Archive for Giugno, 2019

sabato, 29 Giugno, 2019

 

In occasione del genetliaco di Giacomo Leopardi (29 giugno 1798) nonché del bicentenario dell’ Infinito che si celebra quest’anno, ecco la seguente nota dello Zibaldone a raffreddare in qualche modo spiritualistici abbandoni estranei alla gnoseologia materialistica del grande Recanatese…a/m:

 

Non solo la facoltà conoscitiva, o quella di amare, ma neanche l’immaginativa è capace dell’infinito, o di concepire infinitamente, ma solo dell’indefinito, e di concepire indefinitamente. La qual cosa ci diletta perché l’anima non vedendo i confini, riceve l’impressione di una specie d’infinità, e confonde l’indefinito coll’infinito; non però comprende né concepisce effettivamente nessuna infinità. Anzi nelle immaginazioni le più vaghe e indefinite, e quindi le più sublimi e dilettevoli, l’anima sente espressamente una certa angustia, una certa difficoltà, un certo desiderio insufficiente, un’impotenza decisa di abbracciar tutta la misura di quella sua immaginazione, o concezione o idea. La quale perciò, sebbene la riempia e diletti e soddisfaccia più di qualunque altra cosa possibile in questa terra, non però la riempie effettivamente, né la soddisfa, e nel partire non la lascia mai contenta, perché l’anima sente e conosce o le pare, di non averla concepita e veduta tutta intiera, o che creda di non aver potuto, o di non aver saputo, e si persuada che sarebbe stato in suo potere di farlo, e quindi provi un certo pentimento, nel che ha torto in realtà, non essendo colpevole (472-3; 4 gennaio 1821).

 

GIACOMO LEOPARDI

 

 

domenica, 23 Giugno, 2019

 

Intorno alle SUITES DI FINE ANNO di Roberto Maggi, Florestano Edizioni, 2018 (con introduzione di Sabino Caronia)

 

 

Del libro di Roberto Maggi in oggetto mi è piaciuto particolarmente il suo Primo movimento: Allemanda (Andante) per le ragioni che adesso dirò. La lettura attenta di esso ci permette infatti di osservare la coerente e incalzante trasformazione dell’attrito statico in attrito dinamico, riferendomi al ritmo narrativo dell’autore. Il quale fin dalle prime battute, parlando in prima persona, si mostra lucido e consapevole nel raccontarci l’asettica fine di un amore, il suo, in termini persuasivi e stilisticamente interessanti: “Mi siedo a tavola con un piccolo tonfo, il corpo sprofonda sulla sedia. E’ il 30 sera e l’anno sta per finire nel peggiore dei modi. La mia ragazza è passata per Roma, una visita lampo, un caffè in un bar spoglio e malandato, attraversato da derelitti dallo sguardo svuotato, per dirmi che non mi ama più. Così. E’ passata e se n’è andata. Dopo dieci anni in cui ci siamo meravigliosamente amati. Dopo dieci anni di andirivieni per colmare la distanza che ci separava. Adiòs”. A ben guardare già nel passo appena riportato è pienamente attiva la figura retorica dell’anticlimax, proprio nel senso di un ordine decrescente di forza, di intensità cui soggiace quel “corpo” che “sprofonda sulla sedia”. La depressione è alle porte, anzi è già in atto, tant’è che dopo una pessima e frugale cena ecco spezzarsi un dente a chi parla, evidente correlativo oggettivo che risale dal flusso della narrazione a sensificare i processi mentali del protagonista: “Perfetto, ci mancava pure la ciliegina finale. E’ il 30 sera di un mese di schifo di un anno di schifo, ho lo stato d’animo sotto i tacchi e un dente rotto. Tiro giù tutti i santi del calendario, ma la terapia da rosario ha scarso effetto. Stramazzo sul divano, esanime, con l’idea orribile di un dentista da trovare”. Del tutto naturale ripensare a questo punto al freudiano “disagio della civiltà”, in quanto l’interpretazione psicoanalitica dei sogni decodifica la caduta dei denti come paura della perdita di energia e potenza; come dire che, nel caso di Roberto Maggi, l’io narrante delle sue Suites è a tutti gli effetti e nel contempo un io narrato-in relazione col mondo, tutt’altro che solipsistico e asfittico. C’è modo e modo di dire “io”, in una narrazione dei nostri tempi; e il nostro autore, apprezzabilmente, gioca da subito a carte scoperte, facendo coincidere il ritmo in crescendo del suo raccontare -da questo primo movimento a quelli successivi del libro- con lo spirito in fondo saggio di resistenza del protagonista al disagio esistenziale, accettando la compromissione con la mondanità festaiola di fine anno. Ché anzi, proprio tale mondanità sarà l’occasione per articolare un convincente e inclusivo monologo interiore nello sviluppo del libro, monologo non privo d’ironia e autoironia, interessante e aperto nonché multiforme, come lo è sempre del resto il mondo reale con il quale ci confrontiamo e nel quale siamo immersi. Il ritmo sempre più vertiginoso del volume di Roberto Maggi, in conclusione, obbliga il lettore a una lettura attenta e mai annoiata: si sente per essere ancora più espliciti in questa prova narrativa l’adozione funzionale della paratassi per istinto musicale; una paratassi più che giustificata, avvalorata da uno sguardo critico non avulso dalle cose.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

sabato, 22 Giugno, 2019

 

…Come, ahi come, o natura, il cor ti soffre

di strappar dalle braccia

all’amico l’amico,

al fratello il fratello,

la prole al genitore,

all’amante l’amore: e l’uno estinto,

l’altro in vita serbar? Come potesti

far necessario in noi

tanto dolor, che sopravviva amando

al mortale il mortal? Ma da natura

altro negli atti suoi

che nostro male o nostro ben si cura.

 

GIACOMO LEOPARDI, Sopra un basso rilievo antico sepolcrale (98-109)

 

 

domenica, 16 Giugno, 2019

“cliccare” per ingrandire

 

Con piacere si dà notizia dell’evento previsto presso la Biblioteca Guglielmo Marconi di Roma in data 18 giugno ore 16, 30 (su Giorgio Caproni).

 

 

giovedì, 6 Giugno, 2019

 

CHIUDO GLI OCCHI AGLI OCCHI

 

Ai rami che accarezzano

i prati

ai fiori che crescono

in fretta la notte

all’odore d’estate

in inverno

al muro trasparente

che separa le anime

oltre il quale vivono

i gesti

e alla luce di un lampo

sento di appartenere

pure sono ospite ovunque

di questa vita e quell’altra

e non c’è posto che mi somigli

 

Chiudo gli occhi agli occhi

a un volto di nuvola

che passa

alla mia traiettoria di nave

o di stella.

 

(poesia di Tiziana Marini dalla raccolta La Farfalla di Rembrandt, cura di Plinio Perilli, Edizioni Ensemble 2019)

 

 

 

 

…questi versi di Tiziana Marini in tutta evidenza non si prestano a una lettura fuorviante. Sono versi delicati ma in fondo fermi, non smielati. Di valenza paradigmatica all’interno della sua ultima silloge, essi ci raccontano in effetti più di qualcosa sulla poetessa, sul suo stare al mondo con gli oggetti “doppi”, riferendoci qui al celebre passo dello Zibaldone di Giacomo Leopardi (4418; 30/11/1828) laddove il Recanatese riflette su quanto accade “all’uomo sensibile e immaginoso”. “Egli vedrà cogli occhi una torre, una campagna; udrà cogli orecchi un suono d’una campana; e nel tempo stesso coll’immaginazione vedrà un’altra torre, un’altra campagna, udrà un altro suono”. Ebbene la Marini, rispetto a “questa vita e quell’altra” -bellissimo nella sua ispirata semplicità il settenario pavimentale “sento di appartenere” – riconosce la sua condizione di apolide, l’impossibilità di immedesimarsi sia con il regno empirico sia con quello dell’invisibile; (e qui si può cogliere naturalmente il periglio ineludibile di un viaggio nelle plaghe dell’interiorita’, ossia l’ubi consistam della silloge in oggetto). “Chiudo gli occhi agli occhi”, continua la poetessa: si tratta di stanchezza?  di una sosta provvidenziale prima di ripartire? chiusi gli occhi carnali a quelli della mente, alla nuvola antropomorfica di passaggio, ad una “traiettoria di nave/ o di stella” si continuerà comunque a viaggiare, giacché “al sussurro” Tiziana Marini preferisce “il rumore regolare di chi impara”, così come in effetti riconoscerà con umiltà direi sapienziale in una poesia quasi in conclusione della raccolta. Una raccolta da leggere con partecipazione paziente, anche per godere della sua versificazione libera ma non arbitraria, aderente alla delicata fermezza di una sensibilità in cammino.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

lunedì, 3 Giugno, 2019

 

Comunicato stampa

 

Presentazione del libro

La Repubblica dei romani

di Cinzia Dal Maso

 

Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

(largo di Porta San Pancrazio)

mercoledì 5 giugno alle ore 17.30

 

Mercoledì 5 giugno 2019 il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina ospita la presentazione del libro di Cinzia Dal Maso La Repubblica dei romani, a cura dell’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”.

L’iniziativa è promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali,

 

Relatori:

Dott.ssa Mara Minasi, responsabile del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina.

Prof. Franco Tamassia, presidente dell’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”.

Interverrà l’autrice.

La breve ma straordinaria esperienza della Repubblica Romana rappresentò uno dei momenti più significativi del nostro Risorgimento, trionfo della democrazia e dell’amore per la libertà.

Dopo l’assassinio di Pellegrino Rossi, ministro dell’Interno del governo pontificio, il 24 novembre del 1848 Pio IX era fuggito da Roma per raggiungere la fortezza napoletana di Gaeta.

Il 21 e 22 gennaio 1849 si tennero le elezioni per la Costituente romana, con un afflusso alle urne straordinario.

Il 9 febbraio, in Campidoglio, fu proclamata la Repubblica Romana. Su sollecitazione del Papa, le nazioni cattoliche – Francia, Austria, Regno delle Due Sicilie e Spagna – si scagliarono contro la neonata Repubblica per conservare  “integro il patrimonio della Chiesa e la sovranità che vi è annessa”.

Il 24 aprile il corpo di spedizione francese, composto da 7 mila uomini al comando del generale Oudinot, sbarcava a Civitavecchia.

Ma chi erano i romani che tra il 30 aprile e il 30 giugno del 1849  furono costretti a difendere la Repubblica, anche a costo della vita, dall’assalto dei francesi?

Se significativo fu l’apporto dei volontari accorsi da ogni parte d’Italia, il grosso delle forze degli assediati era costituito dai cittadini di Roma e dagli appartenenti allo Stato della Chiesa: una realtà troppo spesso disconosciuta.

La Repubblica dei romani di Cinzia Dal Maso (Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”, Dunp edizioni) non è solo una raccolta di biografie, ma anche una guida insolita della città eterna, che conduce il lettore alla scoperta dei luoghi che ancora ricordano i romani che hanno combattuto sul Gianicolo, a ponte Milvio, sui monti Parioli, a Velletri e Palestrina.

Alcuni sono personaggi noti, come l’oste e capopopolo  Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio, o i fratelli Alessandro e Ludovico Calandrelli. Altri devono la loro fama ad attività non collegabili alle vicende risorgimentali: Alessandro e Augusto Castellani, orafi e antiquari, il baritono Antonio Cotogni, la più bella voce dell’Ottocento, il pittore Nino Costa, lo scultore Filippo Ferrari, il drammaturgo Pietro Cossa, lo scrittore David Silvagni. Altri ancora sono stati quasi dimenticati, come Cesare Lucatelli, combattente del Battaglione Universitario, che finì i suoi giorni sul patibolo, nel 1861, per un delitto che non aveva commesso. Ci sono intere famiglie di patrioti, prima tra tutte quella dei Narducci, con Paolo, considerato il primo caduto per Roma repubblicana, suo fratello Pietro, suo padre Francesco, suo cugino Enrico, sua madre Teresa.

Poiché il Risorgimento ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione femminile, non potevano mancare le donne, molte delle quali impegnate nel soccorso dei feriti o nel disinnesco delle bombe, ma anche combattenti.

Cinzia Dal Maso è una giornalista e scrittrice romana, membro del comitato scientifico dell’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”. È direttore responsabile della rivista culturale on-line www.specchioromano.it e collabora a giornali e riviste.

È autrice dei libri Colomba Antonietti. La vera storia di un’eroina, Roma, Edilazio, 2011 e La Repubblica dei romani, Roma, Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”, edizioni Dunp.

Tra i saggi pubblicati nei Quaderni Storiografici dell’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”:

Paolo Narducci,  anche in estratto; Il busto di Giacomo Pagliari sul Gianicolo, vittima dell’ignoranza; Gli allievi volontari di Menotti Garibaldi (1881) (monografia); Girolamo Malloni, il lupo di fiume garibaldino.

 

Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina – Largo di Porta San Pancrazio Info 060608

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

www.museodellarepubblicaromana.it

 

 

domenica, 2 Giugno, 2019

Siamo lieti di annunciare che

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Lunedì 3 giugno 2019, ore 18.00

a

Trieste

Caffè degli Specchi – Piazza Unità d’Italia

si terrà

Duecento anni da “L’infinito”:

un evento dedicato a Leopardi

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con la partecipazione di

Novella Bellucci

Sapienza Università di Roma  

Laboratorio Leopardi

 

e

 

Franco D’Intino

Sapienza Università di Roma

Laboratorio Leopardi

 

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modera

Giuseppe Mussardo

SISSA Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati

 

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L’evento è organizzato dalla SISSA Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati

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La Redazione del Laboratorio Leopardi