Archive for settembre, 2016

martedì, settembre 27th, 2016

athena_giustiniani

 

LE QUATTRO  GIORNATE  DI  NAPOLI

 

come il soldato tedesco del film

fare capolino, adesso, dal carro

armato delle mie doglie: dintorno

polverosa strada di detriti colma.

L’estate muore, ma inopinatamente

leggero tutto voglio lasciare andare

(non dico dimenticare). Che Atena

vegli trepida sulla mia astuzia senza

Proci trafitti a frotte nel finale!

 

poesia inedita di Andrea Mariotti, settembre 2015

 

 

 

 

 

sabato, settembre 24th, 2016

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A distanza di un mese dal tragico sisma del Centro Italia, vorrei tornare soltanto per un attimo sopra la delirante “satira” di Charlie Hebdo sulle vittime al sugo rimaste sotto le macerie per “colpa della mafia” (a correggere il tiro da parte del settimanale francese a fronte dell’immediato sdegno in parecchi suscitato per le nauseabonde vignette). Il tweet di Nicola Zingaretti “Voi siete liberi di fare le vignette che volete io sono libero di dire vergognatevi” (da me stigmatizzato nel modo seguente -sempre via Twitter- “Fuorviante il garantismo di tale enunciato: giacché questa non è libertà di satira ma grave infamia, senza pietas alcuna”), a distanza di tempo continua a non andarmi giù; in quanto esso veramente esprime a parer mio quel compiacente relativismo culturale per cui sembrerebbe lecito tutto a tutti (in virtù di una astratta, assolutistica idea della libertà secondo arbitrio). Lo scritto di Andrea Bucci apparso sul numero 64 della rivista letteraria I Fiori del Male (maggio-agosto 2016) a proposito del fondamentale saggio di John Stuart Mill On Liberty ci rammenta bene che, per questo importante padre del liberalismo, “In primo piano non possono che esservi le libertà sociali”; ragion per cui ecco “il limite dell’agire umano nell’atteggiamento lesivo nei confronti degli altri”. Sicché, tornando alle tante vittime del sisma delle prime ore del 24 agosto scorso, occorre asseverare che i morti non si offendono (se proprio non si riesce a provare un minimo di rispetto)… ricordo intense liriche di David Maria Turoldo in merito al succitato “relativismo” foriero di tanti mali del nostro squinternato tempo! sia lieve la terra a coloro che non ci sono più in seguito al terremoto del mese scorso; e solidarietà durevole per quanti hanno perduto affetti, casa, lavoro, fiducia nel domani.

 

Andrea Mariotti

 

giovedì, settembre 22nd, 2016

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Proiezione documentario “ALBERTO MORAVIA, APPUNTI DI VIAGGIO” – LUNEDì 26 SETTEMBRE ore 18.30

La proiezione è in programma lunedì 26 settembre alle ore 18.30 nel salotto di Casa Moravia.

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Il documentario di Pino Galeotti racconta l’attività di Moravia, scrittore e intellettuale impegnato, in relazione agli eventi politici e sociali che hanno caratterizzato il Novecento in Italia e non solo. Vedremo Moravia, ad esempio, in visita in Unione Sovietica subito dopo la destalinizzazione, che si confronta con i giovani maoisti cinesi all’epoca della rivoluzione culturale o che, visitando l’Africa, descrive le trasformazioni in atto in molte aree di quell’universo primitivo. Dall’avvento del fascismo, nei primi anni ’20, fino alla creazione del Parlamento europeo, dove lo scrittore romano si impegna personalmente per sostenere le ragioni del disarmo e della pace, Moravia è un attento osservatore e testimone dei mutamenti del suo tempo. «La bomba atomica – sosteneva – non è stato un incidente di percorso della nostra civiltà. In realtà ne è parte integrante. È giunto il momento che gli uomini prendano coscienza di quanto i conflitti possano essere inutili e distruttivi e della necessità di bandire la guerra dalle attività del genere umano. È necessario, per la salvaguardia della vita, creare il tabù della guerra. Come da sempre esistono altri tabù, che ci difendono dal caos e dall’autodistruzione, si potrebbe instaurare tra gli uomini questa nuova convenzione  sociale».

 

***

 

L’Associazione Fondo Alberto Moravia – Onlus, nata nel dicembre 1991 in seguito alla morte dello scrittore, ha sede nella sua ultima residenza privata in Lungotevere della Vittoria. Oggi è a tutti gli effetti un archivio, un centro studi attivo per la ricerca, consultazione, documentazione su Moravia e la sua opera (più in generale, sul ‘900), un luogo di incontri e conversazioni. Nel 2010 la Casa Museo Alberto Moravia – che conserva ancora tracce evidenti della vita quotidiana, dei viaggi e delle frequentazioni dello scrittore – è entrata a far parte della rete dei Musei Civici di Roma.  

 

Associazione Fondo Alberto Moravia – Onlus
Lungotevere della Vittoria, 1 – 00195 Roma
Tel. +39.06.3203698 – info@fondoalbertomoravia.it
www.fondoalbertomoravia.it

Ufficio Stampa:
Silvia Barbarotta – Cell.
+39.339.3728738 – Mail silvia@barbarotta.it
Ilaria Campodonico – Cell.
+39.347.0819856 – Mail ilaria.campodonico@gmail.com    

 

 

mercoledì, settembre 21st, 2016

via-cola-di-rienzo

Camminando in fretta domenica scorsa lungo via Cola di Rienzo a Roma, nonostante il traffico e il clangore ho udito la voce della poesia (a.m.):

 

GABBIANI

 

Non so dove i gabbiani abbiano il nido

ove trovino pace.

Io son come loro,

in perpetuo volo.

La vita la sfioro

com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.

E come forse anch’essi amo la quiete,

la gran quiete marina,

ma il mio destino è vivere

balenando in burrasca.

 

Vincenzo Cardarelli

 

 

sabato, settembre 17th, 2016

falconieri

 

L’ INFINITO

 

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo;  ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

 

GIACOMO  LEOPARDI

 

 

giovedì, settembre 15th, 2016

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Nel decennale della scomparsa di Oriana Fallaci, mi piace ricordare la grande scrittrice e giornalista attraverso queste sue parole (am):

Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.

 

Oriana Fallaci  (http://www.mondi.it/almanacco/)

 

 

martedì, settembre 13th, 2016

papaveri

 

PAPAVERI DI PACE

 

 

                                        GERUSALEMME  –

 

                                        WARDE  – Installazione Urbana  6/11/2015

 

                                        Piazza  VALERO

 

 

 

Ora a GERUSALEMME

 

proprio nel suo centro

 

là dove c’è sempre

 

qualche cuore malato

 

a pulsare fuori misura

 

a confondere pensieri

 

nell’amaro impasto

 

di menzogne e rabbia

 

4 giganteschi papaveri

 

fanno piovere dall’ampia corolla

 

fresca ombra di giorno

 

chiara luce di notte

 

in dose giusta

 

solo sui passanti in transito.

 

 

Nessun prodigio di madre natura

 

soltanto un attimo di cuore

 

quieto richiamo

 

dell’uomo all’uomo

 

irregolare ad arte

 

per sorprendere

 

far incrociare sguardi e lacrime

 

riconoscersi  nella pace sepolta

 

spezzare il filo dell’oblio

 

ricucire il buco dell’anima

 

e…ritrovarsi diversi.

 

 

Quanto rosso a GERUSALEMME!

 

Anche la sua poca acqua sanguina…

 

 

Rosso di lunghi coltelli

 

rosso di attentati

 

discordie incontenibili

 

pari solo alla voglia di ” esserci “

 

comunque

 

con scambio di parti

 

esiti incerti.

 

E  noi? Noi da una terra all’altra

 

sangue inquieto lontano

 

incline all’agire

 

ma…non intero

 

orfano di ali.

 

Noi tutti spettatori e attori

 

impenitenti

 

dei naufragi continui

 

noi nella valva animata

 

della propria conchiglia

 

labili sfuggenti

 

anche quando prossimi alla perla

 

alla sua giusta luce

 

nell’unico sfinito bagliore.

 

                                                       IOLE CHESSA-OLIVARES

 

P.S. per la foto, www.pressreader.com (a.m.)

 

 

lunedì, settembre 12th, 2016

eugenio_montale

Il 12 settembre 1981 moriva a Milano Eugenio Montale. Del nostro grandissimo poeta (Nobel per la Letteratura nel 1975) propongo la seguente poesia:

 

Siamo alla solitudine di gruppo,

un fatto nuovo nella storia e certo

non il migliore a detta

di qualche Zebedeo che sta da solo.

Non sarà poi gran male. Ho qui sul tavolo

un individuo collettivo, un marmo

di coralli più duro di un macigno.

Sembra che abbia una forma definitiva,

resistente al martello. Si avvantaggia

sul banco degli umani perché non parla.

 

poesia di Eugenio Montale dal Quaderno di quattro anni, 1977

 

 

domenica, settembre 11th, 2016

cezanne

 

Tutto questo dolore un giorno sarà lontano

E io sarò al riparo dalla vita,

seduto su una sedia di paglia

sotto un cielo azzurro,

con dei bambini sulle vecchie gambe

che mangiano ridendo la mia barba di zucchero.

Avrò occhi sereni tra dune di rughe.

Avrò un cuore troppo stanco per esser triste,

troppo vecchio per sentire il dolore,

avrò un sorriso dolce e mite,

un sorriso di balocco,

di marionetta deposta,

di burattino che non sogna spettacoli.

Quella sedia di paglia su cui siederò

è cosi lontana da ciò che oggi si muove in me.

E’ lì che vorrei essere ora,

sotto il cielo azzurro,

inebetito dal tempo e sospeso nella vita,

senz’ altro pensiero che respirare e sorridere.

 

 

Poesia di Davide Cortese, tratta dalla raccolta Anuda, Aletti Editore (anche come eBook n.148, LaRecherche.it)

 

P.S. per la foto, www.rodoni.ch…a.m.


Davide Cortese è nato nell’ isola di Lipari nel 1974  e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina con una tesi sulle “Figure meravigliose nelle credenze popolari eoliane”. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES” (Edas, Messina), alla quale sono seguite le sillogi:  “Babylon Guest House” (Libroitaliano, Ragusa, 2004), “Storie del bimbo ciliegia” (un’autoproduzione del 2008), “ANUDA” (Aletti Editore, Roma, 2011. In versione e.book per LaRecherche.it nel 2014), “OSSARIO” (Arduino Sacco Editore, Roma, 2012) e “MADREPERLA” (LietoColle, Faloppio, 2013).

I suoi versi sono inclusi nelle antologie “200 giovani poeti europei in nove lingue” (Edizioni CIAS, CLUB UNESCO),  “Poliantea” (Edizioni Mazzotta), “A cuore aperto” (Accadueo), “Salon Proust” (La Recherche), “Le strade della Poesia” (Delta 3 Edizioni), “Viaggi di versi – Nuovi poeti contemporanei” (Pagine), “Maledetta scrittura – Un’antologia poetica” (Ilmiolibro.it), “Caro Dante” ( Ilmiolibro.it), “R.I.P. Read in peace – Necrologi poetici di autori viventi” (Matisklo), “Un viaggio infinito di chiocciola” (I Quaderni di Erato),  “L’ORTO BOTANICO DI MONSIEUR PROUST”    (La Recherche), “Ombre in cornice” (I Quaderni di Erato), “Tra i vuoti delle costole” (I Quaderni di Erato),  “LUCI DEL CONTEMPORANEO – La Poesia è di Casa” (Sigismundus), “VOCEVERSO” (Libra), “PORTE” (Progetto Cultura), nel libro fotografico “Magia” di Eduardo Fiorito (Lepisma) e in numerose riviste cartacee e on line, tra cui “Poeti e Poesia”, la rivista internazionale diretta da Elio Pecora. Insieme a Roberto Raieli e Stefano Amorese ha pubblicato il libro di poesie “In moto senza casco” (LaRecherche.it), che ha illustrato con 34 suoi disegni.

Le poesie di Davide Cortese  nel 2004 sono state protagoniste del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Il poeta eoliano, che ha recentemente ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro” per la Poesia, è anche autore  di  una  raccolta  di racconti: “Ikebana degli attimi”  ((L’Autore Libri, Firenze, 2005), del romanzo “Tattoo Motel” (Lepisma Edizioni) e di un cortometraggio, “Mahara”( 2004), che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO e al Bracciano Film Festival  nel 2013.

 

venerdì, settembre 9th, 2016

balestriere

Con piacere propongo ai visitatori del blog la seguente mia recensione (inclusa nel numero 64 -maggio/agosto 2016- della rivista letteraria I Fiori del Male):

 

Pasquale Balestriere, Oltrefrontiera (per crinali di luce e cune d’ombra) con pref. di Leone D’Ambrosio, Edizioni Confronto, 2015

 

Emozionante la lettura della prima poesia della suddetta silloge di Pasquale Balestriere (opera vincitrice del Premio Nazionale di Poesia “Libero de Libero”, XXX ed; 2014): tale poesia, intitolata A mia figlia, dalla sezione Momenti, così comincia: “Quando il vento di notte si scatena/ in invernali furie e urla il mare/ e io insonne nel letto mi rigiro,/ pesa la solitudine dell’isola,/ figlia, l’irreparabile frattura,/ l’ipotetico abbraccio non possibile.” Ora, a parte l’umana sostanza dei versi citati -carnali dolenti e asciutti- l’occhio di chi scrive non ha potuto non indugiare sul quarto di essi, un endecasillabo sdrucciolo di mirabile fattura in quanto finemente allitterato (con la fricativa dentale appunto reiterata; prima sonora, “pe-s-a”; e poi sorda nella scansione del verso: “s-olitudine”, “i-s-ola”). Aggiungendo a ciò il disegno degli accenti nell’endecasillabo in oggetto (1-6-10), come nascondersi a questo punto una sua grande forza espressiva capace di renderlo memorabile? meglio non avrebbe potuto esprimere un poeta il suo dolore di padre per la figlia lontana, in tutta evidenza. Pasquale Balestriere è cantore dall’eloquio fermo, non di rado modernamente secco e soprattutto elegante nella sua sobrietà; come nel caso della terza poesia compresa nella suindicata sezione, dal titolo Venerdì, un autunnale venerdì, laddove fonte di autentico godimento per il lettore risulta il quart’ultimo verso della lirica: “leziosi fantasmi di sole”; bellissimo novenario degno di Carducci. Altrove Balestriere sa essere -quando occorre- più vicino alla prosa, riferendoci  alla distensione introspettiva di Esame di coscienza (sempre all’interno della sezione Momenti): una poesia dalla quale emerge la suggestiva personificazione del “sonno spallelarghe/ a caricarsi d’uomini la notte”. Ma è in Scorrere la vita (lirica posta quasi alla fine di detta sezione) che ci si imbatte in una delle composizioni più significative dell’intera raccolta per austerità d’intonazione e sapienza stilistica (ascrivibile quest’ultima a commistione felice di vibrazioni classiche e moderne): “Dunque accadiamo./ Per altrui disegno/ o caso…”. Non si dovrà tacere al riguardo di bagliori sottesi alla parola ferma e corale del poeta nell’osservare l’arco della nostra vita (“amare bacche di fatica”; per dire di un verso -il sesto della poesia- splendidamente assonanzato nel suo sviluppo). Peraltro è la clausola di Scorrere la vita quella che tocca maggiormente il cuore del lettore, a parer mio, nella sua apparente semplicità: ”Eppure è dolce scorrere la vita”; quasi un sommesso ostinato, direbbe un musicologo, a fronte della concreta fatica del vivere; e si osservi qui come la memoria involontaria che costituisce il giardino dei veri poeti abbia mosso Balestriere a ricreare, nei termini della poesia gnomica – dunque con persuasa pronunzia- il celebre distico di Sandro Penna “Io vivere vorrei addormentato/ entro il dolce rumore della vita”. Non meno degna di apprezzamento è poi la seconda sezione della silloge intitolata Luoghi, alludendo per esempio alla sua prima poesia Verona: fulminante “intermittenza del cuore” con la giovinezza del poeta di colpo presente e viva, pur nella “coscienza del tempo precario:/ io della terra breve locatario”. In conclusione lo spessore semantico della poesia di Pasquale Balestriere palesa in Tempi -terza ed ultima sezione di Oltrefrontiera– tutta la sua plastica evidenza, con esiti notevoli nei versi di Sorte, composizione la cui clausola appare in epigrafe della silloge: “Pure, vivemmo a lungo./ Anche se questa sorte è apparsa breve”. Vale a dire uno scultoreo intreccio di settenario ed endecasillabo in grado di creare una giustapposizione sulla quale soffermarsi, grati al poeta per il vitale e consapevole suo canto.

 

Andrea Mariotti