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Quante volte in questo blog ho riconosciuto di essere a corto di parole nel commentare le tragedie dei migranti periti in mare, i disastri di guerre feroci all’ordine del giorno e sparse ovunque; nonché le conseguenze tremende sulle persone e le cose a causa degli attentati terroristici! ma il filmato che ho veduto oggi sulla Stampa.it riguardante Amel, la bimba di Aleppo nata con una scheggia conficcata nella fronte minuscola, mi ha scosso terribilmente. Da quanto ho letto, non è ancora ben chiaro se sia stata la madre ferita a salvare la nascitura oppure il contrario. So soltanto che un fatto del genere nega a priori a chi nasce la propria condizione creaturale, e questo è imperdonabile. E badiamo bene (non lo sto affermando da oggi!) che questo annus horribilis segnato soprattutto da un movimento migratorio di bibliche proporzioni ci cambia e ci sta cambiando, coscienti o meno di ciò; non avendo importanza alcuna che Aleppo si trovi in Siria. Siamo globalizzati solo per quello che ci fa comodo? ad Amel, nata nel modo che ho ricordato, non sapendo fare di meglio, dedico con tutta la pietas che riesco a provare i seguenti versi leopardiani, mai sentiti così veri come in un momento del genere:

 

Nasce l’uomo a fatica,

ed è rischio di morte il nascimento.

Prova e pena e tormento

per prima cosa

 

Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, 39-42

 

6 Responses to “”

  1. Francesco ha detto:

    caro Andrea, mi associo alle tue parole e, sento come te un profondo disagio, per questa globalizzazione ipocrita e assassina.
    I versi di Leopardi esprimono meglio di altre parole la Pietas con la quale conviviamo.
    Un caro saluto
    Francesco

  2. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Niente di più giusto ed adeguato di fronte alla drammatica storia di Amel in Siria, e’ riconsiderare -come tu fai, Andrea- la verità contenuta nel concetto di base della ideologia leopardiana: “l’essenziale sofferenza e negativita’ della vita a cui vanno riferiti tutti i segni della realta”. Ottima a questo riguardo la citazione dei versi 39-42 del Canto notturno, ma -come tu ben sai- già nello Zibaldone,Leopardi parla piu’ volte di nascita come “pericolo” di vita e -se vogliamo- nei versi da te citati si colgono anche echi biblici ( Libro di Giobbe) e lucreziani (De rerum natura). Non guarderò il video con le immagini della piccola Amel per non accrescere la mia inquietudine e indignazione per tanta brutale barbarie. Un caro saluto, Fiorella.

  3. andreamariotti ha detto:

    Caro Francesco, cosa risponderti se non ringraziandoti per aver voluto scrivere a tua volta a proposito di questo modo atroce di venire al mondo? Un caro saluto

  4. andreamariotti ha detto:

    Non è certamente da sottovalutare, Fiorella, in merito ai versi leopardiani del Canto notturno, un tempo di stesura di essi durato parecchi mesi (che spiega piuttosto bene la loro profonda stratificazione)…ma, ripeto, a prescindere da tutto, non ho saputo trovare istintivamente di meglio per cercare di esprimere un vivo e nel contempo sconsolato sentimento di orrore a proposito della nascita della piccola Amel. Di quella nascita, che la Stampa.it ha voluto diffondere a livello di filmato per indurci doverosamente a riflettere. Un caro saluto

  5. monica martinelli ha detto:

    I versi di Leopardi sono davvero e come sempre illuminanti, in questo caso in particolare sottolineano la sofferenza della vita e del venire al mondo..e sono attuali più che mai. Condivido anche le tue amare e vere considerazioni, Andrea, su quanto sta accadendo e che troppo spesso ci lascia indifferenti..come se tutto ciò fosse normale!
    Un saluto
    Monica

  6. andreamariotti ha detto:

    Infatti, Monica. Credevamo di aver toccato il fondo con la foto del povero bambino morto sulla spiaggia risalente a qualche settimana fa; ora, invece, un filmato del genere: che ho voluto vedere come doveroso atto di testimonianza civile e di affetto nei riguardi di chi è venuta al mondo in modo siffatto. Anche a te un saluto e un ringraziamento per essere intervenuta al riguardo.

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