Archive for aprile, 2010

martedì, aprile 27th, 2010

Immag000 Un’altra poesia inedita, scritta da poche ore. Considerando l’umor nero della precedente, e cioè SAMSUNG, ringrazio colei che è stata fonte di questa mia nuova, primaverile ispirazione:

MELODIA

Canto quest’oggi una fanciulla
ebbra d’amore per la vita. D’uopo
è Beethoven alla mia lode,
per dire ciò che avverto in lei:
quel brontolio di violoncelli
preludio della Gioia.
La freschezza del suo cuore
non incantato dalle tenebre
è una perenne primavera,
o secco battito del tempo!

Andrea Mariotti, poesia inedita, 27 aprile 2010.

sabato, aprile 17th, 2010

Per tornare alla tragedia del terremoto in Abruzzo di un anno fa, si possono leggere al riguardo i versi dei maggiori poeti italiani (antologia on line su Il MESSAGGERO. IT del 14.4.2010). Ebbene, a mio avviso in tale antologia è compresa una poesia stupenda, quella di Claudio Damiani che riporto qui di seguito:

Oggi guardavo le montagne come stavano buone
zitte e ferme senza dire niente.
Il vento era forte ma per loro era come se non ci fosse,
i boschi erano radi
per un lento, secolare degrado,
ma a loro sembrava non importare molto,
stavano lì sedute nel loro posto, quiete,
stavano zitte come per ascoltare meglio
qualcosa che noi non sentivamo.

Se un uomo o un animale, avvolto da una nube,
vaga per la montagna fino a morire assiderato,
o colto da una valanga viene seppellito nella neve,
o cade in un crepaccio da cui non può risalire,
la montagna non può far niente, non può aiutarlo in alcun modo
ma non pensare che non soffra, che non provi compassione,
non pensare che lei, dura come la pietra, non pianga.

PIETAS intensissima trasmette a parer mio questa poesia; sorretta al meglio dal potere antico della personificazione di ciò che “sembrerebbe” inanimato. Poesia leggibile, fluida, stilisticamente asciutta; austera, direi. Scritta da “dentro” il terremoto, se mi si passa l’espressione. Conoscevo già di fama Claudio Damiani, e lo ringrazio qui per questa sua lirica che ci dischiude nascosti giardini della nostra affettività; facendoci viaggiare col cuore e con la mente, nell’attimo stesso che percepiamo la carezza del Bello.

sabato, aprile 10th, 2010

in abruzzo Domani, domenica 11 aprile, salute permettendo per una lieve forma influenzale, mi recherò in Abruzzo con le associazioni escursionistiche del Lazio, e precisamente a Pescomaggiore, Paganica e Tempera, paesi vicinissimi al capoluogo abruzzese. Condividerò il pranzo con la popolazione locale, e vedrò ferite vive, d’uomini e cose, che l’anno appena trascorso da quel pauroso boato non può aver rimarginato. E trovo giusto, a questo punto, integrare quanto sto dicendo con la citazione di alcune parole di Giuseppe Piemontese, custode del Sacro Convento di Assisi (pag. 9 della rivista SAN FRANCESCO, numero 4, del mese in corso): “Ormai ci accostiamo a persone, fatti, eventi e istituzioni con sospetto, con diffidenza (che è il contrario della fiducia). Tale sospetto ispira egoismo e chiusura in se stessi… uno stato di sotterranea ostilità e belligeranza senza quartiere.” FURTO DI FIDUCIA, è il titolo del commento di Piemontese dal quale ho estrapolato le suddette parole. Venendo alla foto che ho scelto, tenerezza mista ad ammirato stupore proviamo nell’osservare la dignitosa postura delle anziane signore, credo di poter affermare. Ma è venuto il momento di dare la parola al mio -e non soltanto mio- poeta prediletto, Giacomo Leopardi, l’autore della GINESTRA, suprema meditazione poetica sui mali dell’ uomo (la fotografia qui sopra è stata tratta dal CORRIERE DELLA SERA):

…A popoli che un’onda
Di mar commosso, un fiato
D’aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza.
Nobil natura è quella
Che a sollevar s’ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e e forte
Mostra se nel soffrir, né gli odii e l’ire
Fraterne, ancor più gravi
D’ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l’uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de’ mortali
Madre è di parto e di voler matrigna (versi 106-125).

Superfluo osservare come il monito leopardiano non attenui minimamente le gravissime responsabilità dei costruttori della Casa dello Studente all’Aquila, tanto per esser chiari. Semplicemente, ho ritenuto opportuno presentare al visitatore di questo sito parte di un testo poetico non fagocitabile dai meccanismi della cosiddetta “normalizzazione culturale”; e questo, per l’altissimo e problematico grado di civiltà di cui esso è portatore. Concludo questo mio articolo ricordando una vigilia di Natale di anni addietro, trascorsa a lungo al telefono col bibliotecario del Centro Studi Leopardiani di Recanati: parlando di Francesco d’Assisi, costruttore inesausto di pace.

venerdì, aprile 2nd, 2010

lo struzzo ” E’ uno struzzo, quello di Einaudi, che non ha mai messo la testa sotto la sabbia”: queste parole di Norberto Bobbio sanno di fierezza; di questi tempi, medicamentosa. Nell’augurare buona Pasqua a tutti, eccomi a presentare una mia breve lirica del 1995 che stasera ho riletto con piacere:

LAUDATE DOMINUM

peso dei libri e
libri a peso, ecco
i gloriosi struzzi
presso grissini e uova:
sursum corda,
Silvio rimembra ancora!

Andrea Mariotti, poesia del 1995, poi inclusa in Lungo il crinale, 1998, Bastogi Editrice Italiana.