Archive for settembre, 2015

lunedì, settembre 28th, 2015

COMUNICATO STAMPA

 

LINO TARDIA

 

Museo Civico Umberto Mastroianni – Marino

 

INAUGURAZIONE SABATO 3 OTTOBRE ORE 18

ALLA PRESENZA DELL’ARTISTA

 

Sabato 3 ottobre alle 18, nell’ambito del programma previsto per la 91esima Sagra dell’Uva, verrà inaugurata, presso il Museo Civico Umberto Mastroianni, una mostra personale dell’artista Lino Tardia, cui il Comune di Marino ha affidato la realizzazione del Manifesto dell’ormai storica festa dedicata al vino.

L’artista, siciliano di nascita ma stabile a Roma fin dagli anni ’60, presenterà una raccolta di dipinti selezionati dalla produzione degli ultimi venti anni per poter fornire a visitatori e collezionisti una chiave di lettura e di comprensione della propria ricerca.

Come ha puntualmente affermato Franco Campegiani nella presentazione della mostra, le opere di Tardia “sono delle vere e proprie cosmogonie, racconti del germinare di mondi, l’uno dall’altro, secondo un’incessante e incandescente esplosione vitale. Un teatro fresco e zampillante, fantasmagorico, che pone in scena la creazione universale, ciò che affiora e viene alla luce da sorgenti misteriose e incorruttibili. Al contrario del teatro dechirichiano, che mostra l’eterna consunzione, l’infinito logoramento e l’inappellabile estinzione delle cose, qui è l’alba della vita a fare la sua apparizione, con quello sdoppiamento (si noti la frequente divisione della tela in due campiture) che sembra evocare la Madre Fenicia, la sua capacità di spezzarsi come il pane per dare vita a tutti gli esseri e a tutti i mondi”.

La opere scelte consentiranno di scoprire come, a partire dalla mostra “In viaggio con i Fenici” tenutasi nel 1996 alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Spoleto, fino a “La scatola dei miti” allestita nel 2009 presso le sale dell’Appartamento Barbo del Museo Nazionale di Palazzo Venezia di Roma, la ricerca di Tardia sia stata improntata alla realizzazione di un immaginario figurativo caratterizzato dall’astratta esaltazione del contrasto di linee, forme e colori.

La mostra, realizzata in collaborazione con la galleria d’arte Edarcom Europa, sarà visitabile fino al 25 ottobre. INFORMAZIONI MOSTRA: Lino Tardia

PERIODO: 3-25 ottobre 2015

SPAZIO ESPOSITIVO: Museo Civico Umberto Mastroianni INDIRIZZO: Piazza Giacomo Matteotti, 13 – Marino ORARIO: da venerdì a domenica 10-13 e 16-19 INFO: 06.7802620 – www.edarcom.it BIOGRAFIA
Lino Tardia nasce a Trapani nel 1938. Conseguita la maturità artistica, rifiuta l’incarico di docenza in Discipline Pittoriche al Liceo Artistico di Palermo e si trasferisce a Roma dove frequenta gli studi di Renato Guttuso e Saro Mirabella. Nel 1955 Lino Tardia inizia a esporre, ottenendo ben presto consensi in Italia e all’estero.

Gli anni Sessanta segnano il suo passaggio dal Realismo all’Informale e ancora alla Nuova figurazione, secondo la maniera di Francis Bacon che incontra durante un soggiorno a Londra. Partecipa a mostre collettive insieme a Guttuso, De Chirico, Sironi, Treccani e altri autori noti nel panorama artistico internazionale. Espone le sue opere in mostre personali a Londra, New York, Chicago, Parigi, Huston, Ottawa e Tripoli. Ha preso parte a numerosi premi nazionali e internazionali. Nel 2009 si è tenuta una grande personale nelle sale dell’Appartamento Barbo di Palazzo Venezia a Roma.

Nel 2003 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferisce la Medaglia d’Oro per i Benemeriti della Cultura.

venerdì, settembre 25th, 2015

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Quante volte in questo blog ho riconosciuto di essere a corto di parole nel commentare le tragedie dei migranti periti in mare, i disastri di guerre feroci all’ordine del giorno e sparse ovunque; nonché le conseguenze tremende sulle persone e le cose a causa degli attentati terroristici! ma il filmato che ho veduto oggi sulla Stampa.it riguardante Amel, la bimba di Aleppo nata con una scheggia conficcata nella fronte minuscola, mi ha scosso terribilmente. Da quanto ho letto, non è ancora ben chiaro se sia stata la madre ferita a salvare la nascitura oppure il contrario. So soltanto che un fatto del genere nega a priori a chi nasce la propria condizione creaturale, e questo è imperdonabile. E badiamo bene (non lo sto affermando da oggi!) che questo annus horribilis segnato soprattutto da un movimento migratorio di bibliche proporzioni ci cambia e ci sta cambiando, coscienti o meno di ciò; non avendo importanza alcuna che Aleppo si trovi in Siria. Siamo globalizzati solo per quello che ci fa comodo? ad Amel, nata nel modo che ho ricordato, non sapendo fare di meglio, dedico con tutta la pietas che riesco a provare i seguenti versi leopardiani, mai sentiti così veri come in un momento del genere:

 

Nasce l’uomo a fatica,

ed è rischio di morte il nascimento.

Prova e pena e tormento

per prima cosa

 

Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, 39-42

 

giovedì, settembre 24th, 2015

Fiorella

Con il consenso dell’autrice, eccomi a presentare oggi versi inediti di Fiorella D’Ambrosio, alla quale si devono da tempo puntuali e autorevoli commenti nel presente blog. I versi in oggetto risultano volutamente scarni, alla lettura: eppure mi pare impossibile non percepire in essi una lucida e profonda polisemia padroneggiata nei termini di una estrema, scandita fluidità di sapore attualissimo (rammento ai visitatori del blog che già in data 14 aprile scorso è leggibile una significativa poesia della D’Ambrosio):

 

Vorrei dar voce

alla mia illusione

di mondo

nel disordine del tempo…

Andature erranti

a ritmi discordi

squarci di luce

vibrazioni di dolore

moti alterni

di umana ansietà

 

poesia inedita di Fiorella D’Ambrosio

 

sabato, settembre 19th, 2015

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Questa mattina è venuto a mancare mio zio di parte materna Marco Calcagni, artista di notevole spessore di cui il visitatore del presente blog potrà farsi un’idea, se vorrà, direttamente dalla Rete tramite la voce “marco calcagni pittore”. A zio Marco, al quale sia lieve la terra, dedico commosso la mia poesia inedita scritta lo scorso aprile dopo essermi recato a visitarlo in ospedale:

 

TRENO PER CESANO

 

Dell’umana sofferenza fortezza

che impettita stai sulla collina:

non rivederti da un decennio!

il tempo, disserrato, dalla morte

di mia madre. Ora tocca a suo

fratello, inoperabile. Familiarità

coi padiglioni, nel pomeriggio

limpido d’aprile…eccolo, mio

zio canuto e fiero a Garibaldi

somigliante! gli occhi azzurri

imperiosi e belli ed anche dolci,

aspettandomi da giorni. Scambio

di doni: l’ultimo mio libro di poesie

per un fine catalogo d’artista

o zio devoto a Bacco e fumatore

ricordo le barzellette tue condite

con le omeriche risate che lacrime

strappavano al nipote ombroso!

e soprattutto ripenso al tuo grande

cuore in quel lontano giorno in cui

morì mio padre: tutti a pranzo da te.

 

Andrea Mariotti, poesia inedita, aprile 2015

 

 

 

 

venerdì, settembre 18th, 2015

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Già in data 26 luglio scorso mi ero espresso negativamente nel presente blog circa l’opportunità del Giubileo previsto a Roma dal dicembre prossimo, distinguendo in modo del tutto ovvio la prudenza dalla paura, in merito al pericolo rappresentato dall’estremismo islamico. Recentemente apprendo (guarda caso) che la nostra Polizia si è dichiarata “serena” ma “preoccupata” al riguardo; per non dire dello stesso papa Francesco che, giorni addietro, nell’intervista concessa a un’emittente portoghese, ha riconosciuto effettivamente i pericoli connessi all’imminente Giubileo …bella scoperta, con tutto il rispetto! colgo anzi qui l’occasione per riflettere su quella che ormai risulta in tutta evidenza una sovraesposizione mediatica del papa argentino, a volerla osservare senza pregiudizi. Alludo in particolare alla sua recente sortita in via del Babuino, a Roma, presso un negozio d’ottica nelle vesti (apparenti) di un cliente qualunque; laddove, credo, meglio forse avrebbe fatto Francesco a convocare chi di dovere in Vaticano con più discrezione. Francesco ha invece scelto per sé, ancora una volta scavalcando il “protocollo”, la suddetta sovraesposizione: tale da ottundere, temo, le coscienze di quanti possono essersi sentiti spinti  -grazie all’entusiasmo del momento- a dimenticare il principio di identità e di non contraddizione, alla vista come dire abbagliante dell’uomo tutto vestito di bianco in giro per la Capitale; un uomo però a capo di uno stato sovrano nonché della Chiesa di Roma (i cui gesti e parole rivestono sempre una valenza enorme di natura politico-sociale). Intendiamoci: non invoco certo il riuso per l’attuale papa della sedia gestatoria! la popolarità di matrice progressista di Francesco è indiscussa, conquistata sul campo, occorre riconoscerlo; ripensando al suo primo viaggio da papa a Lampedusa, alla preghiera congiunta con gli operai sardi per il lavoro; nonché al suo tuonare contro i traffici d’armi relativi alle troppe e sporche guerre, in un memorabile Angelus (non negando di essermi sentito profondamente colpito, rispetto a tutto ciò). Ma questa faccenda del Giubileo, ripeto, proprio non riesco a digerirla, per il motivo sopra ricordato e che riguarda tutti, evidentemente. E’ di questi giorni peraltro la notizia dell’avvio delle visite alla residenza papale di Castel Gandolfo finora inaccessibile ai turisti (…avendo il papa parecchio lavoro da svolgere a Roma e non certo il tempo per recarsi nella residenza tradizionalmente estiva dei successori di Pietro…): solita pragmatica e spiazzante semplicità di Francesco, quindi; nell’occasione, con tanto di trenino che dal Vaticano (o meglio dalla stazione di San Pietro di Trenitalia) porta e porterà ogni sabato i visitatori in una dimora d’eccezione tutta da scoprire e ammirare. Che dire, nel ringraziare il papa di ciò? che rimango tuttora profondamente riconoscente a Francesco per tante sue parole di grande e onesta incisività -le più recenti a proposito del doveroso pagamento dell’Imu da parte degli “alberghi” religiosi- parole pronunziate spesso al posto dei nostri risibili governanti; ma, dal mio piccolo osservatorio ispirato alla laicità, come non temere la cooptazione di masse indotte a un sempre più massiccio gregarismo (volendo alludere al porsi di papa Francesco ormai al di sopra delle critiche in virtù di una “rendita” indiscutibile se non dogmatica)? mi sbaglierò … osservo nondimeno che questo papa venuto dall’altra parte del mondo sta agitando forse troppo le acque (immaginando con quanto piacere da parte di un certo ambiente curiale radicalmente conservatore e del tutto silenzioso, di questi tempi…). Mi fermo qui; non essendo certo io a dover rammentare che le transizioni epocali (quelle troppo rapide in particolare) non entusiasmano granché i grandi burocrati, gli alti prelati da sempre annidati nei gangli che contano, del Potere. Ma infine: l’attuale papa (gesuita, non dimentichiamolo) pur dalla parte degli ultimi, svolge comunque davanti ai nostri occhi con estrema determinazione il suo compito di sovrano indiscusso (so di scoprire l’acqua calda!) di uno stato minuscolo per dimensioni ma di enorme portata storico-politico-spirituale; cui guardare con rispetto sì, ma critico, per quanto mi riguarda.

 

sabato, settembre 12th, 2015

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Il 12 settembre del 1981, di sabato, moriva Eugenio Montale, il poeta più rappresentativo del nostro Novecento e Premio Nobel per la Letteratura nel 1975. Del grande Genovese (a quarant’anni di distanza dall’alto riconoscimento) è particolarmente dolce rileggere una delle sue poesie più toccanti dedicata alla moglie scomparsa:

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

 

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

 

Eugenio Montale, SATURA (1971), Xenia II, 5

lunedì, settembre 7th, 2015

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Terrestrismo

 

Mostra dello scultore Gastone Primon presso il Museo Civico “Umberto Mastroianni” di Marino (dal 05/09 al 27/09/2015)

 

 

La poetica di Gastone Primon è animata da un fuoco distruttore e restauratore nello stesso tempo. C’è un aspetto antiquario, nei suoi impasti materici, che non deve suonare come un rimpianto di stagioni passate, ma come un tentativo di dialogo con le culture più remote dell’umanità per averne nuove spinte vitali nel mondo d’oggi. Il riferimento è ai substrati misterici delle antiche culture mediterranee, legati alla ciclicità della Terra Madre, precedenti allo strappo prodotto dal razionalismo grecoromano con l’innesto di quel processo che ha gradatamente condotto, nei secoli e nei millenni, allo squallore attuale. Ed è con quelle arcaiche culture che l’artista dialoga incessantemente, giacché le sente vive, non morte.

Non è un caso che, nei suoi impasti ceramici, lo scultore estense (romano di adozione) introduca sovente degli elementi archeologici, come a volerli rigenerare nella modernità. L’amore per i Paleoveneti, per l’archeologia, nonché per gli antichi maestri estensi, la cui storia egli conosce come forse nessun altro, va di pari passo con una poetica legata alla terra ed al fuoco, in una parola agli elementi, che lui sente in maniera viscerale, quali antidoti contro i venefici di una cultura millenaria fondata sul desiderio di affrancamento dall’ordine naturale. Tentare di uscire dallo stallo, dall’odierna stagnazione culturale, dal rogo dell’antropocentrismo che viviamo, non può significare altro, infatti, che collegarsi, sia pure inconsciamente, con il cosmocentrismo e con il terrestrismo più arcaici, con quei misteri della Morte-Rinascita che troviamo ad esempio nei culti di Eleusi (Persefone e Core, per intenderci), come pure nel mito dell’Araba Fenice.

Avviene spessissimo che Primon si affidi, per comporre le sue opere, ad elementi e ad oggetti trovati in natura, sia pure là pervenuti da una lunga e consumata consuetudine con la storia e le storie dell’uomo. Egli è letteralmente affascinato dalle culture che vivono di questa osmosi, di questa rete di scambi con la natura, nello sforzo di creare un habitat gradito alla Madre che ci ospita, un alveo naturale in cui stabilire le proprie radici, la propria dimora. Ed è qui che nasce il desiderio di amalgamare, nelle sue opere, reperti archeologici e reliquie fossili con prodotti e scarti della moderna cultura industriale.

Lo scultore è anche pittore materico, ma la sua opera pittorica non è fondata sul colore, bensì sull’assemblaggio e sul collage, dove entra di tutto: cassette della frutta, cartoni pressati, plastica arrotolata, dipinta e poi bruciata. Una tecnica che non deriva dalla pittura, ma dalla lavorazione della ceramica. E’ materiale povero, il suo. I tubetti li ha usati in passato, oggi non più. Gli acrilici pure. Predilige i colori lavabili, e poi ama molto bruciare. Utilizza di tutto. La pietra gli piace, ed anche il legno, soprattutto quando, prima di lui, l’ha già lavorato la natura, il fulmine. Ci si soffermi di fronte allo spezzone di tronco fulminato che troviamo in esposizione: sembra un lacerto amputato di un grande animale, una zampa, forse, o un uccello ferito in volo, un trofeo di caccia, un animale macellato.

L’animalità della natura, la natura pensata e vissuta come un grande animale: un immenso cuore che pulsa, ma soprattutto un’anima, una prorompente intelligenza creativa. C’è, costante, l’idea del riciclaggio, del rimpasto, della rigenerazione; la visione della vita e della morte fuse in un unico respiro. Tutto rientra nel circolo, ed è per questo che l’artista utilizza di tutto nel suo laboratorio creativo. Anche se predilige l’argilla, per la malleabilità e l’immediatezza espressiva. L’argilla, cuore e collante, sangue ed anima di ogni essere del creato.

Ed è questo, se vogliamo, uno sviluppo della poetica del ready-made, dell’oggetto trovato, tanto cara al Dadaismo, con la sua polemica nei confronti della tecnologia e del consumismo industriale che alimenta l’effimero. Una polemica, quella dadaista (comune anche alla Pop Art), nei confronti della consumazione vorticosa delle cose imposta dai modelli della cultura attuale, che Primon riconduce tuttavia nei binari autenticamente metamorfici del creato. Uno sperimentalismo non effimero, perché non ricalca i modelli usa e getta della cultura industriale. E’ il morire e rinascere, il rinnovarsi festoso ed angoscioso della vita.

La velocità di Primon non è più quella del Futurismo, tutta proiettata in avanti, verso le conquiste di quel progresso tecnologico che stiamo scoprendo responsabile di guasti difficilmente risanabili. L’artista, dalla sensibilità acutamente contemporanea, coltiva un rapporto di odio-amore nei confronti della cultura scientifico-tecnologica. Da un lato ne subisce il fascino ed è catturato dalla sua spinta innovatrice, mentre dall’altro ne avverte i pericoli e si proietta all’indietro, cercando nelle ere archeologiche e geologiche addirittura. Una velocità, un movimento a trecentosessanta gradi, capace di assimilare il futuro più avanzato con il passato più remoto. Un leitmotiv, d’altro canto, caro all’intero avanguardismo storico, contrassegnato da primitivismo e avvenirismo nello stesso tempo (basti pensare a Picasso). E’ l’eterna avventura dell’energia vitale, che si fa mortale per potersi rigenerare in continuazione.

Inevitabile il confronto con i grandi Maestri dell’Informale (Burri e Fontana principalmente). Un confronto da cui non possono che emergere le particolarissime peculiarità del Maestro estense. Dove, infatti, Burri non fa che evidenziare i processi degenerativi della materia, la sua generale consunzione, il suo ridursi graduale a polvere e a terriccio informe, Primon tende a cogliere l’azione proteiforme e metamorfica della natura, il suo distruggersi per rigenerarsi in continuazione. Confronto assai più calzante può essere fatto con Fontana, anche per l’amore espressamente dichiarato da Primon per questo grande esponente dell’Informale.

C’è tuttavia da evidenziare la differente tipologia artistica primoniana, che non è tesa a registrare la glaciale spazialità, bensì il ribollire tellurico, ctonio. E potremmo dire anche cosmico, se per cosmos potessimo finalmente intendere non più un ordine avulso e distaccato dal mondo, ma un ordine convulso e intrinseco al mondo stesso, radicato nel caos magmatico e incandescente delle cose, nel pane lievitante del creato, nei processi generativi-degenerativi del pianeta e del cosmo in cui viviamo. E’ la ciclicità metamorfica della vita ciò che l’artista evoca in queste lacerazioni e in questi strappi, potremmo dire in questi parti, da cui germina in continuazione l’urlo rinnovato della vita.

 

Franco Campegiani

 

 

 

 

 

 

domenica, settembre 6th, 2015

Andrea3

Questo gabbiano fotografato oggi pomeriggio nei pressi del Monte Capitolino non me la racconta giusta: dallo sguardo deciso, ambizioso, sembrerebbe pronto per la poltrona di Sindaco di Roma…

mercoledì, settembre 2nd, 2015

Caravaggio

Letteralmente folgorata sulla via di Damasco la Merkel dopo tanto rigore, di fronte a un flusso migratorio inarrestabile e di enormi dimensioni verso la ricca Europa… al grido di “Germania, Gemania!” di siriani e non, la polizia ha dovuto usare la forza, ieri, presso la stazione Keleti di Budapest, chiudendola temporaneamente. Troppo facile ed anche ingeneroso osservare come a questo punto l’Europa “che conta” stia provando sulla propria pelle la pressione del diverso da sé disperato e quindi implacabilmente determinato. Ciò premesso, prenderò le mosse dai disordini di Budapest per suggerire a voce bassa ma fermamente: ora o mai più, in merito al carattere di noi italiani; nel senso di sentirci (laicamente) chiamati come Saulo ad una urgentissima rifondazione di decenza quotidiana nelle nostre relazioni (quale premessa di uno stare insieme più solidale, non più imperniato sul bellum omnium contra omnes). Poche ora fa ho riascoltato profondamente toccato la canzone di Francesco De Gregori forse più profetica e grande del cantautore romano: “La Storia siamo noi…siamo noi queste onde nel mare…”. Che ci piaccia o meno, l’eccezionale importanza storica dell’anno in corso iniziato con l’attentato terroristico del 7 gennaio a Parigi ci sta cambiando, ci sta già cambiando. Speriamo davvero non in peggio! ché solo una comunità dignitosamente coesa può affrontare in qualità di stato membro e fondatore dell’Europa il dramma epocale che ci riguarda.

 

martedì, settembre 1st, 2015

Con piacere do notizia del seguente evento previsto a Marino:

Sabato 5 settembre 2015 | h18.30 Museo Civico “Umberto Mastroianni”

 

 

La S.V. è invitata all’inaugurazione della mostra dell’Artista

 

CITTÀ DI MARINO

Assessorato alla Cultura                         Città di Ciampino

GASTONEPRIMON          

T E R R E S T R I S M O

Il turbinio primoniano della materia

Presenterà l’evento il critico e poeta Franco Campegiani

Avviene spessissimo che Primon si affidi, per comporre le sue opere, ad elementi e ad oggetti trovati in natura, sia pure là pervenuti da una lunga e consumata consuetudine con la storia dell’uomo. Egli è letteralmente affascinato dalle culture che vivono di questa osmosi, di questa rete di scambi con la natura… Ed è qui che nasce il desiderio di amalgamare, nelle sue opere, reperti archeologici e reliquie fossili con prodotti e scarti della moderna cultura industriale. Lo scultore è anche pittore materico, ma la sua opera pittorica non è fondata sul colore, bensì sull’assemblaggio e sul collage, dove entra di tutto: cassette della frutta, cartoni pressati, plastica arrotolata, dipinta e poi bruciata. Una tecnica che non deriva dalla pittura, ma dalla lavorazione della ceramica. E’ materiale povero, il suo. I tubetti li ha usati in passato, oggi non più. Gli acrilici pure. Predilige i colori lavabili, e poi ama molto bruciare. Utilizza di tutto. La pietra gli piace, ed anche il legno, soprattutto quando, prima di lui, l’ha già lavorato la natura, il fulmine… (Franco Campegiani)