Archive for dicembre, 2012

venerdì, dicembre 28th, 2012

luca_madonnadellamela

La foto qua sopra, mia, ci dà modo di ammirare una stupenda terracotta invetriata del grande Luca della Robbia, La MADONNA DELLA MELA, esposta anni addietro in una memorabile mostra in Arezzo dedicata al maestro toscano e alla sua prestigiosa discendenza. E’ così che intendo introdurre una lirica che Ninnj Di Stefano Busà mi ha inoltrato, presentandola con grande piacere ai visitatori del blog:

VORREMMO

La traiettoria non più votata
ai ricchi della terra,
come carte che scrutano l’ignoto
si fa insofferente, parla una lingua
muta o quasi oscena.
Così cerchiamo il confine
che ci segni l’inizio di altre costellazioni.
Un nuovo giorno al posto dell’inverno,
da lì lanciare il cuore oltre le nuvole.
E vorremmo che fosse sorgente straordinaria
di letizia,
una più equa morte (almeno quella),
come di chi ha osato desiderare il cielo
e non ha avuto nessuna verità che conti…

lirica di Ninnj Di Stefano Busà

P.S. Poesia natalizia ma che vale bene come augurio di Buon Anno, nella consapevolezza ( e poesia alimentata come sempre dal soffio bruciante dell’ispirazione e della modernità, nella Busà).

martedì, dicembre 25th, 2012

il disinganno

In virtù del consenso di Ninnj Di Stefano Busà, poetessa e voce critica di rango, eccomi a offrire in lettura ai visitatori del blog un suo articolo apparso nella giornata di ieri, 24 dicembre, sull’OSSERVATORE LAZIALE (quotidiano indipendente del Lazio, raggiungibile sulla Rete). Si tratta, in tutta evidenza, di un intervento vibrante di passione civile che, come si suol dire, “buca” la pagina. La foto (non mia) ci permette di osservare un’ opera famosa e stupenda custodita nella CAPPELLA SANSEVERO a Napoli: il DISINGANNO, di Francesco Queirolo; un marmo di prodigiosa abilità tecnica, per tacere delle sue valenze altamente metaforiche. Di nuovo buon Natale a tutti, nel segno di questo scritto di Ninnj Di Stefano Busà che caldamente ringrazio:

L’editoriale
MONTI E IL SUO SERMONE DA PRETE SPOGLIATO

Un sermone da prete di campagna, un continuo rimescolare su quanto egli abbia salvato l’Italia e la gente non lo abbia capito: comizio singolare e banale, fatto di allusive stonature tragicomiche, di continui assilli sollecitatori sul filo della logica e del buon senso, un arrampicarsi su vetri fragili e rotti che non fa che avvalorare, qualora ve ne fosse ancora bisogno, il suo malgoverno, la sua incapacità a darsi regole e strutture portanti di cui tanto “blatera”.
Un addio di così scadente istanza avrebbe potuto pronunciarlo chiunque, ma se viene da uno che ha guidato l’Italia allo sbaraglio come ha fatto Monti in questi tredici mesi, diventa avvilente e umiliante.
Mi sembrava di sentire un parroco dire messa alle esequie di un morto: tono apparentemente pacato, ma inconcludente, di chi non ha nulla da dire o da dare, tranne che il suo mandato raggiunto da agonia stringente, da astenia e anemia irreversibili. Questa la verità ultima, la verità oltre ogni menzogna,
La straordinaria quanto censoria e arrogante ultima parola, prima del congedo, che si spera definitivo per tutti noi italiani ha disorientato, ma non ha lasciato stupiti: cosa ci si poteva aspettare da uno che ha tolto ai poveri per dare ai ricchi? Un vero Robin Hood al contrario.
Attenzione, non che l’Italia raggiunga la posizione soleggiata, non che vi siano speranze di crescita, non che si delineano menti in grado di realizzare la “rinascita” tanto auspicata, ma almeno “fuori uno”, ovverosia, il più drammatico fuori porta sbalzato via da un calcio di rigore che lo ha messo fuori campo.
Ora la palla passa a coloro che stanno in panchina ad attendere gli esiti delle elezioni, che non hanno un’aurea di saper dare risposte certe, non hanno programmi a breve e a lunga scadenza, non hanno progetti e soprattutto volontà d’impegnarsi a risolvere i tanti problemi degli italiani, che sono diventati un vero allarme, una emergenza che rischia di divenire cronica e di portare a livelli di guardia non più tollerabili la popolazione in ginocchio.
Al voto delle urne, dunque, l’ultima parola. Sapranno gli italiani tenere in considerazione fatti e cose, parole e tradimenti? Sapranno cambiare registro, dando la sterzata che faccia drizzare il timone verso: crescita, lavoro, occupazione, giustizia, dimezzamento di caste e camerille, dimezzamento del numero dei parlamentari, cancellazione di lauti compensi con solo pochi giorni di mandato-parlamentare alla casta, accorpamento di Province, misure più eque per la tassazione e il Fisco (siamo i peggiori in Europa).
Saprà il prossimo governo prendere atto che siamo fuori rotta? Fuori tempo massimo? Per non cadere nell’abisso più fondo di una “recessione” irreversibile. Saremo i prossimi a cadere sotto l’effetto del famigerato “spread” sempre in agguato? O ci tireremo fuori appena in tempo per non cadere nella gola profonda di un sistema economico/finanziario fuori controllo, patrocinato dalla forza centristamerkeliana che la fa da padrona su tutta la linea. Monti lascia il campo, ma saprà il successore trovare la chiave per aprire le porte al sole della rinascita?

Ninnj Di Stefano Busà

P.S. Qualche visitatore del blog potrebbe riscontrare forse a ragione una contraddizione anche stridente da parte mia nell’aver scelto di presentare il suddetto “rovente” articolo a distanza di tre giorni dai miei auguri natalizi, ispirati dal sentimento della “tregua” e sorretti dalla fotografia di uno stupendo e conciliante dipinto del Beato Angelico. Risponderò semplicemente, al riguardo, che, pur essendo Natale, ho cercato di non addormentarmi durante la “funzione” celebrata da Monti.

sabato, dicembre 22nd, 2012

Beato_Angelico_-_Madonna_dellxumiltx_e_cinque_angeli_16

Nell’augurare ai visitatori del blog buon Natale, ecco la foto (non mia) di un bellissimo dipinto del Beato Angelico; dipinto da me ammirato in una mostra dedicata qualche anno fa al grande pittore a Roma, presso i musei Capitolini. La Madonna dell’Umiltà dell’ Angelico (questo il titolo dell’opera in oggetto) può suggerirci, eccome, con la sua soavità, di deporre le armi per un giorno; non per buonismo, semplicemente per la concretezza ogni giorno riscontrabile nei fatti del leitmotiv di Thomas Hobbes: homo homini lupus. E dunque, ripeto, buon Natale a tutti.

domenica, dicembre 16th, 2012

Immag000

Grazie, Sindaco, per aver pensato in grande in merito alle festività ormai prossime. Un imponente albero natalizio davanti alla fermata “Colosseo” della linea B della metropolitana, infatti, schiaffeggia quasi il flâneur (forse troppo critico) riemerso alla luce dal sottosuolo; flâneur che comunque aveva messo in conto l’albero ancora più grande che troneggia da decenni nel bel mezzo di piazza Venezia, in occasione delle festività di fine anno. E cosa dire delle suggestive luminarie che, come onde marine, formano un dorato e sinuoso tetto lungo via del Corso, sempre guardando dalla parte della suddetta piazza? Gatta ci cova, come si suol dire, caro Sindaco; considerando il fatto che il saldo IMU ha visto Roma in cima alla classifica dei comuni italiani, in quanto a esosità del balzello: forse non ci sarebbe stato bisogno di tale luccicante morfina per quei pugili suonati che siamo (in quanto viventi del nostro onesto lavoro, e non siamo in pochi)…auguri, auguri. Ma Roma è Roma, caro Sindaco; nel senso che, questo pomeriggio, camminando lungo via de’ Delfini, mi sono trovato improvvisamente immerso in altra dimensione. Alludo a piazza Margana -ben sapendo di scoprire l’acqua calda, in quanto a bellezza di detta piazza- dove, poche ore fa, al tramonto, ha signoreggiato in mia presenza un sontuoso, regale silenzio (solo due o tre passanti ho veduto, discreti, nei minuti che ivi ho sostato). “Beauty is truth, truth beauty”, ci ricorda stupendamente John Keats, in Ode on a Grecian Urn. Sì, caro Sindaco, il benigno genius loci di piazza Margana a due passi dal traffico caotico di piazza Venezia mi ha fatto il suo regalo natalizio, quest’oggi pomeriggio (mia la foto qua sopra scattata poche ore addietro)

sabato, dicembre 15th, 2012

SOLA, SU UN PRATO

Vorrei farmi due risate a crepapelle
Sola, su un prato, di notte, a guardare le stelle
Sono dalla parte di chi mette i tacchi a spillo
Senza per questo essere una squillo
Odio quelli che scuotono la testa
E dicono la loro anche se non è richiesta
Le signorine attempate dietro un ventaglio
Con le critiche a doppio taglio
Con le loro pruderie invidiose
Di guai altrui sanguisughe golose
I soliti Vicari parrucconi
E, immancabili, i lemuri spioni
Per fortuna ci sei tu, amica mia
A te tutto ciò non sembra strano
Non giudichi, non freni e mi tieni per mano.

Poesia inedita di Loredana D’Alfonso

Sì, mi è piaciuta questa poesia (la prima che ha scritto?) di Loredana D’Alfonso. Asciutta e fresca, la poesia di Loredana, credo di poter affermare: resa più espressiva dal ricamo semantico e non vuotamente estetizzante delle rime. Loredana D’Alfonso, nata a Roma, città dove vive e lavora, laureata in Scienze Politiche, è giornalista pubblicista dal 1991. Ha esordito nel 2000 con il romanzo FIAMME NELLA MEMORIA (da me letto nei mesi scorsi con interesse). Nell’anno in corso, Loredana ha dato poi alle stampe L’EREDITA’ DEI LEXTER, per l’Arduino Sacco editore; mostrando una volta di più, a mio avviso, nell’affrontare l’alta tensione del giallo, le qualità di una prosa formalmente impeccabile e ben consapevole di convenzioni letterarie direi classiche (ispirate al senso della misura piuttosto che condizionate dalle mode del momento). Tornando alla poesia in oggetto, non ho trovato di meglio, quale riferimento visivo (confidando comunque in un risultato dignitoso), di questa mia fotografia scattata a suo tempo nel parco non distante dal luogo in cui abito, a Roma, e dove frequentemente vado a camminare. Ma di sicuro farò più onore a Loredana D’Alfonso e ai visitatori del blog offrendo in chiusura del mio breve articolo questo illuminante passo leopardiano estrapolato dalle pagine iniziali dello ZIBALDONE:

“Ottimamente il Paciaudi come riferisce e loda l’Alfieri nella sua propria vita, chiamava la prosa la nutrice del verso, giacché uno che per far versi si nutrisse solamente di versi sarebbe come chi si cibasse di solo grasso per ingrassare, quando il grasso degli animali è la cosa meno atta a formare il nostro, e le cose più atte sono appunto le carni succose ma magre, e la sostanza cavata dalle parti più secche, quale si può considerare la prosa rispetto al verso” (Giacomo Leopardi, Zib.,29).

domenica, dicembre 9th, 2012

Ieri pomeriggio, 8 dicembre, sono riuscito a non perdermi, alle ore 18,00, presso il Caffè letterario allestito all’interno del Palazzo dei Congressi di Roma -in occasione della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, (“Più libri più liberi ”)- la possibilità di ascoltare dal vivo Beppino Englaro, in compagnia del regista Marco Bellocchio (autore del recente film LA BELLA ADDORMENTATA, liberamente ispirato alla lunghissima e tragica vicenda di Eluana). Ebbene Beppino, padre di Eluana Englaro, ha trasmesso ieri sera a tutti i presenti -credo di poter dire- un’idea di fiducia forte, incrollabile nello Stato di diritto (“non c’è libertà se non dentro la società”: questa, la sua lapidaria affermazione); ricordando altresì le radicate convinzioni della figlia circa il diritto all’autodeterminazione più volte espresse ai genitori prima del drammatico incidente stradale del 18 gennaio 1992 a seguito del quale lei, Eluana, “fu strappata alla vita”, per morire soltanto il 9 febbraio 2009 all’età di 38 anni. L’enunciato appena espresso fra virgolette si legge nel libro LA VITA SENZA LIMITI , la morte di Eluana in uno Stato di diritto, di Beppino Englaro (con Adriana Pannitteri); BUR, Rizzoli, seconda ed. ottobre 2012 (i cui proventi saranno devoluti all’associazione Per Eluana che promuove la conoscenza del biodiritto e della bioetica). Mi accingo a leggere il suddetto libro (con una breve dedica del suo autore), sentendo di compiere un piccolo atto di dovere civico per non dimenticare una tragedia che in quei concitati giorni dell’inizio del 2009 ebbe il potere di scuotere molti di noi, immersi come eravamo e come tuttora siamo nella barbarie di una società -quella italiana- centrata più che mai sul cupio dissolvi; con una gravissima crisi economica in atto e populismi in agguato che non ci autorizzano a sperare in qualcosa di buono per noi e le generazioni che seguiranno. Catastrofismo il mio? staremo a vedere…sursum corda, intanto! L’Unto del Signore è di nuovo in pista; quell’ Unto che -rammentiamolo- all’inizio del 2009 affermò che al limite (sic!) Eluana avrebbe anche potuto concepire un figlio (come ieri sera Beppino Englaro ha ricordato). La foto qua sopra è naturalmente mia; venuta come è venuta ma non importa, avendo provato profondo piacere nel fotografare il montanaro, “carnico” padre di Eluana.

sabato, dicembre 8th, 2012

Assieme al poeta e pittore Silvio Parrello, mio carissimo amico e ben noto ai visitatori del blog, ho assistito mercoledì scorso 5 dicembre presso la Casa del Cinema di Roma, all’anteprima del film PASOLINI, LA VERITA’ NASCOSTA, scritto e diretto dal regista Federico Bruno. Dico subito che il film di Bruno (prodotto dalla Horizon Film), della durata di due ore e trenta minuti, “picchia duro”; al punto che la sua presentazione ufficiale, prevista in un paese che potrebbe non essere l’Italia, non deve a mio avviso sorprendere più di tanto. Scrivo peraltro queste righe su esplicita autorizzazione di Federico Bruno, che in sala, prima della proiezione della pellicola, ha ovviamente invitato i giornalisti presenti a non recensire il film loro proposto in anteprima. Sicché, non essendo io un giornalista ma un poeta e critico letterario, sarò a mia volta sintetico se non criptico, per rispetto della volontà dell’autore appena rammentata. Che dire dunque in concreto? Innanzitutto, che il film in oggetto si lega strettamente al libro di Giuseppe Pelosi IO SO…COME HANNO UCCISO PASOLINI; Vertigo Edizioni, Roma, 2011; scritto in collaborazione con l’avvocato Alessandro Olivieri e lo stesso Federico Bruno. Precisato ciò, sarà anche necessario ricordare i due anni impiegati dal regista nello scrivere il film, che si avvale a parer mio di un ottimo attore nel ruolo di Pier Paolo Pasolini: Alberto Testone, rassomigliante in modo sconvolgente al grande scrittore e regista tragicamente scomparso; e non soltanto nelle fattezze, ma anche nei movimenti, nell’intonazione della voce, nei gesti (non ho mancato, alla fine della proiezione del film, di complimentarmi con lui). I visitatori del blog, conoscendo la mia passione per la musica classica, non dovranno stupirsi poi dell’emozione da me provata mercoledì scorso nell’ascoltare i brani musicali inclusi da Federico Bruno nel suo film: il Preludio dalla Suite n.1 in sol maggiore per violoncello BWV 1007 di Johann Sebastian Bach, e l’Adagio dal Concerto per pianoforte K488 di W.A.Mozart (non a caso, i due compositori più cari a Pasolini, ripensando soprattutto alle sue prime prove cinematografiche). Torniamo comunque più strettamente al film di Bruno. Esso ricostruisce in modo assai dettagliato l’ultimo anno di vita di Pasolini, fino alla morte atroce del poeta presso l’Idroscalo di Ostia avvenuta nella notte fra il primo e il due novembre del 1975. Come ho puntualizzato all’inizio del presente scritto, il film di Bruno va giù “duro”, in modo diretto: motivando in profondità le odiose “ragioni strategiche” della fine volutamente banale di un frocio comunista che “se l’era andata a cercare” ( volendo citare alla lettera l’epitaffio di un politico italiano dell’epoca tuttora in vita (chi ha avuto l’occasione di vedere il film-documentario A FUTURA MEMORIA di Ivo Barnabò Micheli del 1986 non potrà che annuire, a proposito di queste parole da me ricordate). Giacché, come chiarisce il film di Federico Bruno, una prima versione fin troppo inverosimile di quell’efferato omicidio avrebbe comunque lasciato un segno duraturo ed anche comodo nella coscienza di massa (mi si perdoni il bisticcio di parole); coincidente, di fatto, detta versione, con la damnatio memoriae di chi –sono parole di Bruno- “amava profondamente l’Italia e voleva salvarla dal degrado e dal consumismo. Aveva dato (Pasolini) delle indicazioni su come uscire da quella situazione politica e per questo è stato ucciso”. E del resto non aveva scritto Pasolini stesso i seguenti e preveggenti versi : “L’intelligenza non avrà mai peso, mai/ nel giudizio di questa pubblica opinione…Io muoio, ed anche questo mi nuoce” (dal poemetto LA GUINEA, incluso nella raccolta poetica POESIA IN FORMA DI ROSA, del 1964); versi giustamente riconosciuti come il vertice della sua ispirazione di poeta civile? Il film di Federico Bruno, regista di consumata esperienza (raggiungibile sulla Rete all’indirizzo www.federicobruno.com), mi è piaciuto, in sostanza, per una sua ispirazione febbrile, non conciliante; tale da rimandare con chiarezza alla “disperata vitalità” di Pasolini, tanto per capirci bene. L’opera di Bruno, in bianco e nero (a parte la storia parallela a colori di una studentessa spagnola dei nostri giorni giunta in Italia per raccogliere il materiale relativo alla sua tesi di laurea su Pasolini), risulta in conclusione per me un contributo rilevante e artisticamente degno per quell’esercizio critico del pensiero insegnato (e a quale prezzo!) da Pier Paolo Pasolini. La foto qua sopra, mia, è stata scattata di fronte all’immagine del volto del poeta (in bianco e nero) così come ci appare in TUTTE LE POESIE, i Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore.

P.S. Apprendo ora (9.12.2012) che il film in oggetto è in selezione per il prossimo Festival di Berlino, febbraio 2013.

domenica, dicembre 2nd, 2012

E’giunto il momento di parlare ai visitatori del blog di un’artista come Viola Di Massimo. Conosco Viola da tempo, infatti; tempo nel quale ho seguito con attenzione e stima la sua ricerca figurativa qualificata da mezzi espressivi di indubbio rilievo (come tante volte ho potuto percepire non soltanto di fronte ai suoi dipinti più elaborati, ma anche al cospetto dei suoi bellissimi disegni, “vivi” nel senso più autentico della parola). L’occasione di parlare oggi di Viola Di Massimo è dovuta alla mostra allestita dall’artista nel suo studio romano in via Rodolfo Morandi 3, da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre, dal titolo emblematico “CAOS 2012”. Sono le parole di presentazione della stessa Viola ad accogliere al meglio il visitatore, così come ho potuto verificare ieri di persona : “ non è forse proprio il continuo movimento a creare un’opera…immobile?”. Mi permetto di citare più estesamente la Di Massimo, in merito: “Lo studio di un’artista è il caos, è il luogo dove l’occhio non si sofferma calmo e riposato in un unico punto ma ne unisce mille insieme fino a costruirne un’impressione unica”. Giusto. Intento centrato, per quanto mi riguarda, essendomi allontanato dallo studio di Viola Di Massimo con tale “impressione unica”, ieri pomeriggio. Con il consenso dell’artista, ho fotografato peraltro il dipinto che possiamo osservare qua sopra, a mio avviso uno dei più significativi elementi del vortice molecolare pensato e realizzato da Viola con le opere in mostra nel suo piccolo studio; dilatatosi al mio sguardo proprio in ragione del vortice appena accennato. Non sfuggirà, ai visitatori del presente blog, l’elegante erotismo del dipinto in oggetto, corroso tuttavia da un evidente “horror vacui”; sicché il quadro risulta a conti fatti molto più problematico di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Viola Di Massimo figura sulla Rete all’indirizzo www.violadimassimo.com, volendosi rendere conto del talento proteiforme dell’artista. Un talento, mi sia concesso di dire, davvero parte integrante della ricchezza ontologica della persona: sempre sorridente e briosa e sul punto di ideare qualcosa (un quadro, un disegno, un video o cos’altro balenerà alla sua inesausta immaginazione).