Archive for novembre, 2010

martedì, novembre 30th, 2010


Ti sia lieve la terra, Maestro! Tu, giovinetto di 95 anni che hai deciso di togliere il disturbo…non c’è neppure il rischio, con te, di cadere nella retorica delle maiuscole, dei superlativi: essendo stato, tu, davvero, un grandissimo regista. Bastano, credo, questi tuoi capolavori a renderti indimenticabile: La grande guerra, I soliti ignoti, L’Armata Brancaleone. Può l’incisione celeberrima qui riprodotta, rispecchiare almeno in parte il tuo sulfureo spirito contrario a questo nostro povero tempo?

giovedì, novembre 25th, 2010

La poesia civile di Pasolini

In occasione della quindicesima edizione della rassegna culturale curata da Natale Sciarra “Colloqui sulla Contemporaneità”, oggi pomeriggio alle 17,30 Andrea Mariotti terrà una conferenza sulla poesia civile di Pier Paolo Pasolini, presso la Pro Loco di Ciampino, in via del Lavoro 61 (tel.067915275, www.prolocociampino.it).

Parteciperà all’incontro, a ingresso libero, Silvio Parrello, che conobbe in giovanissima età lo scrittore e regista nel quartiere romano di Monteverde ed è stato citato da Pasolini nel romanzo “Ragazzi di vita” (1955), con il soprannome di “Pecetto”.

Andrea Mariotti è un poeta e uno studioso di letteratura moderna, in particolare di Giacomo Leopardi. Ha pubblicato due sillogi poetiche: “Lungo il crinale”, del 1998, e “Spento di sirena l’urlo”, del 2007.

di Cinzia Dal Maso (dal quotidiano Italia Sera del 23.11.2010)

E così, con l’aiuto prezioso di Silvio Parrello, sono riuscito a parlare di Pasolini in un luogo significativo della sua memoria -Pasolini insegnò infatti presso la locale scuola F.Petrarca- a 35 anni di distanza dalla tragica scomparsa del grande scrittore e regista. La foto qui presentata mostra proprio Parrello recentemente intervistato da un giornalista tedesco studioso della vita di Pasolini; e non a caso l’ho scelta, dovendolo pubblicamente ringraziare per il dono grande che mi ha fatto, dopo la conferenza dell’altra sera. In macchina, infatti, tornando verso Roma, ecco Parrello declamare a memoria per me il celebre, scottante articolo pasoliniano COS’E’ QUESTO GOLPE? IO SO; apparso sul CORRIERE DELLA SERA del 14 novembre 1974. Come descrivere la forte emozione provata nell’ascoltare il “romanzo delle stragi” per circa venti minuti? Nell’era dell’ISOLA DEI FAMOSI, di un basso impero che più brutto, sciatto ed inquietante non si potrebbe, ho vissuto un momento prezioso e alto che non dimenticherò.

P.S. Un ringraziamento anche alla Pro Loco di Ciampino, a Natale Sciarra e al pubblico presente in sala, attento come non mai.

domenica, novembre 21st, 2010

Piazza Ceresi 23, quartiere romano di Monteverde. Nella foto, ecco il palazzo dove ho trascorso gli anni che vanno dal 1969 al 1980. Dalla piazza, scendendo per circa 200 metri, lungo via Pio Foà, si sfiora un numero civico apparentemente come tutti gli altri. Eppure! alludo al palazzo dove, il 22 gennaio del 1990, ha chiuso gli occhi nell’indifferenza quasi generale un grandissimo poeta del nostro Novecento: il livornese Giorgio Caproni. Storico abitante del quartiere di Monteverde, maestro elementare e violinista, ottimo traduttore dal francese ma schivo fino all’eccesso, Caproni rimane forse la voce più tagliente e antiretorica della poesia italiana del secolo scorso. Legato da profonda amicizia a Pier Paolo Pasolini (oltre che ad Attilio Bertolucci, Carlo Emilio Gadda), Caproni è stato una delle colonne portanti di quella decisiva migrazione di artisti e intellettuali a Roma nel secondo dopoguerra (pensiamo anche a Fellini, Flaiano, solo per fare qualche nome). Ai frequentatori di questo blog il piacere di scoprire, nel caso, uno scrittore unico per essenzialità del dettato poetico (ma non per questo poco elegante; anzi!): maestro del dubbio, dell’arte dello spiazzamento, come ben dimostra questa sua breve, famosa lirica:

BIGLIETTO LASCIATO PRIMA DI NON ANDAR VIA

Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai
partito.

Il mio viaggiare
è stato tutto un restare
qua, dove non fui mai.

Quanto mai doveroso mi è sembrato in sostanza ricordare, prima che fosse troppo tardi, il ventennale della scomparsa di un poeta unico davvero per pudore, riservatezza, ironico distacco dalla pomposità di uomini e cose ( fanno fede, al riguardo, i seguenti versi da lui dedicati allo scomparso amico Pasolini, dopo essersi rifiutato di commentare pubblicamente l’atroce scomparsa dello scrittore e regista):

Caro Pier Paolo
il bene che ci volevamo
-lo sai- era puro.
E puro è il mio dolore.
Non voglio pubblicizzarlo.
Non voglio, per farmi bello,
fregiarmi della tua morte
come di un fiore all’occhiello.

N.B. Le due poesie di Giorgio Caproni qui riportate sono state tratte dalle seguenti pubblicazioni del Comune di Roma (Municipio XVI): GIORGIO CAPRONI A MONTEVERDE; PIER PAOLO PASOLINI A MONTEVERDE.

domenica, novembre 14th, 2010

CAMMINARE INSIEME (letture poetiche di Patrizia Pallotta e Andrea Mariotti)

Due poeti: Patrizia Pallotta e Andrea Mariotti, che si conoscono da tempo e si stimano molto. Patrizia leggerà, di Andrea, alcune poesie tratte dalla silloge non ancora ultimata il cui titolo è SCOLPIRE QUESTA PACE; mentre Andrea leggerà le poesie di Patrizia tratte dalla silloge INSOLITI SGUARDI, in corso di pubblicazione. Si sentono, in effetti, Patrizia e Andrea, due poeti del nostro tempo; e, nell’affermare ciò, risulta esplicita da parte loro una presa di coscienza in chiave etico-estetica. Questi due poeti, in sintesi, scrivono da tanti anni con un atteggiamento aperto nei confronti del reale, sfidando la sua impoeticità; ma non per questo accantonando quel lavoro sulla lingua senza del quale non si dà poesia. C’è un punto, che avvicina non poco Patrizia ad Andrea: il rifiuto dell’estetismo, del tono ridicolmente elevato e dunque fatuo; di tutto ciò che sclerotizza inesorabilmente il discorso poetico. Nutrono istintivamente, questi nostri due poeti, il distacco -potremmo dire- verso il “violoncello obbligato”: saprebbero suonarlo eccome, tale strumento, ma preferiscono non usarlo; concentrandosi piuttosto sulle strutture semantiche sottese ai versi. Umilmente consapevoli, Patrizia e Andrea, della necessità di far sì che l’inchiostro versato lasci qualche goccia di senso sulla carta.

Serata sobria -credo di poter dire- quella che si è svolta ieri sera presso la Sala Civica di Ciampino (Roma), in base al suddetto manifesto poetico. Pubblico ristretto, ma attento e competente. Assenza di intrattenimento musicale, fortemente non voluto. A Patrizia Pallotta rivolgo il mio saluto per la bella esperienza condivisa, ossia quella di incontrarsi ripetutamente nei mesi passati allo scopo di preparare una serata possibilmente viva, in onore della poesia.

lunedì, novembre 1st, 2010

A 35 anni di distanza dalla tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, non possiamo che augurarci la verità su quella notte d’inizio novembre all’ Idroscalo di Ostia. Tenendo infatti presente l’interessante editoriale di Marco Belpoliti apparso ieri sul quotidiano La Stampa, ecco che -senza messianiche attese- auspichiamo “una più terrena e contingente giustizia” (per citare alla lettera le parole di Belpoliti) intorno al delitto Pasolini, al posto delle tante, balbettanti e ridicole ricostruzioni dei fatti emerse in tutti questi anni. E’ forse troppo pretendere questo? con la verità (in minuscolo), si crescerebbe in civiltà “che sola in meglio/ guida i pubblici fati” (Leopardi, La Ginestra, versi 76-7). Ma non vogliamo, per esprimerci prosaicamente, buttarla in letteratura: di fatto, il “caso” Pasolini è stato recentemente riaperto a livello giudiziario potendo contare -solo a volerlo sul serio- sui sofisticati metodi odierni d’indagine applicabili ai reperti di quella tragica notte. Ci preme peraltro sottolineare il nostro chiamarci fuori dai piagnistei alla “ci manca tanto Pasolini”; e questo per il semplice fatto che avvertiamo Pier Paolo vivo e operante in tutti coloro che, ostinatamente, si sforzano di far funzionare il cervello nel nostro sfigurato paese (connotato da una strutturale e storica avversione all’esercizio critico del pensiero). Di più: nonostante eleganti tentativi di banalizzare in tempi recenti l’empito civile della poesia di Pasolini, noialtri rimaniamo ancorati alle parole di Alberto Moravia ( che ravvisò, nelle pasoliniane Ceneri di Gramsci , pubblicate nel 1957, la più dirompente novità di temi e di linguaggio in termini poetici del secondo Novecento; laddove i montaliani Ossi di seppia del 1925 avevano potentemente scosso la prima metà del secolo). Così, chiudiamo questo nostro articolo riportando quanto scrisse a Pasolini nel 1961 Franco Fortini, subito dopo l’uscita della raccolta poetica La religione del mio tempo: “Vorrei che fossi qui per abbracciarti. Tutti i tuoi errori e vizi (letterari) non contano nulla di fronte a certi tuoi gridi straordinari. Credo che difenderò sempre la qualità umano-reale, esistenzial-sacrificale della tua poesia” (I Meridiani, Tutte le poesie di Pier Paolo Pasolini, Arnoldo Mondadori Editore, Tomo primo, Cronologia, CII). E, adesso, la parola a Pasolini (informando chi non lo sapesse che i versi che seguiranno sono stati mirabilmente declamati da Vittorio Gassman, com’è possibile scoprire grazie a You Tube):

ALLA MIA NAZIONE

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo
.

Pier Paolo Pasolini, poesia tratta da La religione del mio tempo, Garzanti Editore (con prefazione di Gianni D’Elia).

P.S. La foto da me scattata e qui presentata propone un dipinto di Silvio Parrello, pittore e poeta che conobbe in età molto giovane Pasolini; negli anni Cinquanta, nel quartiere romano di Monteverde: quartiere dove tuttora vive, a tutti noto come “er Pecetto” (soprannome col quale figura nel pasoliniano romanzo Ragazzi di vita (1955).