nei CANTI, a partire dagli “Idilli” fino al sublime e risolutivo Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

I versi dell’Infinito, A Silvia, A se stesso e del Tramonto della luna saranno oggetto di una “lettura interiore” da parte del poeta Andrea Mariotti.

 

P.s. la conversazione leopardiana del 24 marzo prossimo nel ricordo vivissimo di Lucio Felici, di cui ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa (a/m)

 

 

lunedì, marzo 12th, 2018

 

Profonda bellezza del Quintetto per archi in do maggiore op.163 (D 956) di Franz Schubert risalente al 1828, anno della morte del compositore viennese. Non esito ad affermare che occorre un grande silenzio interiore per ascoltare -o riascoltare nel mio caso a distanza di anni- tale poderoso Quintetto: il silenzio, tanto per capirci, che serve per potersi avvicinare agli ultimi quartetti beethoveniani. Nel primo movimento di esso, siamo al cospetto delle “divine lunghezze” schubertiane pienamente in opera, in netta opposizione ai rigorosi e rettilinei sviluppi di Beethoven (di classico valore esegetico l’evocazione del “paesaggio” cangiante riguardo alle succitate lunghezze da parte di Th. W.Adorno); in attesa di raccogliersi davvero nell’ascolto quando si fa strada il secondo movimento, un adagio fatto di trame sottilissime che sembrano domande angosciose e incessanti (movimento amatissimo dal poeta-violinista Giorgio Caproni). Nel terzo movimento ecco sgorgare la proverbiale melodia di Schubert, paragonabile per me soltanto a quella di Mozart in quanto a raffinatezza d’istinto. E si potrebbe continuare a dire. Per concludere qui che soprattutto il suddetto adagio è simbolo delle eterne domande dell’uomo, delle sue preghiere. Mi è tornata in mente a questo proposito mia madre, amante in particolar modo della musica di Beethoven: allorché le capitava di parlarmi di Schubert, quasi non riusciva ad esprimere la sua devozione per la stupenda sinfonia Incompiuta del genio viennese… “L’arte che tutto può”, per dirla con Giuseppe De Robertis, ci fa prendere le distanze dal clangore insopportabile del nostro tempo; e veramente per Schubert che morì trentunenne nel 1828, vale l’esergo  da Menandro nella poesia Amore e Morte di Giacomo Leopardi (1832): “Muor giovane colui ch’al cielo è caro”.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

giovedì, marzo 8th, 2018

 

AGONIA

 

Morire come le allodole assetate

sul miraggio

 

O come la quaglia

passato il mare

nei primi cespugli

perché di volare

non ha più voglia

 

Ma non vivere di lamento

come un cardellino accecato

 

 

GIUSEPPE  UNGARETTI,  da  L’ALLEGRIA

 

 

mercoledì, marzo 7th, 2018

Haiku in danza

 

A Cura di Stefania Toscano e di Luigi Celi

 

 

per sabato 10 marzo alle ore 18,00 

all’Aleph in trastevere, Vicolo del Bologna, 72

 

 

Luigi Celi introdurrà parlando dell’haiku e della sua storia

 

Danzerà Stefania Toscano

Leggerà Giulia Perroni

 

Luigi Celi introduce l ’haiku nella sua storia

 

I poeti dell’Associazione Aleph che leggono i loro haiku sono

Paolo Carlucci – Luigi Celi  – Edith Dzieduszycka – Terry Olivi – Roberto Pagan – Giulia Perroni

 

Sandra Fuciarelli, docente dell’Accademia Nazionale di Danza, interverrà su Haiku e Danza

Le musiche del Maestro Mauro Bagella, composte appositamente per gli haiku, saranno riprodotte per sua gentile concessione

Tecnico del suono e delle luci Michele Marsili

 

 

lunedì, marzo 5th, 2018

 

In occasione del “compleanno” di Pier Paolo Pasolini (5/3/1922), non mi unirò quest’anno a coloro che intendono festeggiarlo (proponendo magari una sua poesia e via discorrendo). Ho detto quest’anno poiché in quello passato non mi sono sottratto alla suggestione della ricorrenza presentando alcuni versi del grande scrittore e regista nel mio blog. Ma siccome soltanto gli stupidi non cambiano idea, ecco che ho deciso per oggi di non “pescare” alcunché all’interno della vasta opera pasoliniana da far poi figurare in Rete. La ragione di ciò è molto semplice. Prima del “compleanno” viene la morte atroce del poeta sulla quale pesano tuttora dei macigni. E siccome il 2 novembre prossimo ci troveremo a ben quarantatré anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini, davvero non riesco a vedere proprio niente da festeggiare oggi: in quanto nulla si sta muovendo e pare non debba muoversi sine die circa l’acquisizione di una verità pubblica sui mandanti e gli esecutori del massacro all’Idroscalo di Ostia; laddove, come cittadini e non sudditi, custodiamo utopisticamente -ma con fermezza- il diritto di conoscere le oscure e putride trame del Potere che di fatto hanno condizionato pesantemente la nostra crescita democratica (condividendo da parte mia l’ipotesi tutt’altro che assurda di una matrice politica e ben pianificata di questo brutale omicidio). Il 16 marzo prossimo, inoltre, saremo a quarant’anni esatti dal rapimento di Aldo Moro con la strage della sua scorta in via Fani a Roma; ed io sto scrivendo queste righe toccato da una foto che coglie Pasolini e Moro seduti accanto alla mostra del cinema di Venezia del 1964 (foto inclusa nel libro Morte di un Presidente di Paolo Cucchiarelli, Ponte alle Grazie, 2016). “Quando Pasolini fu assassinato, nel novembre del 1975, l’unico esponente democristiano a inviare un telegramma di condoglianze alla famiglia del poeta fu Aldo Moro. Eppure, era stato proprio Pasolini a chiedere che la Dc fosse processata nelle aule di giustizia”, osserva Cucchiarelli nel suo volume in merito a tale fotografia. Tempo di riflessione quello attuale, inutile girarci intorno, consapevoli del nostro assoluto dovere di non dimenticare siffatte tragedie.

 

Andrea Mariotti

 

 

domenica, marzo 4th, 2018

 

Il bellissimo volto in bronzo dorato di Giovanni XXIII che oggi ho ammirato nel Museo Manzù di Ardea (Rm), mi spinge a proporre questi miei versi del novembre 2013:

 

CINQUANT’ANNI FA

 

avevo otto anni. E ricordo bene

la pena per la morte di Papa Giovanni

che una sera d’ottobre dell’anno prima

contemplando la luna in piazza San Pietro,

aveva affidato ai genitori una carezza

per noi bambini. E l’attentato di Dallas

ricordo altrettanto bene: ucciso Kennedy!

ero piccolo e già vecchio, nel Sessantatré:

un diroccato eden avevo in mano,

io futuro figlio di Piazza Fontana.

 

 

poesia inedita di Andrea Mariotti (11/2013)