Archive for febbraio, 2013

giovedì, febbraio 28th, 2013

Antologia

E’ disponibile in libreria L’EVOLUZIONE DELLE FORME POETICHE- La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012); antologia poetica curata dai prestigiosi critici letterari Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo (Napoli, Kairòs Edizioni, 2013). Si tratta di un vero e proprio archivio storico che sfiora le 800 pagine, pensato soprattutto per le scuole. Così come avverte nella introduzione Ninnj Di Stefano Busà (più volte ospite del presente blog come poetessa, saggista e polemista): “ Un discorso sulla Poesia torna opportuno oggi più che mai…visto che la stessa si muove incerta per difficili sentieri, impedita da lassismi libertari e fuorvianti, mode e linguaggi sconclusionati, culture e capricci della moda votati a portare avanti la parte più deteriore e rivoluzionaria del prodotto linguistico, quella che risente di forme più o meno imbarbarite o troppo progressiste: come informatica, rampe satellitari, video games, che distolgono l’attenzione dalla poesia, divenuta obsoleta e fuori tempo. Questa mia nota, altro non è che una proposta, un invito a pensare, a discutere, a promuovere iniziative atte a diffondere la Poesia e portarla tra i giovani: la poesia può appartenere a chiunque la ami”. Non meno efficaci, peraltro, le considerazioni di Antonio Spagnuolo in postfazione: “La rivoluzione che ci avvilisce in questi anni, causata dai mass media, dalla diffusione televisiva senza limiti, dal denaro che frulla per i grandi patrimoni, dalle ganghe agguerrite, dal vestiario con la sua moda aggressiva e fatua, dai telefonini con i messaggi cifrati, ha portato a una omologazione e a un appiattimento palese della validità linguistica, che fino a ieri era il patrimonio culturale più importante della società civile”. Il volume (acquistabile anche on line) risulta suddiviso in due sezioni: quella Bio-bibliografica e quella antologica. Nella seconda delle suddette sezioni, si possono leggere poesie, fra le tante, di Antonella Anedda, Sandro Angelucci, Anna Appolloni, Leopoldo Attolico, Franco Campegiani, Anna Maria Carpi, Giuseppe Conte, Maurizio Cucchi, Nicoletta Di Gregorio, Ninnj Di Stefano Busà, Bianca Maria Frabotta, Mario Lunetta, Valerio Magrelli, Andrea Mariotti, Aldo Onorati, Nazario Pardini, Elio Pecora, Plinio Perilli, Umberto Piersanti, Daniela Quieti, Edoardo Sanguineti (con “una Poesia donata a Ninnj Di Stefano Busà direttamente dall’autore, in segno di stima”), Antonio Spagnuolo, Lucio Zinna. Evidente, in conclusione, il generoso impegno dei curatori nel pubblicare un’opera le cui vaste proporzioni attengono alla molteplicità delle poetiche di cui si è voluto dar conto: confidando in una crescita del numero dei lettori di poesia (con la quale prendere o riprendere confidenza tramite “gli occhi della mente”; nel silenzio, mi permetto di aggiungere).

sabato, febbraio 23rd, 2013

2013-01-12 11.50.11

Dedicato a me stesso e a tutti coloro che si sforzano di versare la propria piccola goccia di buon senso nel mare agitato che stiamo attraversando:

Ci si apre la via con la forza.

Orbene, tale via te la darà la filosofia. Rivolgiti a questa, se vuoi essere salvo, senza affanni, felice, insomma, se vuoi essere libero, ed è questo il massimo bene. Conseguire tutto ciò in altro modo non è possibile. Bassa condizione è la stoltezza, abbietta, ignobile, servile, esposta a molte passioni e, per giunta, alle più tremende. Da questi opprimenti padroni, che comandano ora alternativamente, ora tutti quanti insieme, ti libera la saggezza. A questa conduce una sola via e, per la verità, la più diretta: non tralignerai. Procedi con passo sicuro; se vuoi che ogni cosa ti sia soggetta, sottomettiti alla ragione. Governerai molti, se ti governerà la ragione: proprio da questa imparerai ciò che devi intraprendere e in quale modo; così non ti imbatterai in situazioni impreviste. Non puoi indicarmi alcuno che sappia come ha cominciato a volere ciò che vuole: egli non vi fu portato da una riflessione, ma spinto da un impulso irrefrenabile. La Fortuna ci attacca non meno spesso di quanto noi la attacchiamo. E’ vergognoso non muoversi con le proprie gambe, ma essere trascinati e in mezzo al turbine degli eventi chiedere d’un tratto con stupore: “Come mai sono capitato qui?”. Stammi bene.

Seneca, Lettere morali a Lucilio, Liber quartus, 37.

P.S. La foto qua sopra, mia, è stata scattata di recente passeggiando lungo l’Appia Antica, “regina viarum “.

venerdì, febbraio 22nd, 2013

ac.1

Un dono, credo, per i visitatori del blog: una mia foto scattata oggi dello stupendo e famosissimo Angelo del Dolore, capolavoro dello scultore statunitense W.W. Story (1894), in memoria dell’amatissima moglie Emelyn (il marmo si trova all’interno del Cimitero Acattolico di Roma, nel quartiere Testaccio). In Rete sono naturalmente disponibili -per chi volesse- tutte le informazioni relative all’opera e al suo autore. Per quanto mi riguarda, mi sono semplicemente sforzato di non riprendere la sublime figura frontalmente, considerando le suggestive vedute per l’appunto ”frontali” visibili sul web e altrove. Inutile sottolineare la bellezza del luogo da me visitato poche ore fa a distanza di anni; dove riposano Keats, Shelley, Antonio Gramsci, il figlio di J.W.Goethe, fra gli altri. Un luogo che invita a un silenzio interiore quanto mai prezioso, di questi tempi.

martedì, febbraio 19th, 2013

2012-03-06 13.29.58

Eccomi quest’oggi a presentare un’altra lirica di Rosaria Di Donato (vedi precedente articolo del 29 gennaio scorso nel presente blog). La poesia di oggi è stata da me scelta fra quelle incluse nella raccolta FREQUENZE D’ARCOBALENO (Edizioni Pomezia-Notizie, 1999):

LABIRINTO
nel labirinto cercare
e non trovare l’uscita
arianna ha perso il suo filo
da tempo e teseo è disperato
impossibile a dirsi
quali sciagure hanno tramato
gli dei contro gli umani

(poesia di Rosaria Di Donato)

presto detto il motivo di tale mia scelta, a parte l’attualità evidente della tematica della poesia in oggetto. Vorrei infatti attirare l’attenzione di chi legge sul superbo accavallamento del verso in essa strategico: “arianna ha perso il suo filo/ da tempo…”; ché davvero, in questo caso, la pausa metrica e quella sintattica, ben al di là di una mancata coincidenza, dànno luogo a un poetico conflitto! ci si trova, in effetti, con il fiato sospeso, a cercare sulla pagina quel “da tempo” congiunto con la disperazione di “teseo”. Possiamo quindi parlare di una moderna, problematica poesia volutamente affrancata dalla punteggiatura e dal tono abbassato; e, comunque, semanticamente irrobustita dalle risorse stilistiche evidenziate. A suggello visivo di essa, la foto qua sopra (mia) di una suggestiva acquaforte acquerellata di Doriana Onorati (cfr. “archivi di novembre 2011” del blog, a proposito di questa artista e poetessa dall’ispirazione figurativa proteiforme).

mercoledì, febbraio 13th, 2013

Righetto

“Stupenda e misera città…”: questa la suggestiva allocuzione con la quale Pier Paolo Pasolini a te si rivolge, ne Il pianto della scavatrice, 1956 (poemetto incluso nella più importante silloge poetica del grande scrittore e regista, ossia Le ceneri di Gramsci). Naturalmente sei tu, Roma, mia città natale, la dedicataria cui Pasolini guarda così affettuosamente nel verso sopra citato. Ebbene -forse per quel sangue marchigiano che in me scorre per via paterna- sempre mi sono sentito a te estraneo in chiave antropologica, direi; non negando, ovviamente, la tua suprema bellezza. Stringendo: non ho mai potuto sopportare quel cinismo fin troppo sedimentato, in te, e che potrebbe essere sintetizzato in questi giorni nel famoso adagio: “morto un papa se ne fa un altro!”. Giacché, proprio tale adagio risulta totalmente destabilizzato da ieri l’altro, 11 febbraio 2013; giorno in cui papa Ratzinger ha annunciato la sua volontà di passare la mano. Do quindi ragione, dal mio punto di vista, a Furio Colombo il quale ha accennato, sul Fatto Quotidiano di ieri, a un sostrato “luterano” di Ratzinger a fronte della “mondanità” curiale; emerso, infine, come gesto di rinuncia al papato che, in concreto, pone in discussione la continuità assolutistica del ministero petrino ante mortem, a parte le poche eccezioni storicamente individuabili. Sono, in sostanza, fra coloro che considerano coraggioso il gesto di Ratzinger; un suggello indimenticabile a un pontificato pur costellato di gravi errori. A questo punto invoco anche un po’ di riguardo per noi poeti, che, certo, siamo in troppi rispetto ai nostri lettori ma che comunque, talvolta, annusiamo per così dire l’aria. E’ di sabato scorso, infatti, il mio precedente articolo nel blog in cui, ricordando l’anniversario della proclamazione della Repubblica Romana (9 febbraio 1949), citavo l’ode carducciana non poco corrosiva nei riguardi del torvo “gran prete”, cioè Pio IX…ora, tornando a papa Ratzinger, ecco che costui, tutt’altro che cinicamente, credo, obbliga lunedì scorso 11 febbraio la Chiesa e non soltanto essa a interrogarsi profondamente sul presente e sul futuro incombente. Sicché, la foto qua sopra da me scattata oggi di fronte alla Scala del Righetto, sopra il viale di Trastevere (vedi sempre il mio precedente articolo), vuole essere un po’ l’emblema visivo del cammino in salita che attende (non soltanto) la Chiesa. Per quanto riguarda te, Roma, “stupenda e misera città”, dovresti riflettere -vorrai scusarmi- sulle parole che Amleto rivolge alla madre Gertrude:”Perdonatemi questa predica di virtù, perché nella rilassatezza di questi tempi bolsi la virtù stessa deve chiedere perdono al vizio, sì, deve inchinarsi e strisciare per avere il permesso di fargli del bene” (Shakespeare, Amleto, 3,4). Vale per te e, a un tempo, per la dantesca e sempre attuale “…serva Italia, di dolore ostello” (Purg., VI, 76), naturalmente, quanto estrapolato dal capolavoro shakespeariano, o Roma: mia città natale fin troppo “adagiata” sul motto suindicato. Sì, verrà eletto un nuovo papa, ma con Ratzinger vivo e in “pensione”; e dico questo con rispetto, senza ironia, considerando la statura intellettuale e morale dell’uomo che, forse, a parte l’età avanzata e i malanni, non si è sentito più di coprire quel vivere d’intrighi di cui parla il “marchigiano” Leopardi nella lettera indirizzata da Roma al fratello Carlo nel 1823 (da me citata in risposta a un commento ricevuto in merito al mio articolo del 9 febbraio scorso).

sabato, febbraio 9th, 2013

Mameli

Sembrava di scendere dalla vetta di un monte, quest’oggi pomeriggio a Roma; per il freddo, l’aria limpidissima e lo spettacolo impareggiabile della città impreziosita dai rilievi imbiancati dei Lucrètili e dei Prenestini. Solo che, quest’oggi pomeriggio -mettendomi alle spalle il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, in Largo di Porta San Pancrazio, al Gianicolo (in attesa di tornarvi più tardi per seguire una conferenza di cui dirò più avanti)- la vista era veramente eccezionale, avvicinandomi a passi veloci alla chiesa di San Pietro in Montorio: il monte Soratte si poteva infatti osservare, superbamente isolato; insieme alla catena dei monti Sabini e allo stesso monte Terminillo ben innevato (del quale ho parlato nel precedente articolo). Ovviamente aperto al pubblico, oggi, prima del piazzale antistante la chiesa di San Pietro in Montorio, l’Ossario Garibaldino; in quanto, proprio il 9 febbraio del 1849, veniva proclamata la nascita della Repubblica Romana in Campidoglio. Non a caso, quindi, la foto qua sopra da me scattata oggi permette di osservare la tomba di Goffredo Mameli, nella cripta dell’Ossario. Mameli, genovese, poeta e patriota, autore del nostro inno nazionale, morì a soli 22 anni il 6 luglio del 1849 per le conseguenze di una ferita che ebbe a procurarsi il mese precedente in occasione della difesa della Repubblica Romana. Ora, a parte il candore eccessivo dell’ Ossario ricostruito durante il fascismo, devo dire che quest’oggi pomeriggio viva impressione mi ha destato la vista del fuoco teso (per il vento di tramontana) che si innalzava dai bracieri ivi collocati… alle 16, infine, ho seguito la conferenza dello storico Giuseppe Monsagrati, dal titolo Attualità della Repubblica Romana. Opportunamente Monsagrati ha insistito sul carattere “rivoluzionario” della carta costituzionale della Repubblica Romana: la quale, fra i suoi principi e articoli esprimeva nettamente la volontà di promuovere le condizioni socio-economiche-spirituali dei cittadini (veramente troppo per tecnocrati, pirati finanziari e imbonitori dei nostri giorni!). Di fatto, l’attualità della Repubblica Romana è ravvisabile negli assunti della nostra Costituzione; elaborata, fra gli altri -come ha sottolineato Monsagrati- da esponenti di primo piano del Partito d’Azione, i quali avevano bene in mente oltre che radicato in cuore lo spirito di quel “laboratorio di libertà” del 1849 che stiamo rievocando (basterà ricordare, al riguardo, l’abolizione della pena di morte, il suffragio universale, sia pure limitato agli uomini, e la libertà di culto). Vorrei concludere questo mio articolo rammentando infine una delle più formidabili poesie di Giosuè Carducci, dai Giambi ed Epodi: Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, Ode in “tre tempi” dedicata a due muratori che il 22 ottobre 1867 fecero saltare la caserma Serristori a Roma, avvicinandosi i garibaldini alla città. Scoperti, i due furono giustiziati il mese successivo. Di una poesia veramente grande dobbiamo parlare, in questo caso, come la critica più avveduta ha riscontrato, in relazione all’indimenticabile ritratto del “gran prete”; guarda caso quel papa Pio IX per cui i francesi nel 1849 misero Roma a ferro e fuoco. Ebbene, nei versi carducciani, papa Mastai pregusta con ferocia l’esecuzione dei due muratori, in una livida mattina d’autunno. Infallibilità del “gran prete”! ma la vera conclusione del mio scritto è affidata al ricordo di un eroe giovanissimo caduto in difesa della Repubblica Romana: Righetto, dodicenne trasteverino intento a spegnere la miccia di una bomba francese…quasi giornalmente, durante la pausa-pranzo, dalla mia sede di lavoro, a passo di marcia, eccomi affrontare, infatti, la “scalinata del Righetto” per poter contemplare Roma e le montagne all’orizzonte; riguadagnando poi il viale di Trastevere scendendo per la “scalea Ugo Bassi”, con i polmoni liberati e l’animo più leggero.

martedì, febbraio 5th, 2013

Serrapopolo

Il visitatore del blog, dopo la “cupa” foto recanatese di sabato scorso, non pensi ad una asettica, calcolata tecnica di contrasto osservando quella odierna, da me scattata nella giornata di ieri dalla vetta del monte Serrapopolo (catena dei Lucrétili), al cospetto dell’innevato monte Terminillo. E’ che ieri, veramente, secondo previsioni meteo, abbiamo goduto di una “finestra” di bel tempo: fredda, asciutta, senza vento, e il cielo privo di nuvole. Sicché il mio amico A. ed io ne abbiamo approfittato, per percorrere il suggestivo e isolato sentiero che dall’abitato di Scandriglia (Rieti), porta fino alla vetta del monte Serrapopolo. Quanto mi sono mancate -come le chiamo io affettuosamente- “sorelle montagne”, dall’autunno scorso! Per tanti motivi, infatti, erano mesi che non facevo più un’escursione. Ebbene ieri non mi sono fatto sfuggire -con spirito oraziano, direi- l’occasione: camminando con buona lena, nonostante il passare degli anni. Non ci sono parole per descrivere il contrasto fra il colore del cielo e le foglie dorate del querceto che con il mio amico abbiamo attraversato lungo il sentiero. Dedico in breve questa foto a tutti coloro che si trovano impegnati a far chiarezza dentro se se stessi (io per primo) e -mi sia concesso- a mia madre, di cui ricorre oggi l’ottavo anniversario della scomparsa (amava il mare, lei; ma l’azzurro della foto vale per tutti i gusti, credo).

P.S. mi permetto di ricordare ancora una volta che, “cliccando” sulla foto, la stessa apparirà secondo un formato decisamente più grande.

sabato, febbraio 2nd, 2013

recanati2

Come passa in fretta il tempo! esattamente un anno fa, presso la libreria romana “Nuova Europa”, introdotto da Novella Bellucci (Università La Sapienza di Roma), in presenza di un pubblico attento, mi sono “abbandonato” alla lettura interiore (così la Bellucci ha voluto definire la mia recitazione a memoria) della leopardiana GINESTRA. Ricordo il mio coraggio leonino di quel due febbraio di un anno fa, grazie al quale, abbandonandomi, come dicevo sopra, ad una vera e propria sinfonia in versi (come altrimenti definire LA GINESTRA?), ho portato a termine la mia lettura senza amnesie; anzi, con energia e convinzione. Il giorno successivo nevicò, a Roma; ed io mi sentivo contento, in casa, per aver potuto comunque contare, il giorno prima, su un pubblico partecipe, non ostacolato dalle intemperie per questione di ore. Bene. Non intendevo essere auto-celebrativo (almeno spero); in quanto mosso, piuttosto, nel mio ricordo, dall’oraziano “carpe diem” che, saggiamente, ci esorta a vivere, su questa terra dove non sostiamo più di tanto (ed io posso affermare di aver sentito veramente la profondità della vita in virtù del fuoco della grande poesia, il due febbraio dello scorso anno). Al poeta della mia vita, Giacomo Leopardi, do pertanto quest’ oggi la parola per offrire ai visitatori del blog i seguenti versi estrapolati dagli “sciolti” AL CONTE CARLO PEPOLI (scritti a Bologna nel 1826; in onore, appunto, del gentiluomo e letterato bolognese amico del Recanatese dall’anno precedente):

“…Ben mille volte
fortunato colui che la caduca
virtù del caro immaginar non perde
per volger d’anni; a cui serbare eterna
la gioventù del cor diedero i fati;
che nella ferma e nella stanca etade,
così come solea nell’età verde,
in suo chiuso pensier natura abbella,
morte, deserto avviva. A te conceda
tanta ventura il ciel…”

(dai CANTI di Giacomo Leopardi; AL CONTE CARLO PEPOLI, versi 110-119)

P.S. la foto qua sopra, mia, è stata scattata a Recanati la sera del 29 giugno 2012, in occasione delle celebrazioni leopardiane nel giorno della nascita del poeta.