Archive for Gennaio, 2019

domenica, Gennaio 27th, 2019

 

27 gennaio 2019,  Giornata della Memoria

 

…E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto  sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui saranno forse ancora attuabili.

 

La tua Anna (a Kitty, 15/7/1944)

 

ANNA FRANK,  DIARIO

 

P.s. mia la foto (scattata nel 2007) all’interno del campo di concentramento di Mauthausen. Proprio le parole indimenticabili di Anna Frank mi permettono di ricordare con rispetto ancora una volta che questa è anche la giornata del genetliaco di W.A. Mozart (27/1/1756), “fontana vivace” -per dirla col Sommo Poeta- di armonia per gli umani…a/m

 

 

venerdì, Gennaio 25th, 2019

 

Vedi come si erge candido

d’alta neve il Soratte! I boschi al peso

non reggono, fiaccati, e per l’acuto

gelo si sono rappresi i fiumi.

 

Dissipa il freddo deponendo legna

sul focolare, in abbondanza, e mesci

da un anfora sabina a doppia ansa,

o Taliarco, vino di quattr’anni!

 

Lascia il resto agli dei, che appena placano

i venti in lotta sulla ribollente

distesa, non più ondeggiano i cipressi

né con essi agitati i vetusti orni.

 

Cosa accadrà domani, tu non chiedere.

Se un altro giorno ti darà la Sorte,

ascrivilo a guadagno e non spregiare,

ora che sei giovane, le danze e i dolci amori,

 

mentre è lontano dal tuo verde il tedio

della vecchiaia. Adesso il Campo

e le piazze; ora prima che annotti

si ripeta il lieve sussurro dei convegni,

 

ora il gradito riso che ti svela

da un angolo segreto ove si celi

la tua fanciulla, e il pegno strappato

dal polso o dal dito che resiste appena.

 

 

ORAZIO, Odi I, 9  (tr. Luca Canali)

 

 

giovedì, Gennaio 17th, 2019

Note letterarie

 

Non si può disconoscere lo stretto legame che c’è tra la piu’ importante poesia italiana del Novecento (soprattutto Ungaretti e Montale) e la produzione più innovativa di poeti stranieri, quali Paul Ambroise Valery, Ezra Pound, Thomas S..Eliot. A cominciare da Valery, va sottolineato che per lui, la poesia è un gioco, una “Festa dell’intelletto”, in cui nulla è casuale, nulla è irrazionale. La realtà è linguaggio allusivo, misterioso; rappresentazione di vicende interiori, di idee. E’ astratta tensione spirituale e metafisica in cui la parola si fa musica, diventa ritmo, il ritmo che crea la magia delle immagini (quel ritmo e quella musica,  essenziali alla comprensione dei testi ungarettiani!).

“…Bel cielo, vero cielo, guardami, cambio! / Dopo tanto orgoglio, dopo tanta strana/ oziosità, ma piena di potere, / io mi abbandono al luccicante spazio…(Valery: “Opere poetiche”). Anche Ezra Pound afferma che la lingua poetica dev’essere “linguaggio carico di significato al massimo grado possibile”, in cui il ritmo riveste grande importanza, essendo la poesia strettamente legata alla musica. Nei “Cantos”, poema epico-lirico, l’opera più nota di Ezra Pound, colpisce il variare continuo di registro linguistico e stilistico, di ritmo e di tono.”…Spento il sole, ombra sull’oceano…/sovra tessuta nebbia fitta,  mai strale/ di sole la trafigge,/ né rotando alle stelle, né tornando dal cielo,/ notte fosca…” (da “I Cantos”).  Simbolismo sottile e visibile afflato lirico caratterizzano la scrittura poetica di Thomas Stearns Eliot unitamente alla riflessione critica e all’uso del correlativo oggettivo utilizzato dal Montale delle “Occasioni”. Nei “Poemetti”, come nei “Quattro quartetti”, Eliot rappresenta la condizione desolata dell’uomo moderno, la sua ansia di riscatto e di liberazione (temi cari ai nostri poeti del Novecento) che si traduce spesso in anelito religioso e nella possibilità di elevazione attraverso un percorso spirituale. Il tessuto lirico è fatto di immagini, di trapassi di toni (nostalgico, ironico, quotidiano), di citazioni, che rappresentano i cardini del discorso poetico…”Nell’ora violetta, quando gli occhi e la schiena/si levano dallo scrittoio, quando il motore umano attende/ come un tassì che pulsa nell’attesa…” (da “La terra desolata”). Vorrei concludere questa mia breve nota affermando che la letteratura novecentesca europea -compresa quella italiana- intessuta di comune attenzione sulla vicenda esistenziale (in particolare l’esplorazione dell’inconscio), rappresenta con assoluta, rigorosa fedeltà, la vita umana nelle diverse sfaccettature e in ogni sua espressione.

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

mercoledì, Gennaio 16th, 2019

In foto il pianoforte di Beethoven all’interno della Pasqualatihaus -da me visitata nel 2007- a Vienna, abitata dal grande musicista in alcuni periodi fra il 1804 e il 1815 e dove ebbe a comporre la Quarta, Quinta e Settima sinfonia. Ma il nome di questa casa è legato anche a un Canto elegiaco per quattro voci solistiche ed archi (Elegischer Gesang op.118) dedicato dal genio di Bonn nel 1814 alla memoria di Eleonora Pasqualati, la defunta moglie del barone Johann Baptiste, padrone di casa, amico e consigliere del Maestro. La cantata in oggetto, concentrata e toccante, risulta davvero una delle partiture più belle di Beethoven a livello vocale…ascoltare per credere!

 

Andrea Mariotti

 

 

lunedì, Gennaio 14th, 2019

Il Laboratorio Leopardi

augura a tutti buon anno nuovo

ed è lieto di annunciare la costituzione del

 Centro studi sulla natura, l’umano e l’unità del pensiero

presso

l’Accademia Vivarium Novum

di Frascati

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In collaborazione con il Laboratorio Leopardi il Centro organizzerà, come prima attività, un

Laboratorio di filosofia della natura e studi umanistici

MAGNUM MIRACULUM HOMO

dal 3 al 10 febbraio 2019

presso Villa Falconieri (Frascati)

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Professori:

Ignacio Armella Chávez (Accademia Vivarium novum); Novella Bellucci (Università di Roma “La Sapienza”); Remo Bodei (Scuola normale superiore di Pisa, Accademia dei Lincei e Università della California di Los Angeles); Luciano Boi (École des hautes études en sciences sociales di Parigi); Mauro Carfora (Università di Pavia); Giulio Maria Chiodi (Istituto universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli); Franco D’Intino (Università di Roma “La Sapienza”); Paolo Ercolani (Università d’Urbino “Carlo Bo”); Giulio Ferroni (Università di Roma “La Sapienza”); Françoise Graziani Giacobbi (Università di Corsica “Pasquale Paoli” e Fédération de recherche environnement et société); Flavio Keller (Università Campus bio-medico di Roma); Paolo Maddalena (già Vicepresidente della Corte costituzionale); Lamberto Maffei (Scuola normale superiore di Pisa e Accademia dei Lincei); Sebastiano Maffettone (LUISS, Roma); Luigi Miraglia (Accademia Vivarium novum); Giuseppe Mussardo (Scuola internazionale superiore di studi avanzati, Trieste); Giorgio Parisi (Università di Roma “La Sapienza” e Accademia dei Lincei); Tiziana Provvidera (University college London e Istituto italiano per gli studi filosofici); Antonio Rostagno (Università di Roma “La Sapienza”); Marcelo Sánchez Sorondo (Pontificia Accademia delle scienze sociali).

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Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: convegni@vivariumnovum.net. Il programma dettagliato sarà pubblicato a breve sul sito www.vivariumnovum.net. Le lezioni saranno tenute in lingua italiana; nei dibattiti potrà essere adoperate anche le principali lingue europee.

L’Accademia Vivarium novum mette a disposizione per la partecipazione al laboratorio 40 borse di formazione che coprono i costi delle lezioni, dei seminari, delle attività culturali connesse e le spese di vitto e alloggio presso le strutture del Campus.

Le borse sono riservate ai giovani degli ultimi due anni dei licei, studenti universitari, laureati e docenti d’ogni ordine e grado. Le domande di partecipazione, corredate dal modulo compilato (https://vivariumnovum.net/en/events/congresses/magnum-miraculum-homo/general-regulations%202019.pdf; su https://vivariumnovum.net/it/events/congresses/magnum-miraculum-homo#magnum-miraculum%C2%A0homo è disponibile l’application form), lettera di motivazioni, da una copia della carta d’identità, da una fotografia recente e da un dettagliato curriculum degli studi, dovranno pervenire in formato digitale al seguente indirizzo: candidati@vivariumnovum.net entro e non oltre il 20 gennaio 2019. Domande tardive potranno essere prese in considerazione fino al 26 gennaio solo se il ritardo sia giustificato da gravi motivi.

La borsa prevede l’obbligo di residenza e di frequenza almeno per la metà del corso e la presentazione d’una relazione finale (max 25.000 battute) da consegnare entro il 25 ottobre 2019. All’atto del ricevimento della relazione verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Si richiede che l’arrivo avvenga il pomeriggio del 3 febbraio, e la partenza la sera del 10 febbraio.

 

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Ulteriori informazioni:

https://vivariumnovum.net/it/events/congresses/magnum-miraculum-homo#magnum-miraculum%C2%A0homo

 

Bando in inglese:

https://vivariumnovum.net/en/events/congresses/magnum-miraculum-homo#magnum-miraculum%C2%A0homo

 

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La Redazione del Laboratorio Leopardi


 

Centro studi sulla natura, l’umano e l’unità del pensiero

Accademia Vivarium Novum

Villa Falconieri, Frascati (Roma)

“Tanto è possibile che l’uomo viva staccato dalla natura, dalla quale sempre più ci andiamo allontanando, quanto che un albero tagliato dalla radice fiorisca e fruttifichi. Sogni e visioni. A riparlarci da qui a cent’anni. Non abbiamo ancora esempio nelle passate età di un incivilimento smisurato, e di uno snaturamento senza limiti. Ma se non torneranno indietro, i nostri discendenti lasceranno questo esempio ai nostri posteri, se avranno posteri.” (Giacomo Leopardi, Zibaldone 217, 1820)

“L’ultimo passo della ragione è riconoscere che vi sono cose che la superano.” (Blaise Pascal, Pensieri, 1670)

“Se il senso della realtà esiste, e nessuno metterà in dubbio il suo diritto all’esistenza, allora deve esistere anche qualcosa che si può chiamare senso della possibilità […] definibile come la capacità di pensare a tutto ciò che potrebbe essere e di non ritenere ciò che è più importante di ciò che non è.” (Robert Musil, L’uomo senza qualità, 1937)

“Non dobbiamo più considerare lo spazio e il tempo in termini di produzione, di rendimento. Essere liberi significa vivere intimamente e poeticamente gli spazi ed essere abitati da loro nella mente e nell’anima, e anche poter vedere e sentire gli esseri più umili e piccoli, incontrarsi spontaneamente per condividere un bicchiere di vino e un pasto, riposarsi su una vecchia sedia per contemplare e narrare il tramonto, passeggiare in silenzio per scambiarsi le proprie interrogazioni sull’universo e sulla vita.” (Ernesto Sabato, La resistencia, 2000)

 

 

Preludio

È ormai divenuto imprescindibile coltivare le culture, le scienze e le arti in tutte le loro forme come un valore in sé, come l’espressione umile e nobile nello stesso tempo della libertà di pensiero e del civismo di una comunità.

Le scuole, i conservatori e i giardini botanici devono ridiventare luoghi vitali dove coltivare il dubbio, lo stupore e la sapienza. Non esistono confini fissi o barriere convenzionali che possono impedire ai vari saperi scientifici e umanistici d’interagire e ispirarsi reciprocamente, ma solo frontiere mobili, membrane fluide attraverso le quali essi s’intrecciano e tessono trame di percezioni, intuizioni e idee che si muovono da un campo all’altro e danno luogo a nuove conoscenze e pratiche materiali e di vita.

Ciò che ha impedito a queste diverse forme di conoscenza e di culture materiali di crescere insieme son le barriere erette dall’ideologia della specializzazione e separazione disciplinari, dai paradigmi epistemologici del meccanicismo e del riduzionismo, da modelli socioeconomici angusti e ingiusti, nonché da ambizioni cieche, estranee alle vere pulsioni che animano il nostro più profondo e ineffabile desiderio di capire e agire. Affinché gli individui e le nostre società, intese come comunità di esseri umani liberi, possano continuare a esistere, è necessario ricreare quegli spazi che favoriscono lo scambio e il dialogo fra tutte le forme di conoscenza, siano esse astratte, letterarie o materiali. Una nuova visione del mondo e delle singole società deve mettere in luce come sia inutile conoscere la natura e interagire con essa se ciò non è subordinato a valori etici, a domande metafisiche, all’assunzione di responsabilità rispetto al pianeta su cui viviamo, al genere umano e a tutti i viventi.

Queste considerazioni ci spingono a dare corpo e forma a un Centro studi che faccia dello sviluppo teorico e pratico di questi temi la sua principale vocazione.

 

Progetto

Il Centro si propone di creare occasioni per coltivare vere e beate virtù – lo studio, il dialogo, l’ascolto, il silenzio, la dignità e nobiltà umane-, e per realizzare progetti originali – un lavoro, un’opera, un’esperienza, una ricerca -, tutti rivolti a uno stesso scopo: conoscere, capire, migliorare e rispettare il mondo in cui viviamo, noi stessi e gli altri. Si vuole far tesoro delle migliori qualità ed energie dell’uomo per non renderlo schiavo della macchina, strumento dell’egoismo e individualismo mercantili, succube dell’imbarbarimento culturale e civile; e per esaltare, invece, la sua capacità d’esprimere e d’operare per l’autonomia di giudizio, la coscienza critica, la creatività e lo spirito di condivisione.

Il Centro nasce con la volontà di promuovere lo studio facendo leva sullo stupore, l’immaginazione, l’intelligenza e la sensibilità di ciascuno, senza l’uso di tecnologie digitali alienanti e spersonalizzanti, prima di tutto per il piacere di conoscere e di comprendere, e anche per mettere la conoscenza al servizio dell’uomo e dei suoi valori più alti, d’una nuova poetica ed etica della natura e della persona, d’una società giusta e d’un mondo migliore.

In alternativa alla devastazione della natura e alla mercificazione, invitiamo a lavorare per un’altra possibilità: riscoprire e considerare la natura e l’essere umano come valori e non come oggetti, mostrare che sviluppo scientifico e il progresso tecnologico non solo non son sinonimi, ma che entrambi non sono né ineluttabili, né sempre e ovunque necessari. Esistono delle tecnologie distruttrici della natura, dell’intelligenza e della persona, che vanno rifiutate.

La critica dell’Homo œconomicus e dell’Homo machinalis rappresenta una nobile e necessaria ragione per impegnarsi in una battaglia di civiltà rivolta a preservare gli ecosistemi naturali e antropici, le culture, le lingue, l’intelligenza e sensibilità umane, il gusto, la grazia. Un’economia rispettosa della natura, della giustizia sociale e della libertà di tutti gli esseri umani non può fondarsi sull’ideologia produttivistica, cioè sul saccheggio della natura, sulla depredazione delle risorse, sull’accumulo dei profitti, sul progresso ad ogni costo: questo genere di progresso spesso genera morte, malattia e infelicità.

L’equazione che identifica la massima produttività con la prosperità economica e con il benessere sociale non ha nessun fondamento oggettivo e nessuna validità assoluta: dipende, infatti, da come, che cosa e perché si produce. Il benessere sociale, culturale e materiale non è legato alla quantità di merci che si possiedono, ma alla qualità dei beni materiali e soprattutto spirituali con i quali si vive in armonia.

Una rivoluzione del pensiero e delle pratiche di vita è necessaria: l’economia e il mercato non devono più essere il parametro fondamentale al quale subordinare tutti gli altri, cioè ambiente, cultura, ricerca, assetto del territorio, paesaggio, patrimonio artistico, ma devono invece diventare una variabile dipendente da essi. Ci proponiamo di contribuire allo sviluppo d’una razionalità allargata e qualitativamente nuova, al contempo libera ed esigente, rigorosa e inventiva, e per la quale ragione e sensibilità, precisione e immaginazione, percezione e azione, diritti e doveri sono inscindibili.

Vogliamo lavorare a costruire un nuovo dialogo con la natura e con il mondo vivente. Vogliamo costruire una nuova alleanza fra conoscenza, cultura e società civile.

Se ci sta a cuore che il mondo continui ad albeggiare, dobbiamo esigere che siano rispettati i suoi cicli e che si tenga conto dei suoi limiti. Se vogliamo che la nostra civiltà si conservi, dobbiamo non solo cambiare profondamente il sistema formativo attuale ma cominciare a crearne uno nuovo il cui scopo prioritario sia quello d’infondere il desiderio di conoscere e d’educare alla sapienza, alla temperanza e alla vita beata.

Per contrastare il declino culturale e spituale attuale, l’imbarbarimento sempre più diffuso delle idee e dei costumi, non bastano piccoli aggiustamenti o cambiamenti di facciata, ma sono necessarie una profonda trasformazione culturale dei nostri fondamenti sociali e una vera rinascita dei valori educativi e civili.

 

Scopi

Proporre un insegnamento che sia trasversale e collegiale, aperto quindi allo sviluppo di una pluralità di approcci, metodi e interpretazioni.

Offrire un insegnamento che abbia come principale scopo quello di approfondire la conoscenza di teorie, temi e argomenti originali e che sia foriero di nuove idee filosofiche, scientifiche e culturali.

Sviluppare un insegnamento che sia imperniato su un dialogo costante tra pensiero classico e pensiero contemporaneo, tra pensiero filosofico, scientifico e letterario, tra diverse concezioni del mondo, tra approfondimenti teorici e prassi di vita.

Fare in modo che lo studio si svolga attorno alla lettura dei testi e si sviluppi attraverso l’argomentazione e la discussione, nel rispetto del dialogo e con l’intento di valorizzare le capacità di ognuno. Riflessione, attenzione e curiosità ne saranno alla base.

Fornire un insegnamento e una formazione che mirino all’approfondimento della conoscenza e comprensione di teorie e temi fondamentali della ricerca in diversi campi del sapere, e all’acquisizione di capacità critiche di analisi e si sintesi. Più che la quantità d’informazione, si coltiveranno le capacità riflessive e interpretative, poiché un’intelligenza ben formata è molto più importante di un cervello troppo pieno.

 

 

Campi tematici:

– Natura, relazioni tra uomo e natura, ambiente, paesaggio

– Una nuova concezione ecodinamica della natura, del paesaggio e dell’abitare

– Il vivente non è una macchina: dalla biologia alle arti

– Critica dei modelli filosofici e scientifici della modernità e del post-umano

– Le conseguenze neuro-cognitive, culturali e sociali dell’atomizzazione dell’umano

– Leopardi e la complessità: poetica, filosofia e sapienza

– La letteratura, le arti e la filosofia della natura

– Il senso della possibilità nella scienza, nella filosofia e nella letteratura

– Significati e contenuti di una scienza qualitativa e d’un pensiero complesso

– Ripensare il rapporto tra conoscenza, tecnica e forme di vita, a partire da una critica

degli effetti devastanti di determinate nuove tecnologie sulle sfere cogntiva e affettiva

– Una cultura del limite: contingenza/necessità, diritti/doveri, libertà/responsabilità

 

 

– Il valore umano dello studio, del dialogo, del silenzio e della lentezza

 

Attività:

Ricerca, Insegnamento, Pubblicazioni

Si prevedono: alcuni incontri di studio e di ricerca in forma preferibilmente seminariale; un convegno annuale aperto al pubblico soprattutto dei docenti e degli studenti di scuole superiori e università; l’istituzione di una scuola estiva e di un laboratorio di Filosofia della natura e studi umanistici; la pubblicazione di una rivista annuale dal titolo Endiadi.

 

LABORATORIO DI FILOSOFIA DELLA NATURA E STUDI UMANISTICI

CONOSCERE PER IL PIACERE DI CONOSCERE E PER COMPRENDRE, DAL PENSIERO CLASSICO A QUELLO CONTEMPORANEO

(una settimana, 4 – 10 febbraio 2019)

Ciclo di lezioni e seminari aperto a studenti dell’ultimo anno delle superiori, dell’università e agli insegnanti.

TEMA:

Il concetto di natura: esplorazioni scientifiche, filosofiche e letterarie

Il concetto di natura, da Platone, Aristotele, Lucrezio e Bruno alla scienza contemporanea

Il concetto di natura in letteratura: poetica, filosofia e pensiero complesso

Il concrescere delle forme naturali e delle virtù umane: biologia, matematica, cosmologia, arti e architettura

 

SCUOLA ESTIVA versus (PROGETTO DI MASTER)

(una settimana, 9 – 15 settembre 2019)

Ciclo di lezioni e seminari aperto a studenti dell’ultimo anno delle superiori, dell’università e agli insegnanti dei licei.

TEMA per il 2019:

Il vivente e l’uomo non sono una macchina – critica dell’ideologia transumana e post-umana.

Si studieranno i fenomeni e comportamenti del vivente e degli esseri umani dai punti di vista biologico, neuro-psico-percettivo, filosofico, letterario e artistico, e secondo una pluralità d’approcci, metodi e linguaggi

 

ISCRIZIONE:

– fino a 40 studenti

– 400 euro a persona per il laboratorio e 400 euro per la scuola estiva

– con vitto e alloggio

– e attività culturali (concerti, visite artistiche, passeggiate paesaggistiche)

 

Collegio dei docenti (perlopiù scelti fra i membri del comitato scientifico)

– Almeno due o più docenti per corso/seminario (uno del campo scientifico e l’altro del campo umanistico)

– Lingua: italiano – le domande e risposte potranno essere almeno in tre lingue (da scegliere tra le seguenti: italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo)

 

Patrocini e sostegni:

Accademia Nazionale dei Lincei

Istituto Italiano di Studi Filosofici

Scuola Normale Superiore di Pisa

Laboratorio Leopardi, SASS, Università di Roma La Sapienza,

Università degli Studi di Macerata

 

Regione Lazio e altre Istituzioni locali

Ministeri della Cultura, della Pubblica Istruzione e Ricerca, dell’Ambiente

Fondi/Bandi europei

Commissioni Parlamento Europeo Cultura e Istruzione ed Energia, Ricerca, Ambiente

Fondazioni private e Fondazioni bancarie

Mecenati

 

Comitato onorario:

Francesco Adornato (Rettore Università di Macerata)

Lorenzo Fioramonti (Vice-Ministro alla Pubblica Istruzione e Ricerca)

Eugenio Gaudio (Rettore La Sapienza, Università di Roma)

Massimo Inguscio, Presidente del CNR

Massimiliano Marotta (Presidente Istituto Italiano di Studi Filosofici)

Lamberto Maffei (Accademia dei Lincei e SNS Pisa)

Giorgio Parisi (Presidente Accademia dei Lincei e Università Roma “La Sapienza”)

Renzo Piano (Architetto, Senatore della Repubblica)

Amartya Sen (Nobel Economia, Università di Harvard)

Frank Wilczek (Nobel per la Fisica, Cambridge, MA)

Gao Xingijan (Nobel Letteratura, Parigi)

 

Comitato scientifico:

Sergio Albeverio (Università di Bonn)

Augustin Berque (Ehess, Parigi)

Marco Bersanelli (Università Statale Milano)

Piero Bevilacqua (La Sapienza, Università di Roma)

Giovanni Biggio (Università di Cagliari)

Remo Bodei (Università di Pisa e UCLA Los Angeles)

Mauro Carfora (Università degli Studi di Pavia)

Maria Cerezo (Università di Murcia, Spagna)

Mauro Ceruti (Università IULM, Milano)

Umberto Curi (Università di Padova)

George Ellis (Università di Città del Capo)

Roberto Esposito (Scuola Normale Pisa)

Giulio Ferroni (La Sapienza, Università di Roma)

Alberto Folin (Università di Napoli)

Saverio Forestiero (Università di Tor Vergata, Roma)

Giuseppe Gembillo (Università di Messina)

Miguel Angel Granada (Università di Barcellona)

Robert Harrison (Università di Stanford)

Vittorio Hösle (Notre Dame University)

Tim Ingold (Università di Aberdeen)

Flavio Keller (Università Campus Bio-Medico, Roma)

Ignazio Licata (Institute for Scientific Methodology, Palermo)

Paolo Maroscia (La Sapienza, Università di Roma)

Filippo Minglini (Università di Macerata)

Giuseppe Mussardo (SISSA, Trieste)

Alberto Oliverio (La Sapienza, Università Roma e CNR)

Andras Paldi (Ecole Pratique des Hautes Etudes, Parigi)

Olga Pombo (Università di Lisbona)

Antonio Rostagno (La Sapienza, Università di Roma)

Maurizio Torrini (Università di Firenze)

Salvatore Settis (Scuola Normale Pisa)

Carlo Vecce (Università L’Orientale di Napoli)

Direttivo:

Luigi Miraglia

Novella Bellucci

Franco D’Intino

Luciano Boi

 

Consiglio esecutivo:

Luigi Miraglia

Novella Bellucci

Franco D’Intino

Luciano Boi

Tiziana Provvidera

Pier Luigi Rocca

Ignazio Armella

 

 

 

martedì, Gennaio 8th, 2019

Venerdì 11 gennaio 2019 alle ore 17,30

all’Aleph in trastevere – Vicolo del Bologna,  72 Roma

presenteremo

 

Di cenere innamorata e tua potente bellezza

(2F editore – Marsciano Perugia)

di Giacomo Calascione

 

“Un diario di chiaroscuri, limpidi ricordi, ombre funeste, per metabolizzare l’esperienza più cruda in una prosa poetica di straziante efficacia; intorno ad un altare di memoria vengono convocati filosofi, scienziati, i commenti dei rabbini e dei teologi, i versi dei poeti, la stessa Bibbia e come un Giobbe redivivo, Giacomo Calascione, padre schiantato dalla morte del figlio, chiama in causa Dio stesso.

Tuttavia raggi di luce e di pensiero filtrano nella sua notte oscura. Con il linguaggio della poesia e la quasi ossessiva problematizzazione filosofica del motivo della perdita c’è il possibile recupero di un fil rouge per il labirinto di chi sembra aver perduto ogni coordinata, Con le note di un linguaggio fiammeggiante, ossimoricamente sospeso sul gelido abisso della sua perdizione, come per esorcizzare una condanna e evocare una edenica bellezza, l’autore cerca di armonizzare le cacofonie del dolore, di ricompattare i frammenti mnesici, ridisegnare sul suo stesso volto di padre il volto a lui più caro in una metonimica dislocazione e condensazione dell’assenza” (Luigi Celi)

 

Ne parleranno con l’Autore

Sabino Caronia e Luigi Celi

 

Vorremmo condividere con Voi questa magnifica serata di letteratura e di pensiero

 

sabato, Gennaio 5th, 2019

 

SU TRE POESIE DELLA SILLOGE OSTAGGIO DELLA VALLATA DI FAUSTA GENZIANA LE PIANE (CURA DI PLINIO PERILLI); EDIZIONI TRACCE, PESCARA, 2014

 

 

 

 

Nella seconda sezione (IL BISOGNO DI TE) di questa silloge dalla notevole apertura tematica, è inclusa la seguente poesia:

 

 

GIOCHI A PALLA

 

Giochi a palla col mio cuore

che rotola da una parola all’altra

soffre per i colpi che gli dai

cerca l’equilibrio

con altri giocatori.

Lo spingi dove vuoi

con la forza che sai,

lo insegui nella corsa

e poi lo lasci andare

finché persa l’energia

non si ferma

per lasciarsi morire

 

 

non poco incisivo risulta nei versi in oggetto quello incipitario, un ottonario che va subito al sodo, in medias res per eccellenza, animato com’è dal verbo iniziale (“Giochi”) da cui dipende sostanzialmente il forte dinamismo di tutta la poesia (una poesia nella quale i sussulti del cuore non vengono descritti, piuttosto avvengono dinanzi agli occhi del lettore). Un riscontro testuale di quanto appena osservato viene offerto dai verbi in uscita dal terzo e dal settimo verso di essa (“dai-sai”), in rima lontana e davvero corollari semantico-strutturali del suddetto impulso iniziale. Il tormento di chi ama sentendosi usata risulta pertanto al riparo dal melodramma in questa lirica struggente ma asciutta, che mi ha fatto ripensare ad un celebre passo stendhaliano (in DE L’AMOUR, Libro Primo, XXII; “Sull’esaltazione”): “Ma, un bel giorno, ci si stanca di fare tutte le spese, si scopre che l’oggetto adorato non rimanda la palla”.

In terza sezione (NELL’INCAVO CALDO) della silloge di Fausta Genziana Le Piane, altrettanto significativa è questa poesia:

 

RONDINE, RONDINE

 

Rondine, rondine

eroicamente accovacciata

su una pallina di grandine:

sfrecci,

colpendomi

come proiettile

al cuore stanco

 

 

la qualità di essa è data a parer mio dall’andamento in apparenza descrittivo e in realtà dominato da un ritmo serrato, già galoppante nel primo verso in forma d’apostrofe iterata, a segnalare al lettore un percorso amaramente introspettivo che si posa sul “cuore stanco” della poetessa (elegante quinario di chiusa in una poesia arricchita dalla falsa rima lontana (“rondine…grandine”); rima in cui peraltro la consonante nasale-dentale reiterata stringe per così dire al massimo le maglie di questi felicissimi versi (dei quali Plinio Perilli ha sottolineato la natura “cinetica”). La poetica incalzante e visionaria di Fausta Genziana Le Piane si manifesta in sostanza appieno nella lirica in oggetto: con la “palla” della poesia precedente qui divenuta “pallina” per il disinganno amoroso, si potrebbe osservare en passant. Prima di parlare della terza poesia inclusa nell’OSTAGGIO DELLA VALLATA, mi preme qui sottolineare la bellezza dei due versi iniziali di una lirica della raccolta dal titolo Non ho più corpo (all’interno della sezione RESUSCITA LAZZARO): “Non ho più corpo/ ma anima lucente”; felice riformulazione dell’immenso ungarettiano assimilato in profondità dalla poetessa e riproposto al lettore non enfaticamente (non a caso il curatore del libro Plinio Perilli osserva al riguardo: “il distico d’apertura meriterebbe quasi vita autonoma”). Ma veniamo alla suddetta terza poesia della silloge sulla quale si è fermata la mia attenzione (in quinta sezione, intitolata FERMASOGNI):

 

 

LA TUA VOCE

 

 

La tua voce

gioca a fare il funambolo

sul filo del telefono

 

 

perché qui “il filo del telefono” davvero si offre al lettore nella concretezza visiva di quello dell’acrobata, per il piccolo miracolo del secondo e terzo verso con uscita sdrucciola e quindi stilisticamente inarcati (le movenze dell’equilibrista per l’appunto, ossia l’oggetto amoroso che sfugge a chi ama non riamata, ripensando al già citato Stendhal). Sempre felicemente Perilli parla di “guizzo alessandrino” a proposito della terzina in oggetto; laddove a mio avviso la grazia dell’haiku evocata in merito ad alcune liriche dell’OSTAGGIO DELLA VALLATA non riguarda in conclusione più di tanto il senso di una poetica autonoma e incisiva nei suoi scatti ex abundantia cordis.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

P.s. link sui quali è apparso a tutt’oggi il presente scritto critico (17/1/19)…a/m

 

http://www.associazioneitalianadellibro.it/site/2019/01/16/su-tre-poesie-della-silloge-ostaggio-della-vallata-di-fausta-genziana-le-piane/

http://www.noidonne.org/libri/index.php

http://www.wandamontanelli.it/cdd/artecr/2019/amrec.pdf

 

 

giovedì, Gennaio 3rd, 2019

Una purissima efflorescenza d’arte è la chiesa di Santa Bibiana a Roma, nascosta dal bianco sporco delle ultime propaggini della stazione Termini e i palazzi umbertini d’una pesantezza unica. Ma la chiesa, di antica fondazione (sec.IV-V) e trasformata da Gian Lorenzo Bernini (1624-26, nel tempo del debutto architettonico del grande artista) merita davvero una visita attenta, per quanto di bello e prezioso custodisce al suo interno (vedi la statua della santa,  una delle tante creazioni del precoce genio berniniano).

Andrea Mariotti