Archive for giugno, 2013

venerdì, giugno 28th, 2013

Recanati3

“Viene il vento recando il suon dell’ora/ dalla torre del borgo…” (versi 50-1 de LE RICORDANZE): versi senza attrito, intermittenze del cuore ante litteram di Leopardi rispetto a Proust, non c’è che dire. Mia la foto scattata il 29 giugno dello scorso anno a Recanati, ad inquadrare per l’appunto la torre evocata dal poeta. Domani, in occasione della ricorrenza della nascita di Giacomo Leopardi (29 giugno 1798) mi troverò idealmente a Recanati. Visualizzando il link leopardiano del presente blog, si vedrà come quest’anno, nell’Aula Magna del Palazzo Comunale di Recanati, a parlare di Leopardi sarà Pier Vincenzo Mengaldo, Professore emerito dell’Università di Padova (con una conferenza dal titolo Leopardi, il classico). Al Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati va il mio più cordiale saluto, nel giorno della nascita del poeta a me profondamente caro.

martedì, giugno 25th, 2013

schubert

La foto qua sopra, mia, scattata presso il Zentralfriedhof di Vienna, consente di osservare il monumento funebre dedicato al grande compositore Franz Schubert, ivi sepolto. Perché tale foto per l’articolo odierno, in cui mi accingo a parlare dell’ultima raccolta di versi del poeta Antonio Spagnuolo, dal titolo IL SENSO DELLA POSSIBILITA’ (Napoli, Kairòs Edizioni, 2013)? Il visitatore del presente blog, se avrà la pazienza di leggere quanto segue, troverà ben presto una risposta al riguardo. Ora, premesso che Antonio Spagnuolo non ha davvero bisogno di presentazioni, a fronte della sua lunga e “valorosa attività di poeta”(come rammenta nella dotta Nota introduttiva alla silloge in oggetto Carlo Di Lieto) dovrò riconoscere, qui, di fare un torto alle tante splendide liriche incluse nel libro; nel momento in cui focalizzerò la mia attenzione, adesso, su una di esse, intitolata Girovagare (a pag.70 di un lavoro poetico che consiglio vivamente di leggere con quella doverosa “lentezza” che conviene alla poesia di spessore):

Girovagare

I tuoi simboli spazzano sorprese
tutte le mie retate in controluce,
i numeri del video scoperchiati
come girovagare
di macchine infernali.
E tiranno è quel lume retinico
sino all’istante prima di ferire
smarrimenti.
Ho perduto altre sere
negli azzardi della tua voluttà:
ora racconto il tempo del liuto
al fioco lume che resta per ricredermi.

(poesia di Antonio Spagnuolo, presentata dietro consenso dell’autore)

…bene; confesserò, letta la suddetta poesia, che subito mi è tornato alla mente Gute Nacht, il primo lied della raccolta DIE WINTERREISE, straordinario capolavoro di Franz Schubert del 1827. Citerò qui in italiano le parole iniziali del lied musicato dal genio viennese (peraltro memorabilmente intonato dal baritono Dietrich Fischer-Dieskau, in una storica registrazione del 1955): “Come un estraneo sono comparso,/ come un estraneo me ne vado…”. Un lacerante sentimento di desolazione avvolge l’ascoltatore al cospetto di questo “attacco” cupamente musicato da Schubert; nel senso che la più acuta disillusione amorosa si fa bagaglio, qui, del ghiacciato viaggio verso il nulla del protagonista de IL VIAGGIO D’INVERNO (questo, in italiano, vale DIE WINTERREISE). Ebbene, tornando alla lirica di Antonio Spagnuolo, come non rimanere colpiti dal suo stupendo verso incipitario: “I tuoi simboli spazzano sorprese”?…trattasi di un endecasillabo superbamente allitterato, intanto; marcato com’è dalla consonante esse (fricativa dentale) lungo il suo sviluppo di verso sintatticamente compiuto; al cui interno è facile osservare la radicale assenza della sinalefe. In tale mirabile endecasillabo, quindi, la densità di un pensiero disincantato e aguzzo spadroneggia (con lo stesso effetto di spiazzamento avvertito ascoltando -provare per credere!- le prime note di Gute Nacht); sicché non a caso, in detto endecasillabo, le parole si scontrano anziché fondersi facilmente in una scontata saturazione melodica del verso (per tacere poi delle due parole sdrucciole consecutive “simboli-spazzano”, di cui la seconda sotto accento di sesta; a rafforzare, sul piano dei significanti, il non conciliante argomentare del poeta: qui capace, a mio avviso, di donare al lettore un incipit della stessa forza metrico-espressiva di quello di un celeberrimo “mottetto” montaliano: “Non recidere, forbice, quel volto…”). Insomma un verso scolpito, quello iniziale di Girovagare; centrato sulla frequenza degli oggetti e sorretto da un linguaggio risentito e tagliente. Anche un altro verso di Girovagare come “E tiranno è quel lume retinico”, al centro della poesia, risulta di rara suggestione; per il suo ritmo sottilmente percussivo e l’elegante allitterazione capace di attraversarlo come corrente elettrica (si osservi, in merito, la sprezzatura di Spagnuolo nel giustapporre “quel-lume”; laddove l’assenza della sinalefe è stilema rovesciato e ravvisabile in parecchie delle liriche raccolte nel libro). E che dire dell’isolato quadrisillabo “smarrimenti”, che porta fino all’acme la “pausa” con l’endecasillabo che lo precede? anche il terz’ultimo verso della lirica (sempre un endecasillabo, in questo caso non “canonico”), risulta peraltro di splendido conio nella sua natura tronca e martellante, in virtù dei raddoppiamenti consonantici. Ma ciò è ancora poco (si fa per dire!) di fronte all’ineffabile penultimo verso “ora racconto il tempo del liuto”. Verso misterioso, talmente alto da consentire al poeta la distensione umanissima della chiusa (“al fioco lume che resta per ricredermi”). Per una compiuta esegesi de IL SENSO DELLA POSSIBILITA’ (libro elegantissimo anche nella sua veste editoriale) non posso che rimandare, in conclusione, alla già citata e raffinata Nota introduttiva di Carlo Di Lieto; qui a me interessando mostrare come la persistente assenza, in esso, di un fenomeno metrico quale la sinalefe (vibrante di tradizione petrarchesca, sappiamo bene), possa di fatto costituire una chiave in grado di dischiuderci, almeno in parte, i vertiginosi abissi sondati da Antonio Spagnuolo, poeta arduo e profondo.

sabato, giugno 8th, 2013

Beccafumi-Annunciazione

Come al solito attendo un lampo della mia memoria figurativa per offrire una degna cornice alle poesie di Ninnj Di Stefano Busà che mi trovo a commentare e delle quali la poetessa fa dono a me e ai lettori del presente blog. Ecco, quindi, nell’occasione, una foto non mia che ci permette di ammirare uno stupendo dipinto di Domenico Beccafumi, custodito nella chiesa di San Martino a Sarteano (in provincia di Siena). Sì, una Annunciazione, peraltro celebre, possiamo osservare nella suddetta foto; a suggerire, credo, il respiro aurorale dei versi della Busà in oggetto. Ora, rischiando la monotonia, dovrò insistere sul rigoroso superamento di qualsiasi forma di egocentrismo, nel discorso poetico di Ninnj Di Stefano Busà. Tutto è sullo stesso piano, illuminato al calor bianco da una indomita energia poetica che, nei versi che mi accingo a presentare oggi, genera splendide allocuzioni come “E voi, pensieri, restate dove il sole…”. La Busà, da me incontrata recentemente, mi ha confidato col candore dei poeti veri di non rendersi conto del potente fonosimbolismo sotteso al suo poetare (volendo alludere, naturalmente, alle immagini e suoni già semanticamente strutturati nei versi, a prescindere dalle intenzioni coscienti del poeta che, altrimenti, non sarebbe tale). Ebbene, come non segnalare a questo punto all’attenzione dei lettori la bellissima sequenza (all’interno della poesia oggi presentata) “Non ho segreti mie ombre,/ numi e protettrici che serrano la vita/ come un ramo fiammante/ nel folto del canneto”? Una mano misteriosa sembra guidare più che mai in questo caso Ninnj Di Stefano Busà; giacché non è difficile sentire, a livello subliminale, la vita serrata “nel folto del canneto”; in virtù della frequenza anche raddoppiata della erre (consonante liquida vibrante); intrecciata, detta consonante, con altre estremamente significative e affiorate, sulla pagina, secondo quella armonia prestabilita che davvero attiene alla poesia autentica. Ma, ovviamente, ben al di là di una rapida analisi stilistica è il respiro caldo, umano e rigeneratore di questa voce alta della nostra poesia ad essere da noi accolto con profonda gratitudine:

Oggi è l’antico una preghiera

Un sogno è sempre un confine,
un nuovo che evoca forme alate
all’agosto che in mare si versa,
come Meobe nell’occhio dell’uragano.
Mentre il sole si alza
e dietro l’orizzonte svolano
ampi uccelli variopinti.
Non ho segreti mie ombre,
numi e protettrici che serrano la vita
come un ramo fiammante
nel folto del canneto.
E voi, pensieri, restate dove il sole
interamente appare una palla di fuoco
o dove l’alba invoca il nuovo giorno
o gli uccelli custodiscono piume
ai nuovi nati, all’ora del tramonto.
Oggi è l’antico, l’immemore
il nuovo confine,
come preghiera sussurra
alla ruggine del tempo
il suo mattino di luce.

poesia inedita di Ninnj Di Stefano Busà