Archive for dicembre, 2014

lunedì, dicembre 29th, 2014

2014-09-04 13.23.53

Auguri di Buon Anno ai visitatori del blog, presentando questo fulminante distico di Giorgio Caproni (cordialissima la telefonata con la figlia Silvana, la vigilia di Natale):

 

SOTTO LE FESTE

 

Rullano lontani tamburi.

Auguri auguri auguri.

 

poesia di Giorgio Caproni, tratta dalla raccolta Il muro della terra (1964-1975)

venerdì, dicembre 26th, 2014

pam

Complimenti vivissimi! apprendo oggi da un quotidiano on line che il 15 gennaio prossimo verrà inaugurato un nuovo supermercato in zona non propriamente periferica, a Roma; per la precisione nei locali un tempo sede della libreria Rinascita, in via delle Botteghe Oscure. Largo ai surgelati della catena Pam, cribbio! così si difende il decoro del centro storico ripudiando il profitto nudo e crudo! segnalo a tempo perso una deplorevole contraddizione: poco più in là della suddetta via, non da molto, è stata intitolata alla memoria di Enrico Berlinguer la piazzetta attigua al capolinea del tram otto. Suggerirei una condotta coerente, al riguardo: perché non intitolare piuttosto tale piazzetta Largo del Mulino Bianco, considerando il cromatico accordo con il non lontano e antiretorico (sic!) Vittoriano?

domenica, dicembre 21st, 2014

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Auguri di Buon Natale a tutti i visitatori del blog, accompagnati dalla seguente poesia:

 

NEL BICCHIERE DI FRODO

 

Nel bicchiere di frodo

tocca presto il suo fondo

quest’allegria che vela la tristezza

in cresta dei tizzi sopiti

sbalzati a noi dal più lontano fuoco.

E sii tu oggi il Dio che si fa carne

lontananza per noi nell’ora oscura.

 

(Sidi-Chami, Natale 1944)

 

Poesia di Vittorio Sereni, tratta dal Diario d’Algeria, 1947

 

 

 

 

giovedì, dicembre 18th, 2014

Benigni

Mi dispiace e tuttavia, con I dieci comandamenti  in prima serata televisiva (15 e 16 dicembre), urge precisare da parte mia che Roberto Benigni ha toccato il fondo della melensaggine (per povertà evidente d’ispirazione). Un mio tweet esprimeva infatti in tempo reale durante la prima puntata l’equazione Benigni=camomilla, essendomi sul serio addormentato davanti allo schermo al cospetto di siffatto tele-predicatore; lanciato ormai in una avvilente lotta al ribasso con Celentano, in materia. Un certo conforto l’ho provato il giorno seguente, leggendo sul Fatto Quotidiano il corrosivo articolo di Domenico Naso sul declino di Benigni, passato nei decenni da Tele-Vacca a Tele-Vaticano, nella sostanza. Vera e propria mutazione antropologica di un “folletto” irriguardoso al suo esordio (ricordo negli anni Ottanta -roba davvero del secolo scorso!- il suo palpare senza dir parola la Carrà che gli chiedeva questo e quello; mobilitata com’era anch’essa a diffondere i germi della sottocultura -oggi imperante nella nostra società- con il suo ineffabile programma televisivo Pronto, Raffaella?). Poi Begnini ha vinto l’Oscar con il suo film La vita è bella (1997), toccante e ispirato (non un indimenticabile capolavoro, a parer mio). Tant’è. Me lo ricordo pure, il Roberto nazionale, nel Duemila a Roma presso i  Mercati Traianei “apparire” di nero vestito assieme alla moglie Nicoletta Braschi, in occasione dei canti più famosi dell’ Inferno dantesco magistralmente letti e commentati da Vittorio Sermonti. Come due inavvicinabili statue di cera, Roberto e la moglie furono allora percepiti non soltanto da chi scrive… il seguito del percorso artistico del Nostro registra film inguardabili e il ricorso negli ultimi anni al Sommo Poeta, “divulgato” in modo frizzante ma recitato con tono monocorde (da far tremar le vene e i polsi ) a Firenze, con tanto di dvd in coda. L’unica eccezione d’una rovinosa involuzione dell’artista, a mio avviso, lo spettacolo del dicembre 2002 L’ultimo del PARADISO, focalizzato sul canto conclusivo della Commedia dantesca; riconoscendo per quanto mi riguarda a Benigni nella fattispecie il merito di averci fatto un bel dono natalizio; lasciandoci in qualche modo immaginare con vivace umanità la luce sottesa ai versi finali del Sommo Poeta. Sto per venire al dunque: l’altra sera in sostanza non mi è andato proprio giù di Benigni quel suo parlare di Dio senza mediazione alcuna (letteraria, per esempio); così, in presa diretta, come se il suo misticismo in fiore fosse a priori accettabile da tutti. Mi viene in mente, per concludere (si parva licet!) la figura di Gioacchino Rossini vecchio e immalinconito a Parigi, dopo i fasti dei capolavori giovanili; ora, a parte il fatto che tutto ciò non impedì al musicista la creazione di un superbo e quasi testamentario Stabat mater, degna di nota mi sembra la sua accertata consapevolezza di un esilio artistico dovuto soprattutto al mutato gusto del pubblico (di fronte all’astro nascente e irresistibile di nome Giuseppe Verdi). Per cui il “settecentesco” Rossini tacque, preferì la penombra, a tal punto. Altri tempi, la televisione non era stata ancora inventata e non correva quindi l’obbligo di esibirsi in pubblico con la propria botte del tutto vuota d’ispirazione.

domenica, dicembre 14th, 2014

Come la luna nel cielo

Già in data 11 maggio 2014, nel presente blog, avevo dedicato un mio conciso scritto all’artista Mauro Camponeschi autore dell’opera qui visibile, suggestivamente intitolata Come la luna nel cielo. Trattasi di un “assemblaggio polimaterico” ispirato a Camponeschi dalla visione del recente film di Mario Martone Il giovane favoloso (su Giacomo Leopardi). L’opera in oggetto è stata da me particolarmente apprezzata ieri visitando la deliziosa mostra dell’artista dal titolo SeminascostiDisegni minimi di Mauro Camponeschi, Atelier Sacrofano, dicembre 2014: in tutto 45 lavori in grado di suggerire appieno la densità semantico-figurativa di Camponeschi . Quasi scontato da parte mia (senza voler far torto agli altri lavori esposti) parlare più in dettaglio dell’opera nella foto; basterà dire che osservandola, ieri, mi son tornati in mente i versi 100-105 del leopardiano Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, laddove l’incipitario (e prolettico) questo stupendamente scolpisce l’oscura condizione umana per bocca del pastore al cospetto della luna: “Questo io conosco e sento, / che degli eterni giri,/ che dell’esser mio frale,/ qualche bene o contento/ avrà fors’altri; a me la vita è male.”. Sicché, la “durezza” dell’opera di Camponeschi in oggetto tali versi ha fatto risuonare nel mio animo più ancora del celeberrimo “attacco” del Canto notturno (“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,/ silenziosa luna?”). Quanto precisato mi sembra la dica lunga su quella “poetica figurativa” propria di Camponeschi della quale ho parlato nel precedente scritto dedicato all’artista; qui insistendo sulla qualità di essa; una poetica tutt’altro che estetizzante, per contro capace di ripudiare all’occorrenza-poniamo- il trasognato acquerello nel momento in cui (ipotizzo) Camponeschi aveva in mente, o meglio “sentiva” -a proposito dei Canti leopardiani- non l’idillica luna della Sera del dì di festa bensì l’enigmatico e non solidale astro del Canto notturno. Un’ipotesi, la mia (forse non del tutto peregrina riguardando l’opera in oggetto); e, a questo punto, testimonianza convinta della forza espressiva della quale Camponeschi è capace. Un’esperienza artistica la sua, frutto di notturne letture, di creativi silenzi in quella campagna non lontana da Roma in cui l’artista vive.

mercoledì, dicembre 10th, 2014

Con piacere rendo nota la presentazione (con un mio intervento) prevista per domani, giovedì 11 dicembredel romanzo di Tea Ranno Viola Fòscari, presso la Biblioteca Pier Paolo Pasolini (romanzo già presentato a Roma il 10 novembre scorso; vedi notizia del 5 novembre 2014 nel presente blog)

ranno