Archive for marzo, 2016

giovedì, marzo 31st, 2016

pasolini

Fa male (non aggiungo altro) vedere sulla Rete le foto delle gravi conseguenze dell’oltraggio perpetrato la notte scorsa all’Idroscalo di Ostia all’interno del Parco letterario in memoria di Pier Paolo Pasolini (riferendosi non soltanto alla stele dedicata al poeta dallo scultore Mario Rosati). Questa sera per una fastidiosa indisposizione non potrò dilungarmi come vorrei. Mi limiterò a sottolineare la scelta della foto qua sopra (da me scattata anni addietro in occasione di una mostra relativa al grande scrittore e regista e già proposta nel presente blog; più funzionale, detta foto, a mio avviso, stasera -per temperare l’indignazione-di quelle del suddetto Parco così come si presentava fino a ieri ai visitatori non soltanto italiani e cioè  prima dell’atto farneticante e vigliacco). Ma è venuto il momento di dare la parola a Pasolini:

 

ALLA MIA NAZIONE

 

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,

ma nazione vivente, ma nazione europea:

e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,

governanti impiegati di agrari, prefetti codini,

avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,

funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,

una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!

Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci

pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,

tra case coloniali scrostate ormai come chiese.

Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,

proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.

E solo perché sei cattolica, non puoi pensare

che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

 

poesia di Pier Paolo Pasolini dai Nuovi Epigrammi (1958-59), inclusi nella raccolta La religione del mio tempo (1961)

 

mercoledì, marzo 30th, 2016

trastevere

Il visitatore del presente blog vorrà accogliere -spero- i miei ricorrenti “appunti” mozartiani a distanza di 260 anni dalla nascita del genio di Salisburgo, in questo 2016; ma è un fatto (provare per credere) che stanchezza ed ansia delle nostre vorticose giornate  si dileguano grazie al rimedio squisito dei Divertimenti K 247, 287, 334 del Maestro (per A. Einstein  “paradiso perduto della musica”). L’ultimo dei suddetti Divertimenti da me citati riserva peraltro all’ascolto un Minuetto famoso e stupendo…consigliabile insomma abbandonarsi al flusso carezzevole e puro di tali partiture che -senza segnare irreversibilmente la storia della musica – pure arrecano delizie all’animo risucchiato dallo spleen…

martedì, marzo 29th, 2016

Locandina Presentazione ISTANTANEE DI VITA

Con piacere do notizia dell’evento previsto a Roma venerdì primo aprile (“cliccare” per ingrandire) alle ore 18 presso l’Associazione Aleph, in Vicolo del Bologna, 72:

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI RACCONTI ISTANTANEE DI VITA, DI ESTER CECERE

domenica, marzo 27th, 2016

Immagine 013

(La nobile eredità lasciataci dai nostri antenati, che attende d’esser fatta nostra, è questo ideale della suprema liberazione della coscienza. Esso non è semplicemente intellettuale o emotivo, ma ha una base etica e deve essere tradotto in azione. Nelle Upanisad si dice: “L’Essere supremo è onnipresente, ed è quindi il bene innato in tutte le cose”. Esser sinceramente unito in conoscenza, amore e attività con tutti gli esseri e sentire e comprendere così il proprio io nell’ Onnipresente Dio, è l’essenza della bontà ed è anche l’intonazione della dottrina delle Upanisad: “La vita è immensa!”)

da  La vera essenza della vita, di Rabindranath Tagore

 

Auguri di Buona Pasqua ai visitatori del presente blog (a.m.)

 

venerdì, marzo 25th, 2016

LA-MACCHINAZIONE

Ho veduto ieri sera 24 marzo il film di David Grieco La macchinazione, focalizzato sulla morte atroce di Pier Paolo Pasolini (notte fra il primo e il due novembre del 1975). Per una recensione del film rimando al seguente link: http://www.mymovies.it/film/2016/lamacchinazione/ (recensione che mi sento di condividere appieno). Qui però il mio conciso intervento vuole riferirsi all’interesse indubbio dell’omonimo libro di Grieco (Rizzoli, prima ed. agosto 2015). Un libro raccomandabile a parer mio soprattutto per un giovane d’oggi che voglia avvicinarsi alla figura e all’opera di Pier Paolo Pasolini a quarant’anni e più dalla sua scomparsa. Perché trattasi di un libro limpido, documentato e serio, ideale “vestibolo” per introdursi nel vivo di quanto Pasolini ha scritto e filmato nella sua non lunga ma intensissima vita. Mi sia comunque concesso -tornando al  suddetto film- di dire soltanto questo:  esso scuote, in quanto fa toccare con mano la radicale mancanza di irreprensibilità (formulazione parecchio edulcorata per amara ironia) di uno Stato (quello italiano) forse tutt’altro che sovrano (per storia antica e oggettiva evidenza dei fatti dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri). Provoca tuttora il voltastomaco, nella fattispecie, ripensare a quella livida mattina del 2 novembre 1975 e cioè al corpo straziato del poeta con i ragazzini alle prese con il pallone a pochi metri di distanza! l’inquinamento tutto, di uomini e di cose… come giustamente è stato osservato da chi ha veduto ieri sera il film con me, Grieco ha potuto permettersi  in tutta evidenza le sue rivelazioni. Dopo quarant’anni, sappiamo  a sufficienza su quella tragica notte preceduta dall’isolamento sempre più disperato di Pasolini nella parte finale della sua vita. Circa i dettagli storico-giuridici inerenti a quella notte e alla sua “preparazione” ci sarà tempo, per “…questo popolo ormai dissociato/ da secoli, la cui soave saggezza/ gli serve a vivere, non l’ha mai liberato”…del  tutto superfluo, ovviamente, citare la paternità di tali versi famosi risalenti al 1962.

 

lunedì, marzo 21st, 2016

Goethe

21 Marzo 2016: Giornata Mondiale della Poesia

 

“….Quel che recentemente ti ho detto della pittura vale di certo anche per la poesia; basta soltanto saper riconoscere ciò che è eminente e aver l’ardire di esprimerlo; ma con ciò, senza dubbio, si è detto molto con poco.”

 

Johann Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther; tr.it. (LIBRO PRIMO, lettera del 30 maggio 1771)

 

domenica, marzo 20th, 2016

Melencolia_I

Con vivo piacere presento la seguente poesia di Marzia Spinelli, inclusa nella antologia I poeti e la crisi a cura di Giovanni Dino; 2015, Fondazione Thule Cultura (la cui presentazione è avvenuta a Roma lunedì scorso 14 marzo presso il Liceo Classico Socrate):

 

La piena

 

Viene da un fiume

dalle secche spietate di una nuova era

la piena

dei tanti pressati alla ringhiera

a fissarne la tinta bruna

nel flutto che il traffico cavalca.

 

Là è una speranza fievole che sale,

declina nelle ore, segue l’altura

del mezzogiorno, vacilla

e si perde nel ritiro rubino del sole.

 

Teniamo i nostri chiodi solitari

la croce che unica pensiamo

navigando come alghe alla deriva

nel Mekong metropolitano

dove penzola plastica l’onda fitta dei rami

 

inabili a dare nome alle cose,

connessi e disordinati,

tra le macchine e i ciclisti,

le gomme, i pedali,

i vecchi e le madri Courage coi loro carrelli …

 

Siamo voci di vento che ansima

tra le lingue nervose dei gabbiani

incuranti di qualunque diluvio.

 

 

Siamo corpi di foglie incalzate

dal fiato d’Autunno

refolo e danza di nubi

dal rapido passo

 

ombre cinesi scombinate

cui il sole fa la sua scena

di livida stella. Pare l’unico varco,

pare tutto un riparo

agli Achille piè veloce.

 

 

Prima che faccia buio

assediato di coltri il colonnato

su la pietà del marmo,

il giorno dimentico della notte.

 

Marzia Spinelli

 

sabato, marzo 19th, 2016

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Ringrazio Novella Bellucci -docente di Letteratura Italiana e importante studiosa di Giacomo Leopardi- per avermi invitato nella giornata di ieri 18 marzo a parlare agli studenti della Sapienza in merito alla mia esperienza di una “lettura interiore” della Ginestra (da me “detta” il 20 febbraio 2015 a conclusione del Seminario inaugurale del Laboratorio Leopardi, come rammentato in data 11/3/16 nel presente blog). Mi piace ricordare qui che proprio nei confronti di Novella Bellucci sono debitore del suddetto enunciato di “lettura interiore” circa il mio lavoro di memorizzazione dell’altissimo canto leopardiano. La giornata di ieri mi ha permesso peraltro di proporre per la prima volta la “lettura interiore” del Tramonto della luna ( poesia composta dal grande Recanatese nella primavera del 1836 dopo La ginestra). La scrittura di questa breve nota è propizia per ricevere ulteriori e graditi commenti in aggiunta a quelli già cordialmente inviati e visibili nella “pagina” del 16 marzo.

 

P.S. Novella Bellucci mi ha ringraziato a sua volta in forma privata (20/3/16…a.m.)

 

mercoledì, marzo 16th, 2016

cornacchia-grigia1

 

Piccolo inedito per il mio compleanno:

 

CARTA D’IDENTITA’

 

risultando disdicevole cornacchia

pacifico che mi darò alla macchia

anziché gracchiar da mane a sera

rompendo i timpani a voi, o cittadini!

giammai piaciuto m’è strisciar da serpe

d’evangelica astuzia e vieppiù canaglia:

d’anni sessantuno, io bramo la boscaglia

per nascondermi al volgo che disturbo;

parola di pennuto indubbiamente furbo!

 

Andrea Mariotti

 

martedì, marzo 15th, 2016

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Con vivo piacere presento il seguente scritto, tratto da I poeti e la crisi a cura di Giovanni Dino; 2015, Fondazione Thule Cultura:

 

Qualcosa di concreto da fare

 

Chi in maggiore, chi in minore misura, siamo tutti responsabili del sistema corrotto nel quale viviamo. Ne è responsabile la casta, in quanto toglie a tutti il pane quotidiano. Ne è responsabile il popolo, in quanto ben lieto di farsi arruolare da questo o da quello in cambio di qualche mollichina. Tutti contribuiamo con i nostri comportamenti (a prescindere dalle idee professate) alla formazione e al consolidamento di un determinato sistema sociale. Di regola si crede che il popolo sia avulso da ogni arrivismo, da ogni ansia di arricchimento sfrenato, ma è un luogo comune. E’ pura retorica, pura utopia. Non è così purtroppo, e i movimenti popolari sono spesso corrotti in partenza, in quanto pilotati per fini già programmati di egemonia. Nessuno è realmente innocente, nessuno pensa al bene comune. Ne segue che, per cambiare le cose, dovremmo tutti indistintamente modificare i nostri comportamenti, ciascuno nella propria sfera d’azione, nel proprio modesto orizzonte quotidiano.

Politica ed antipolitica non caveranno un ragno dal buco se non si sottoporranno a questa priorità assoluta. Se riuscissimo a fondare tutto sull’autocritica, le cose si metterebbero in ordine nel giro di ventiquattrore. Indubbiamente la perfezione non è di questo mondo, ma sarebbe senz’altro un mondo migliore quello che potrebbe scaturire da tale diffusa autodisciplina. O noi riscopriamo il nostro individuale equilibrio, oppure è la catastrofe a livello collettivo. E le sette piaghe d’Egitto diventano uno zuccherino. Siamo noi i responsabili del nostro destino. Utopia? Non direi, se ci si appella all’impegno personale e diretto nel ristretto ambito della propria esistenza giornaliera. Utopistico è pensare di poter risolvere i problemi ponendosi sotto una bandiera, qualunque essa sia, vomitando slogans e proclami di natura collettiva. E’ un astratto e comodo bla-bla, uno scaricare su altri le proprie responsabilità, presumendo di essere i soli onesti contro un mondo di depravati che ordiscono per mandarci in rovina.

Non voglio dire che gli altri non abbiano colpe (ci mancherebbe altro!), ma solo che ognuno ha le proprie e che dovrebbe pensare a se stesso (al proprio equilibrio, intendo, non alla propria santità), barcamenandosi tra il bene ed il male. Auspicare che tutti facciano questo è utopistico, ma spingere affinché siano tanti a farlo è realistico, e il mondo migliorerebbe in un baleno. Se è assurdo pensare di cambiare il mondo, concreto è tentare di modificare noi stessi, di prendere in mano la nostra vita e smetterla di commiserarci, pretendendo sempre dagli altri dei comportamenti dando poco o nulla come esempio personale. Non è un predicozzo da quattro soldi quello che sto facendo, bensì l’indicazione di una via semplicissima, per quanto impervia, per tentare di uscire dalla crisi. L’individuo è il bandolo. Se si vuole che cambi la società, è l’individuo che deve cambiare, rifiutando il lavaggio del cervello e assumendo, nel rispetto di tutto e di tutti, il comando del proprio cammino. E’ questa, a mio parere, l’unica vera rivoluzione da fare.

 

 

Franco Campegiani