Archive for novembre, 2011

mercoledì, novembre 30th, 2011

A Madre Teresa

Un istante ho rubato
alla profondità dei tuoi occhi.
Benedicente
la tua mano rugosa
si inarca
sulla mia fronte madida.

Goccia d’infinito
che plasma
la totalità del nulla.
Forza infinita
che origina
dal mare penoso dell’umanità
e come gemma preziosa
squarcia il dolore
con la potenza divina
dell’Amore.

Fendi o Madre
gli spazi vitali
della mia mente,
dove ali d’orgoglio
e di superbia
imprigionano l’umiltà
dello spirito,
lascia sgorgare
getti di pietà
che risanino
la mia coscienza
e trasfondi
la tua capacità d’amare
nelle tenebre
della vacuità terrena.

Poesia di Doriana Onorati

Grazie al consenso di Doriana Onorati, sono in grado di presentare ai visitatori del blog una poesia a dir poco toccante, vera e propria carezza per l’anima. Non vorrei in questa occasione cristallizzare in chiave stilistica l’emozione in me suscitata soprattutto dalla terza strofe della suddetta lirica: “Fendi o Madre…”, strofe di esemplare limpidezza e immediatezza. Non rimane, credo, che ringraziare colei che ha scritto versi così profondamente umani, frutto di due incontri con Madre Teresa di Calcutta. Chi è Doriana Onorati? un’artista dal talento proteiforme, essendo scultrice, pittrice, disegnatrice e, come ben vediamo, poeta. Non sempre, come sappiamo, all’ispirazione figurativa corrisponde un’adeguata capacità letteraria, da parte di coloro che si esprimono artisticamente su più fronti. Ebbene, la poesia qui presentata di Doriana Onorati “parla” di contro in modo inequivocabile di una ispirazione unitaria e forte, traboccante, direi. Non posso che invitare chi legge a visitare il sito della Onorati, laddove si dischiuderanno ai “curiosi” le fotografie di opere figurative di grande valore espressivo; opere peraltro ben note e apprezzate dalla critica d’arte più seria. E, non ultime, ai curiosi sorrideranno poesie di valore, e la suddetta in particolare (ho inteso fare onore a Doriana con una foto della stupenda PIETA’ di Sebastiano del Piombo).

sabato, novembre 19th, 2011

Mi ha fatto bene, poeticamente parlando, raccontare la settimana scorsa al telefono all’amico Franco Campegiani le difficoltà affrontate nel padroneggiare lo smartphone, da me acquistato di recente. E all’amico Franco, poeta e filosofo, apprezzato animatore del presente blog, dedico gli ultimi versi inediti scritti in un momento di leggerezza serale, contro il peso della vita:

SMARTPHONE

O specchio di mie brame
vischioso peggio del catrame,
io rincretinito androide grazie
al tuo cervello Android?!
chiamarmi pure Andrea…

Andrea Mariotti, poesia inedita del novembre 2011

venerdì, novembre 11th, 2011

Questa foto (mia) è stata scattata sabato scorso presso l’Auditorium di Roma, dove è stata presentata al pubblico per pochi giorni in uno spazio secondario una mostra sull’opera cinematografica di Pier Paolo Pasolini. Non ci sono parole per dire l’emozione in me suscitata, visitando la mostra, non tanto dalla visione delle sequenze più celebrate del Vangelo secondo Matteo o Accattone (accompagnate dalla musica di Bach); quanto piuttosto dalla percezione di una dicotomia viva, vibrante, nella sua sobrietà e forza di verità. Alludo innanzitutto alla installazione da me fotografata; una gigantesca e troneggiante macchina da scrivere sormontata da una nuvola di fogli, ossia le poesie, i saggi, i romanzi di Pasolini (nella suddetta macchina, una pagina coi versi famosi de Le ceneri di Gramsci, “Non è di maggio questa impura aria…”). Ma la bellezza di questa stessa installazione francamente è stata per contrasto esaltata dalla presenza, nei pressi dell’ingresso del locale della mostra (buio e e simile a un gigantesco garage) di una macchina: guarda caso, una Alfa Gt 2000 di colore grigio, evidentissima allusione alla autovettura di proprietà dello scrittore (guidando la quale, Pasolini si recò all’Idroscalo di Ostia, in quella tragica notte fra il primo e il due novembre ’75). Ho subito segnalato, all’amico che mi ha accompagnato sabato scorso all’Auditorium, la sorprendente efficacia di questa seconda, anzi, prima installazione: la macchina dello scrittore, in sostanza, non sottosposta alle dovute indagini all’epoca del delitto (e più tardi fatta demolire da Ninetto Davoli, cui era stata consegnata), in fortissima tensione oppositiva con la trionfante macchina da scrivere di cui abbiamo parlato sopra. Dunque, in sintesi: entrando, il mio amico ed io, prima ci siamo imbattuti nella non-verità banalizzante sulla morte di Pasolini (un frocio-comunista che se l’era cercata; vera e propria damnatio memoriae cui condannare la figura dello scrittore e regista); per essere successivamente guidati , il mio amico ed io, ad osservare a lungo lo strumento del primo è più memorabile mestiere di Pasolini, ovvero quello del poeta. Il poeta delle Ceneri, per l’appunto; il più alto dal punto di vista dell’intonazione civile del nostro secondo Novecento (come gridò Alberto Moravia nell’orazione funebre per l’amico Pier Paolo). Complimenti sinceri agli ideatori di tale mostra, pertanto: per aver mostrato fisicamente -agli occhi di chi ha voluto guardare e non soltanto vedere– la sopravvivenza delle idee di colui il quale, più acutamente di tutti, ha intuito il l’odierno sfacelo del nostro paese.

giovedì, novembre 3rd, 2011


Con vivo piacere intendo proporre all’attenzione dei visitatori del blog una bellissima lirica del mio amico Franco Campegiani, poeta e filosofo, dal titolo NEL SEGRETO DEGLI ABISSI. Con tale lirica, Campegiani si è classificato al primo posto nella sezione “poesie inedite” del Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa “L’integrazione Culturale per un Mondo Migliore”, ed.2011 (col patrocinio del Consolato Generale dell’Equador a Milano); la cui cerimonia di premiazione si è svolta presso il Centro Congressi della Provincia di Milano, in Milano, lo scorso 29 ottobre.
Al mio carissimo amico non posso che fare le più sentite congratulazioni, considerando il livello prestigioso della giuria del premio (basterà citare i nomi di Corrado Calabrò, Franco Loi, Alessandro Quasimodo, al riguardo). Ma le mie congratulazioni vogliono essere, più profondamente, un ringraziamento a Franco per la poesia che ha scritto (destinata a confluire prossimamente nella silloge in preparazione); una poesia ancora una volta di spessore teoretico e di vibrante calore umano (in cui emerge stilisticamente a parer mio la saettante sequenza di tre splendidi settenari, il primo dei quali sdrucciolo: “e i mari imputridiscono/ e si snervano i cieli/ ai lampi nucleari”). La foto, mia, è stata scattata nel 2009 presso la costa del Pacifico ad Esmeraldas (Equador
).

NEL SEGRETO DEGLI ABISSI

Seppure si sfaldasse un dì la terra
e si schiantasse il grembo antico di frescure,
noi cadremmo dove non si può morire,
là nel più segreto degli abissi,
nel centro di pulsazione universale.
Risorgeremmo dalla bufera cosmica,
rinasceremmo dal cuore di un lapillo
a respirare cieli selvaggi e limpidi
nel furore di rugiadose aurore.
Ma non si sfalda quest’atomo pianeta,
anche se la terra trema
e i mari imputridiscono
e si snervano i cieli
ai lampi nucleari.
Tutto tornerà al suo posto, vedrai.
Non può distruggere l’uomo,
né costruire, altri che se stesso.

Poesia inedita di Franco Campegiani

mercoledì, novembre 2nd, 2011

A trentasei anni esatti dalla tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, potrei amaramente intitolare questa mia riflessione noi non ci saremo(ripensando alla celebre canzone dei Nomadi) con riguardo appunto alla verità che tarda ad arrivare sulla morte del grande scrittore e regista. Proprio venerdì scorso, 28 ottobre, ho partecipato in una libreria romana alla presentazione del libro di Pino Pelosi (in collaborazione con Alessandro Olivieri e Federico Bruno) Io so…come hanno ucciso Pasolini, Vertigo Edizioni, da me letto in precedenza. Il caso ha voluto che mi trovassi a un metro circa da Pelosi, sì da poter scrutare a lungo il volto di colui che, all’epoca del delitto, era noto come la rana. E al cospetto di una televisiva rana invecchiata e tuttora impaurita -credo- mi sono trovato venerdì scorso; abile e reticente per difesa personale e della propria famiglia (quale testimone del massacro dello scrittore, come viene raccontato nel suddetto libro). Tant’è. Dopo trentasei anni meglio di niente, si potrebbe dire… per coloro che si sono macchiati personalmente del sangue di Pasolini e per i mandanti c’è tempo, evidentemente. No, caro Belpoliti (mi sto rivolgendo all’autore di un libro recente su Pasolini che non mi è piaciuto; cfr. in merito il mio post del 15 ottobre scorso), non siamo ossessionati dal mistero ancora gravante sulla morte atroce di Pasolini. Vogliamo soltanto ribadire con forza che i tanti, troppi misteri sanguinosi della nostra storia repubblicana sono gravissime lesioni del tessuto sociale; di fatto spalancanti le porte ai pessimi governanti cui noi stessi abbiamo dato credito per la nostra ignoranza. Voler essere informati sui fatti e misfatti della società in cui viviamo non è vocazione al complottismo; trattandosi piuttosto di un elementare diritto a sapere che coincide col senso stesso della democrazia. Catastrofista fosti chiamato, Pier Paolo; dileggiato, in quanto lucidissimo profeta di quel genocidio culturale in cui oggi ci troviamo immersi fino al collo. Occorreva toccarlo con mano, questo fango che adesso cancella le Cinque Terre e soffoca le nostre anime comunque non del tutto morte (non volendo dare completamente ragione al grande libro di Gogol)! La torre di Chia (mia la fotografia) dove scrivesti le tue incompiute Lettere luterane, è più che mai un simbolo del tuo spirito vivo e implacato, caro Pier Paolo.

P.S. Nel link delle Pagine corsare collegato al blog, è possibile leggere un ricordo di Pasolini da parte di Angela Molteni.
Segnalo inoltre un incisivo articolo di Alessandro Fulloni appena letto su roma.corriere.it a proposito dell’odierna presenza di Pelosi presso l’Idroscalo di Ostia, in occasione della commemorazione di Pasolini.

martedì, novembre 1st, 2011

Questo particolare del ritratto di Giacomo Leopardi per mano di Luigi Lolli, Bologna, 1826, (la foto, mia, si è servita di una riproduzione del medesimo che conservo in casa); questo particolare del ritratto, stavo dicendo, costituisce a mio avviso la più efficace introduzione alla mia ultima lirica. Dopo mesi di silenzio nel presente spazio, in merito ai miei inediti poetici (comunque scritti, ad accrescere quel libro la cui futura pubblicazione non mi assilla di certo), eccomi adesso deciso a presentarla, la suddetta lirica, quasi a compendio dell’impegno affrontato dallo scorso aprile e terminato verso la fine del mese appena concluso. Mi riferisco alla memorizzazione della leopardiana GINESTRA, supremo canto del Recanatese di cui a più riprese ho avuto modo di parlare nel blog. Perché tale memorizzazione, da parte mia? Perché mi sono particolarmente commosso nel marzo scorso di fronte alle immagini dei volti dignitosissimi dei nostri fratelli giapponesi colpiti dalla tremenda catastrofe che sappiamo. Circa la sconvolgente attualità del messaggio racchiuso nella GINESTRA, basterà qui ricordare i versi 106-110 del testo: ” a popoli che un’onda/ di mar commosso, un fiato/ d’aura maligna, un sotterraneo crollo/ distrugge sì, che avanza/ a gran pena di lor la rimembranza”. E così, per quanto mi riguarda, dopo decenni di lettura della GINESTRA, potente sinfonia in versi in cui il pessimismo leopardiano è soprattutto agonistico, propositivo, piuttosto che supinamente “cosmico”(e dunque tale da esortare alla solidarietà come bene che l’uomo può sperimentare quotidianamente); per quanto mi riguarda, stavo dicendo, ho pensato quasi di “impiantare” dentro di me la leopardiana GINESTRA: stabilmente, facendone per quanto possibile linfa vitale, nel rispetto dei miei umani limiti. Insomma, un tentativo di diventare più aperti e solidali, con gli strumenti della poesia, in un epoca come la nostra nella quale si ha davvero la sensazione di affondare nella melma di un egoismo di piccolo cabotaggio, promosso dalla sottocultura delle televendite in sostituzione della realtà. Pensavo forse di non rimanere sconvolto in profondità, dalla memorizzazione della GINESTRA, pur consapevole da decenni della sua decisiva importanza? A gennaio prossimo, credo, proporrò al pubblico che vorrà ascoltarmi la declamazione di essa ; ma, nel frattempo, ecco la mia lirica:

A LEOPARDI

Oh l’egotismo mio, Giacomo!
carbonizzato sia dal fuoco
dei tuoi versi, che a memoria
dirò in onore dei nipponici
volti asciutti nell’immane
sciagura del marzo scorso!
che io possa, Giacomo caro,
odorare a fondo la tua
Ginestra; tormentandomi
bieche le larve della guerra.

Andrea Mariotti, poesia inedita dell’ottobre 2011.