Ti sia lieve la terra, Maestro! Tu, giovinetto di 95 anni che hai deciso di togliere il disturbo…non c’è neppure il rischio, con te, di cadere nella retorica delle maiuscole, dei superlativi: essendo stato, tu, davvero, un grandissimo regista. Bastano, credo, questi tuoi capolavori a renderti indimenticabile: La grande guerra, I soliti ignoti, L’Armata Brancaleone. Può l’incisione celeberrima qui riprodotta, rispecchiare almeno in parte il tuo sulfureo spirito contrario a questo nostro povero tempo?

2 Responses to “”

  1. maria rizzi ha detto:

    Caro Andrea,
    ancora e sempre rendi omaggio ai grandi che abbandonano definitivamente la scena.
    Nel caso specifico senti il dovere di dare il tuo lucido, pudico saluto a Mario Monicelli, alla sua storia lunga un secolo di regista quasi inimitabile.
    Forse il suo tempo si era compiuto, forse esiste un momento oltre il quale l’uomo non riesce ad andare. La perdita totale della dignità può essere la spinta per un addio così triste.
    Non sul congedo siamo chiamati a esprimere un giudizio di valore, ma sul senso profondo che ha saputo attribuire al suo percorso terreno.
    I suoi film raccontano tutti il dualismo ironia-malinconia, evasione-meditazione.
    Sono capolavori che nessuna morte può cancellare.
    Per questo , alla maniera dei cileni, mi sento di dire:”Arrivederci Mario … benvenuto Mario!”.
    E di ringraziare e abbracciare, te , nostro amico e nocchiero tra le storie del tempo.

  2. andreamariotti ha detto:

    Grazie per questo tuo ispirato commento, cara amica; del resto, di fronte alla scomparsa di un Grande veramente tale, dobbiamo pesarle bene le parole (come tu hai saputo fare). Cosa posso aggiungere qui se non che ieri sera ho rivisto La grande guerra? Un abbraccio.

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