Questo particolare del ritratto di Giacomo Leopardi per mano di Luigi Lolli, Bologna, 1826, (la foto, mia, si è servita di una riproduzione del medesimo che conservo in casa); questo particolare del ritratto, stavo dicendo, costituisce a mio avviso la più efficace introduzione alla mia ultima lirica. Dopo mesi di silenzio nel presente spazio, in merito ai miei inediti poetici (comunque scritti, ad accrescere quel libro la cui futura pubblicazione non mi assilla di certo), eccomi adesso deciso a presentarla, la suddetta lirica, quasi a compendio dell’impegno affrontato dallo scorso aprile e terminato verso la fine del mese appena concluso. Mi riferisco alla memorizzazione della leopardiana GINESTRA, supremo canto del Recanatese di cui a più riprese ho avuto modo di parlare nel blog. Perché tale memorizzazione, da parte mia? Perché mi sono particolarmente commosso nel marzo scorso di fronte alle immagini dei volti dignitosissimi dei nostri fratelli giapponesi colpiti dalla tremenda catastrofe che sappiamo. Circa la sconvolgente attualità del messaggio racchiuso nella GINESTRA, basterà qui ricordare i versi 106-110 del testo: ” a popoli che un’onda/ di mar commosso, un fiato/ d’aura maligna, un sotterraneo crollo/ distrugge sì, che avanza/ a gran pena di lor la rimembranza”. E così, per quanto mi riguarda, dopo decenni di lettura della GINESTRA, potente sinfonia in versi in cui il pessimismo leopardiano è soprattutto agonistico, propositivo, piuttosto che supinamente “cosmico”(e dunque tale da esortare alla solidarietà come bene che l’uomo può sperimentare quotidianamente); per quanto mi riguarda, stavo dicendo, ho pensato quasi di “impiantare” dentro di me la leopardiana GINESTRA: stabilmente, facendone per quanto possibile linfa vitale, nel rispetto dei miei umani limiti. Insomma, un tentativo di diventare più aperti e solidali, con gli strumenti della poesia, in un epoca come la nostra nella quale si ha davvero la sensazione di affondare nella melma di un egoismo di piccolo cabotaggio, promosso dalla sottocultura delle televendite in sostituzione della realtà. Pensavo forse di non rimanere sconvolto in profondità, dalla memorizzazione della GINESTRA, pur consapevole da decenni della sua decisiva importanza? A gennaio prossimo, credo, proporrò al pubblico che vorrà ascoltarmi la declamazione di essa ; ma, nel frattempo, ecco la mia lirica:

A LEOPARDI

Oh l’egotismo mio, Giacomo!
carbonizzato sia dal fuoco
dei tuoi versi, che a memoria
dirò in onore dei nipponici
volti asciutti nell’immane
sciagura del marzo scorso!
che io possa, Giacomo caro,
odorare a fondo la tua
Ginestra; tormentandomi
bieche le larve della guerra.

Andrea Mariotti, poesia inedita dell’ottobre 2011.

8 Responses to “”

  1. Franco Campegiani ha detto:

    Voglio dirti, Andrea, che scalda davvero il cuore questa tua nuova poesia, scritta con l’anima lacerata dalla sciagura nipponica e abbagliata dal fiume incandescente e lavico della pietas leopardiana. Le “maglie strette” dei tuoi versi riescono con difficoltà a trattenere lo tsunami, il maremoto compassionevole di questi incontenibili flussi emotivi. E’ un bel duello tra l’amore sviscerato per gli umani e il desiderio di “carbonizzare l’egotismo”, l’autocompiacimento, quell’accesso di partigianeria per l’umano stesso che offusca la facoltà autocritica, giungendo addirittura allo scagionamento delle responsabilità dell’uomo, Stammi bene.
    Franco

  2. andreamariotti ha detto:

    Colgo l’occasione, Franco carissimo, per ribadire qui esplicitamente quanto ho lasciato capire nel mio scritto. Si parte dallo spirito di emulazione (mi riferisco all’amico Silvio Parrello capace di declamare a memoria Il romanzo delle stragi , ossia il celebre articolo pasoliniano del novembre 1974 apparso sul Corriere della Sera); si assapora poi l’ebbrezza della sfida a un testo difficile, scabroso, qual è appunto La Ginestra…e, a memorizzazione conclusa, ci si sente cambiati dentro; per aver fatto i conti quotidianamente, quasi ossessivamente, con una poesia diversa da tutte le altre. Stammi bene anche tu.

  3. Bianca 2007 ha detto:

    Questa è la prova “vivente”
    che, anche da una realtà spietata che con indifferenza travolge e semina orrore, può nascere altrettanta forza di potenza che vittoriosa si contrappone nel suo contrario di bellezza, fatta ode di vittoria quando l’intelligenza degli uomini si attiva e la pietas del cuore, lieve ne tesse la trama. Complimenti davvero, Andrea.

  4. Sandro Angelucci ha detto:

    Carissimo Andrea, quel carbonizzarsi dell’amor proprio si traduce davvero in una colata immensa di lava che tutto investe ma lascia intatta la ginestra e il suo profumo. Ecco, credo che quanto ti aspetti nel declamare il capolavoro leopardiano sia proprio questo: che i tuoi ascoltatori visualizzino ciò che la ginestra sta a rappresentare. Forse, caro amico (ed è qui anche la valenza civile di questo testo) il terremoto in Giappone non è altro che l’affiorare in superficie dell’egocentrismo.
    Con un forte abbraccio,

    Sandro.

  5. andreamariotti ha detto:

    Carissimo Sandro, trovo interessante questa tua ipotesi circa l’egocentrismo, che finalmente ha gettato la sua maschera estroflettendo morte e distruzione (aspetti costitutivi della sua natura). Grazie per il tuo commento e un abbraccio.

  6. andreamariotti ha detto:

    Grazie, cara amica. E’ dolce in effetti portare il testo leopardiano inciso dentro l’animo, ancor più che nella mente, Per sentirsi sine die spiazzati nelle proprie arroganti certezze.

  7. maria rizzi ha detto:

    Caro amico,
    pronto nella memoria e nella psiche a declamare il testo più difficile del nostro
    Giacomo Leopardi, levi sommesso il tuo grido d’aiuto, affinchè possano i suoi versi veementi, sanguigni, ormai parte del tuo essere, divenire la risposta al dolore del Giappone e ai mali dell’uomo. Il tuo poetare lascia vibrare la contrapposizione tra la ginestra, mai divelta dalla natura-matrigna e le nostre esistenze, spesso in balia delle ‘larve della guerra’… esposizione visiva, tattile.
    Un atto di umiltà fiera il tuo, perdona i ripetuti ossimori… ma la lirica stessa spinge all’infinito ossimoro della della tragica serenità dell’uomo di fronte ai miasmi del tempo.
    Ti confermi l’artista che conosciamo e che attendiamo a redimere passato e futuro
    tramite i versi del grandissimo Recanetese.
    Un forte abbraccio.

  8. andreamariotti ha detto:

    Grazie per il tuo lucido e partecipe commento, cara amica, in merito a questi miei ultimi versi che anch’io percepisco umili e forti a un tempo, nello spirito della Ginestra. Un abbraccio.

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